Lo scorso 12 Novembre abbiamo assistito al concerto della band Compressorheada Union Square, New York City. E chissene, direte voi. Una band che suona musica dal vivo è una cosa abbastanza normale.
C’è però una caratteristica che differenzia questa band dalle altre: ogni suo componente è stato costruito con pezzi di metallo destinati allo scarto, e i componenti di questo gruppo musicale non sbagliano, e non sbaglieranno mai, un accordo. The heaviest metal robo-rock band è infatti composta da droni computerizzati, calibrati per non sbagliare mai una nota e per non perdere mai il tempo.
Stickboy alla batteria, Bones al basso e Fingers alla chitarra hanno dato vita ad un incredibile concerto live per il Pubblico di New York. General Electric ha ingaggiato questi robot umanoidi tedeschi di un metro e mezzo per promuovere la campagna Brilliant Machine. La campagna è composta da una serie di eventi interattivi volti a informare il pubblico su come software e hardware stiano diventando sempre più “una cosa sola” allo scopo di creare un futuro più brillante.
Il risultato è esplosivo, l’evento ha attirato curiosi e giornalisti e la band ha dimostrato di saper rockeggiare alla grande e coinvolgere il pubblico.
Ma cosa c’entra General Electric con una band musicale robotica? Lo spiega Andy Goldber, direttore creativo di General Electric: “Abbiamo cercato di prendere l’idea di Big Data e Big Iron appartenenti alle grandi industrie e case produttrici e abbiamo cercato di umanizzarli e renderli divertenti, relazionandoci con le persone attraverso la musica. Direi che questa band è perfetta per esprimere questo concetto perchè sono grandi macchinari e utilizzano un sacco di dati per funzionare.
Oltre al concerto, GE ha fatto installare una torretta wifi dalla quale si poteva anche ricaricare il telefono, per offrire agli spettatori la possibilità di navigare su internet e ascoltare su Spotify le 40 traccie “robocentriche” della band e nel frattempo far capire l’importanza dell’elettricità nelle nostre vite.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00kiwihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngkiwi2013-11-16 11:00:012013-11-16 11:00:01General Electric ingaggia una robot band per la campagna Brilliant Machine
Ci chiediamo perchè, in un paese come l’Italia, in cui il turismo dovrebbe essere una delle leve più importanti al nostro servizio, questo non avvenga. E si tiri anche dietro una crisi nel settore degli investimenti, soprattutto quelli immobiliari ed in particolar modo quelli delle grandi catene alberghiere. Se si pensa, poi, che queste siano diffuse solamente nelle grandi città (Roma, Milano, Firenze e Venezia) questo dato è ancor più allarmante, dato che il nostro stivale risponde, da nord a sud e da est ad ovest ad una serie di caratteristiche morfologiche, ambientali, sociali e culturali, che se sfruttate al massimo, farebbero dell’Italia una vera e propria forza del mediterraneo.
I dati a livello europeo, invece, ci raccontano di un 54% di crescita in sei mesi relativamente agli investimenti nel settore alberghiero che si è fatto registrare nel primo semestre del 2013 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Secondo un’indagine condotta da Bnp Paribas Real Estate, nei primi sei mesi di quest’annole cinque principali destinazioni turistiche dell’Europa occidentale(Francia, Germania, Italia, Spagna e Regno Unito) hanno realizzato investimenti per 4,5 miliardi nel settore alberghiero.
In Italia, invece, si registrano tempi difficili per gli investimenti alberghieri , soprattutto per quelle strutture a 3 stelle che, da sempre, rappresentano lo zoccolo duro delle hotellerie della Penisola, e che ora gli investitori non considerano più, scegliendo solo hotel a 4 e 5 stelle. Le stime indicano in 600 milioni di euro l’ammontare degli investimenti nel comparto nel corso del 2013 ma, secondo l’analisi di Trademark Italia, si tratta di un dato che include tutte le transazioni, anche i passaggi degli hotel dalle banche alle bad company, o le acquisizioni sottoprezzo di strutture insolventi da parte dei creditori.
Il motivo per cui un 3 stelle è meno appetibile agli occhi di un investitore degli hotel di fascia alta è evidente: il rendimento è inferiore a quello dei 4 e 5 stelle e non giustifica le spese di manutenzione e di gestione diretta. Quest’ultimo punto è l’altro tasto dolente dell’hotellerie italiana: le catene internazionali, ma quelle nostrane, hanno smesso di acquistare immobili con operazioni che necessitano di capitali sempre più ingenti, orientandosi piuttosto sulla gestione delle unità alberghiere con affitti, franchising e contratti di management.
Un panorama gravato da un eccesso di offerta, la cui eredità pesa ora sulle spalle degli imprenditori dopo il boom di costruzioni che ha caratterizzato gli anni d’oro del turismo ricettivo italiano. Una sovrabbondanza di edifici che oltretutto, con il passare del tempo e le nuove esigenze dei viaggiatori, necessitano di investimenti continui nel restyling delle camere e nella riconversione degli ambienti comuni ad aree più attrezzate soprattutto dal punto di vista tecnologico.
La top five europe a
1. Regno Unito
Leader indiscusso degli investimenti nel settore alberghiero, con 1,9 miliardi di euro impiegati nei primi sei mesi del 2013, il Regno Unito è cresciuto del 23% rispetto al 2012. Londra, ovviamente, è la città in cui investire viene considerato più sicuro e remunerativo.
2. Spagna
Complice la crisi, in Spagna non ci sono stati investimenti trascendentali. Ma l’acquisto da parte delfondo Qatariota di W Barcelona per 200 milionidi euro ha fatto lievitare gli investimenti nel settore alberghiero a quota 330 milioni di euro, con unincremento del 71%rispetto al primo semestre del 2012.
3. Francia
La Francia ha fatto registrare investimenti record nel primo semestre: 1,3 miliardi di euro e un balzo del 119% rispetto allo scorso anno. Questo è dovuto soprattutto alla cessione di attività di grande pregio come il Mandarin Oriental.
4. Germania
Anche la Germania ha registrato un aumento particolarmente significativo rispetto allo stesso periodo dello scorso anno:+121% a quota 800 milioni. Anche in questo caso alla base del boom c’è una cessione di prestigio: il Queens Moat House, che comprende circa 20 alberghi, per 300 milioni di euro.
5. Italia
Purtroppo per noi, il nostro paese è l’unico ad aver fatto registrare una diminuzione degli investimenti nei primi sei mesi del 2013:-23% rispetto allo scorso anno. Tuttavia, gli esperti sono convinti che la cessione di beni “trofeo” aiuterà a riportare il bilancio in positivo.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Haran Kun Banjohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngHaran Kun Banjo2013-11-16 10:07:522013-11-16 10:07:52Investimenti alberghieri: l'Italia non segue il trend europeo
Il recente fenomeno delle startup che ha investito l’Italia ha creato nella mente delle persone l’idea che questo tipo di aziende abbia poco a che spartire col canonico concetto d’impresa. Questa percezione ha portato a concepire realtà come quelle delle PMI italiane come antiquate, rafforzando la convinzione che l’unica tipologia di azienda che possa salvare la nostra economia sia la startup.
Due realtà diverse ma complementari
La realtà invece è ben diversa. Startup e PMI italiane, invece che vivere distanti, dovrebbero cercare di avvicinarsi e collaborare per incrementare le reciproche possibilità di successo.
Molte delle startup nate negli ultimi tempi peccano infatti della concretezza e della pragmaticità che invece aziende come le PMI italiane, oltretutto ben più strutturate, possono fornire mediante la condivisione delle proprie competenze manageriali, risorse organizzative, attrezzature e canali di vendita.
Le piccole medie imprese, dalla loro, potrebbero giovarsi della carica innovativa e delle conoscenze tecnologiche delle startup, le quali, essendo abituate a sviluppare i loro business grazie al bootstrapping, una particolare pratica di autofinanziamento di cui abbiamo parlato qualche settimana fa, possono permettere alla PMI di trovare dei partner relativamente poco costosi e poco assetati di risorse.
La frequente ricerca di finanziatori esterni da parte delle startup dovrebbe avere come target anche le PMI italiane, come confermato dal recente interesse nei riguardi di questa tematica da parte di due importanti eventi svoltisi in Italia: Il Big Tent a Roma e lo Smau a Milano.
Google e la digitalizzazione delle PMI italiane
Al Big Tent di Roma si è parlato del futuro del Made in Italy e di quanto la digitalizzazione delle PMI italiane, attualmente molto sotto la media europea, potrà rivelarsi una componente vincente nella progressiva ripartenza dell’economia italiana.
All’interno dell’evento è intervenuto Eric Schmidt, Executive Chairman di Google, secondo il quale le caratteristiche del sistema economico italiano sono decisamente adatte a competere nel mondo del web.
Il Made in Italy, infatti, essendo un brand riconosciuto e ricercato a livello mondiale, possiede potenziali clienti in tutto il mondo; inoltre, la grande qualità e la forte personalizzazione dei prodotti d’eccellenza italiani possono rivelarsi un grande vantaggio in seguito all’aumento del bacino d’utenza offerto dal web.
Google intende stimolare personalmente questa progressiva digitalizzazione delle PMI italiane attraverso tre fasi:
1. dando maggiore visibilità alle eccellenze nascoste dell’Italia
2. diffondendo tra gli imprenditori le competenze digitali
3. consegnando ai giovani il ruolo di promuovere la transizione digitale delle imprese italiane
Il deciso interesse manifestato da Google verso la digitalizzazione delle nostre PMI ci porta a pensare che attuare questo cambiamento possa davvero rivelarsi una scelta strategica per il rilancio della competitività delle imprese italiane.
Anche la 50esima edizione dello Smau, svoltasi a Milano lo scorso ottobre, ha posto al centro dell’attenzione la necessità di stimolare l’incontro tra PMI, startup e fondi pubblici.
Secondo Pierantonio Macola, Amministratore Delegato di Smau, le PMI italiane per cominciare un processo di rinnovamento dei propri business devono avere il supporto di tre attori fondamentali: le startup, le imprese del settore digital, e le regioni.
L’attenzione dedicata a questo tema da parte di questi due importanti eventi è un segnale di come si stia smettendo di vedere le startup come elemento a se stante, cercando invece di propiziare un incontro tra la carica innovativa di queste ultime e la miriade di piccole medie imprese che per anni hanno costituito il vanto del florido tessuto industriale italiano.
Aiutare le imprese nell’identificare le possibilità commerciali
Per il futuro occorre quindi propiziare sempre più l’incontro tra PMI e startup, nella speranza di formare partnership commerciali di successo che possano incrementare la componente innovativa e digital delle nostre imprese e dare forza alle eccellenze italiane.
Le PMI, così occupate nella gestione caratteristica dell’impresa, rischiano di non avere un quadro chiaro delle aziende innovative che si stanno sviluppando sul territorio e di non avere il tempo di analizzare dettagliatamente i business dei potenziali partner.
L’istituzione quindi di una associazione d’affiliazione d’impresa, che agevoli ed aiuti gli imprenditori nella ricerca e nell’identificazione dei partner ideali, può essere un grande punto di partenza.
Coinvolgendo regioni, incubatori d’impresa, organizzatori di eventi, camere di commercio e associazioni d’imprese all’interno di una rete integrata, si potrà dare vita ad un organismo che aiuti gli imprenditori a identificare le migliori opportunità di business che il territorio circostante propone.
Riqualificando in questo modo i tessuti industriali italiani probabilmente sarà possibile rimettere in moto l’economia del nostro paese e rilanciare il Made in Italy in campo internazionale.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2013/11/Partnership-tra-PMI-e-Startup-per-il-rilancio-del-Made-in-Italy-e1384453544162.jpg399600Kamohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngKamo2013-11-16 08:00:332013-11-16 08:00:33Partnership tra PMI e Startup per il rilancio del Made in Italy
Se stai leggendo questo articolo vuol dire che ti sei preso un attimo di pausa dal lavoro (se invece il tuo lavoro implica leggere Ninja Marketing sei fortunato! 😉 )
20% di pausa = + produttività
Questo è il risultato di uno studio australiano che ha analizzato il comportamento di 300 lavoratori. Di questi, quelli che dedicavano non più del 20% del loro tempo a navigare in internet per diletto erano poi quasi il 10% più produttivi degli altri.
I lavoratori “birichini” andavano sulla rete a cercare informazioni sui prodotti, a leggere news online e a vedere qualche video su Yotube.
Pausa Vs decremento dell’attenzione
Le aziende spendono soldi per comprare software che non permettano ai lavoratori di gingillarsi sul Web, quando svagarsi un po’ sembra invece aiutare.
Perché?
Il Dr. Cocker sostiene che la mente abbia bisogno di staccare un attimo dal focus su cui siamo impegnati. Non possiamo mantenere la concentrazione all’infinito, quindi dedicarci a qualcos’altro ci permette di ricaricarci per tornare, più svegli, sul compito di prima.
Un po’ come a scuola o all’università: quando l’attenzione cala, ci si distrae per qualche minuto e poi si ritorna con la testa sulla lezione.
Ma la web-pausa non è per tutti
Ci sono persone che tendono ad avere problemi di controllo dei propri impulsi e si fanno prendere la mano. Sono quelli che sono anche più a rischio di IAD (Internet Addiction Disorder): la dipendenza da internet. Per questi soggetti una surfata sulla rete può trasformarsi in un’ora di abbuffata digitale (come i soggetti bulimici).
Non sono poche le persone a rischio: in Australia è il 14% della popolazione, in Italia tra il 10 e il 12%. Quindi, se siete un soggetto a rischio lasciate perdere il web per gingillarvi.
Fate una pausa ma dedicatevi ad altro: prendete un caffè, parlate con un collega, leggetevi il giornale (cartaceo), chiamare il vostro partner e dirgli/dirle che lo amate.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Koshirohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngKoshiro2013-11-16 00:30:322013-11-16 00:30:32Dedicare 20% del tempo alle pause aumenta la produttività sul lavoro
FIFA 14 è il videogioco di calcio sviluppato dalla software house Electronic Arts, per la precisione il 21° titolo della serie. Scopriamo gli altri titoli nella classifica dei videogiochi italiana riferita al mese di ottobre.
CONSOLE: Classifica Videogiochi (Ottobre 2013)
1) FIFA 14 su PS3 – Electronic Arts
2) GTA V Grand Theft Auto su PS3 – Rockstar Games
3) Pokémon Y su 3DS – Nintendo
4) GTA V Grand Theft Auto su Xbox 360 – Rockstar Games
5) Pokémon X su 3DS – Nintendo
6) FIFA 14 su Xbox 360 –Electronic Arts
7) Just Dance 2014 su Wii – Ubisoft
8) Assassin’s Creed IV Black Flag su PS3 – Ubisoft
9) Pro Evolution Soccer 2014 su PS3 – Konami
10) Assassin’s Creed IV Black Flag su Xbox 360 – Ubisoft
PC: Classifica Videogiochi (Ottobre 2013)
1) Football Manager 2014 – Sega
2) FIFA 14 – Electronic Arts
3) Total War Rome II – Sega
4) Battlefield 4 Limited Edition – Electronic Arts
5) Pro Evolution Soccer 2014 – Konami
6) The Sims 3 Refresh – Electronic Arts
7) Battlefield 4 – Electronic Arts
8) World of Warcraft – carta pre-pagata da 60 giorni – Activision Blizzard
9) F1 2013 – Codemasters
10) Battlefield 4 Deluxe Edition – Electronic Arts
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2013/11/La-classifica-italiana-dei-videogiochi-Console-PC-piu-venduti_FIFA14_logo.png448800Nathan Gangihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngNathan Gangi2013-11-15 17:20:092013-11-15 17:20:09La classifica italiana dei videogiochi Console/PC più venduti a ottobre
Il fenomeno che vede le persone utilizzare il proprio smartphone o tablet per il check-in in luoghi e locali vari è diventato estremamente popolare negli ultimi anni. I social network basati sulla localizzazione come Foursquare, Twitter e Facebook consentono agli utenti di annunciare in maniera semplice chi sono e dove si trovano.
Ma perché le persone fanno check-in, e quali sono i potenziali rischi che si corrono nell’annunciare la propria posizione al resto del mondo?
Perché le persone fanno check-in?
Possono esserci motivi differenti perché una persona voglia utilizzare il proprio dispositivo mobile per fare il check-in in un determinato luogo.
Per alcuni, la ragione può essere semplicemente tenere traccia dei luoghi che hanno visitato in vacanza. Per altri, il motivo potrebbe essere ottenere un qualche riconoscimento legato alla presenza in un determinato posto, come offerte speciali o sconti da aziende aderenti. Infine, per altri potrebbe essere il piacere di comunicare un risultato conseguito, come trovarsi in un determinato luogo (dopotutto, fare il check-in in cima al Monte Everest genererà sicuramente molti like, commenti, e sarà motivo di vanto!).
Perché prestare attenzione quando si fa il check-in
Sebbene annunciare la propria posizione ad amici e follower può essere divertente e gratificante, essere troppo aperti sulla propria posizione in un determinato momento può essere potenzialmente pericoloso.
Pericolo di furto
Per prima cosa, il rischio potenziale di fare il check-in è che l’annuncio della propria posizione potrebbe essere notata al di fuori della propria cerchia di amici e familiari.
I criminali sbirciano nei social network per ottenere informazioni utili sui loro target potenziali, e dettagli quali il check-in in un determinato cinema o un hotel sono un invito aperto per un furto a casa. Infatti, uno studio ha rilevato che il 78% di ex-ladri ha utilizzato un qualche social media per prendere di mira potenziali abitazioni da saccheggiare. Immaginate di rientrare da una bella cena o vacanza e di trovare i ladri che hanno ripulito la vostra dolce casa.
Truffe online e stalker
Altri potenziali rischi da prendere in seria considerazione sono truffe e stalker online. In questo caso i ladri non sono quelli che girano attraverso le reti social per scovare potenziali obiettivi. Scoprire che la propria casa o appartamento sono stati svaligiati di certo è traumatizzante, ma un predatore online che conosce tutti i dettagli aggiornati al minuto su dove ci si trova in quel preciso momento, pone tutti i soggetti coinvolti in grave pericolo.
Immaginate di imbattervi sempre “stranamente” nella stessa persona al supermercato, alla stazione di benzina o nel vostro luogo di ritrovo preferito, subito dopo aver effettuato un check-in.
Immagine tratta da www.zonealarm.com/blog
Altri elementi da considerare
Prima di rendere nota la vostra prossima destinazione, ecco alcuni elementi da prendere in considerazione.
Lo devono sapere proprio tutti?
Le persone a voi più vicine in genere sono le stesse che vi accompagnano al ristorante o che sanno quando andrete fuori città per vacanza o in viaggio d’affari. Sarebbe quindi opportuno che quando decidete di effettuare un check-in, pensiate bene a quanto segue: chi ha davvero bisogno di conoscere la vostra posizione?
Si possono avere un sacco di amici o seguaci sui propri account di social network, ma è lecito ritenere che non esista una relazione così stretta con ogni singola persona. E se non sono vostri amici o familiari, che senso ha far sapere loro dove ci si trova?
In breve, chi ha bisogno di sapere, probabilmente lo sa già. E magari non è il caso di informare contemporaneamente anche chi, in fondo, di questa informazione non ha bisogno.
Rivedere le impostazioni di privacy
Sarebbe inoltre opportuno spendere qualche minuto per rivedere le impostazioni della propria privacy sui social network utilizzati per il check-in. Assicurarsi di impostare i criteri selezionando con cura chi desiderate possa sapere dove vi trovate.
Utilizzando Facebook ad esempio, è necessario impostare la privacy come “amici” o “personalizzata”, per poi elencare persone specifiche in grado di visualizzare le vostre posizioni. Se tutte le opzioni per le impostazioni di privacy vi lasciassero ancora dei dubbi, forse è il momento di ripensare se desiderate davvero effettuare il check-in utilizzando quel determinato social network location-based.
Pubblicare le foto
Nonostante vi possa sembrare “carino” pubblicare in tempo reale le foto di una vostra avventura, nonché la posizione sull’account social network, sappiate che in questo modo comunicherete automaticamente l’informazione anche al resto del mondo. È come se aveste un rilevatore GPS portatile su voi stessi, ma ne aveste dato il controllo in mano ad altre persone.
Sarebbe più prudente pubblicarle al vostro rientro a casa. L’effetto sarà meno “istantaneo”, ma la precauzione sarà di sicuro valore se si considera il fatto che potrebbe eliminare o quanto meno ridurre i rischi potenziali di cui sopra. Postare foto con calma a casa aiuta anche a essere più discreti, rivelando solo dove, ma non necessariamente quando, ci si trova in un determinato posto.
Ne vale la pena?
I Social network location-based non sono necessariamente una cosa negativa, l’importante è non farsi trascinare in check- in frettolosi e non ponderati, senza considerare i potenziali rischi. La prossima volta che starete per annunciare al resto della sfera sociale dove vi trovate, chiedetevi se il gioco vale davvero la candela.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Ninja Guesthttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngNinja Guest2013-11-15 15:30:082013-11-15 15:30:08Check-in locale: non è che stiamo fornendo troppe informazioni?
L’email marketing è da sempre una sfida per i marketer di ogni azienda, soprattutto da quando il 50%delle email viene aperta da dispositivi mobile.
Chiaramente i numeri variano da azienda ad azienda, ma il trend indica che entro la fine del 2014 la percentuale aumenterà notevolmente.
L’infografica, prodotta da YesMail Interactive, che vi mostreremo alla fine dell’articolo, analizza in primo luogo le problematiche che un utente affronta se la nostra email non è progettata per il mobile.
1. Eccessivo scrolling
Il 44% dei consumer lamenta delle difficoltà di lettura per un eccessivo scrolling della pagina.
2. Visualizzazione non corretta
Il 29% lamenta dei problemi di visualizzazione del layout che, molto probabilmente, è incompatibile con le risoluzioni dei nostri telefoni.
3. Troppi contenuti
Il 27% lamenta un’eccessiva quantità di informazioni.
Scalable vs responsive: le principali differenze
Per ovviare a questi problemi esistono due alternative: creare delle “scalable email” oppure scegliere un design “responsive”.
Scalabale: in questo caso la nostra email sarà leggibile al 100% e manterrà la sua “cliccabilità” anche se ridotta, sul nostro mobile, grazie a caratteri e bottoni più grandi.
Responsive: le mail responsive invece, ri-adattano i contenuti alle dimensioni del nostro schermo (qualsiasi esso sia) ingrandendo immagini, creando dei menu di navigazione alternativi e più intuitivi, utilizzando caratteri e bottoni ancora più grandi rispetto alle mail scalable, a prova di tap.
Attenzione però, perché ad oggi, non tutti i mobile devices supportano il responsive design. Quindi l’alternativa potrebbe essere quella di creare un layout ibrido per la nostra e-mail, ottimizzato sia per lato desktop che per quello mobile.
In questo modo il layout sarà in grado di essere ridimensionato, oppure di diventare responsive nel caso in cui lo smartphone supporti questa visualizzazione.
I benefit di un responsive design sono chiaramente le dimensioni. Un logo più grande sarà più facilmente cliccabile, stessa cosa accadrà nel caso di contenuti maggiormente leggibili.
Ecco l’infografica:
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2013/11/Responsive-e-mail-design-come-aumentare-engagement-2.png450579Tamoshikutohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngTamoshikuto2013-11-15 15:04:402013-11-15 15:04:40Responsive email design: come aumentare l'engagement [INFOGRAFICA]
Paese che vai, prank che trovi. L’importante è che faccia paura, se è stato ideato per promuovere il ritorno nelle sale di “Carrie“, uno dei film horror più famosi del cinema.
Prima c’è stato “Telekinetic Coffee Shop Surprise“, di cui vi abbiamo parlato qualche settimana fa. Poi l’operazione “candid camera da brividi” si è spostata in Russia, in un locale gremito di giovani presi a festeggiare una delle notti più suggestive di tutte, Halloween. C’è un’occasione migliore per inventarsi un ambient un po’ inquietante?
No, ecco perché i clienti che si sono lavati le mani in bagno hanno avuto una brutta sopresa. Accanto al lavandino è stato posto uno speciale sapone che, a contatto con l’acqua, la colora di uno scenografico color rosso vivo. Sangue dal lavandino, un classico dell’horror, e trattandosi di Halloween questa volta, forse, lo scherzo è stato un po’ meno brutale.
Voi quale versione preferite?
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Elena Silvi Marchinihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngElena Silvi Marchini2013-11-15 12:30:342013-11-15 12:30:34Un altro ambient horror per il ritorno di "Carrie" [VIDEO]
Benvenuti tra i migliori “stimoli visivi” ed emozionali tra i fumetti e le illustrazioni di tutto il mondo, scelti anche questa settimana per voi. Autori affermati, nuovi talenti, giovani promesse, artisti poliedrici o grandi maestri, ecco la vostra dose di ispirazione e creatività!
Davide Toffolo ha annunciato di essere al lavoro sul suo nuovo libro a fumetti. Intanto sulla sua pagina Facebook e sul suo blog pubblica nuove cose, come questa tavola qui.
Gerardo Preciado alla sceneggiatura e Daniel Bayliss ai disegni hanno lavorato ad una fan-art di Batman, pubblicata sul loro blog, che non ha lasciato indifferenti gli appassionati di fumetto in rete. La storia si chiama “The Deal” e si legge qui.
È arrivato in tutte le librerie e fumetterie, tradotto per la prima volta in italiano, il “Black Dossier”, capitolo della “Lega Degli Straordinari Gentlemen” di Alan Moore e Kevin O’Neill che si distingue come una sorta di libro-fonte della storia: 200 pagine che comprendono sezioni in prosa, lettere, mappe, guide turistiche, e perfino una parte in 3-D(occhialini per la visione inclusi). Edito da Bao Publishing.
In arte si fa chiamare Inechi, il suo nome è Inés Estrada. Fumettista indipendente è stata tra gli autori presenti al recente CAB (Comics Art Brooklyn). Nell’immagine la copertina di “Borrowed tails“, il titolo che ha pubblicato nella collana mini-Kuš.
Il tumblr di Loïc Locatelli Kournwsky, in arte Renart è ricco di bellissime illustrazioni e fumetti, in bianco e nero e a colori. Tra gli ultimi lavori questo ritratto di Caligola, per una la rivista francese Ragemag.
Ugo Schiesaro, giovane fumettista e illustratore, ci regala dei bei momenti con questa gif del suo “Senior Grand Pa in the Sky” ( è consigliata la visione sul blog con colonna sonora).
Più che illustrazione è fine cartotecnica: per chiudere la top 10 della settimana vi faccio vedere questa speciale cover del nuovo disco degli “Altro” realizzata da Alessandro Baronciani, che quando non fa fumetti e illustrazioni è anche il cantante della band. Edizione limitata in 300 copie.
Se siete degli artisti e volete segnalarci i vostri lavori, vi ricordo che siete sempre i benvenuti. Commentate questo post con il link al vostro blog, Tumblr, sito o portfolio.
Grazie e alla prossima!
Odri
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Kikyohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngKikyo2013-11-15 10:20:322013-11-15 10:20:32Top 10 fumetti e illustrazioni: i migliori creativi della settimana
Ogni giorno usiamo Facebook. E’ uno dei principali strumenti del nostro marketing. Ma siamo sicuri di conoscere tutti gli aspetti e le possibilità che offre il social per eccellenza? Nel caso qualcuno ci fosse sfuggito, ecco un elenco utile che abbiamo preparato grazie ai consigli di Taylor Casti su Mashable.com.
1. Registro attività
Avete notato sulla foto di copertina del diario il tasto: “Registro attività”? Forse i più curiosi hanno cliccato e scoperto un mondo, per chi non l’aveva visto o è troppo pigro per studiarlo ecco di cosa si tratta.
Svela tutte le azioni fatte su Facebook, che si tratti di un like o di un commento. Riporta anche le attività svolte con le app, ad esempio Twitter o Pinterest.
E’ un ottimo modo per gestire in maniera più mirata le attività su Facebook di un brand. Permette di avere, in una sola schermata, tutto quanto e di modificarlo. Potreste decidere di nascondere alcune cose che magari ritenete non sia più il caso siano visibili.
Uno strumento in più che Zuckerberg ci fornisce per il nostro viral marketing. Funziona anche per le pagine: per visualizzare il registro attività basta andare sul pannello di amministrazione (menù modifica pagina) e il gioco è fatto 😉
2. Pubblicità su FB
Facebook offre una serie di strumenti per assicurarsi che le azioni pubblicitarie per la vostra azienda siano ben visibili ed efficaci. Come?
Si comincia da ‘Pubblicizza su Facebook’, e dopo aver selezionato l’obiettivo da raggiungere, basta seguire i suggerimenti che vengono proposti. Questo strumento offre, automaticamente, una serie di opzioni fra cui scegliere quando create un annuncio, così da raggiungere gli obiettivi fissati.
3. App Center
Un’occhiata ogni tanto all’App Center(nel menu a sinistra in fondo) può essere utile per scoprire le ultime applicazioni inserite e verificare se qualcuna di vostro interesse vi è sfuggita.
Potrete perfino monitorare i giochi e curiosare – cliccando su ‘Attività dei giochi’– chi sta giocando a cosa. Informazioni che possono risultarvi utili se volete lanciare nuova app, ad esempio.
4. La ricerca
Lo strumento di ricerca gestito da Facebook Graph Search, vi proporrà una serie di contenuti – immagini, video pagine o post – che possono essere un buon modo per passare il tempo. In fondo la maggior parte di noi finisce su Facebook per temporeggiare, no? Probabilmente nel vostro passare il tempo con lo strumento di ricerca di Facebook potreste trovare qualcosa di utile.
5. Monitoraggio delle conversioni
Potete creare uno strumento per monitorare le conversazioni degli utenti sulla vostra pagina. In questo modo potrete verificare l’efficacia di un annuncio pubblicitario.
6. Il vostro pubblico
Se avete già una lista di contatti del pubblico che vi segue, potete averla a disposizione anche sul vostr brand account di Facebook. Basta accedere al pannello di amministrazione della pagina e cliccare su ‘espandi il tuo pubblico’.
Non vi preoccupate, queste informazioni vengono crittografate in modo che nessuno possa accedervi, nemmeno Facebook.
7. Esportare il calendario
Ogni giorno Facebook ci propone eventi diversi. Volete averli a disposizione anche quando non siete online e vederli insieme sul calendario che usate normalmente? Facebook vi permette di farlo. Potete, infatti, esportare il calendario o parte di esso su Apple iCal, Microsoft Outlook e Google Calendar. Basta andare alla pagina eventi.
8. Facebook Desktop Chat
Sapevate che esistono software che permettono di usare la chat di Facebook al di fuori di esso? Così potrete chattare direttamente dal desktop, senza bisogno di accedere alla pagina Facebook.
Un’altra funzione nascosta a proposito di chat è quella che trovate nelle opzioni di chat, che permette di limitare la conversazione, ad esempio per tutti i contatti esclusi quelli che indicherai o anche l’opposto.
9. Facebook Manager
Sicuramente conoscerete già questa app, ma una ripassata non fa mai male. Se dovete gestire la vostra pagina da mobile, basta scaricare questa app da Apple Store o Google Play e potrete postare e commentare a nome della vostra pagina ovunque vi troviate.
10. Power Editor
Se dovete gestire più annunci pubblicitari in una sola volta, un grande aiuto arriva da Power Editor. L’editor che permette di testare quale annuncio funziona meglio, così da permettervi di apportare pochi ma efficaci cambiamenti. Sempre qui trovate lo strumento per condividere annunci ad un pubblico personalizzato.
11. Interessi
Facebook è pieno di contenuti, la vostra bacheca scoppia di news? Certo vi interessano tutte, ma a volte è davvero difficile capirci qualcosa. La soluzione sta nel gestire i nostri interessi. Come? Creando una lista di interessi trattandoli come un feed, raggruppandoli per argomenti. E’ possibile decidere se rendere le liste visibili a tutti, ad alcuni o solo a noi.
12. Tasti di scelta rapida
Facebook offre alcuni shortcut, scorciatoie di tastiera per velocizzare sia la navigazione che la gestione della chat. Provatele, potrebbero esservi utili.
13. Insights
Insights è in pratica la versione Facebook di Google Analytics. Potrete monitorare il traffico della vostra pagina per capire come il pubblico si ‘muove’ al suo interno e apportare le eventuali modifiche o aggiustamenti.
14. View As
E’ uno strumento che può salvarvi da brutte figure, vi permette di controllare come il vostro profilo è visto da altri o anche da una persona specifica (di cui dovrete inserire il nome). Provate View As vi aiuterà ad aggiustare i comportamenti in modo da non compromettervi.
Ecco la nostra lista è finita. Conoscevate tutti questi 14 strumenti? Ne avete altri da suggerirci? Aspettiamo i vostri commenti!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Kunoichihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngKunoichi2013-11-15 10:00:532013-11-15 10:00:5314 strumenti di Facebook che forse non conosci
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