Pomì e la campagna "solo pomodori padani"

A distanza di un mese dall’affaire che ha coinvolto Guido Barilla si apre un nuovo caso sulla gestione ed i malfunzionamenti riguardo l’utilizzo dei social a causa della campagna della Pomì dal titolo “Solo pomodori della Pianura Padana”.

L’iniziativa, posta in essere sulla home page dell’azienda e sui social network, ha nel giro di pochissimo fatto infuriare il web e non solo, scatenando vibranti proteste, proposte di boicottaggio ed azioni legali. In redazione ci eravamo occupati delle dichiarazioni di Barilla e relative campagne di risposta grazie al prezioso lavoro del nostro Francesco.

Nel suo post aveva improntato la sua analisi sulle dinamiche di posizionamento (o mal posizionamento) di un brand e sulle occasioni che un epic fail può offrire per il rilancio di un’azienda. In questo caso, invece, vorremmo proporvi un’analisi di fondo sulla sottile, ma non per questo meno pericolosa, linea di continuità che attraversa i due casi in oggetto, ed offrire uno spunto d’analisi nuovo sul perché certe volte, le aziende rischino di bruciare consenso invece di alimentarlo.

Pomì e la genealogia del pomodoro

Iniziamo con la proposizione dell’immagine simbolo che molti di voi avranno già visto in rete, la fonte primaria delle polemiche:

La foto postata fa da apripista per l’iniziativa denominata pomìtrace, raggiungibile attraverso il sito web della società, attraverso la quale i consumatori possono risalire alla coltivazione di provenienza del prodotto acquistato verificandone l’idoneità .

Da più parti la campagna viene letta attraverso le lenti della discriminazione , noi invece vogliamo offrirvi l’opportunità di incanalare il dibattito sotto una luce diversa, che poggi più su punti di forza e debolezza di una pubblicità, sulle cause che hanno portato allo scontro e dove, se possibile, Pomì avrebbe dovuto e dovrebbe correggere il tiro per indirizzare la campagna sui giusti binari.

Perchè Pomì ci dice da dove vengono i suoi pomodori? E perché proprio ora?

L’azienda in questo senso ha mostrato, legittimamente, di aver intercettato quel sentimento crescente nell’opinione pubblica sulla verifica dei processi e delle istanze che sono alla base dei prodotti alimentari di largo consumo del nostro Paese. La ragione è altrettanto nota: si va affermando infatti, in virtù di numerose inchieste ed indagini, la vicenda dello scandalo socio-ambientale nella cosiddetta Terra dei Fuochi. Quella vasta porzione di territorio tra la provincia di Napoli e Caserta una volta conosciuta come Campania Felix ed ora balzata all’interesse nazionale per l’aumento esponenziale della diffusione di patologie mortali per gli abitanti della zona dovuto dall’inquinamento criminale avvenuto in quegli stessi territori, un tempo cuore dell’agricoltura italiana.

Questa vera e propria mattanza consumata sulla vita dei campani non è più ascrivibile solo a coloro i quali abitano quelle zone, in quanto si è reso palese attraverso numerose testimonianze come le coltivazioni incriminate siano utilizzate nella grande distribuzione, nazionale ed internazionale. I prodotti al veleno della Terra dei fuochi arrivano sulla tavola di ciascuno di noi, coi medesimi rischi, le stesse paure, le identiche possibilità di danni a breve medio e lungo termine sulla nostra salute e su quella dei nostri cari.

Non v’è dubbio che in un clima di confusione e sostanziale incertezza, un’azienda che voglia tutelare la bontà dei propri prodotti si senta in dovere di agire in tal senso, eppure quali errori sono stati commessi, se ve ne sono, che hanno portato ad una sollevazione così forte ?

1) Dalla discriminazione sessuale a quella territoriale, quando il sugo non dovrebbe sposarsi con la pasta

Guido Barilla, nella sua intervista per il programma La Zanzara, si era espresso con leggerezza rispetto alla promozione di un’immagine aziendale votata alla famiglia tradizionale, sottolineando come una coppia omosex non avrebbe mai preso parte ai suoi spot e che se questo fosse stato motivo di scandalo per gli utenti, questi avrebbero potuto optare per altri pastifici.

In questo caso con Pomì si sposta il piano della discriminazione su quello territoriale. In una ricerca di auto-legittimazione delle proprie coltivazioni, strizzando l’occhio alla green economy del “km 0”, offre plasticamente l’immagine di un’azienda che si struttura nella sola pianura padana, prendendo le distanze, metaforicamente e fisicamente dalle zone oggetto d’indagine.

In linea di principio non vi sarebbe nulla di male, offrire un percorso di checking delle proprie coltivazioni è un segnale di trasparenza che la società sente il bisogno di offrire a tutela della propria immagine, delle coltivazioni dalle quali provengono le materie prime, e dell’intero processo di lavorazione ed inscatolamento.

Eppure il messaggio dominante che passa è una discriminazione tra un territorio, quello della pianura padana, presentato da Pomì come sinonimo di qualità e correttezza, contrapponendolo ed isolandolo come qualcosa di diametralmente opposto alla terra dei fuochi.
Ci domandiamo quindi se tutto ciò fosse necessario. Se la campagna fosse stata denominata “solo pomodori a chilometri zero” avrebbe avuto lo stesso indirizzo e significato ( controlliamo la bontà di tutti i nostri pomodori ) ma avrebbe disinnescato ogni rapporto di causa effetto tra prodotto e territorio.

L’antagonismo tra Nord e Sud, le cause dell’inquinamento delle terre e delle falde acquifere in Campania sono argomento davvero spinoso, una maggiore cautela da parte dell’azienda avrebbe suggerito una proposizione meno marcata, in questo modo si è offerto il destro, volontariamente o no non sta a noi deciderlo, alle polemiche.

In sintesi nonostante l’idea di fondo sia che Pomì non ne voglia fare una questione di territorio e campanilismo, finisce ex post per cadere in questo equivoco, sarebbe stato necessario un controllo maggiore dei fattori di rischio in questo senso ed il polverone non si sarebbe alzato.

2) Tempi e modi, il confine sottile tra opportunità e sciacallaggio

iStock

Proviamo a prescindere dagli inevitabili risvolti politici e sociali della campagna, nonostante questa componente sia di notevole impatto nell’opinione pubblica, come leggere con occhio aziendale questo smarcarsi?

Pomì dalla sua nutriva l’esigenza di tranquillizzare il proprio target, di mostrarsi come un’azienda senza macchia in un clima di crescente sospetto per l’industria alimentare. Se nei modi abbiamo visto come si sia lasciato spazio ad interpretazioni malevole, dal punto dei vista dell’opportunità possiamo essere sicuri sulla tempistica di programmazione ?

Sempre muovendoci in parallelo con l’affaire Barilla, riscontrammo come le società concorrenti avessero colto la palla al balzo per riposizionarsi in maniera antitetica rispetto al pastificio. Tutta una serie di post e banner ci erano suonati più come un’operazione ad hoc al fine di rubare fette di mercato piuttosto che il frutto di un percorso inclusivo ed aperto alle diversità, lasciando alla Barilla la rigidità di vedute.

In questo senso la campagna Pomì può essere vista allo stesso modo. Il momento scelto viene visto più in connessione diretta col dramma vissuto in Campania rispetto ad un percorso volto alla sensibilizzazione sull’impatto ambientale nel mercato dei prodotti alimentari.

3) I pomodori sono come fiocchi di neve, ognuno così unico

Terzo aspetto di questa campagna che pone una riflessione. Pomì promuove un’iniziativa del genere per una ricerca di trasparenza, ma concentrare l’attenzione sul territorio di produzione come esclusivo fattore di garanzia può generare un sentimento di indignazione per tutti coloro i quali operano in altre zone del paese con i medesimi standard, che siano della terra dei fuochi così come di altri luoghi di coltivazione.

Rispondere alle paure dei consumatori è sinonimo di sensibilità rispetto alle tematiche di attualità, ma alla velocità di reazione si deve abbinare anche la responsabilità sui contenuti, senza alcuna superficialità nei meccanismi di creazione di una campagna pubblicitaria.

Ego vs Alter, l’identità per contrapposizione

Alla luce di quanto visto sin ora, tracciamo un profilo comune, se possibile, che attraversa questa campagna tale da renderla agli occhi di molti inopportuna tanto quanto le affermazioni di Guido Barilla di un mese fa.

La linea rossa che congiunge i due eventi può essere ricercata in un’identità di prodotto che punta sulla contrapposizione più che sull’affermazione. Assicurarsi fette di mercato crescente in un mercato dalla grande concorrenza impone dinamiche di posizionamento forti, che delineino l’unicità di ciò che abbiamo da offrire rispetto agli altri. Ma ciò va fatto secondo regole di inclusione e positività, di apertura e di moderazione.

iStock

La pubblicità comparativa esalta i punti forti del nostro brand,ci pone al di sopra dei nostri concorrenti senza che questi vengano dipinti come delegittimati o inaffidabili. L’attenzione su di sé non può e non deve togliere spazio alla correttezza, reale e percepita, dei contenuti mostrati. In questo senso Pomì sente di aver compiuto il suo dovere?
Anche volendo esimerci da considerazioni di eticità ed umanità che hanno fatto da filo conduttore della nostra analisi e volessimo cinicamente osservare il comportamento di Pomì in termini di strategia di marketing, una campagna “solo pomodori della pianura padana” aveva in sé gli elementi che avrebbero portato un danno di immagine così grande, con un costo, morale e finanziario, cui far fronte per un riscatto aziendale.

Da più angoli si guarda questa operazione più ci offre delle criticità che andrebbero discusse ed analizzate, più la osserviamo più i rischi di uscirne danneggiati si fanno largo rispetto ad i benefici. Pomì nelle sue intenzioni voleva salvaguardare i suoi prodotti e la correttezza con cui vengono trattati ma sembra abbia reagito di pancia, così come Barilla di pancia rispose alle provocazioni di Cruciani. Non ci stancheremo mai di sottolineare come una comunicazione di successo passi per iniziative ragionate, fatte usufruendo di competenze e professionalità che vadano di pari passo con un approccio umanista, sostenibile e responsabile, promuovendo campagne che tengano conto dell’impatto che hanno sul piano economico ma con un occhio sul piano sociale. L’utilizzo dei social è un po’ come muoversi come un elefante in una cristalleria, basta poco, anche solo una distrazione per trovarsi in difficoltà e a dover rispondere di accuse per le quali a volte non si è neanche direttamente responsabili.

Social Media Marketing: 3 consigli per un Social Commerce di successo [INTERVISTA]

Il 12 e 13 Dicembre ci sarà a Milano il Corso intensivo della Ninja Academy in Social Media Marketing & e-Commerce Strategy. Nella prima giornata Gianluca Diegoli – docente del modulo in Social Media Marketing per l’e-Commerce, illustrerà ai partecipanti le tecniche e gli strumenti di ultima generazione con i quali portare ai clienti la migliore esperienza possibile sul vostro negozio in rete, trasformando il passaparola in incremento esponenziale delle vendite. 

In particolare:
✔ Quali Modelli di Business funzionano oggi per l’e-Commerce?
✔ Come coniugare l’e-Commerce ai Social Media?
✔ Cosa significa e dove si sviluppa il Social Shopping?
✔ Come offrire un’esperienza di Customer Care sana, sincera ed efficace?
✔ Quali contenuti offrire, come interagire, e cosa rispondere a domande e critiche?
✔ Come integrare online e offline in modo efficace?

Per l’occasione, ho avuto il piacere di confrontarmi direttamente con Gianluca Diegoli: ecco cosa mi hanno raccontato..

Prima di leggere la sua intervista, ne approfitto per ricordarvi che lo SCONTO Early Booking è valido entro il 25 novembre (oltre alle ulteriori scontistiche e ai bonus Ninja se avete già frequentato uno o più corsi Academy). I posti sono limitati.

Ciao Gianluca, puoi spiegare ai nostri lettori cosa si intende per Social e-Commerce Strategy?

È il mix di social media e ecommerce, che non significa solo vendere nei social media, anzi. Significa utilizzare i social media per creare reputazione e fiducia negli acquirenti, farli rimanere in contatto nel tempo, quindi aumentando il ritorno dell’investimento iniziale, e utilizzare le forme di rafforzamento sociale per incentivare altri ad acquistare, mossi dall’esempio dei propri amici e contatti.

Cosa si intende invece per Social CRM?

Nessun brand o store, volente o nolente può esimersi dal fare customer care attraverso i social media. Anche se non hai un account Twitter, le persone chiederanno aiuto o si lamenteranno pubblicamente. Ti conviene prepararti in anticipo. Anche perché un social cliente soddisfatto lo dirà agli altri online.

Ci daresti 3 consigli per un Social Commerce di successo?

Far partecipare i clienti, portarli nella cabina di pilotaggio. Incentivare la condivisione. Creare dei testimonial volontari.

Una risposta che avresti voluto dare ad una domanda che però non ti ho fatto.

D: Si vende sui social media? R: No, non tanto, “sui” social media. Attraverso i social media molto di più.

SCONTO EARLY BOOKING FINO AL 25 NOVEMBRE!
POSTI LIMITATI.

Il team Ninja Academy resta a vostra disposizione per qualsiasi dubbio o chiarimento. Potete scrivere a info[@]ninjacademy.it o telefonare allo 02 40042554 o al 346 4278490.

Knowledge for change.
BE NINJA!  😉

creare-una-social-media-strategy

Creare una social media strategy di successo: 8 errori da evitare

creare-una-social-media-strategy

Avete una azienda o state per iniziare un nuovo business e volete cogliere le opportunità che la rete vi offre, prime tra tutti le attività sui social network? Ottimo, ma attenti: una strategia errata o una non–strategia potrebbe portare a non raggiungere i risultati sperati o, addirittura, potrebbe causare danni di reputazione e immagine, come i tanti casi di #fail di cui abbiamo sentito parlare nel corso degli anni.

Ma allora cosa fare, anzi, cosa NON fare prima di decidere di approdare sui social network?

Ecco una breve guida che riassume gli 8 principali errori da evitare in una social media strategy:

1. Non avere una strategia 

creare-una-social-media-strategy

Spesso le aziende sentono l’effettivo bisogno di espandere la propria identità anche sui social media, ma lo fanno senza un reale piano di sviluppo strategico.

Non aver impostato obiettivi, budget, risorse e contenuti, però, precluderà la possibilità di misurare criticità e risultati, con la conseguente difficoltà nel migliorarsi in corso d’opera.

Vendereste mai i vostri prodotti senza prima aver scelto una confezione adeguata o un prezzo?

2. Non avere una persona competente dedicata

creare-una-social-media-strategy

No, impostare e gestire una strategia social non significa passare tutto il tempo su Facebook a chattare con gli amici o a condividere foto!

È per questo motivo che il cugino con 3.000 amici o lo stagista ventenne possono non essere le persone più qualificate per lavorare sulla reputazione del vostro brand online (l’eccezione che conferma la regola esiste, ma siatene certi!) .

Oltre ad un responsabile che gestisca i social network, non dimenticatevi di cercare di formare tutti i vostri dipendenti: potrebbe essere utile, se non necessario, per concordare con loro una corretta e condivisa social media policy aziendale!

3. Avere profili incompleti o, peggio, usare i propri profili personali

Sì, c’è differenza tra pagina e profilo e no, non potete aspettarvi che un cliente decida di diventare vostro amico per restare aggiornato sulle novità della vostra azienda. Sarebbe come pretendere di andare a cena con il giornalista per conoscere le notizie del giorno.

D’altro canto, presentarsi con profili aziendali incompleti, trascurati e non aggiornati, potrà avere un impatto negativo sulla percezione del brand da parte dei vostri consumatori.

Compilate sempre tutti i campi richiesti, inclusa la foto profilo, prestate attenzione ai dettagli che offre Facebook per migliorare la tua pagina e cerca di aggiornare costantemente tutti i social in cui siete presenti.

4. Non impostare un budget dedicato 

creare-una-social-media-strategy

È vero, aprire una pagina o un profilo sui principali social media è gratuito. Ma gestirli, pianificare contenuti e strategia, promuovere la vostra attività online ha un costo di persone, tempo e denaro.

È per questo che è assolutamente errato non prevedere un budget dedicato alle attività sui social: valutate bene quali e quante risorse, economiche e non, avete a disposizione prima di decidere di concentrare i vostri sforzi su internet.

5. Essere presenti ovunque, solo per il gusto di esserci

“Basta esserci” non basta più. Tralasciando i giochi di parole, non è necessario aprire i canali social aziendali su ogni portale web esistente. Piuttosto è importante capire dove si muove il proprio target, su quali piattaforme è presente e attivo, e cosa condivide su di essi.

La presenza su più canali, inoltre, porta a un dispendio di energie notevole e spesso causa la cattiva gestione di tutti i social per mancanza di tempo. Meglio allora concentrare le proprie forze su uno – due account studiati ad hoc per la propria clientela: a crescere ed espandersi (anche online!) c’è sempre tempo.

6. Non curare i propri contenuti e parlare solo di sè 

creare-una-social-media-strategy

Una volta che avete aperto i vostri canali social è importante, come abbiamo già detto, saperli mantenere e aggiornare costantemente. Questo, però, non vi autorizza a postare tutto ciò che vi passa per la mente!

Pensateci: state parlando a nome di un brand e vi state rivolgendo alla collettività, non state giocando con la vostra bacheca privata in una ristretta cerchia di amici. Evitate quindi di condividere contenuti poco in linea con i valori aziendali, di postare idee politiche o preferenze calcistiche se non coerenti con l’azienda che rappresentate.

D’altro canto, cercate anche di non parlare esclusivamente dei prodotti che vendete: troppa pubblicità annoia!

7. Non personalizzare i propri contenuti 

creare-una-social-media-strategy

Non solo curare i contenuti, ma anche personalizzarli. Questo significa che se decidete di essere presenti su più di una piattaforma, personalizzate il vostro messaggio secondo il portale utilizzato.

Se Twitter permette testi da massimo 140 caratteri, evitate di pubblicare in automatico il vostro aggiornamento su Facebook da 200 caratteri: ai twitteri uscirà un messaggio tagliato, decisamente poco invitante.

Ugualmente, pubblicare la stessa foto su ogni canale potrebbe sì catturare l’attenzione di più utenti e diversificati, ma i fan che vi seguono su più di un social avranno l’impressione di una azienda monotona e con pochi contenuti da condividere! Esiste un post perfetto per ogni social!

8. Non ascoltare il proprio target

creare-una-social-media-strategy

Se decidete di fare il grande passo e aprire i vostri primi account social aziendali, ricordate: l’ascolto del proprio target è fondamentale!

Non siamo più nell’era della comunicazione a una via, dello spot in tv o della pagina pubblicitaria: nel 2013 il cliente domanda, propone, critica, e pretende una risposta. Sembrano consigli banali, eppure ancora oggi le più grandi aziende mondiali continuano a proporci epic fail sui social media.

Siate quindi propositivi verso il vostro target, rispondete ad ogni richiesta e lamentela. Chiudere la bacheca ai propri fan è una azione sconsigliata e, soprattutto, decisamente anti social(e).

Quali sono altri errori da evitare? Vi aspettiamo nei commenti!

Codemotion arriva a Milano: iscrivetevi alla conferenza con lo sconto riservato ai ninja

Codemotion arriva a Milano: iscrivetevi alla conferenza con lo sconto riservato ai ninja [EVENTO]

Codemotion arriva a Milano: iscrivetevi alla conferenza con lo sconto riservato ai ninja

Dopo Berlino e Madrid, Codemotion torna in Italia con la sua prima edizione milanese. Programmatori di tutti i linguaggi e le tecnologie si daranno appuntamento il 29 e 30 novembre a Milano per partecipare ai workshop, ai talk e ai laboratori che animeranno le due giornate.

L’Università degli Studi di Milano, che ospiterà l’evento, sarà teatro di due giornate sugli argomenti più caldi del panorama tecnologico mondiale. Il programma dell’evento è arricchito dalla partecipazione anche di speaker e guru internazionali, esperti nelle proprie discipline, che parleranno di Big Data, sviluppo Web e Mobile, del mondo dei Makers e dello sconfinato universo dello sviluppo software.

Biglietti in early booking

Ai ninja è riservato un codice sconto per la conferenza del 30 novembre: basta iscriversi tramite questo link! Cosa aspettate?

Ecco i temi da non perdere al Codemotion Milano:

Big Data

L’aumento esponenziale dei dati prodotti negli ultimi anni non accenna ad arrestarsi. L’analisi e la gestione di questa enorme mole di informazioni ha richiesto la nascita di nuovi strumenti. Per questo i Big Data sono oggi oggetto di studio delle aziende e una grande opportunità per i developers.

Sviluppo Web

Utilizzare al massimo della loro potenza Javascript e Html5 è una delle priorità di ogni sviluppatore. Sarà possibile scoprirlo con molti talk e workshop che affronteranno le novità delle Web Application. Infatti uno dei protagonisti sarà proprio AngularJS, il nuovo superveloce framework open source.

Codemotion arriva a Milano: iscrivetevi alla conferenza con lo sconto riservato ai ninja

Sviluppo Mobile

Saper sviluppare un’App per ogni tipo di dispositivo è diventato un obiettivo imprescindibile per ogni programmatore, ma anche creare un’applicazione mobile di qualità e scegliere le giuste piattaforme sono questioni cruciali. Si affronterà l’universo del mobile nei suoi diversi aspetti: il responsive design, lo sviluppo del codice nativo e la pubblicazione sulle varie piattaforme.

Maker

Codemotion sa perfettamente che maker è la parola d’ordine dell’Internet delle cose. Per questo sarà possibile per tutti gli appassionati esprimere la propria creatività grazie a ospiti che illustreranno come dar vita agli oggetti grazie a Arduino e Raspberry Pi, OpenPicus e BLE.

Enterprise

Anche il tema della sicurezza, delle piattaforme Cloud, della complessità dei framework per le Web Rich Application e il nuovo approccio della “Api Economy” animeranno l’evento. Un’attenzione particolare verrà messa nelle funzionalità avanzate dei linguaggi di programmazione per le applicazioni backend.

Ma non è finita qui. Il Codemotion è l’occasione giusta per le Startup che hanno necessità di assumere sviluppatori. Verrà infatti organizzato Dev4Startup, un evento nell’evento che ha un duplice scopo: da un lato permetterà alle Startup di presentarsi e conoscere professionisti e dell’altro sarà l’occasione per i programmatori di entrare in contatto con il dinamico e coinvolgente mondo delle Startup, delle loro idee ed entusiasmo.

Partner essenziali del Codemotion Milano sono: Startupbusiness e Talent Garden per la realizzazione di Dev4startup, Girl Geek Dinner Milano per il fondamentale supporto media, Coderdojo Milano per organizzare il laboratorio per giovani programmatori all’interno del Codemotion e Appsterdam per la creazione del code contest per gli sviluppatori.

Questo e tanto altro vuol dire Codemotion. Ti aspettiamo il 29 e 30 novembre in Città Studi a Milano.
La prenotazione ai talk, ai workshop e ai laboratori è obbligatoria. Tutte le info su http://milano.codemotionworld.com/

Youtube: 10 funzioni nascoste ma utili

Milioni di persone utilizzano YouTube per cercare e guardare video. Non tutti sanno però, che il social della condivisione video ha alcune funzioni nascoste, molto utili. Gemme, come le definisce Radhika Sanghani su Telegraph.

10 funzioni, trucchetti tutti da scoprire.  Alcuni ci liberano da quei piccoli intoppi che possono capitare quando si usa uno strumento senza conoscerlo in tutti i suoi aspetti. Qualcuno ci svela come velocizzare le azioni che già conoscete e usate, altre saranno una piacevole scoperta. Ecco le 10 ‘gemme’ per voi.

1. Il link del minuto x 

Utilizzate YouTube per il vostro business? Quante volte avete inserito il link di un video sul vostro blog o sito? A volte vi sarete trovati a pensare che varrebbe la pena segnalare quel punto così interessante al minuto X? Ecco la prima delle gemme nascoste.

Vediamo come funziona. Avviate la riproduzione del video che vi interessa, quando arrivate  al minuto X basta semplicemente fare click con il tasto destro sul video e fra le opzioni che appaiono  troverete:

“copia URL in corrispondenza del minuto corrente”

così otterrete il link che vi serve. Inserendolo nella pagina del sito chi clicca vedrà il video partire direttamente dal momento indicato da voi.

Un altro segreto del tasto destro è mostrarvi fra le opzioni:

“statistiche per nerd”

Appaiono alcuni dati utili sul video e le sue visualizzazioni.

2. Play e pausa

Sicuramente vi sarete già trovati nella posizione “scomoda” di dover interrompere la visione di un video improvvisamente… ecco come farlo con un solo gesto. Basta premere la barra spaziatrice sulla tastiera, allo stesso modo potrete riprendere la visione premendola ancora.

Un solo avvertimento: assicuratevi di aver fermato il video con un click, una prima volta, altrimenti la barra spaziatrice avrà il solo effetto di portarvi all’altezza dei commenti più in basso nella pagina.

3. Avanti veloce, indietro

Ecco un’altra funzione rapida che risolve il problema del cercare di trascinare il pallino bianco avanti o indietro col mouse nel punto che state cercando all’interno del video. Potete usare le frecce sulla tastiera per andare avanti o indietro nel corso del video. Potrete farlo mentre visualizzate il video per saltare alcune parti o per tornare indietro ad un preciso punto con più facilità.

Funziona anche se avete messo in pausa il video. Permette una più facile individuazione di un punto cercato rispetto a quella che può offrire il mouse.

4. Guardalo dopo

I più curiosi fra voi già lo sapranno, ma forse qualcuno no. A cosa serve quel piccolo orologio in basso a destra? Ecco svelato il suo uso. Cliccando su di esso il video finirà nel “Watch later channel” in questo modo non sarà più necessario effettuare di nuovo la ricerca per rivederlo.

Anche qui una nota, è necessario essere loggato con un account gmail per poter fare tutto questo.

5. Contenuti correlati

Una volta copiato e incollato l’URL il video è pronto per essere visto.  Come sapete al termine di ogni visualizzazione YouTube propone una serie di video correlati, se preferite che i vostri utenti non siano distratti da altri contenuti vi basterà inserire nella URL del video questo codice:

?rel=0

6. Il video in loop

Se avete voglia rivedere il video del vostro cantante preferito in loop Youtube ha un altra gemma che vi permette di farlo. Ecco come: inserite la parola magica ‘repeater’ nella URL del video che state guardando e copiate e incollatela in una nuova finestra, il vostro video andrà in loop.

7. Filtri

E’ possibile migliorare la ricerca all’interno di YouTube scegliendo fra i filtri proposti. Scegliete fra 3D o HD ad esempio, o fra i video del giorno o della settimana. Così ottimizzerete la vostra ricerca.

8. Cercare nelle altre lingue

Chi vuole essere informato su quello che succede nel mondo e scoprire gli ultimi trend prima di tutti troverà molto utile questo strumento di Youtube, a dire il vero un po’ nascosto. In basso in fondo alla pagina troverete la scelta fra le diverse lingue, così nulla vi sfuggirà.

9. Ridimensionare il video

E’ possibile incorporare il video sul vostro sito cliccando prima su ‘condividi‘ e successivamente su ‘codice da incorporare’; potrete così modificare le dimensioni del video direttamente, inserendo le dimensioni nel codice che dovrete poi copiare e incollare.

È possibile condividere il video su tutti i social e ancora mandarlo via email ad uno o più destinatari.

10. Problemi di connessione

Se vi siete trovati più volte nella situazione di un video che inizia e si interrompe dopo poco per riprendere a scatti probabilmente la vostra connessione è lenta. YouTube offre una possibilità di salvezza: la visione tramite YouTube Feather. Un’opzione beta che elimina alcune caratteristiche e bottoni dal video, in questo modo il video scorrerà senza fatica.

È raggiungibile dall’indirizzo:

http://www.youtube.com/feather_beta

Ecco conclusa la scoperta delle gemme nascoste di YouTube. Quante di queste conoscevate e utilizzavate già? Ne avete altre da suggerire? Scrivete qui nei commenti, aggiorneremo l’elenco.

10 brand che hanno portato la musica nel dna del proprio marketing


La musica è una delle più autentiche forme di comunicazione che è sempre stata in grado di stare al passo con le mode e le nuove tendenze. Per questo riuscire ad integrarla all’interno del marketing di un brand è un lavoro importante che può portare molto prestigio se fatto minuziosamente. Dimenticate jingle e sigle, col passare del tempo i marchi hanno spostato l’attenzione musicale ad un livello molto più profondo.

Ecco dieci esempi che rappresentano appieno il cambiamento dell’integrazione della musica nelle profondità delle radici dell’identità di un brand.

AMERICAN EXPRESS

Nel 2010 American Express ha iniziato un progetto di spettacoli musicali live chiamato Unstaged, durante i quali si esibiscono artisti sia conosciuti che emergenti. Le performance vengono riprese dalle telecamere di registi famosi e messe online grazie alla collaborazione instaurata con VEVO per la visualizzazione in streaming.

Il brand americano ha deciso di investire molta energia in questo progetto e il risultato è stupefacente tanto da produrre sempre il tutto esaurito ai concerti. Il livello degli ospiti e degli artisti presenti (parliamo di Usher, Coldplay, Vampire Weekend, The Killers…) aiuta a riempire i sedili, e nomi importanti come Steve Bushemi e Gary Oldman contribuiscono ad una regia con i fiocchi. Il tocco finale che ha reso lo spettacolo esplosivo è stato l’introduzione di choose your camun sistema di visualizzazione che permette allo spettatore online di vivere il concerto da due punti di vista: il primo quello di uno spettatore presente al concerto e l’altro quello dell’artista che in quel momento si esibisce sul palco.

BURBERRY

Burberry punta invece ai talenti emergenti in Gran Bretagna con la campagna Burberry Acustic. Il brand si è offerto di sponsorizzare i video di artisti sconosciuti chiedendo loro in cambio di indossare nel video i vestiti del brand. Una sorta di product placement, insomma, con cui il brand ha la possibilità di far conoscere le nuove collezioni ad un pubblico giovane e underground e gli artisti quella di potersi far conoscere in grande stile grazie alla qualità dei video e dei registi.

Il Chief Creative Officer Chstopher Bailay lo scorso Febbraio ha voluto rendere la musica ancora più parte del marketing brand unendo le sfilate di moda e performance di musica dal vivo. “Con Burberry Acustic abbiamo voluto portare a contatto le band che amiamo, le band che ci ispirano e le band in cui crediamo” ha dichiarato Bailay all’uscita dell’LP firmato Burberry contenente la raccolta di tutte le canzoni che il brand ha sponsorizzato e pubblicizzato su Itunes e YouTube.

LINCOLN

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=dQTCclcsPok’]

Rinnovare l’immagine di un brand è sempre un’impresa ardua e un anno fa il noto brand di automobili Lincoln ha dato inizio ad una trasformazione in grande stile proprio attraverso la musica. Il progetto di rinnovamento segue la tagline “Hello Again”, concetto, questo, che permette di unire sapientemente il vecchio con il nuovo.

Il direttore creativo Chris Milk all’agenzia Hudson Rouge ha scelto come punto di partenza per la campagna Lyncoln Now un live show del cantante Beck, che ha proposto una versione acustica della canzone “Sound and vision” di David Bowie. Lo show è stato ripreso dalla 20th Century Fox in 3D da diverse telecamere, in modo da offrire una visione dello spettacolo interattiva e a 360°. Inoltre il lussuoso marchio ha chiamato la coppia di registi Wrigglers e Robbins per creare il cortometraggio Record, che mostra la reazione di diverse persone riprese dal punto di vista di un disco di vinile in play sul giradischi.

OREO

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=XFsZ6BO4LU0′]

Ci sono molti modi per far entrare la musica nel sangue del proprio marketing, uno di questi è crearla. Esattamente come ha fatto Oreo che, per il proprio centenario, ha chiesto al cantante Owl City di creare un inno musicale con tanto di video. Il risultato ottenuto è un filmato divertente che evidenzia tutti i lati dolci del celeberrimo biscotto. Il titolo del brano è Wonderfilled e mostra come i personaggi cattivi delle fiabe e della fantasia possano diventare buoni e socievoli se solo venisse offerto loro un biscotto oreo “perché la crema fa fare cose meravigliose quando è dentro un biscotto a forma di panino” come dice il testo della canzone.

Il successo del primo spot ha portato i creatori a produrne , stavolta con la collaborazione del rapper Chiddy Bang, seguendo comunque lo schema del primo video sia per lo stile che per la fantasia.

REDBULL

Redbull è conosciuta per le svariate strategie non convenzionali e per le campagne pubblicitarie in cui la musica ha sempre un ruolo centrale. Essa accompagna il marchio Redbull fin dalla sua nascita e  fa da sottofondo ad ogni video promozionale e performance sportiva che il marchio mette in opera.

Si può dire che la musica rappresenti uno dei nodi più importanti che definisce l’identità del brand ed è per questo motivo che è stata creata la Redbull Music Academy, che raccoglie musicisti di ogni genere. Per il marchio la musica rappresenta una vera e propria industria tanto da portare nel 2007 alla creazione di un’etichetta musicale indipendente, la Redbull Records, anch’essa nata per promuovere artisti emergenti e per produrre le colonne sonore delle campagne pubblicitarie della bevanda energetica più diffusa al mondo.

CONVERSE

Converse è da lungo tempo una sostenitrice della musica e lo ha dimostrato al mondo quando, a Brooklyn, ha creato uno studio di registrazione completamente gratuito e aperto a tutti gli artisti. Lo studio si chiama Converse Rubber Tracks, e si trova al 130 di Hope street, poeticamente via della speranza, visto che offre ad artisti minori la possibilità di registrare un disco, usare la sala prove a disposizione e di lavorare sulla post produzione, il tutto completamente gratisLo studio di via Hope inoltre offre lo spazio per organizzare concerti live e spettacoli.

Converse ha anche organizzato il tour Converse Rubber Tracks Live in diverse città americane, sempre a sostegno di artisti emergenti e indipendenti che hanno registrato e inciso un disco al Rubber Track studio di Brooklyn.

TACO BELL

Nel 2006 Taco Bell ha dato vita al programma Feed the beat, ideato per sostenere e diffondere la musica di artisti, famosi e non. L’impegno del brand non si limita soltanto ad offrire spazio e visibilità attraverso concerti e video su YouTube, ma Taco Bell si impegna anche a riempire gli stomaci affamati degli artisti che si spostano per i loro tour attraverso gli Stati Uniti.

Taco Bell “porta i fan a conoscere nuovi gruppi musicali e porta i gruppi musicali a conoscere nuovi fan”: questa è la frase che rappresenta il concetto alla base di queste iniziative.
Nel 2013, la società ha rilasciato il rockumentary “Hello Everywhere”, che racconta la storia di due band messe a confronto, i già famosi Passion Pit e gli emergenti Wildcat! Wildcat! Il film è stato girato durante il South by Southwest di quest’anno ed è stato rilasciato il 25 agosto gratis su Vevo.

PHILIPS

La musica è connessa a Philips fin nelle sue radici. Infatti sono innumerevoli i prodotti del marchio che si rifanno al mondo musicale e alla qualità di riproduzione del suono. Con la recente campagna Obsessed With Sound, sviluppata dall’agenzia Tribal DDB di Amsterdam, Philips ha regalato ali spettatori dei Grammy Award un’esperienza interattiva unica, dando loro la possibilità di isolare i singoli suoni dei componenti della Metropole Orchestra.

Il marchio ha inoltre collaborato con l’agenzia londinese Ogilvy per trasformare i tavoli dei pub della città in lettori musicali per la campagna You need to hear this. I fortunati gestori dei bar si sono visti recapitare dei tavoli dipinti a mano con un’entrata per le cuffie. Gli sviluppatori della campagna hanno infine prodotto un videogame musicale, dove le decisioni che vengono prese durante il gioco fanno variare la colonna sonora che accompagna il protagonista nella sua avventura.

STATE FARM

State Farm è una compagnia di assicurazioni americana che ha voluto scrollarsi di dosso l’immagine cupa che solitamente circonda le agenzie di assicurazioni in modo da attrarre un pubblico giovane. L’operazione è stata effettuata in collaborazione con il sito di acquisto e ricerca di biglietti Seat Geek, con il quale raccoglie dati sul panorama musicale.

La compagnia di assicurazioni inoltre sponsorizza concerti live in streaming sul sito Pandora, la serie online di MTV Unplugged e una newsletter su Seatgeek che conta 400.000 iscritti.

UNDER ARMOUR

La nota casa di produzione di accessorsi e abbigliamento sportivo ha incorporato la musica nell’ultima campagna attraverso un contest online tra DJ. Under Armour ha chiesto loro di inviare un remix che incorporasse un brano del cantante Pharrel e l’incredibile discorso motivazionale tenuto da Ray Lewis durante la visita alla squadra di basketball Stanford Cardinals.

La campagna Natural born hitters si è recentemente conclusa assicurando al vincitore, il ventenne Fergus Marting aka FergieM, la colonna sonora per lo spot della compagnia in onda durante il Monday Night Football e una gift bag con migliori prodotti della marca.

Secondo Eric Schmidt il futuro dell’editoria passerà per i tablet

Secondo Eric Schmidt il futuro dell’editoria passerà per i tablet

Secondo Eric Schmidt il futuro dell’editoria passerà per i tablet

Photo Credits: Justin Sullivan/Getty Images

“Le riviste avranno un futuro, ma non è così scontato che sarà su carta”. Questo è il pensiero espresso pochi giorni fa dal presidente di Google Eric Schmidt.

Schmidt ha espresso il parere di molti addetti ai lavori durante una conferenza organizzata dall’Associazione degli Editori di Riviste degli Stati Uniti, supportando la tesi secondo la quale il futuro delle riviste non sarà legato alla carta ma ai tablet e ai contenuti digitali.

Secondo Eric Schmidt il futuro dell’editoria passerà per i tablet
Sempre secondo Schmidt, da qui a cinque anni i tablet sostituiranno sostanzialmente le riviste. I tablet del futuro offriranno un’esperienza interattiva totalmente diversa rispetto all’informazione attuale, sfruttando sempre di più l’interazione tra i social networks e la geolocalizzazione.
Questo futuro deve essere visto come un opportunità per l’editoria”, attraverso la geolocalizzazione e gli innumerevoli servizi che potranno essere legati alla nuova informazione anche la pubblicità cambierà, sarà possibile per gli editori lanciare campagne molto più personalizzate e mirate rispetto ad oggi.

Schmidt ha concluso il suo intervento ricordando che Google crede moltissimo nella personalizzazione dell’advertising online, “tanto più saranno personalizzate le campagne, tanto maggiore sarà la possibilità di vedere i lettori interagire con queste”.

Probabilmente è presto per dire che l’editoria tradizionale non ha futuro: indubbiamente il settore subirà dei drastici cambiamenti ma cinque anni ci sembra un arco temporale troppo piccolo per uno stravolgimento totale.

Voi ninja cosa pensate in merito? Il pensiero di Schmidt troverà attuazione oppure l’editoria tradizionale ha ancora delle carte da giocare nella partita (forse) più importante della sua vita?

Moda a noleggio con My Secret Dressing Room

Moda a noleggio con My Secret Dressing Room

Moda a noleggio con My Secret Dressing Room

Chi, almeno un volta, non ha trascorso ore a guardare sconsolata l’armadio in vista di un evento speciale? E chi non si è mai pentita dell’acquisto di un capo costosissimo indossato solo un paio di volte e poi abbandonato nel guardaroba?
La soluzione a entrambi i problemi arriva da My Secret Dressing Room, la startup made in Milano che ha puntato sul trend della share economy applicato al settore d’eccellenza della capitale italiana del fashion.

La community delle Fashion Victim

My Secret Dressing Room è il portale in cui gli utenti possono noleggiare e mettere a noleggio i propri capi firmati: abiti, borse, scarpe e accessori firmati escono dal dimenticatoio e acquistano nuova vita.
La piattaforma online si compone di due sezioni:

  • LIST&EARN in cui le Secret Stylist mettono a noleggio i loro capi semplicemente registrandosi e creando delle schede prodotto comprensive di foto, descrizione, taglia e prezzo di noleggio (definito in totale autonomia).
  • FIND&RENT dove le Secret Fan possono scegliere gli indumenti e accessori da noleggiare tra quelli presenti nel guardaroba segreto e prenotarlo online con un comune pagamento con carta di credito.

Una volta trovato l’abito perfetto, My Secret Dressing Room si occupa di ritirarlo dal guardaroba della Secret Stylist e consegnarlo in quello della Secret Fan il giorno e all’ora che questa preferisce (anche in orario serale).
Un elemento differenziante della piattaforma, rispetto a un comune negozio di abiti a noleggio, è la possibilità di condividere con gli altri utenti opinioni sull’esperienza di affitto, commenti sul capo noleggiato e sulla serietà degli altri membri della community.

Per tutte le fashion victim interessate al servizio segnaliamo che per questa fase iniziale sono attivi servizi gratuiti quali lo shooting professionale dei capi da caricare sul sito e la presenza di un’indossatrice per le stylist che non volessero fare da modelle per il servizio fotografico.
Grande è la curiosità per il servizio, ma è opportuno precisare che inizialmente sarà attivato a Milano, in seguito esteso al resto dell’Italia per poi varcare i confini con lo sbarco a Londra e Parigi nel 2014.

Guarda il video di presentazione

Facebook Hacknight: ecco i vincitori della prima edizione italiana

Facebook Hacknight: ecco i vincitori della prima edizione italiana

Facebook Hacknight: ecco i vincitori della prima edizione italiana

Si è chiusa con straordinario successo la Facebook Hacknight, il primo hackathon Facebook tenutosi a Roma nella notte tra venerdì 25 e sabato 26 ottobre negli spazi di LUISS ENLABS presso la Stazione Termini ed organizzato da eZecute in collaborazione con LUISS ENLABS – la fabbrica delle startup, Codemotion e Roma Startup.

Vincitori i tre progetti più creativi che si sono distinti per capacità di esecuzione, utilizzo innovativo delle tecnologie Facebook e impatto sul business e potenzialità sul mercato.

Oltre 300 programmatori e startupper hanno partecipato attivamente, dando vita a più di 30 team che si sonno confrontati in una notte di intensa creatività per realizzare i migliori progetti basati sulle tecnologie di Facebook. Di questi, ben 18 gruppi hanno completato il proprio lavoro e hanno così partecipare alla finalissima nella mattinata sottoponendo i propri pitch al giudizio di una giuria qualificata di mentor e giudici.

I vincitori

Si sono classificati primi nella graduatoria e aggiudicati i premi messi in palio da Facebook, ovvero crediti pubblicitari da utilizzare per promuovere le proprie applicazioni e sviluppare nuovi business:

Vincitore del 1° premio Facebook Hackaton – STAMPLAY
Il primo premio è stato assegnato a Stamplay, la startup del co-fondatore Giuliano Iacobelli. Il servizio proposto permette di automatizzare i processi per la gestione dell’online marketing (sito web, email marketing, social media) e di farli parlare tra loro, eliminando attività manuali. Con Stamplay un paio di semplici click supportano i marketer a focalizzarsi sui loro obiettivi.

Vincitore del 2° premio Facebook Hackaton – SMART GYM
Il secondo vincitore è Smart Gym sviluppata dal coder indipendente Luca Vallarelli. Grazie a questa applicazione, lo smartphone si trasforma in un vero e proprio personal trainer che analizza l’esecuzione degli esercizi, comunica come migliorare le proprie performance e garantisce la possibilità di un risveglio muscolare in qualsiasi momento e luogo. Collegandosi direttamente con l’account Facebook si possono condividere i propri risultati per far vedere agli amici che da “soffiatori di minestrine” state diventando dei “bodybuilder”.

Vincitore del 3° premio Facebook Hackaton – GAMEPIX
Il terzo classificato è GamePix, il social game network accessibile da qualsiasi device ideato da Valerio Pullano, co-founder della startup GamePix. Si tratta di una piattaforma aperta che permette agli sviluppatori e ai gestori di fan page di pubblicare e monetizzare i propri videogames, raggiungendo direttamente i giocatori che possono divertirsi a migliaia di giochi con un unico avatar.

Facebook Hacknight: ecco i vincitori della prima edizione italiana

Le parole del Country Manager Facebook Italia, Luca Colombo

“Siamo molto soddisfatti dell’esito di questa prima Hacknight italiana perché è un’importante dimostrazione della creatività presente oggi tra startup e giovani sviluppatori nel nostro Paese e delle numerose opportunità di trasformare, grazie a Facebook, queste idee in progetti di business capaci di far crescere il digitale in Italia” dichiara Luca Colombo, Country Manager Facebook Italia e coinvolto in prima persona nella selezione dei vincitori.

“Quest’iniziativa ci ha permesso di mostrare concretamente come è possibile fare business attraverso Facebook e ha aperto un dialogo con la community dei coder e degli sviluppatori, un’area di mercato per noi assolutamente strategica in quanto genera valore all’interno della nostra piattaforma e risponde perfettamente al nostro obiettivo di offrire alle persone esperienze e contenuti innovativi e rilevanti”.

Altri premi

Sono stati inoltre distribuiti due Lazio Talent Award da Filas – società dedicata al sostegno dei processi di sviluppo e di innovazione del tessuto imprenditoriale della Regione Lazio – che consistevano in premi di €1.000 ciascuno per il migliore Team di Coders e la migliore Business Idea e così assegnati:

Best Coders Team – SPIDLY
Spidly, costola di una software house dedita allo sviluppo di web app del co-fondatore Claudio Pomo, si è distinta per l’adattabilità dell’interfaccia e la portabilità dell’idea su diverse piattaforme social. I coders durante la notte hanno infatti sviluppato una nuova funzionalità automatica e intelligente che permette a Spidly di valutare con maggiore accuratezza i contenuti multimediali recuperati dal web, proponendoli a loro volta sui vari social al fine di incrementare la popolarità delle pagine stesse.

Best Business Idea – GAMEPIX
Il social game network che si è classificato al terzo posto con la nuova applicazione multidevice per giocare da qualsiasi luogo a un’infinità di giochi si è aggiudicato anche l’award di migliore idea di business poiché consente agli amministratori delle pagine di monetizzare gli utenti.

Sono stati infine distribuiti premi in hardware per i migliori programmatori.

La gallery fotografica è su Facebook.

Google+: hangouts, foto, video e URL personalizzati. Ecco tutte le novità

Immagine tratta da googleplusblog.it

Dedicare più tempo a noi stessi e meno a capire come funziona la tecnologia, con questo obiettivo abbiamo introdotto i recenti miglioramenti alle funzioni foto e hangout di Google+, che rendono più semplice l’utilizzo della messaggistica, delle videochiamate e l’editing delle foto.”

Con queste parole Google Italia ha introdotto in un recente post le ultime novità su Google+, che a poco più di 2 anni dalla sua nascita ha raggiunto dei risultati veramente notevoli: 1 miliardo e 13 milioni di utenti e una crescita del 33% rispetto a giugno dell’anno scorso, contro il 35% di Facebook e il 44% di Twitter.

“Con 540 milioni di utenti attivi su Google ogni mese, ben 300 milioni di utenti attivi nel solo stream di Google+ e più di 1,5 miliardi di foto caricate ogni settimana, la community di Google+ sta crescendo più rapidamente di quanto avremmo mai immaginato – prosegue Google nel suo blog ufficiale -.

“Gli ultimi aggiornamenti sono il nostro modo di dirvi “grazie”: ci auguriamo che vi siano utili per risparmiare tempo e vi aiutino a condividere la vostra storia”.

In seguito all’evento del 29 ottobre 2013 sono dunque emerse moltissime novità annunciate da BigG, le principali riguardanti Hangouts e Google+, in particolare le foto, che stanno guadagnando ottime cifre. Basti pensare che gli oltre 500 milioni di iscritti al mondo condividono oltre 1,5 miliardi di scatti alla settimana.

Google+ Hangouts

Adesso si può condividere la località sugli Hangouts mediante un pulsante dedicato, proprio a fianco delle foto e condividere in chat e visualizzare in anteprima le GIF animate.

Terza e ultima novità è il supporto SMS, inviabili a breve anche via Hangouts. Si potranno inoltre effettuare chiamate a schermo intero attraverso ogni tipo di dispositivo, cellulare o pc, con miglioramenti per quanto riguarda la regolazione automatica della luminosità dei video e l’applicabilità di effetti agli Hangouts in tempo reale.

Google+ Foto

La maggior parte delle novità introdotte di recente da Google+ riguardano le foto. Sembra che BigG abbia curato in particolar modo alcune nuove funzioni, introducendo alcuni strumenti assai curiosi che adesso vi illustreremo: interessante a tal proposito l’iniziativa della community Momenti #darivivere.

  1. La prima di queste si chiama Backup Foto, la quale permette di caricare da adesso le foto su Google+ di default alla massima risoluzione in un backup in cloud, accessibile dalla propria pagina di Google+.
  2. La seconda funzione riguarda invece la Ricerca: tramite Google foto adesso potremo effettuare ricerche tematiche con il riconoscimento di 1.000 parole in più, permettendoci così di far comparire tutte le foto attinenti ad un elemento ricercato. Se per esempio scriviamo “lago”, “mare” o piuttosto “spiaggia”, riusciremo a visualizzare una serie di fotografie basate su tali ricerche.
  3. In seguito c’è la Modifica Foto con funzione di correzione automatica: su questo Google ha fatto un lavoro davvero memorabile. A partire dalla funzione della correzione automatica, assai migliorata rispetto a prima e con effetti aggiuntivi, tramite la quale si può vedere l’anteprima dopo averci applicato un effetto.
  4. Grazie poi a Snapseed e la sua funzione HDR SCAPE, recente acquisizione di Google, si può modificare l’HDR regolandolo manualmente a proprio piacimento, conferendo alle foto una maggior tonalità soprattutto nei colori.
  5. In ultima c’è Analog Efex Pro, dedicata ai professionisti del settore come strumento assai potente, creato per la modifica delle foto a nome Nik Collection. Provvisto di moltissimi effetti con cui personalizzare ogni immagine a seconda dei gusti, non sarà purtroppo gratis, bensì al prezzo di 149 dollari.

google+

Google+ Video

Una certa attenzione è stata posta anche sui video: Google ha infatti introdotto 3 nuove ed interessanti funzionalità: la prima, definita Action – Movimento, può creare una sola immagine a partire da una sequenza di foto, così da sottolineare il movimento del soggetto dalla posizione d’inizio a quella finale, lasciando immutato il paesaggio.

Grazie invece alla Eraser – Gomma possiamo cancellare sempre da una serie di foto tutti i soggetti “intrusi”, ottenendo così un’immagine finale pulita e priva di sconosciuti.

Per finire c’è Auto Awesome Movie – Filmato, che crea un video a partire da immagini e/o video scattati dal nostro dispositivo Android, con l’opzione di inserire un brano musicale come audio in sottofondo.

Si può anche visualizzare la sequenza di videogrammi per modificare il video a piacere, sia in relazione alle foto/video da togliere sia in relazione alla durata, potendo inoltre scegliere la durata totale del filmato stesso. Al termine della creazione si riceverà una notifica sul proprio dispositivo Android; la cosa interessante è che il video e la musica vanno davvero a “ritmo”, ovvero ad ogni scena corrisponde una battuta musicale, come nel video che segue:

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=Rv1tZm1sHQI’]

Come usare gli URL personalizzati in Google+

Come vi abbiamo anticiapato pochi giorni fa, Google ha comunicato che sta iniziando a proporre agli iscritti la possibilità di scegliere un Vanity URL, ovvero un URL personalizzato per i profili e per le pagine, un indirizzo web breve e facile da ricordare che rimanda direttamente al proprio profilo o alla propria pagina.

Tuttavia tale possibilità non viene offerta a tutti, bensì soltanto a chi soddisfa determinati requisiti di idoneità: Google inoltre avvisa che, a seconda dell’URL preassegnato, potrebbe darsi che si debba aggiungere qualche lettera o numero per rendere unico il proprio profilo.

Chi può dunque farlo? E come? Ecco un ripasso per chi è ancora in alto mare 😉 :

Requisiti necessari per ottenere un URL personalizzato

Prima di tutto, è necessario che il proprio account risulti in regola con le Norme relative ai contenuti e al comportamento degli utenti di Google+ e dai Termini di utilizzo degli URL personalizzati di Google+. Può sembrare una bazzecola, ma non lo è: leggendo attentamente i termini di utilizzo, scopriamo per esempio che gli URL personalizzati potrebbero diventare a pagamento. Quindi:

– Criteri di idoneità per le persone:

  • Esser stati aggiunti alle cerchie da 10 o più follower;
  • Avere un account da almeno 30 giorni;
  • Aver impostato una foto profilo.

– Criteri di idoneità per le pagine Google+ locali:

Le pagine, invece, hanno due modalità differenti: gli esercizi commerciali devono corrispondere ad attività locali verificate su Places For Business.

– Criteri di idoneità per le pagine Google+ non locali

Le altre attività devono verificare il proprio sito web su Google+ inserendo un link nell’apposita sezione.

Richiesta di un URL personalizzato

Se finalmente soddisfiamo i suddetti criteri, allora vedremo una notifica nel lato superiore della nostra pagina/profilo Google+, oppure ci arriverà direttamente una mail dal team di G+ che ci informa della novità.

google+

1) Per cominciare, cliccate su Ottieni URL dalla barra superiore apparsa nel profilo/pagina, oppure andate nella scheda “Informazioni” e cliccate sul link “Richiedi” sotto al vostro URL di Google+.

google+

2) Vedrete gli URL approvati per voi. Se c’è più di un opzione, selezionate quella che preferite: è possibile che vi venga richiesto di aggiungere alcuni numeri o lettere per rendere l’URL più direttamente riconducibile a voi.

3) Accettate i Termini di servizio selezionando l’apposita casella.

4) Cliccate su Cambia URL.

google+

5) Può darsi che vi venga chiesto di verificare il vostro account tramite numero di cellulare (e non c’è scampo, se vogliamo l’URL dobbiamo metterlo per forza): in questo caso apparirà una finestra popup in cui inserire il numero, attendere l’sms con il codice di conferma, inserire il codice nella casella e quindi cliccare su Verifica.

6) Quando si è veramente sicuri di volerlo impostare (N.B. una volta approvato non è più modificabile!), cliccate su Conferma scelta.
google+ A tal proposito, se si conosce l’URL personalizzato di un utente si può accedere alle aree del suo profilo o della sua pagina G+ semplicemente aggiungendo parole chiave alla fine dell’URL:

– google.com/+URLpersonalizzato/post
– google.com/+URLpersonalizzato/informazioni
– google.com/+URLpersonalizzato/foto
– google.com/+URLpersonalizzato/video
– google.com/+URLpersonalizzato/più uno

L’unica modifica che Google permette è di cambiare le lettere maiuscole con le minuscole o gli accenti/segni diacritici: non sembra che siano ammessi dei cambiamenti più sofisticati, probabilmente per evitare il fenomeno del Cybersquatting. La modalità è la seguente:

1) Andate nella sezione “Link” del vostro profilo Google+, situata in “Profilo” > “Informazioni”;
2) Viene visualizzata la seguente finestra in cui si può cambiare la formattazione:

Questa “imposizione” di Google ha lasciato molti basiti, per gli scontenti c’è sempre la possibilità di usare il servizio Gplus.to, che dà la possibilità di personalizzare la propria URL di Google+ a piacimento.

E non è finita qui: a partire da novembre 2013, per attrarre ulteriori utenze, Google vincolerà la possibilità di postare commenti su YouTube al suo social network. Quindi qualunque utente che vorrà dire la sua sarà costretto a farsi un account Google+.

Tenendo conto l’impatto che tutto ciò ha sulla SEO, sta forse per iniziare l’era dei Google Media?