Startup in Italia: dalla ricerca di finanziamenti al lean model

Le startup, in Italia, da qualche anno sono diventate argomento di discussione quotidiana.

Si parla delle nuove app lanciate da connazionali, si parla delle quotazione in borsa di piattaforme americane che hanno qualche anno ma che ancora sono alla ricerca di un loro business model.

Approfittiamo quindi di due eventi per fermarci e fare il punto della situazione sullo stato dell’arte delle startup in Italia.

Gli eventi sono stati la conferenza “Si fa preso a dire startup: limiti e potenzialità del metodo lean startup” tenutosi presso SMAU – Milano il 23 Ottobre presentata da Gino Tocchetti e l’evento Start4To, tenutosi a Torino il 15 Novembre, durante il quale è intervenuto Stefano Firpo del Ministero dello Sviluppo economico per spiegare le attività del governo finalizzate a supportare l’imprenditorialità innovativa.

Cominciamo dunque dal delineare il ruolo delle startup nel sistema socio-economico per poi descriverne le problematiche italiane e identificarne una possibile soluzione.

Lo stato dell’arte delle startup in Italia

Le ricerche compiute della Kauffman Foundation relative al contesto statunitense evidenziano l’impatto positivo delle startup tecnologiche sull’occupazione. Negli Stati Uniti la quasi totalità dei nuovi posti di lavoro creati provengono da aziende con meno di 5 anni di vita. Solo però quelle tecnologiche hanno un bilancio positivo tra posti creati/posti distrutti.

Questi dati portano a credere che le startup innovative rappresentino un modello economico sul quale fondare il futuro dell’economia dei paesi occidentali.

Tuttavia la situazione italiana è ancora critica. Guardando ai dati storici l’Italia si colloca tra i Paesi con bassi indice di imprenditorialità (indice TEA). Anche il recente aumento dell’indice TEA in Italia non nasconde una rinata predisposizione imprenditoriale, ma piuttosto l’assenza di altre opzioni lavorative che non basta dunque a fare nascere la motivazione necessaria per fare l’imprenditore.

A frenare le aspirazioni degli italiani è la paura di fallire e la percezione di poche opportunità. L’aspirante imprenditore italiano vive dunque in una situazione di incertezza, la cui soluzione viene vista nell’identificazione di una fonte di finanziamento. Tuttavia questa può risultare una falsa soluzione, soprattutto perché spesso il finanziamento viene sovrastimato proprio per arginare l’incertezza.

Vediamo dunque quale metodologia può essere adottata per non entrare in questo circolo vizioso che da incertezza genera incertezza.

 

 

Il lean model

Le startup non sono delle aziende piccole o delle aziende giovani, ma delle organizzazioni temporanee che non hanno ancora identificato il proprio business model e che, proprio per questo, vivono in una situazione di incertezza costante.

Per affrontare una situazione di incertezza e individuare un business model sostenibile a partire dal quale si sviluppa un’impresa, Steve Blank ha proposto di utilizzare un metodo basato sui concetti di iterazione, ciclo, agilità e adattamento.

Sono così state fondate le basi del cosiddetto metodo lean startup, un metodo sperimentale in cui lo sviluppo del prodotto procede in modo incrementale, partendo da ipotesi e prodotti semplici, che vengono testati sul mercato e quindi migliorati.

L’obiettivo iniziale di un team imprenditoriale deve essere la creazione di un Minimum Viable Product (MVP), ovvero la versione minima di un prodotto sufficiente a testarlo sul mercato per poter misurare i risultati, validare le ipotesi oppure ridefinire le assunzioni iniziali (pivot).

Alla base di questo modello dunque vi è l’idea che solo entrando in contatto con il mercato sia possibile trovare un Business Model sostenibile.

Affiancando i dati delle ricerche sulla predisposizione imprenditoriale degli italiani con le metodologie di sviluppo delle startup emerge dunque come il modello lean possa essere un approccio utile agli aspiranti imprenditori italiani per guardare con più interesse al testing del prodotto con i clienti piuttosto che alla ricerca di investimenti.

Snapchat sarà la prossima frontiera del marketing?

Dopo la stratosferica proposta d’acquisto di 3 miliardi di euro avanzata da Facebook e il gran rifiuto del ventitreenne CEO, si può dire a buon ragione che Snapchat, social app per inviare contenuti che si autodistruggono in 10 secondi, è senza dubbio la storia di successo del 2013.

Ma sarà anche la terra promessa dell’advertising? È presto per dirlo. Certo è che con 350 milioni di “snaps” scambiate al giorno, uno zoccolo duro di utenti fatto per lo più di adolescenti e i teenager in fuga da Facebook (scesi dal 76% al 56% secondo Global Web Index), i marketer dovranno presto fare i conti con la nuova piattaforma.

Il fatto è che non è stato chiaro fin da subito come sfruttare, al di là della pratica del sexting dilagata tra gli adolescenti, contenuti che vivono il tempo di un tap sullo smartphone. Eppure molte aziende hanno deciso di provare, nell’intento di guadagnare vantaggio competitivo.

Sfruttare la fama di app trasgressiva

Fin da quando è apparsa sulla scena, Snapchat è dilagata tra gli adolescenti come app per il sexting, l’invio di foto e video ammiccanti. Per la prima volta gli adolescenti di mezzo mondo hanno avuto a disposizione un’applicazione per inviare contenuti sessualmente espliciti senza il rischio di lasciarli nella memoria dello smartphone di un ex-fidanzato.

Molti brand, quindi, hanno coltivato mille cautele prima di avvicinarsi alla piattaforma. Non è stato così per MTV UK che, per niente intimidita dalla reputazione dell’app, l’ha sfruttata per promuovere la 6° edizione del Geordie Shore, clone britannico del Jersey Shore, trash reality americano ad alto contenuto erotico. Foto e video sono stati diffusi in anteprima attraverso l’app con ottimi risultati di visibilità.

Questo coupon si autodistruggerà

Contenuti che si autodistruggono in un intervallo di tempo determinato sono sembrati perfetti per un’altra attività di marketing che, per sua natura, è “a tempo” e con una scadenza: il couponing.

La catena di yogurterie 16Handles di New York è stata tra le prime aziende ad usare Snapchat per regalare agli utenti simpatici coupon che si autodistruggono in 10 secondi.

L’idea è venuta lo scorso gennaio quando il management si è accorto che i teenager, cioè gli hard consumer della catena, giocavano a fotografare i vari gusti proposti dai punti vendita. Hanno deciso allora di regalare un coupon con uno sconto, dal 16% al 100%, a chiunque avesse fatto uno “snap” in una delle yogurterie della catena e l’avesse inviato all’account ufficiale del brand. Il tutto ad un’unica condizione: 10 secondi di tempo per correre alla cassa e far scansionare il coupon.

Ma le possibilità di marketing offerte da Snapchat non finiscono qui.

Una storia lunga 24 ore

Forse fiutando i possibili utilizzi a fini pubblicitari, Snapchat ha lanciato lo scorso ottobre la nuova funzionalità Stories per dare la possibilità di creare contenuti che durano un giorno intero. Messaggi, foto e video vanno a comporre una timeline di 24 ore, possono essere visualizzati più volte in questo arco di tempo e vengono cancellati nell’ordine temporale in cui sono stati inseriti. Un modo, dunque, per dare un senso a snap in successione e raccontare la storia di una giornata.

Intuendo le possibilità narrative della nuova funzionalità, molti brand si sono lanciati nella sperimentazione. Lo scorso maggio Taco Bell, catena di fast food dedicata alla cucina messicana, ha usato le Stories di Snapchat per lanciare il suo Beefy Crunch Burrito. Un modo divertente per essere in contatto con i clienti e trattarli – secondo le parole di Tressie Lieberman, manager della divisione social e digital della catena – “come amici e non come consumatori”.

Ma Snapchat ha fatto capolino anche nel football americano I New Orleans Saints hanno usato le Snapchat Stories per raccontare ai tifosi il dietro le quinte degli incontri di campionato: scatti dagli armadietti dei giocatori, istantanee di viaggio, pre-partita e momenti di spogliatoio.

Cose da migliorare

Come è facile immaginare, la più grande sfida di una start-up del web è trovare il modello di business. Per Snapchat, Stories promette di essere la via più veloce verso la monetizzazione.

Un modo per monetizzare il successo della social app potrebbe essere quello di far pagare le aziende per promuovere le Stories al di fuori della base di fan abituali.

Prima che accada però, secondo molti osservatori, Snapchat dovrà apportare alcune migliorie alla sua piattaforma: prima fra tutte la qualità dei video che, secondo Todd Wasserman di Mashble, hanno attualmente una qualità davvero bassa per essere appetibili, per esempio, ai brand di moda.

Volvo e Van Damme insieme per l'epic split [VIRAL VIDEO]

Io odio Jean-Claude Van Damme. Il motivo? Invidia: alla bellezza di 53 anni è ancora atletico, ha un nutrito numero di giovani fan e riesce a fare la spaccata con una naturalezza sconvolgente… anche sopra due tir Volvo.

Jean-Claude Camille François Van Varenberg, meglio conosciuto come Van Damme, è famoso per due cose: per aver ispirato il personaggio Johnny Cage nel videogame Mortal Kombat e per l’epic split, la famosissima spaccata che l’attore esegue in quasi tutti i film. Ebbene, Volvo ha deciso di rendere ancora più epica la famosa mossa di Van Damme grazie a due tir in retromarcia, un romantico tramonto e ad Enya.

Il video è semplice all’apparenza: Jean-Claude Van Damme ad occhi chiusi, un tramonto dai caldi colori arancio e la voce dell’attore in sottofondo. La camera si allontana e mostra l’attore “comodamente” in bilico tra due camion in retromarcia che lentamente si allontanano permettendo all’eroe di eseguire la più epica delle epic split. Il tutto accompagnato dalla canzone di Enya “Only Time”. Tutto questo per mostrare le potenzialità del Volvo Dynamic Steering, una “nuova tecnologia che rende la guida più confortevole e sicura“.

Il video ha letteralmente sbancato su YouTube superando, in appena 4 giorni, quota 17.000.000 di visualizzazioni. A cosa è dovuta la viralità del video? Per prima cosa l’idea semplice e fuori dagli schemi che sta alla base del video; secondo la forte epicità emanata dalle immagini e dalla canzone di sottofondo. Dato che non c’è due senza tre aggiungiamo anche il testimonial: la scelta di Jean-Claude Van Damme, icona televisiva dei decenni scorsi, è risultata vincente.

Al pari del suo “collega” Norris, Van Damme è entrato a pieno titolo nella categoria “Attori epici che meritano lo status di meme viventi“. La conferma arriva anche dai feedback del pubblico di Youtube con ben oltre 137.000 mi piace e oltre 37.000 commenti. Insomma un successone per Volvo che porta a casa un nuovo viral video e un ulteriore successo.

E-Commerce Strategy: 3 consigli per un e-Commerce di successo [INTERVISTA]

Il 12 e 13 Dicembre ci sarà a Milano il Corso intensivo della Ninja Academy in Social Media Marketing & e-Commerce Strategy. Nella seconda giornata Giovanni Cappellotto – docente del modulo in e-Commerce Strategy, illustrerà ai partecipanti come ottenere competenze specifiche su tutti i passaggi strategici dell’e-Commerce, acquisendo la massima consapevolezza sulla corretta piattaforma da lanciare, i modelli di vendita, le tecniche di analisi, gli aspetti gestionali, la valutazione della concorrenza e in generale di tutte le dinamiche e attività che un professionista deve comprendere per lanciarsi in questo mercato.

In particolare:
✔ Cosa serve concretamente per avviare un e-Commerce in grado di affrontare il mercato?
✔ Come scelgo la piattaforma e progetto l’infrastruttura più adatta alle mie esigenze?
✔ Come far conoscere e promuovere le mie attività?
✔ Come portare gli utenti verso l’acquisto?
✔ Come sfruttare i competitor?
✔ Come sfidare le criticità trasformandole in opportunità?

Per l’occasione, ho avuto il piacere di confrontarmi direttamente con Giovanni Cappellotto: ecco cosa mi ha raccontato.. (se avete perso l’intervista a Gianluca Diegoli, trovate qui l’articolo).

Prima di leggere la sua intervista, ne approfitto per ricordarvi che lo SCONTO Early Booking è valido entro il 25 novembre (oltre agli ulteriori sconti e bonus  se avete già frequentato uno o più corsi Ninja Academy). I posti sono limitati.

Ciao Giovanni, prima di occuparti di e-commerce hai lavorato per anni nella distribuzione off-line e nella costruzione di reti e progetti di vendita. Cosa consigli a chi sta aprendo un e-commerce?

Pazienza, costanza e consistenza.

Non si improvvisa, nessuno ti deve nulla, nessuno ti aspetta, nessuno ti ricorderà se non funzionerà. Non esistono le buone idee che funzionano da sole. Quando guardiamo alle cose che funzionano spesso sembra facile, il frutto di una “buona idea”. Se approfondiamo le cose vediamo che il successo non arriva da una sola buona idea, frutto di una casualità, ma deriva da una somma di fattori che puntano tutti allo stesso risultato.

Dietro ogni successo c’è una storia di tentativi, di aggiustamenti, di obiettivi da raggiungere. Sbagliare velocemente mette nella condizione di imparare e di migliorare. E tutto il tempo che impieghi a “mettere in forma” il tuo progetto è tutto tempo guadagnato. Per cui, di nuovo, pazienza, costanza e consistenza.

Cosa si intende per E-Commerce Strategy?

Vendere è un’attività sociale molto complessa ed articolata. Ricerca delle merci, approvvigionamento, politica dei prezzi, merchandising, proposta di valore, esperienza del cliente, customer care, social commerce. Il bello della vendita è che non è un’attività meccanica. Si tratta di mettere insieme tante competenze e tante funzioni, con un unico scopo: vendere e guadagnare. Dirigere un e-commerce è quindi un’attività strategica che si sviluppa attraverso varie tattiche che prevedono azioni finalizzate con obiettivi progressivi da raggiungere.

Un esempio molto banale: se ho 10 pezzi di un prodotto molto diffuso, qual’è il senso di venderlo lottando sul prezzo quando il mio concorrente ha 1000 pezzi dello stesso prodotto? Quando avrò venduto tutti i miei pezzi, avrò spianato la strada al concorrente. Io non guadagno, lui otterrà un ottimo profitto. Mi sembra quindi evidente che se voglio vivere e prosperare in un ambiente fortemente competitivo devo assolutamente avere una strategia.

Ci daresti 3 consigli per un e-Commerce di successo?

  1. Lavora con i prodotti. Non sottovalutare la forza della merce. I prodotti devono essere presentati e raccontati. Non credere a chi dice che le persone online non leggono.
  2. Lavora con i dati. Analizza quello che succede nel tuo negozio online, ma non farti sommergere dai dati. Scegli le cose importanti da misurare e tieni sempre presente che devi produrre utili.
  3. Lavora con le persone. Per fortuna sono le persone che vendono e comprano, non le macchine, non le piattaforme.

Come vedi il futuro dell’e-commerce?

Nei negozi fisici la gamma di prodotti è limitata dai vincoli fisici di spazio sugli scaffali, mentre i rivenditori online possono visualizzare dieci volte la quantità di prodotti sui loro siti. I consumatori sono travolti dalla scelta . Eppure, i dati mostrano che la maggior parte dei prodotti è inosservato.

Il consumatore come lo conosciamo sta cambiando ed è un fatto incontrovertibile.

I modi con cui si venderà online sono tutti da scoprire a partire da queste due affermazioni. Le imprese devono sempre cercare di rispettare i loro clienti in continua evoluzione e la personalizzazione come una strategia a lungo termine aiuterà i retailer ad illuminare i loro corridoi bui.

SCONTO EARLY BOOKING FINO AL 25 NOVEMBRE!
POSTI LIMITATI.

Il team Ninja Academy resta a vostra disposizione per qualsiasi dubbio o chiarimento. Potete scrivere a info[@]ninjacademy.it o telefonare allo 02 40042554 o al 346 4278490.

Knowledge for change.
BE NINJA! 😉

Jack 'n' Roll Video #01: tre modi per trovare musica live sul web

Arriva la verisone video di Jack’n Roll!

Per questa prima puntata ospiti Chewbacca e Adele (nella sua verisone metaforica), in studio con me per scoprire come usare il web per non perdere i concerti live dei vostri artisti peferiti.

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Movember, la lotta contro il cancro a colpi di baffi

Finalmente anche quest’anno è arrivato Movember, sì, con la M! Fusione della parola November e Moustache, ovvero baffi, è il periodo dell’anno dedicato alla lotta contro il tumore ai genitali maschili. Se non conoscete l’iniziativa, a prima vista potrà sembrare la solita campagna di raccolta fondi, ma vi garantiamo che non è così. Movember è molto di più; è eventi, gala, pop-store, concorsi a premi, gadget, billboard viventi e….Moscars!
Curiosi? Confusi? Proviamo a capire meglio la situazione 🙂

Baffi, non barba!

Come abbiamo detto, Movember è il mese dedicato ai baffi. Tutto inizia il 30 Settembre, quando tutti i Mo Bro si radono per l’ultima volta, lasciando crescere solamente i baffi per tutto il mese successivo. L’iniziativa mira a creare dei veri e propri billboard umani, che, attraverso il WOM, diffonderanno i princìpi dell’iniziativa ad altri uomini, creando maggior consapevolezza verso il problema e raccogliendo fondi per affrontarlo.

La storia

L’iniziativa nasce nel 2003, a Melbourne, dove appena 30 Mo Bros (Moustache Brothers) decidono di portare luce e consapevolezza verso una tipologia di tumore fino a quel momento non troppo conosciuta e affrontata dai media. Movember diventa presto fenomeno virale, arrivando a contare più di un milione di Mo Bro solo nel 2012! Dall’organizzazione di sporadici incontri si è passati all’articolazione del movimento, creando vari siti per ogni paese partecipante, eventi a tema e concorsi a premi per i migliori baffi. Ovviamente anche le donne hanno fatto la loro parte, creando le Mo Sista e raccogliendo fondi da destinare alla ricerca e al supporto per gli uomini affetti da tumore.

Iniziative e contest

Ogni paese può aderire come preferisce, i comitati possono formarsi spontaneamente in qualsiasi zona e possono ricevere il supporto delle organizzazioni centrali.
Nei paesi maggiormente coinvolti si possono trovare varie iniziative:

  • Gala: uno sfarzoso ricevimento alla fine di Movember per far felici anche le Mo Sista
  • Mo Running: una vera e propria maratona per tutti i Mo Bro atletici
  • Mo Parties: più informali e divertenti dei Gala, sono dei veri e propri contenitori per contest e gare a tema Mo di vario genere
  • Move: grazie a questo programma chiunque abbia un negozio può ospitare un evento Movember, barbieri e ristoranti inclusi!
  • The Moscars: gli Oscars dei baffi! Con tanto di tappeto rosso e paparazzi a fine mese verranno premiati i migliori video divisi per categorie: Gro Mo, Your Movember Journey e 2014 Public Servic Announcement/Television Commercial Contest.

Movember in Italia

Purtroppo in Italia non ci sono comitati attivi come nel resto del mondo, ma c’è sempre qualcuno che pian piano cerca di migliorare le cose! A Milano si terranno vari eventi sparsi tra vari locali, senza dimenticare il Mo Party del 28 Novembre.

Risultati

Pensate che tutto ciò sia inutile? Date un’occhiata a questo video:

Se, dopo aver letto l’articolo, vi sentite sempre più dei Mo Bro o delle Mo Sista, potete partecipare in vari modi, organizzando eventi, ospitando party nel vostro locale, donando sul sito ufficiale o postando una foto su Instagram 🙂

Transmedia Storytelling e Comunicazione: l'arte di creare mondi


Creare universi narrativi per mezzo del transmedia è il modo con cui l’essere umano può sentirsi davvero Dio giocando al demiurgo.

Questa è la folgorante verità a cui approderanno i lettori dell’ottimo saggio e manuale di Max Giovagnoli intitolato Transmedia. Storytelling e comunicazione.

Immaginate di aver ideato una storia piena di intrigo, mistero, azione e di lanciarla grazie ad un cortometraggio.

Adesso, immaginate di destinare gli approfondimenti della vicenda  in una serie per mobile, e di approfondire i conflitti interiori di ogni personaggio in un e-book a puntate, scaricabile dal sito web ufficiale del progetto.

Ma soprattutto, immaginate di rendere più coinvolgente l’esperienza degli utenti per mezzo dei social media, o trasportando il vostro racconto addirittura nella realtà tramite un contest.

State praticamente immaginando la creazione e il lancio di un’opera transmediale, la forma narrativa più adatta all’Era dove a farla da padrone è un pubblico –  mai prima di oggi così protagonista.

Una nuova audience, non dimentichiamolo, non solo alla ricerca di storie perfette e perfettamente raccontate ma anche di un universo narrativo che possa esplorare e in cui possa intervenire.

La parola a Giovagnoli

Giovagnoli ci guida  alla scoperta delle forme narrative-interattive nei media incrociati aiutandoci a ideare e sviluppare la storia, a scegliere le voci e le piattaforme adeguate a ciascun progetto, e a declinare la narrazione su ogni medium, ovviamente, collegato con gli altri da passaggi e punti di contatto che permettano di usufruire delle diverse esperienze di consumo senza perdere il filo della narrazione.

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Il transmedia, infatti, non è semplicemente distribuire contenuti sui diversi media.

«Fare transmedia significa piuttosto creare nuove geografie del racconto e universi immaginativi più complessi di quello originario. Inventare, strutturare o disarticolare, condividere e far interagire storie distribuite nei diversi mezzi di comunicazione».

Cross-media o Transmedia?

In Italia si confonde ancora il cross-media, cioé la declinazione di una identica forma narrativa su più piattaforme, con il più potente transmedia che modica la narrazione adattandola alle esigenze e potenzialità di ogni medium su cui viene distribuita, ma ai quali è richiesto di dialogare tra loro per mezzo di touchpoint, bridge e rabbit hole.

Transmedia è Storytelling

Per diventare un autore transmediale, un transmedia designer, o un transmedia producer non serve solo la creatività ma anche competenze a 360 gradi, e la conoscenza dei processi creativi e industriali.

Tra i ferri del mestiere di cui bisogna essere raffinati “chef” e “sommelier” figurano le tecniche di storytelling, dai fondamenti di narratologia fino alla costruzione di una struttura drammaturgica:

– generi narrativi;

– strutture sintetiche universali;

– isotopi immaginativi;

– figure archetipali e costruzione dei personaggi;

– point of view;

– incipit.

Transmedia è anche Advertising

Ma il transmedia non riguarda solo l’industria dell’intrattenimento.

È possibile adoperare il transmedia nell’advertising per promuovere e svecchiare l’immagine del brand così come illustrato esaustivamente nel libro, persino avvertendo il lettore degli errori da evitare, al capitolo Transmedia storytelling per brand, imprese e istituzioni.

I marchi e le aziende, e persino le istituzioni culturali con i dovuti accorgimenti, possono trovare nei media incrociati un prezioso alleato per aumentare in maniera esponenziale l’engagement dei  prosumer – o  dei visitatori nel caso di musei ed enti affini –  rispettando l’assioma:

«il transmedia non è fatto per promuovere semplicemente un prodotto, ma per diventare parte di esso».

Sia che si tratti di promuovere un prodotto,  sia che si desideri raccontare la storia di una istituzione le narrazioni transmediali possono aiutare i pubblicitari a creare campagne destinate al successo.

Un mezzo che offre risorse e grandi risultati è costituito dagli advergame dove il brand – sia in forma di product placement, sia direttamente coinvolto nei meccanismi di gioco – diventa esperienza ludica e di consumo diretta.

Transmedia è anche attivismo

E perché non utilizzare il transmedia, non per evadere, ma per promuovere un mondo migliore, e informare su problematiche politiche, ambientali, sociali o educative?
Come già fa il transmedia activism, teorizzato dalla social innovation strategist Lina Srivastava.

Nel libro di Max Giovagnoli troverai…

Studenti, creativi, professionisti della comunicazione, marketer, game designer e semplici appassionati, grazie alle spiegazioni e agli esercizi proposti da Max Giovagnoli potranno approcciarsi alla professione.

Il libro spiega esaustivamente – presentando gli strumenti e utilizzando come esempi autentici capolavori dei media incrociati – gli strumenti, i passi e gli schemi necessari per ideare e sviluppare una storia, costruire un dramatic skeleton, rappresentare plot e subplot, stabilire e modellare la forma e la giusta curvatura – scoprendone l’anatomia – di un’opera transmediale, fino alla creazione del project reference document con cui presentare il progetto ad un investitore.

Accompagna ogni capitolo la testimonianza di autentiche star della transmedialità: Jeff Gomez, Christy Dena, Lance Weiler, Henry Jenkins, Alison Norrigton, Drew  Davison, Lina Srivastava.

Transmedia è tanta tecnica e illimitata fantasia

Transmedia. Storytelling e comunicazione, edito da Apogeo, è allo stesso tempo un saggio che spiega cosa sia la transmedialità e un manuale che spiega come farla; un capolavoro con cui il suo autore, uno dei massimi esperti di fama mondiale, fa finalmente chiarezza su una materia e delle professioni ancora nuove in Italia, aprendo le porte di un mondo dove per l’operare di un creativo non c’è limite alla fantasia.

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Threadless: arte & crowdsourcing per reinventare le T-shirt

Threadless è la community creativa che realizza,  sostiene, e vende arte. Arte che si indossa e diventa parte della vita quotidiana, attraverso un capo easy e casual come una T-shirt.

Le magliette (ma anche le felpe e cover per cellulari) diventano un veicolo per esprimere creatività e nuove tendenze, che partono “dal basso”, da centinaia di creativi che sottopongono alla community le proprie idee, e vedono premiato (e monetizzato!) il proprio talento.

Gli ingredienti per il successo ci sono tutti: design innovativo, possibilità di crearsi un look davvero unico, valore alla creatività e alle persone. Non a caso negli Usa è già tendenza, abbracciata anche da numerose star di Hollywood, ed ha da poco contagiato anche l’Italia.

Se avete nel cassetto una buona dose di creatività e volete “metterla in vetrina” non vi resta che sottoporre le vostre idee al giudizio della community: “rischiate” di guadagnare 2000 dollari in contanti ed un accredito di 500 dollari ogni volta che il vostro design verrà ristampato.

Non male, vero?

I migliori smartphone Android [SECONDA PARTE]

I migliori smartphone Android

All’articolo del nostro Francesco Piccolo sulla top 5 degli smartphone Android sono seguiti molti vostri commenti in cui ci avete suggerito di parlare anche di altri device. Abbiamo così scelto di pubblicare una seconda parte di quell’articolo prendendo spunto dai vostri consigli! Ci avete dato tre nomi in particolare: Lg G2, Huawei Ascend P6 e Samsung Galaxy Note 3. Eccoli!

Lg G2

I migliori smartphone Android - Lg G2

Eletto come miglior smartphone Android dell’anno da due riviste USA notevoli, come Consumer Reports e Stuff Magazine, Lg G2 ha una fotocamera da 13 megapixel e un design curvilineo che lo rende ergonomico senza per questo rinunciare ad uno schermo di ben 5,2 pollici Full HD che appare ancora più grande dal momento che i bordi sono davvero ridotti al minimo.

L’innovazione tecnologica rende questo smartphone uno degli Android più all’avanguardia: il primo aspetto singolare di questo device rispetto ai concorrenti, è la presenza dei  tre tasti posteriori appena sotto la fotocamera. Un modo davvero diverso di guardare all’uso di uno smartphone e che tiene conto, in effetti, di dove normalmente si tiene il dito indice quando si ha in mano un device dallo schermo così grande. Sempre per questo motivo, non è necessario toccare il tasto Home per uscire dalla modalità standby: basta un doppio tocco per risvegliare il nostro Lg G2.

LG G2 ha un processore Quadcore Snapdragon 800 che lavora alla frequenza di 2.3 Ghz, da una CPU Adreno 330, da 2GB di memoria RAM e da 16 o 32GB di memoria interna non espandibile.

Con un processore del genere, il primo dubbio è sull’autonomia della batteria: e invece no! Lg G2 ha una batteria da 3000 mAh agli anodi di silicio (SiO+), mostruosa per uno smartphone: l’innovazione di questa batteria sta nel fatto che è stata realizzata “a gradini” e non come un singolo blocco, per permettere comunque uno spessore ridotto dello smartphone.

Il sistema operativo è Android 4.2.2 Jelly-Bean che in questo device è stato sfruttato a pieno per implementare molte funzioni davvero interessanti e soprattutto oggettivamente utili: prendiamo come esempio la funzione Clip Tray. Questa funzione consente di risalire alla cronologia dei nostri copia&incolla ed è capace di memorizzare più contenuti in una sola volta.

L’esperienza uso è pensata inoltre in modo molto rivoluzionario e tiene conto di specifiche esigenze che finora altri device hanno trascurato. Ad esempio il fatto che si possa scegliere tra due modalità d’uso, la modalità Proprietario e quella Ospite che ti permette di proteggere i tuoi dati e la tua privacy con estrema semplicità.

Oppure la funzione Plug & Pop: basta collegare le cuffie per accedere ala musica, basta inserire il cavetto usb per avere subito sullo schermo le app o le operazioni appropriate. E per gli amanti di foto e video questo smartphone regala molte soddisfazioni: la possibilità ad esempio di registrare e fotografare contemporaneamente dalle due fotocamere, retro e frontale, oppure ridurre i rumori ambientali mentre filmiamo.

Insomma, uno smartphone che rappresenta molto bene l’impegno per l’innovazione e la ricerca di Lg!

Hauwei Ascend P6

I migliori smartphone Android - Huawei Ascend P6

Il primo punto di forza dello smartphone Huawei Ascend P6 è il design: estremamente sottile, con soli 6,18mm di spessore, racchiuso in un body metallico satinato con i bordi leggermente arrotondati.

Huawei Ascend P6, fiore all’occhiello della serie Ascend P, con un processore quad-core da 1,5GHz, si basa su sistema operativo Android Jelly Bean 4.2.2, sebbene le ultime indiscrezioni riferiscano che a gennaio 2014 il device sarà aggiornato alla versione KitKat di Android.

Dispone di un display LCD da 4,7 pollici HD, dotato di tecnologia in-cell (cioè con i sensori per il touch direttamente sullo schermo LCD) per diminuire al massimo lo spessore dello smartphone. Un’altra caratteristica di Huawei P6 è il MagicTouch che ne consente l’utilizzo con tempi di risposta ottimizzati anche indossando dei guanti.

Ha una fotocamera da 8MP con una grande facilità di messa a fuoco grazie all’apertura del diaframma di F2.0 e macro view di 4cm; consente inoltre  videoregistrazioni e video playback 1080P full HD. Anche la fotocamera frontale da 5MP è notevole: è dotata di messa a fuoco automatica per realizzare bei autoscatti.  Interessante anche il software proprietario IMAGESmart, che ha funzione di ottimizzazione del contrasto e dei colori in circa 12 modalità di esposizione differente, il riconoscimento automatico e il tracing focus.

Samsung Galaxy Note 3

I migliori smartphone Android - Samsung Galaxy Note 3

Samsung Galaxy Note 3 non è semplicemente uno smartphone ma è un phablet dal display di 5,7 pollici, presentato a settembre di quest’anno. Presentato come un device dalla linea più lussuosa, ha una scocca in policarbonato rivestita sul retro da finta pelle ed è corredato dal pennino S-Pen, ora molto più sensibile perché capace di distinguere le diverse pressioni tra un disegno a mano e una semplice annotazione.

Samsung punta molto sul formato phablet e se tempo fa nessuno avrebbe scommesso su uno smartphone dallo schermo così grande, oggi i dati di vendita smentiscono ogni dubbio: è proprio la casa sudcoreana a comunicare che in soli 28 giorni dal lancio sono stati venduti 5 milioni di Note 3. Del resto un phablet permette un multitasking davvero più interessante di un normale smartphone: ad esempio il Note 3 permette l’apertura di un’app in due sessioni.

Questo smartphone non ha nulla di meno rispetto al Samsung Galaxy S4, anzi ha molto di più: dal momento che l’uso di S-Pen e l’interfaccia TouchWiz generano molto dispendio di memoria, questo phablet ha  un processore Qualcomm Snapdragon 800 quad-core da 2.3 GHz, 32 GB di memoria interna (espandibili via micro Sd fino ad altri 64 GB) e ben 3 GB di Ram. Infine ha il sistema USB 3 per supportare il trasferimento di file pesanti, completa questo device che è in effetti molto più vicino alle caratteristiche di un tablet.

Avete altri smartphone Android di cui vorreste leggere la recensione? Il prossimo appuntamento potrebbe essere una review sui tablet, che ne pensate? Scrivetecelo nei commenti 🙂

Come i fan amplificano i brand che amano su YouTube [INFOGRAFICA]

Come i fan amplificano i brand che amano su YouTube [INFOGRAFICA]

ZEFR, giovane compagnia che offre servizi di videomarketing alle aziende, ha pubblicato qualche giorno fa questa infografica dal nome “How Passionate Fans Amplify Brands They Love On YouTube” (come i fan più appassionati amplificano i brand che amano su YouTube).

I dati contenuti nelle tabelle si riferiscono a quattro esempi relativi ad importanti brand internazionali che hanno goduto in particolar modo dell’intensa attività di advocacy che tanti utenti, in particolare vlogger, hanno spontaneamente svolto su YouTube, contribuendo sensibilmente al rafforzamento dell’identità di marca.

In particolare, dall’infografica emerge che:

  • i fan caricano video su Youtube con un rapporto di 10 a 1 rispetto ai brand stessi
  • un ruolo fondamentale è ricoperto dai video-recensione di prodotti, prima e dopo l’acquisto
  • altrettanto peso in termini numerici lo vantano i tutorial, che sono ad esempio il 93% del totale degli How-to presenti relativi ai software Adobe
  • anche le parodie degli spot aiutano molto, come nel caso di Apple
How Passionate Fans Amplify Brands

by lesliecheng.
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