KptnCook: la startup green che prepara la tua busta della spesa

Una startup digitale che sviluppa un’applicazione? Già visto.
Una startup green, una visione del futuro, un’utopistica tecnologia? Niente di nuovo.

Ma cosa direste se un giovane team di app developer trovasse una soluzione green digitale che potrebbe  cambiare le vostre abitudini da domani?

KptnCook è una startup tedesca basata su un’app che elimina il tempo sprecato a decidere cosa cucinare e quali ingredienti acquistare.

Vi suggerisce ricette ed ingredienti, ordina e paga automaticamente la tua “busta” della spesa nel supermercato che scegli, magari da ritirare al volo sulla via di casa al ritorno dal lavoro. Tu pensa a cucinare, CptnKook si occupa del resto.

Ne abbiamo parlato con Polina Marchenko, fondatrice e CEO, alla guida di un team di tre sviluppatori e designer.

Come ti è venuta l’idea?

Come spesso accade, tutto è partito da un mio problema: che cosa mi cucino per cena? Come faccio a scegliere? E come posso risparmiare tempo?

Da tre anni lavoravo per un incubatore qui in Germania, ma pensavo ormai di lanciare la mia startup. Ho presto scoperto che il “mio” problema era tale per moltissimi dei miei amici e familiari. Forse il più importante tra tutti i commenti è arrivato dal mio chef, una volta vista la demo dell’app: “Fallo tu oppure lo farò io!

Avete poi partecipato allo startup weekend di Berlino. Quanto è stato utile, e quanto ha fatto “evolvere” l’idea?

Ha cambiato la mia vita, da un giorno all’altro! Sono arrivata come una semplice ragazza con un grande sogno, e 54 ore dopo la mia idea aveva vinto, l’avevo “validata”, migliorato la “go to market strategy” e trovato un team. Cosa chiedere di meglio?

Quali sono i bisogni che cercate di soddisfare? Cosa vuole la gente?

Ridurre lo stress. In città, le persone subiscono situazioni stressanti dalla mattina alla sera. Lavori intensi fino a tardi, traffico, mancanza di tempo e, nel nostro specifico, lunghe code al supermercato per la pagare.

Pensare alla cena è stressante in sè, a partire dalla decisione di cosa preparare? Alla gente manca l’ispirazione, nonostante le decine di show televisivi incentrati sulla cucina. Quando siamo allo scaffale del supermercato, non sappiamo cosa comprare, ci stressiamo, ed impieghiamo una media di 20 minuti solo per scegliere e trovare gli ingredienti. Perché non usare questo tempo diversamente?

Che esperienza sarà CptnKook per le persone?

Comodità alla massima potenza e pasti salutari giorno dopo giorno. Immagina tre “ricette del giorno”, seleziona un supermercato, ordine e paga via app, e passa a prendere il tuo sacchetto già pronto e pagato sulla via di casa.

E per i supermercati? Perché essere parte del vostro progetto?

Innanzitutto, possono attirare un nuovo segmento di clienti cui piace cucinare ma detestano acquistare gli ingredienti, e che spesso oggi finiscono ad un fast food per non stressarsi.
Possono poi offrire un servizio unico anche ai clienti esistenti, contrastando startup come HelloFresh che giorno dopo giorno “rubano” clienti ai venditori tradizionali.

Infine, abbiamo anche sviluppato un’app per gestire in maniera pratica ed efficiente gli ordini ricevuti tramite CptnKook per rendere la vita “facile” ai dipendenti.

La vostra idea sembra un tipico paradigma da “Economia Verde”. Pensi che la Green Economy sia una bolla destinata ad esplodere come altre?

Il nostro servizio vuole in effetti sostenere la cultura del “fai da te” e della “nutrizione sostenibile”, aiutando a contenere gli sprechi alimentari.

Vogliamo aumentare la coscienza del cosa e come si mangia, evitare gli sprechi, e spingere per pick-up” piuttosto che per il “delivery” perché è una soluzione eco-friendly. Non credo che la Green Economy sia una bolla.

Dove trovi l’energia per superare i problemi e le difficoltà di ogni giorno della tua startup?

Sicuramente il supporto costante della mia famiglia e del mio team, ma soprattutto il feedback positivo dei potenziali clienti e la domanda “posso già scaricare l’app?”

Come vi siete organizzati per lavorare in team?

Ognuno si concentra sulle cose su cui ha maggiore esperienza, ma allo stesso tempo ci aiutiamo a vicenda. Cerchiamo sempre di ritagliarci del tempo insieme nel pomeriggio, per verificare i progressi e prendere insieme le decisioni più importanti dal punto di vista strategico.

Dove vi vedete e volete arrivare fra tre anni?

Vogliamo arrivare a vedere KptnCook nelle principali città europee ed americane

Raccontaci un aneddoto dai vostri primi mesi di vita

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Ce ne sarebbero tanti! Ho imparato ad apprezzare il fatto di lavorare da un appartamento e non da un ufficio. Il divano del salone è diventato la mia seconda stanza da letto, dove posso fermarmi quando prepariamo un meeting importante o semplicemente non ho voglia di andare a casa…. ci ha molto aiutato a conoscerci meglio in un’atmosfera informale.

Che consigli daresti ad un’altra startup sul punto di iniziare?

“Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui zittisca la vostra voce interiore”. Le parole sono di Steve Jobs.

Ci saranno tanti ostacoli e dubbi che ti attanaglieranno. Andate avanti credendo ciecamente in quello che fate. E per chi ha paura di lasciare il proprio lavoro “sicuro” dico: lanciati, se andrà male, troverai un lavoro migliore, ed avrai accumulato esperienza per lanciare con maggiore fortuna la tua prossima startup.

10 passi per una content strategy ottimizzata per il Mobile Marketing

Con l’uscita del recente aggiornamento dell’algoritmo di Google, HummingBird (più noto in Italia come Colibri) che prende il posto di Caffeine, introdotto nel lontano 2010, i siti mobile e le strategie sono sotto i riflettori. Per le imprese infatti diventa oggi necessario disporre di siti web che siano prestanti via mobile, e che le strategie adottate riguardino anche i contenuti, non solo l’architettura del sito.

Facciamo allora un po di chiarezza su quali possono essere i punti fondamentali per sviluppare una giusta content strategy efficace per il mobile marketing e sviluppare al meglio il vostro business.

1. Pensiamo subito in “mobile”

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Inizialmente l’approccio al design mobile era abbastanza semplice: si creava un sito web standard compatibile con le risoluzioni desktop più comuni, per poi trovare differenti formati di visualizzazione del sito su schermi con risoluzioni diverse, semplificando la struttura grafica ed inserendo contenuti “tappabili” direttamente.

Oggi il trend sta cambiando, in quanto la metà delle ricerche su internet si svolge tramite dispositivi mobile, quindi vige la regola “mobile first“, ovvero è ora di pensare come prima cosa ai nostri siti in versione mobile. Questo deve essere applicato anche ai contenuti; pertanto bisogna abbandonare l’idea di logorroici “mappazzoni” di righe senza fine,  creando paragrafi non superiori alle 3 o 4 righe.

2. Meglio contenuti lunghi o corti?

Da sempre Google ci ha abituato ad un range di battute comprese fra 500 e 1000 per ottenere un buon posizionamento sui motori di ricerca. Da un lato, la grande quantità di parole ci permette di approfondire qualitativamente i nostri contenuti, dall’altro è bene porsi l’interrogativo circa il tempo e la necessità che il nostro utente ha a disposizione da dedicare ad una lettura approfondita. Pertanto per impostare una content strategy è fondamentale conoscere il target di riferimento.

3. Capiamo le abitudini del nostro pubblico mobile

Esistono tantissime strategie di mobile marketing sui contenuti, che spesso vengono generate senza conoscere i dati di “ascolto”. Vediamo una serie di domande che dobbiamo porci prima di pianificare qualsiasi strategia mobile:

– Sappiamo qual’è la percentuale di accessi sul nostro sito tramite mobile?

– Sappiamo quanti lo vedono tramite smartphone e quanti tramite tablet?

– Come si comportano gli utenti mobile rispetto a quelli desktop?

– Quanto tempo rimangono sul sito in media? 10 min sono ben diversi da 90 secondi!

– Quante altre attività possono svolgere tramite mobile per cui riescono ad accedere ai vostri contenuti? Es: Facebook, Twitter, YouTube

Più informazioni abbiamo sui nostri utenti mobile, maggiore saranno gli accorgimenti che riusciremo a prendere in fase di stesura di nuovi contenuti o in fase di pianificazione strategica.

4. Attenzione ai titoli

Ricordiamoci sempre che il titolo è molto importante indipendentemente dalla forma o dallo strumento di comunicazione. È necessario creare un titolo accattivante che attragga il lettore e lo spinga a intraprendere la lettura. Ancora più esigente è la forma mobile, perché “short“, pertanto diventa quasi obbligatorio verificare che:

– il titolo attiri l’attenzione del pubblico;

– il titolo susciti nel lettore curiosità;

– il titolo evochi una reazione emotiva nel lettore.

5. Non lasciamoci scappare il lettore

La parte che dobbiamo pensare meglio quando produciamo contenuti è rappresentata in genere dai primi 2 paragrafi, questi devono essere abbastanza accattivanti da portare il lettore a continuare la lettura. Se questa pratica è normalmente applicata da chi scrive sul web o sulla carta stampata, su mobile, il riassunto e la sintesi diventano elementi predominanti.

Ma che strategia usare? Se la nostra notizia è vincente , dobbiamo focalizzare immediatamente nel riassunto l’oggetto principale, certi che l’utente voglia approfondire ulteriormente la lettura.

6. Adattabilità dei contenuti

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Tutti quelli che masticano un po’ di SEO, sanno che la lunghezza dei contenuti in un articolo è fondamentale. L’utente medio invece manifesta necessità di informazioni importanti in uno spazio compresso.

Come abbiamo già visto prima infatti, diventa fondamentale la lunghezza dei contenuti, per questo si potrebbero strutturare i contenuti testuali il sito con una versione per il desktop, ed una dedicata al mobile, oppure creare dei riassunti per ogni post, lasciando all’utente la possibilità di leggere l’intero articolo in un secondo momento.

7. Non trascuriamo la formattazione

Curare nel dettaglio la formattazione dei contenuti può diventare un’ottima mossa strategica per il nostro lavoro di mobile copy. Quindi oltre all’uso consono ed appropriato di bold e italici, ricordate inoltre di:

– mettere i punti, non fare frasi infinite;

– usare font di dimensioni appropriate;

– fare attenzione al colore del font e del background.

 

8. Consideriamo il livello di lettura

Quando scriviamo dei contenuti, come abbiamo già detto, dobbiamo conoscere il nostro target e quali/quante sono le parole giuste da utilizzare per rendere il più possibile fruibile il testo. Da un punto di vista qualitativo, ad esempio, per un pubblico consumer, è necessario fare attenzione a non utilizzare terminologie troppo tecniche; di contro, per il segmento addetti, cerchiamo di qualificare il più possibile il contenuto con parole specifiche.

Da un punto di vista quantitativo, uno strumento che può aiutare a valutare la leggibilità del testo è l’indice di leggibilità Flesch-Kincaid, che si può comunemente trovare fra le funzioni di revisione di Microsoft Word. Se il punteggio è troppo alto, diamo una ricontrollata alla lunghezza delle parole, delle frasi e ai punti.

9. Inseriamo contenuti video e immagini

Infografiche, video ed immagini diventano sempre più importanti. Per le strategie mobile, i “micro-video” stanno diventando sempre più numerosi. I servizi come Vine, Instagram e Mindie, che permettono di realizzare minivideo, sposano in pieno le necessità di “stringare” i contenuti per le piattaforme mobile, perché come per il testo, anche i video se troppo lunghi non vengono visti per intero.

10. Utilizziamo anche i link

Semplifichiamo la vita dell’utente, riducendo la mole di contenuti presenti sulla stessa pagina attivando link appositi che riportino un approfondimento specifico su una sezione dedicata, in modo da permettere rapidamente l’identificazione dell’argomento d’interesse ricercato dallo stesso lettore.

Questi  10 passi sono piccoli accorgimenti che potrete subito mettere in pratica per il vostro mobile marketing: se avete altri suggerimenti segnalateceli nei commenti 🙂

Christmas is coming e Lego punta sul rapporto padre-figlio

All’orizzonte già si intravedono le prime campagne natalizie ma Lego batte tutti con un meraviglioso spot TV realizzato dall’agenzia We Are Pi di Amsterdam e diretto da Joanna Bailey.

La campagna è intitolata Let’s build ed è raccontata attraverso gli occhi di un bambino che costruisce con i Lego insieme al suo papà. L’emotività che caratterizza la narrazione sembra volersi rivolgere direttamente ai genitori.

“Vogliamo continuare a ispirare i costruttori di oggi e di domani”, ha dichiarato Kathryn Marriott, la brand manager di Lego.

“Questa campagna è stata progettata per costruire il marchio Lego e tutto ciò che esso rappresenta, puntando sul rapporto tra genitori e figli per far godere loro di un’esperienza di gioco creativo che solo Lego può offrire.”

Lo spot è stato premiato nel Regno Unito e in Irlanda durante X Factor ed è stato programmato per tutto il periodo pre-natalizio.
E’ stato stimato che la campagna sia costata circa il 10% del budget di marketing annuale.

Lego non è stato l’unico a puntare su questo tema, quest’anno ci sono state raccontate emozionanti storie padre-figlio nella pubblicità. Un caso su tutti è lo spot per la bevanda Robinsons che ha sottolineato come quando ci si impegni a giocare energicamente con i propri figli, ci si trasforma in migliori amici.

Lo spot Lego vuole  trasmettere proprio questo: giocare insieme ai propri figli con i mattoncini più famosi del mondo ci permetterà di trasportarci in un mondo parallelo, stringendo quei legami che dureranno molto di più di un castello caduto in mille pezzi o di buffi dinosauri ancora sconosciuti alla paleontologia.

Il giro del mondo con i check-in di Foursquare

Nelle nostre giornate c’è un ordine programmato di eventi che si susseguono e danno vita alle routine quotidiane. Questa condizione, moltiplicata per i milioni di persone che vivono in una metropoli, fa sì che anche le stesse città vivano seguendo un ritmo.

Usando i check-in dei suoi utenti, Foursquare ha creato alcuni video che mostrano la giornata tipica di alcune delle più grandi città del mondo. Si va dalle ora di punta in cui i trasporti sono congestionati, alla pausa pranzo in cui i ristoranti sono pieni, alla vita notturna in cui sono i locali ad essere i più frequentati; nei video ad ogni colore corrisponde un’attività particolare.

Foursquare vuole dimostrarci come stia diventando un fenomeno globale, dando ai suoi 40 milioni di utenti e 4,5 miliardi di check-in un aspetto affascinante ed interessante.

Vi lasciamo alla visione dei video:

Istanbul

Londra

New York

Tokyo

San Francisco

Chicago

Perché le donne lasciano le tech companies e cosa fare per evitarlo

Il settore tecnologico ha un problema con le donne.

Nonostante ci siano programmi di sostegno ed incoraggiamento alle carriere nel campo dell’ingegneria e dell’informatica, come Girls who code (per gli Stati Uniti) o Berlin Geekettes (per la scena tech berlinese ed europea), le donne continuano ad abbandonare le aziende tecnologiche in percentuale doppia rispetto agli uomini. Anche quelle che sono riuscite a superare tutti gli ostacoli del caso non riescono a rimanervi a lungo.

1. Maschilismo 2.0

Uno dei problemi più sentiti è proprio quello dell’atteggiamento sessista degli uomini nei confronti delle colleghe donne. Il settore tecnologico infatti è stato per antonomasia dominato dagli uomini e, nonostante le donne abbiamo cominciato a trovare i propri spazi – anche di un certo livello – al suo interno, questo non ha impedito il verificarsi di un accadimento emblematico nell’ultimo periodo.

Il fatto riguarda la conferenza più importante del settore: il Tech Crunch Disrupt di San Francisco. Durante l’ultima edizione, lo scorso settembre, sono state presentate due app create nella tipica hackaton organizzata durante l’evento: la prima si chiamava “Titstare” (da Tit = seno e Stare = guardare ndr) e permetteva di fotografarsi mentre si guarda il seno di una donna, l’altra invece era un gioco che si basava sullo scuotere il proprio cellulare più velocemente dei propri avversari, chiaramente simulando l’atto della masturbazione maschile.

Alcuni presenti, nonché redattrici e rappresentanti – anche uomini – dell’autorevole blog, si sono resi conto della gravità del messaggio e hanno pubblicamente porto le loro scuse con un post in cui hanno ammesso che “il sessismo è un problema importante nelle aziende tecnologiche” e hanno definito le due presentazioni “misogene” e non in linea con lo spirito del loro evento.

2. I motivi principali di abbandono

Ma quali sono nel complesso i motivi per cui le donne che ricoprono ruoli intermedi tendono ad abbandonare i percorsi di carriera più tecnici per intraprendere la strada manageriale o addirittura lasciare definitivamente il settore tecnologico?

Dopo aver intervistato più di 1000 donne che hanno abbandonato il mondo della tecnologia, uno studio dell’Università del Wisconsin-Milwaukee ha scoperto le 4 ragioni principali: per il 30% delle donne intervistate sono le condizioni lavorative mediocri (salari bassi, troppe ore di lavoro e poca opportunità di avanzamento) ad aver condizionato la scelta. Il 27% invece ha affermato di aver avuto problemi a bilanciare la vita lavorativa e personale. Una parte sorprendentemente grande delle intervistate invece ha affermato di trovare noiosa la propria attività e il lavoro in generale. Il 17% invece non andava d’accordo con i propri colleghi, con il proprio capo o non si rispecchiava nella cultura generale dell’azienda.

3. Di cosa hanno bisogno le donne?

Le donne nella tecnologia contanoun nuovo report dell’istituto Anita Borg, dopo aver analizzato le cause dell’abbandono delle aziende tecnologiche da parte delle donne, propone anche delle azioni per trattenerle e sostenerle in maniera efficace, divise in 4 ambiti diversi:

Leadership e responsabilità: formare in maniera ufficiale i manager e renderli responsabili della ritenzione delle donne nei propri team.

Cultura aziendale orientata all’innovazione: stimolare la collaborazione; offrire programmi di formazione per incrementare la consapevolezza e la conoscenza delle micro-iniquità; fornire opportunità di sviluppo e visibilità.

Comunità e reti di supporto: organizzare e supportare workshop e conferenze focalizzati sulle esperienze e sulle sfide dei percorsi di carriera; istituire programmi di mentoring.

Infrastrutture organizzative e policy: fornire la possibilità di gestire il proprio lavoro in maniera flessibile e creare servizi e strumenti che facilitino il bilanciamento lavoro-vita privata.

4. Non solo tech

Di certo il fatto che l’ambiente tecnologico sia nell’immaginario comune un mondo maschile, rende le condizioni lavorative delle donne nel settore più aspre e difficili; questo però non significa che negli altri settori le donne abbiano la strada spianata.

Il problema della ritenzione delle donne e soprattutto dell’acquisizione delle loro figure professionali nelle aziende, può sembrare un problema vecchio, ma non può più essere ignorato. Per citare dei dati concreti, negli Stati Uniti ogni anno in media 3000 donne con un PhD abbandonano la carriera scientifica.

Con queste cifre non si tratta  più di un problema sessista: è una perdita per lo stato nonché una minaccia per la competitività economica.

 

Photo Credits Thinkstock

I numeri di Google+: veri o gonfiati?

I numeri di google Plus

Google Plus non si smentisce mai. E non lo fa neanche ora, facendo anzi parlare nuovamente di sè per alcune dichiarazioni rilasciate il 29 ottobre, secondo cui il social network di casa Google avrebbe raggiunto i 300 milioni di utenti attivi mensili che visitano lo stream e oltre 540 milioni di utenti che interagiscono con G+ . Ma facciamo un passo indietro: come vengono realmente contati questi visitatori da Big G?

Lo stream

Per prima cosa, bisogna considerare che per visualizzazione dello stream, Google intende ogni volta che lo stream viene caricato sul nostro schermo. Questo significa, ad esempio, che se un utente involontariamente clicca sulla campanella delle notifiche e approda sul social network pur di eliminare quel fastidioso numeretto rosso, viene considerato come un utente attivo.

YouTube

È ormai nota la notizia secondo cui i commenti di YouTube saranno finalmente integrati con Google Plus e viceversa. Anche le azioni realizzate sul sito di video condivisione, quindi, potrebbero essere conteggiate come attività svolte su G+.

Google Play

Molti di voi avranno notato come, per rilasciare una recensione sullo store Android o Chrome, sia necessario creare un account su G+. Questo, e il conseguente scaricamento delle applicazioni, è probabile che venga considerato come una delle azione compiute da parte di un utente attivo.

I numeri di Google Plus

SEO

La corsa all’author rank, poi, si è già attivata da tempo. E anche qui per convalidare l’authorship è necessario, neanche a dirlo, un profilo sul social nework in questione. E questo ha permesso a G+ di guadagnarsi una grande fetta di mercato più che attiva: quella degli uomini di marketing.

Immagini in backup

L’utilissima funzione di salvataggio delle immagini dal cellulare all’account Google in automatico, potrebbe essere un’altra delle trovate del social netowork per considerare attivi gli utenti.

Tempo di permanenza

Ma perchè in queste statistiche non viene mai accennato il tempo di permanenza medio sul sito? Perchè è proprio questo il tasto dolente del social network.

Se, infatti, secondo Nielsen l’utente medio trascorre su Facebook 6 ore e 44 minuti, il tempo passato su Google Plus crolla vertiginosamente a 6 minuti e 47 secondi. Un po’ troppa la differenza per essere considerati anche solo lontanamente concorrenti.

I numeri di Google Plus

Google è quindi una oasi felice o un effettivo deserto come molti continuano a sostenere? Certo secondo quanto detto sopra la risposta penderebbe decisamente sulla seconda ipotesi, tuttavia non vogliamo assolutamente negare l’importanza di Google Plus, credendo che un giorno possa realmente raggiungere o superare Facebook. Certo è evidente come, quel giorno, non sia ancora arrivato!

Cryptstagram: nascondi del testo in immagini protette da password

Cryptstagram: nascondi del testo in immagini protette da password

Cryptstagram: nascondi del testo in immagini protette da password

Realizzato da “The Barbarian Group”, agenzia creativa americana specializzata nel web, Cryptstagram nasce prima di tutto come una provocazione irriverente, in quanto permette gratuitamente di inviare messaggi criptati e protetti da una password all’interno di immagini caricate appositamente all’interno del sito.

Il sistema Cryptstagram funziona in modo molto semplice. È possibile applicare dei filtri (simili a quelli di Instagram) alle immagini, ma la loro funzione è quella di ostacolare la visualizzazione delle stesse.

La procedura è molto semplice: basta caricare un file di massimo due megabyte di dimensioni, scegliere i filtri di protezione, digitare il messaggio e la relativa password, prima di salvare il tutto nel Cryptstagram wall (l’area del sito contenente tutte le immagini protette) e visualizzarne l’URL.

Se volete provare, digitate la password “online” sull’immagine a questo indirizzo per sperimentare il funzionamento di Crypstagram.

Apparecchi acustici, armi e noccioline: i migliori annunci stampa della settimana

Come ogni Lunedì siamo pronti a proporvi i migliori annunci stampa presentati questa settimana dalle menti più feconde dell’advertising internazionale. Ready, Set, Go!

Oticon: Doctor/Maid/Thief

Quanto tempo avete speso per mettere a fuoco questo concept creativo? Sicuramente una volta decodificato il messaggio vi sarete fatti una risata.

Nelle scene qui riproposte tre personaggi (dottore, cameriera e ladro) utilizzano dei poveri vecchietti dotati di apparecchio acustico Oticon per aumentare il proprio livello di udito.

Advertising Agency: Pedro Juan & Diego, Santiago, Chile
Illustrator: Gonzalo Arévalo
Photographer: Martín Edwards

Environmental Protection Authority: Rifles/Granades

Questa campagna voluta dall’autorità per la protezione ambientale neozelandese, mette in luce un problema troppo spesso sottovalutato: l’esposizione prolungata a determinate sostanze pericolose può causare la morte di una persona.

Accanto agli oggetti di lavoro sono posizionate armi convenzionali che accentuano il concetto di pericolosità. 

Advertising Agency: Ogilvy & Mather, New Zealand
Executive Creative Director: Angus Hennah
Creative Directors: Matt Simpkins, Rupert Hancock
Photographer: Lindsay Keats
Retoucher: Geoff Francis
Senior Account Director: Christina Mossaidis

Nuts: Sharks/Alligators

In questo annuncio si fa leva sul gioco di parole che si innesca c0n l’utilizzo dei due significati di Nuts; cioè Nuts come noccioline (richiamo alla barretta) e Nuts come pazzie (richiamo alla scena dei due uomini intenti in un impresa ardua, una vera pazzia.

Advertising Agency: DKP, Paris, France
Creative Director: Daniel, Mathias
Art Director: Daniel
Copywriter: Mathias
Photographer: Image Banks

The Foundation for Queen Silvia Children’s Hospital: More childish, 1/2

La fondazione benefica che ha commissionato questa campagna stampa si occupa di rendere gli ospedali infantili un po’ più giocosi e colorati per cercare di alleviare il dolore dei piccoli pazienti.

Molto ben pensato il camuffamento della macchina ospedaliera tramite una console Xbox 36o e simpatico l’utilizzo del dispenser colorato per i medicinali in pasticche.

Advertising Agency: Milk, Gothenburg, Sweden
Senior Art Director: Gunnar Skarland
Art Directors: Andreas Silverblad, Axel Tagg
Copywriters: Anders Malm, Torkel Norling
Photographer: Digitalstudion

Nissan: Rugby/Basketball

Questa campagna non ha bisogno di molte parole grazie alla sua immediatezza ed efficacia. L’headline è un imperativo: “usa ricambi sostitutivi originali” che, nella print, sono incarnati dagli sportivi massicci e robusti. Gli uomini striminziti e emaciati rappresentano invece i ricambi non originali.

Advertising Agency: Kausa centralcreativa, Asunción, Paraguay
Chief Creative Officers: Rodolfo Gomez, Alberth Cabrera
Creative Director / Copywriter: Gabriel Benitez O.
Art Director / Illustrator: Edgar Arce

Un papà fotografo, una bimba bionda e dolcissima e oltre 100 scatti insieme: ecco il progetto World's Best Father raccontato dal fotografo Dave Englebow

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World's Best Father: gli scatti di un papà modello [INTERVISTA]

Ci sono molti modi per dimostrare l’amore per un figlio, Dave Engledow ne ha scelto uno davvero divertente e fuori dagli schemi: il progetto World’s Best Father.

I protagonisti sono Dave Engledow, fotografo ormai ben noto negli USA come World’s Best Father, la sua bellissma e biondissima bambina nata nel 2010, Alice Bee e le più di 100 foto scattate insieme e poi condivise sul blog del fotografo.

Nelle immagini – ironiche e provocatorie, ma sempre divertenti – Dave ed Alice Bee compiono azioni casuali insieme, mostrando così il legame che li unisce e che li rende una famiglia non convenzionale, fuori dagli schemi.

Incuriositi da queste foto abbiamo cercato Dave per fargli qualche domanda sul progetto World’s Best Father e sulla sua piccola Alice Bee.

Ci racconti qualcosa di te e del tuo lavoro come fotografo?

Mi sono laureato in fotogiornalismo all‘Università del Texas a Austing, studiando con il fotografo documentarista Dennis Darling.

Quante foto hai scattato con tua figlia per il progetto World’s Best Father? Qual è la tua preferita?

Abbiamo scattato più di 100 immagini di questa serie ed io le adoro tutte perchè ognuna di loro mostra Alice Bee in un diverso stadio della sua crescita. La mia preferita però è ancora la prima dove la tengo in braccio e verso il suo latte nel mio caffe. Credo sia una delle poche immagini della serie che è uno scatto singolo, e mi piace come tutto in quell’immagine sia allineato, dal flusso di latte alla sua espressione che lo fissa mentre cade nella tazza.

Ci racconti qualcosa del tuo progetto?

L’idea è nata per creare qualcosa di unico per Alice Bee. In più ho davvero utilizzato questa serie di immagini come un modo per affrontare le mie paure all’idea di diventare padre ed allo stesso tempo divertirmi un poco.

Dove trovi l’ispirazione per le tue foto?

Qualche volta l’ispirazione viene da qualcosa che Alice Bee sta facendo oppure da oggetti pericolosi che io vedo in giro per casa, oppure da qualcosa che sta succedendo nella cultura popolare. A volte le idee mi vengono senza nessuna ragione apparente.

Quanto tempo ti serve per preparare il set per uno scatto?

Ho bisogno di circa 1-2 ore per sistemare il set e le luci e per fare immagini di prova per assicurarmi che tutto vada bene. Poi scatto prima la mia parte, poi quella di Alice. Questa fase di solito dura circa 1-2 ore. Infine mi servono circa 8-15 ore per l’editing della foto.

Ci racconti qualche episodio divertente accaduto mentre scattavi una foto?

Quando stavamo scattando delle foto dove Alice Bee stava mangiando un orsetto gommoso gigante lei non riusciva a capire come infilare le gigantesche orecchie dell’orso in bocca ed è stato davvero divertent vederla provare eroicamente a capire come mangiarlo!

Quando Alice Bee sarà più grande come credi ricorderà questi vostri momenti insieme?

Spero che quando Alice Bee sarà cresciuta guarderà a queste immagini con affetto e ricorderà quando divertente sia stato e quanto sua padre l’ha amata.

StartupBus Italia in finale al Vienna Pioneers Festival

StartupBus Italia al Vienna Pioneers Festival

Si è conclusa al Pioneers Festival di Vienna l’avventura dello StartupBus Italia di cui abbiamo seguito il viaggio sin dalla  prima tappa di Napoli.
La competizione on the road ha visto i buspreneurs italiani impegnati in un’avventura a bordo di un bus di innovazione, tecnologia e creatività che da Roma li ha condotti sino alla capitale austriaca. Durante il viaggio gli startupper hanno messo insieme le proprie energie per trasformare idee innovative in embrioni di startup. Ma i 25 talenti non erano soli: il viaggio, infatti, è stato un momento di incontro con investitori, giornalisti ed esperti del settore che attraverso incontri e workshop su temi specifici hanno veicolato importanti consigli sulla creazione di un nuovo business.

Valzer di Startup sul Danubio Blu

StartupBus Italia al Vienna Pioneers Festival

A Vienna si sono dati appuntamento gli StartupBus provenienti da tutta Europa e sul palco del Pioneers Festival hanno duellato a suon di innovazione e fattibilità le 8 migliori idee tra le centinaia che hanno partecipato alla selezione.
Ben due delle business ideas sviluppate sullo StartupBus italiano hanno avuto accesso alla finale, ma purtroppo le startup made in Italy non sono riuscite a guadagnarsi il podio. 
La vittoria è andata alla Croazia grazie all’innovativo sistema Baby Watch che, attraverso un device a ultrasuoni collegato a una comune app per smartphone, permette alle donne in gravidanza di ascoltare il battito del cuore del proprio bambino prima che i primi movimenti siano percepibili.

StartupBus Italia al Vienna Pioneers Festival

Una vetrina internazionale per i buspreneurs

Che dire per consolare i viaggiatori dello StartupBus Italia? Che mai come in questo caso è vero che l’importante non è vincere, ma partecipare. I finalisti e tutti gli altri buspreneurs torneranno a casa con un immenso bagaglio di conoscenze e con nuove speranze per il futuro. La manifestazione, infatti, è stata una vetrina importante per i loro business: aziende come Samsung e investitori come Max Uggeri (MU Investments) hanno dimostrato interesse per alcuni dei progetti in gara e si sono proposti di valutarne il sostegno economico per la realizzazione.
Concludiamo con la dichiarazione di Alessandro Gambera, uno degli organizzatori di StartBus Italia: “E’ stata un’esperienza illuminante. Fare lo startupper in italia è un’impresa (in tutti i sensi…). Inizialmente non ci credevo, ma mi sono completamente ricreduto. Aiutare chi ha voglia di fare a realizzare i propri progetti è una grande soddisfazione e la miglior ricompensa per tutti gli sforzi profusi. Finalmente i nostri cervelli hanno la possibilità, di conoscersi e svilupparsi anche nel nostro paese”.