La realtà aumentata, o AR, è ormai uno dei trend pubblicitari più popolari e viene impiegata in sempre più campagne per creare hype e crescente coinvolgimento dei consumatori.
Specifichiamo che il concetto di realtà aumenta non è una novità. Erano gli anni Novanta quando Tom Caudell ha coniato il termine per descrivere un display digitale usato nell’aeronautica che abbina grafici virtuali ad una realtà fisica. In altre parole, la realtà aumentata combina due dinamiche molto diverse: il mondo digitale e quello fisico, offrendo ai brand l’opportunità di interagire in un modo del tutto nuovo con i consumatori.
In questo post vi mostriamo gli ultimi utilizzi di questa tecnica per gli annunci stampa. Enjoy!
Blend out: le modelle in costume da bagno di Lexus
Immaginate di aprire una rivista e di vedere il classico annuncio stampa su due pagine di un’auto scintillante. Boring! Ma questa pubblicità di Lexus rende le cose più interessanti: basta prendere il proprio smartphone, scansionare il QR code e godersi una bella sfilata di modelle in costume da bagno che sfilano proprio accanto alla Lexus.
Volkswagen Up: farsi un giro in auto tra gli articoli di un giornale
Dopo il test drive in realtà aumentata su annuncio stampa, Volkswagen ci riprova aumentando la posta in gioco e testando la AR su un quotidiano. Se i lettori scansionano il QR code stampato sul giornale, vedono la nuova Volkswagen Up guidare nello spazio bianco che c’è tra le colonne del giornale.
Il risultato poteva essere ancor più interessante e interattivo, ma introdurre un’ innovazione tecnologica su un supporto così tradizionale non era facile.
TaylorMade: prova il driver direttamente dall’iPad
L’azienda che produce articoli da golf offre un esempio di utilizzo di AR rivolto non solo a stupire e divertire il consumatore, ma ad offrirgli la possibilità di interagire con il prodotto. Nell’ultimo annuncio stampa, infatti, è possibile avere un’esperienza di utilizzo della mazza da golf mostrata nella pubblicità.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Ayumi Kenseihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngAyumi Kensei2013-03-04 10:30:012013-03-04 10:30:01Annunci stampa e l'evoluzione della realtà aumentata
Avete mai pensato di acquistare un’auto elettrica? Se la risposta è si, è probabile che alla fine abbiate desistito, optando per un modello tradizionale, oppure al più ad un’auto ibrida di ultima generazione. La proposizione di valore vi sarà però certamente piaciuta: guidare un’auto non inquinante, e con bassi costi di “rifornimento”, possibilmente dal design futuristico. A parole, sono tutti d’accordo, costruttori in primis. Ed infatti, secondo l’Osservatorio auto 2012 di Findomestic, il 71% degli intervistati è interessato ad un’auto elettrica (in Italia), percentuale che si impenna per altri paesi, fino al 93% della Turchia.
I primo modelli sono ormai in vendita da qualche anno, ma la diffusione è per adesso limitatissima. Nel 2011, i modelli venduti in Italia sono stati poco più di 100, a fronte di circa 1,7 milioni di autoveicoli “convenzionali” immatricolati.
Quali sono i motivi che inibiscono l’esplosione di questo prodotto? In un recente articolo, abbiamo parlato di alcune delle problematiche più evidenti, tra cui l’autonomia particolarmente limitata (tra i 100 ed i 140 chilometri, a seconda della velocità media), oppure dell’incompatibilità con le abitudini di molti consumatori (ad esempio, quello di programmare in anticipo la ricarica).
Conviene o no?
È questo probabilmente il primo punto da chiarire prima di decidere o meno di acquistare un’auto elettrica. Se è vero che l’84% dei consumatori dichiara di essere disposto a pagare di più per un prodotto ecologico (da un questionario della Società di consulenza A.D.Little), c’è un limite oltre il quale anche la coscienza verde più accanita si ferma. L’auto elettrica sembra essere al momento oltre quest’immaginaria linea verde.
Il costo di acquisto di un nuovo veicolo elettrico è paragonabile ad un’auto di lusso, come rilevato da una nostra lettrice. Infatti, i modelli più popolari, poco più che utilitarie nei fatti, hanno prezzi di listino tra i 30 ed i 40 mila euro, contro gli 8-12 mila euro dell’equivalente “convenzionale”. I costi di gestione “ordinaria” sono decisamente più bassi: un pieno di “energia” costa dai 2 ai 3 euro (ricaricando la notte, a prezzi attuali) per un’autonomia media di circa 12o chilometri in città.
Un’utilitaria diesel con un consumo di 6 litri/100 km consumerebbe circa 13 euro di carburante a prezzi attuali per percorrere la stessa distanza. Ne consegue che il “punto di pareggio” tra i due modelli si raggiunge utilizzando l’auto elettrica per almeno 280 mila chilometri. E qui iniziano i dolori: le batterie, decisamente costose (con prezzi di listino anche di 8-10 mila euro) hanno una durata media di circa 100 mila chilometri, aggiungendo ulteriori costi fissi e rendendo il “pareggio” tecnicamente impossibile allo stato attuale.
Oltretutto, percorrenze di quel tipo presupporrebbero un uso su lunghe distanze, che sono certamente superiori ai 120 chilometri, scartando da subito l’idea di fermarsi frequentemente per caricare. A complicare ulteriormente il quadro è il crollo dell’autonomia per velocità superiori a quelle generalmente tenute in città, circostanza probabile sulle strade extraurbane.
Non ci siamo. Ma una recentissima iniziativa statale, ancora in corso (quindi fate in tempo ad approfittare!) mette a disposizione 120 milioni di eoincentivi per le aziende che intendano acquistare o noleggiare a lungo termine automobili ecologiche.
Infrastruttura da adeguare
Si pone poi il problema della ricarica del mezzo elettrico: dove effettuarla? Le colonnine per il rifornimento di energia sono ad oggi quasi inesistenti, eccezion fatta per alcune città del nord Italia, ma principalmente al servizio di piccoli progetti di mobilità urbana come il GuidaMi promosso dall’azienda trasporti milanese ATM. Questo, accoppiato alla scarsa autonomia dei prezzi elettrici, crea ad oggi un ostacolo quasi insormontabile che gli automobilisti non tollerano.
Oltretutto, i tempi di ricarica attuali delle batterie sono lunghi, anche di 5-6 ore, rendendo l’operazione macchinosa e da effettuare possibilmente di notte in un box privato. Ma non tutti in città hanno il privilegio di questi spazi. Si spera un giorno di avere sistemi di ricarica rapida (si parla di 15-30 minuti) e batterie adattate di conseguenza, ma ad oggi la soluzione non è disponibile.
La batteria, panacea di tutti i mali
Componendo i pezzi del mosaico diventa chiaro che il vero problema delle auto elettriche è ad oggi la batteria. È costosa, dura poco e non consente la ricarica in tempi brevi. Una volta sanati questi problemi, le auto elettriche passeranno da caso teorico di mobilità sostenibile a possibilità concreta per sostituire o integrare la mobilità convenzionale. E’ necessario quindi una continua ricerca sull’argomento, per migliorare gradualmente costi e prestazioni del prodotto.
Veramente green?
Siamo infine veramente sicuri che le auto elettriche, come dicono i sostenitori, non “fumano”? Bisognerebbe ad esempio chiedersi com’è stata prodotta l’energia utilizzata dalle auto elettriche. Se, come spesso accade, si tratta di energia ricavata con fonti fossili, non abbiamo concluso molto. Provate ad immaginare la vostra bella auto elettrica collegata per ricarica ad una centrale a carbone con le sue puzzolenti ciminiere di scarico… L’auto elettrica è quindi ecologica nel suo utilizzo, ma non nel senso ampio del termine, a meno che la ricarica avvenga utilizzando energia da fonti rinnovabili.
Serve altro a complicare le vostre idee?
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00ekohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngeko2013-03-04 09:10:322013-03-04 09:10:32Auto elettriche: perchè piacciono a tutti, ma nessuno le compra?
“Dopo quattro meravigliosi anni di lavoro come amministratore delegato di Groupon, ho deciso di passare un po’ più tempo con la mia famiglia. No, scherzo: sono stato appena licenziato.
Se vi state chiedendo il motivo, vuol dire che non siete stati abbastanza attenti”.
Questo è il messaggio inviato a tutti i dipendenti di Groupon dal suo ormai ex CEO Andrew Mason.
Peccato, perché in effetti inizialmente il giochino avevano funzionato bene: nel 2010 Mason ha ricevuto, e rifiutato, un’offerta di 6 miliardi di dollari da Google. La formula di Mason è sembrata subito semplice e convincente: mettere assieme proposte di sconti per prodotti e servizi. Ne avrebbero guadagnato tutti: i compratori che risparmiavano, i venditori che ampliavano il loro bacino di offerta, e Groupon intascava una percentuale su ogni transazione.
Purtroppo da quando è sbarcata in Borsa nel 2011 Groupon ha chiuso un solo trimestre in utile e i suoi titoli hanno perso il 77% bruciando 800 milioni di valore di mercato.
Sucharita Mulpuru, esperta di e-commerce per Forrester Research, non è molto sorpresa del crollo di Groupon:
“Il problema non è se Groupon fosse appetibile per i compratori: lo è. La questione è come creare un flusso costante di offerte da parte dei commercianti”.
È proprio su quest’aspetto, secondo Mulpuru, che Mason ha fallito.
“Ha sempre pensato che il cliente di Groupon fosse Mario Rossi che compra i coupon. Ma non è così. Il vero cliente è il commerciante. Groupon si è concentrato sulla persona sbagliata”.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Rikimaruhttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngRikimaru2013-03-02 20:36:542013-03-02 20:36:54Groupon licenzia il suo leader e fondatore Andrew Mason [BREAKING NEWS]
Eva e María, due gemelle di Barcellona, conobbero Jonathan, originario di Bruxelles, durante un Master a Parigi. I tre ingegneri industriali, diventarono amici, ed oltre a essere nati tutti e tre il giorno di San Valentino, scoprirono di avere altre cose in comune, prima fra tutte, la passione per la tecnologia. Dopo tre anni si ritrovarono di nuovo nella stessa città, Barcellona, nella quale, spinti da un sentimento comune “se non ora, quando?” decisero di creare Tiendeo, una piattaforma di volantinaggio digitale, ecologica e geolocalizzata. La cosa più difficile per loro? “Convincere i propri genitori che non erano pazzi a lasciare un posto fisso in una multinazionale come General Electric e Nestlé e tirar su un servizio web dal nulla.”
Vediamo dunque ora com’è andata.
Cos’è Tiendeo?
Tiendeo è un geolocalizzatore di volantini e cataloghi che offre un servizio bidirezionale.
Da un lato, permette agli utenti di poter consultare e confrontare gratuitamente i cataloghi e le offerte, costantemente aggiornate, dei negozi geograficamente vicini a lui, permettendo di effettuare la ricerca per singoli negozi e prodotti.
Dall’altro, offre alla grande distribuzione di stabilire un canale di diffusione diretto ed efficace, integrato da un sistema intelligente di analisi e statistiche in tempo reale che misura l’interattività dell’utente con i cataloghi ed offerte.
Qual è il vostro modello di revenue?
Molte aziende muoiono dalla frenesia di successo. Per Tiendeo il ‘piano piano’ è stata la chiave: le varie espansioni sono state provate prima con pochi soldi, su piccola scala, fino a quando non era chiaro quale modello funzionasse e solo dopo aver misurato i risultati.
Il modello di revenue di Tiendeo dipende dal numero di cataloghi e volantini letti. I clienti non pagano per pubblicare i propri cataloghi, bensì per raggiungere un miglior posizionamanto nelle ricerche e quindi un maggior numero di letture.
Il sistema analitico sviluppato da Tiendeo offre una corretta analisi ROPO (Research Online, Purchase Offline) sui trends degli utenti che cercano online e permette di creare una percentuale statistica sulla base dell’analisi di comportamento del percorso di un utente sul web: statistiche territoriali e demografiche che indicano i prodotti più cercati, il tempo dedicato alla lettura di ogni pagina, la comparazione con altri negozi di categoria, la provenienza delle ricerche sul territorio, la fonte delle vistite, web o App, e molto altro ancora.
Quali risultati sono stati raggiunti al momento?
Al giorno d’oggi Tiendeo conta 3,5 milioni di utenti al mese solo in Spagna.
Ciò aiuta a risparmiare fino a 600 tonnellate di carta, ossia l’equivalente di 6.760 alberi.
Questa ed altre azioni rappresentano uno dei nostri valori: il compromesso con l’ambiente. In novembre 2012 è cominciata l’espansione internazionale di Tiendeo: Italia, Messico, Brasile e Inghilterra!
Ad oggi, Tiendeo Italia registra il miglior trend nonostante una forte concorrenza: in soli 3 mesi festeggiamo un incremento del 20% di utenti unici settimanali, che raggiungono il dato attuale di 450.000 cataloghi letti al mese.
In Tiendeo Italia oggi sono presenti 400 negozi, 50000 punti vendita, e più di 500 cataloghi consultabili ogni giorno.
Altro dato interessante è il numero di download e visite attraverso la App, per sistema iOS e Android. Trattasi di una App unica, multilingue, e multipaese, che permette, di salvare in Preferiti offerte e pagine singole dei volantini, in modo tale da poterle consultare rapidamente in un secondo momento.
Quali saranno i vostri prossimi passi per lo sviluppo del servizio?
A breve termine sarà online il blog di Tiendeo Italia, attraverso il quale si tratteranno temi le cui finalità sono rivolte ad offrire consigli ed informazioni utili al consumatore intorno alle principali categorie di consumo: moda, alimentazione, itech, bricolage.
Di pari passo al blog, Tiendeo Italia parteciperà, all’ iniziativa sostenibile ed ecologica “Scrivanie Verdi”, che convertirà lo spazio occupato dalla vostra scrivania in un m2 di Selva Tropical nella Sierra Gorda in Messico, un paesaggio minacciato dall’uomo, che ospita oltre 800 specie di piante e molte specie di vertebrati in via di estinzione.
Per gli utenti partecipare sarà semplice e gratuito: basterà promuovere sul proprio sito o blog l’iniziativa per contribuire a proteggere una delle zone del Pianeta con maggior biodiversità. Si potrà inoltre osservare sulla mappa l’andamento delle “scrivanie verdi” che grazie agli utenti e a Tiendeo sono state realizzate!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Akamehttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngAkame2013-03-02 15:30:182013-03-02 15:30:18La piattaforma di volantinaggio digitale Tiendeo arriva in Italia
Quello dei Lego é uno dei trend creativi più potenti e virali degli ultimi mesi. Ne abbiamo visti davvero in ogni forma e contesto. Forse all’appello mancava solo questo, la Lego Dance che ricrea il tipico stile di ballo di Mr. Michael Jackson.
29 secondi di stop motion ispirati al repertorio dance del Re del pop, realizzati dall’animatrice berlinese Annette Jung dello studio Talking Animals e che le sono valsi qualche centinaia di migliaia views su Vimeo.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Elena Silvi Marchinihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngElena Silvi Marchini2013-03-02 15:00:282013-03-02 15:00:28Con i Lego puoi ricreare anche la danza di Michael Jackson [VIDEO]
Land Rover ha escogitato un’accattivante campagna a metá tra online e offline, che gioca sul concetto di ‘uscita’, ‘evasione’, tipica della comunicazione del settore automotive e qui aiutata dalla simbologia del tasto ‘Esc’ delle nostre tastiere.
Per intercettare e generare la curiosità dei potenziali clienti, che il brand chiama ‘avventurieri’ e identifica in giovani il cui lavoro li porta a passare molte ore davanti al pc, é stato regalato ad 8000 di loro il Land Rover LR4 Escape Key, piccolo oggetto a forma di SUV che personalizza la tastiera del pc in un modo molto particolare.
Ogni volta che l’utente clicca il tasto Esc, viene infatti visualizzato un invito ad uscire dall’ufficio e approfittarne per un drive test del nuovo fuoristrada di casa Land Rover. I risultati? A quanto dichiarano gli organizzatori della campagna, il numero di prove in strada è aumentato del 208%, e (non è dato sapere come questo dato sia stato ricavato) Land Rover LR4 è diventato il primo 4×4 nella lista dei desideri dei clienti ‘intercettati’.
Che ne pensate?
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Elena Silvi Marchinihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngElena Silvi Marchini2013-03-02 14:33:382013-03-02 14:33:38Land Rover invita gli impiegati a premere 'Esc' [VIDEO]
Prima di iniziare a scrivere questo post, controllo su Instagram quante immagini sono raccolte sotto l’hashtag #food. Sono quasi 37milioni; ho detto tutto.
Ora sommate tutte le parole che vengono utilizzate per classificare i vari cibi e immaginate quanti milioni di foto di cibo circolino sui social network.
Personalmente mi sciolgo spesso alle foto di @GnamBox: cucina allegra e perfetta. Ti fa venire voglia di apparecchiare, sparecchiare, mangiare e digerire infinite volte al giorno.
Ho sempre visto cibo e social tecnicamente diversi ma sentimentalmente vicini; sono entrambi mezzi di condivisione. Ecco perché a tavola non può mancare il pane lo smartphone.
E’ ormai evidente come sia necessario rivedere le regole dell’apparecchiamento; a destra, dopo la forchetta ma più giù del bicchiere, lo spazio è dello smarthphone. E non sembra ci siano alternative.
Grazie alla mia timidezza ho scattato le foto sempre di nascosto dentro ai ristoranti ma ultimamente, sento nascermi dentro la spavalderia del foodblogger che non teme nulla, nemmeno lo sguardo annoiato di chi mi sta intorno.
Per non parlare di quando mi trovo solo a casa. Giro e rigiro il piatto in ogni posizione fino allo sfinimento mio e al raffreddamento suo. Insomma, è una specie di malattia sociale dei giorni nostri. Ci sarebbe una cura ma non sono qui a parlare di cose tristi.
Qualcuno ha pensato di sfruttare la fama (e la fame) di Instagram con un progetto di social media food davvero interessante.
A Livigno, meta già convertita alla tecnologia digitale come modo per incrementare il turismo, nasce l’idea di Thomas Confortola per la ski-area livignasca nel rifugio M’Eating Point.
Si chiama Intagram menù.
Attraverso l’hashtag #meatingmenu è possibile visualizzare i piatti serviti al rifugio, raccoglierne i pareri e lasciare dei commenti. Se vi trovate da quelle parti, vi basterà aprire l’applicazione, aggiungere il tag e scoprire quale piatto va assolutamente assaggiato.
Abbiamo visto menù su tablet, tavoli interattivi dove ordinare i piatti ma l’ultima frontiera è quella del social network come piattaforma che mette insieme l’offerta e il parere della domanda. A voi non resta che ordinare.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00forkuserhttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngforkuser2013-03-02 09:00:502013-03-02 09:00:50Il primo Instagram Menù in Italia nasce ad alta quota
In un’epoca digitale in cui le giovani generazioni sono sempre più autonome e hanno a disposizione mezzi di comunicazione sempre più potenti non ci si deve sorprendere se anche le abitudini dei genitori mutano, soprattutto per quanto riguarda il controllo dei figli.
La possibilità di possedere un account Facebook già dai 13 anni ed il prezzo sempre più accessibile di smartphone di fascia medio-bassa ha messo sull’allerta le nuove generazioni di genitori, ovviamente preoccupati anche dalle possibili conoscenze sgradite che è possibile fare sul social network di Zuckerberg (ricordate a questo proposito le linee guida del buon genitore digitale?).
Si spiega così l’aumento, mostrato in questa divertente infografica pubblicata da Mashable, nei soli Stati Uniti delle madri con account Facebook: dal 50 al 73% in soli due anni. Può quindi capitarvi di beccare vostro padre che condivide una foto con dei gattini o vostra madre che condivide una canzone di Justin Bieber 😆
Al di là della sorpresa sulla bontà dei contenuti, vi conviene riflettere sul perché di tanto interesse per il mondo digitale. Secondo Education Database Online, infatti, circa il 43% dei genitori si iscrive a Facebook per controllare il profilo dei propri figli, in maniera anche discretamente costante (oltre il 40% verifica il profilo dei figli una volta al giorno). Il quotidiano controllo sui contenuti riguarda in particolare gli aggiornamenti di stato e le foto in cui si viene taggati.
E se, cari lettori, siete invece dei genitori preoccupati da cosa potrebbe combinare su Facebook il vostro figlioletto, una tecnica sicura è essere discreti: controllate, ma evitate di lasciare messaggi pubblici in bacheca dove lo chiamate “cucciolotto”. Potrebbe costarvi l’eliminazione definitiva dalle amicizie!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Francesco Turturiellohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngFrancesco Turturiello2013-03-01 16:30:142013-03-01 16:30:14Facebook: la metà dei genitori si iscrive per spiare i figli
Sei un fotografo, un artista, un freelance? Avere un sito-portfolio in cui raccogliere i tuoi ultimi lavori e mostrarli a possibili clienti è fondamentale. Se vuoi crearlo da solo, un’ottima idea è quella di partire da un tema WordPress, da personalizzare in base alle tue esigenze, con una conoscenza base di coding.
Ecco una selezione dei migliori temi free per WordPress per creare il tuo sito-vetrina:
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Katsumihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngKatsumi2013-03-01 16:10:572013-03-01 16:10:5710 temi Wordpress gratuiti per creare il tuo portfolio
È ora di dirsi la verità. Di sgombrare il campo dalla “retorica della condivisione” su cui è stato costruito il racconto sui social network fino ad ora. Tutto è mosso dall’invidia. Che altro scopo avrebbero le foto delle vacanze postate su Facebook se non quello di far stizzire ex fidanzati, vecchi compagni di classe e insopportabili migliori amici?
È questa la cinica, ma simpatica intuizione su cui Cape Town Tourism, l’ente di promozione del turismo della capitale del Sudafrica, ha costruito una nuova sorprendente campagna di marketing su Facebook. Lo scopo è quello di promuovere gli itinerari meno conosciuti, ma non per questo meno degni di nota, della città; percorsi poco battuti dal turista medio che non è possibile trovare recensiti su Trip Advisor, Lonely Planet o Expedia.
L’idea? Spedire i profili Facebook degli utenti nell’emisfero australe per un avvincente, esotico e invidiabilissimo viaggio alla scoperta di Città del Capo. Tutto rigorosamente virtuale, costruito artatamente ad uso e consumo dell’invidia sociale.
Basta andare sulla pagina dell’app di Facebook creata dall’ente di promozione turistica, autorizzare l’accesso ai dati personali e scegliere il tipo di escursioni che si vuole far fare al proprio profilo durante la vacanza. Ed è fatta: nei cinque giorni successivi alla sottoscrizione della pagina, la propria timeline sarà invasa da contenuti riguardanti il fantomatico viaggi in Sudafrica: il biglietto aereo, la foto di arrivo, le spiagge assolate, il video del parapendio e così via.
Nessun esborso economico, niente stress da bagagli. Con l’irrinunciabile vantaggio di aver incrementato il proprio coefficiente di invidiabilità sociale.
E poi la chicca finale con la quale il virtuale fa irruzione nel reale: a pochi fortunati vincitori sarà regalato un vero viaggio nelle meraviglie nascoste di Cape Town.
Invidiatemi: il mio profilo è già in viaggio.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Daniele Crocellehttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngDaniele Crocelle2013-03-01 14:00:592013-03-01 14:00:59Manda il tuo profilo Facebook a Cape Town
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