Pochi giorni fa il WWF ha celebrato il suo annuale Earth Hour, evento di sensibilizzazione pubblica e sociale nato che, invitando famiglie e imprese a spegnere fonti di luce non essenziali per un’ora, vuole accrescere la consapevolezza su un tema di grande rilevanza come il cambiamento climatico. Nella capitale inglese, l’evento si è trasformato in un’occasione unica di promozione per Star Trek Into Darkness, il più recente film della famosa saga, in uscita a maggio.
Sfruttando la luminosità di decine di quadrocopters, i creatori della Paramount Pictures in collaborazione con Ars Electronica Futurelab e Ascending Technologies hanno illuminato il buio cielo intorno alla Tower Bridge, oscurata per 60 minuti, creando il logo della famosa Federazione a quasi 100 metri di altezza. Ovviamente i piccoli velivoli sono stati alimentati ad energia verde, con batterie caricate utilizzando gli impianti di rinnovabili austriaci.
“Siamo davvero onorati di andare ‘nell’oscurità’ (going ‘Into Darkness) assieme al resto del mondo per supportare l’Earth Hour. È davvero una buona cosa essere associati ad una causa tanto notevole.” John Fletcher, Director of Marketing per Paramount Pictures UK
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Elena Silvi Marchinihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngElena Silvi Marchini2013-03-29 15:37:052013-03-29 15:37:05London goes Into Darkness, la capitale si trasforma [VIDEO]
App Made in Italy è la rubrica di Ninja Marketing dedicata alle migliori app italiane: con il nostro Tamoshikuto conosceremo più da vicino le agenzie e i professionisti che operano nel settore Mobile qui nel Bel Paese!
Il nome GialloZafferano di sicuro non vi è nuovo: in Italia è il portale più noto per gli amanti della cucina, che vanta una community attivissima e che a conferma di ciò nel 2012 ha vinto i Macchianera Awards come miglior sito. Sonia Peronaci è la chef dalla cui penna digitale è nato GialloZafferano ed è il volto principale delle videoricette di successo del portale.
Dietro questo successo però c’è anche Banzai Media, società che fa capo a Banzai Spa, realtà italiana attiva nel mercato Internet e focalizzata sui settori eCommerce e Media.
Banzai a fine 2012 colleziona un altro successo: le app GialloZafferano (in fondo trovate il link per il download), che contano migliaia di download, vengono citate dal Wall Street Journal tra le app di riferimento per chi viaggia in Italia. Per la nostra rubrica App Made in Italy non potevamo dunque lasciarci scappare questo successo: abbiamo così intervistato Fabrizio Grea, responsabile portali Banzai Media e Mario Capocaccia, responsabile mobile Banzai.
Banzai sta contando molti successi soprattutto con progetti innovativi sul Food e vanta una buona sinergia tra tecnologia e qualità dei contenuti editoriali. Su cosa scommettete oggi?
F.G.: Banzai Media ha nel Food un valido posizionamento sia con GialloZafferano sia con Cookaround, ma mi preme sottolineare che il successo di Banzai Media va molto al di là del settore cucina grazie alla leadership nei femminili del portale PianetaDonna, alla leadership sul segmento dei giovani con il portale Studenti e nell’ambito delle news 2.0 con Liquida e Giornalettismo.
Banzai scommette oggi sempre di più sulla qualità e sul posizionamento distintivo dei propri portali e sul fatto che siano perfettamente fruibili su ogni terminale. Grazie, infatti, alle versioni responsive e alle molte applicazioni che abbiamo rilasciato, la quasi totalità dei nostri siti è perfettamente accessibile anche in mobilità.
Passiamo a GialloZafferano: un progetto nato da un blog, quello di Sonia Peronaci, e che è diventato un sitoweb di successo ed oggi un’app apprezzatissima. Quali sono gli ingredienti vincenti di GialloZafferano?
F.G.: Non è facile parlare di singoli ingredienti per interpretare il successo di GialloZafferano ma prendo volentieri in prestito la metafora del mondo della cucina per spiegare meglio la filosofia del portale. Come sa bene chi cucina, i singoli ingredienti di una ricetta, anche se ottimi, non riescono da soli a rendere eccellente il piatto finale, serve infatti il tocco sapiente di un valido Chef per essere sicuri del successo.
Nel caso di GialloZafferano si è realizzata la combinazione vincente: l’abbinamento di singoli ingredienti di ottima qualità (la redazione, i fotografi, i videomaker, gli aiuti cuochi, il team tecnico e il costante supporto di Banzai) con la geniale mano della Cuoca, Sonia Peronaci, ed il supporto del suo compagno Francesco. Sonia e Francesco con la loro enorme passione per la cucina e una grande forza di volontà hanno davvero saputo realizzare la formula vincente.
Come avete pensato il design dell’app rispetto al sito, che è una piattaforma, ricordiamo, che contiene molti contenuti multimediali?
M.C.: L’app, che poi sono tante diverse app sulle varie piattaforme, doveva essere “GialloZafferano sempre con te” senza per forza essere tutto quello che si trova nel sito. Anzi, da tutte le nostre analisi, abbiamo continue conferme che le app di successo sono quelle che riescono a rispondere al meglio ad una singola esigenza dell’utente; noi volevamo diventare la risposta alla domanda “Che cosa metto in tavola stasera e come la preparo?”, immaginandoci sia il momento dell’esplorazione, ritagliato nel tragitto tra casa e lavoro o in altri piccoli tempi morti della giornata, che quello della preparazione vera e propria, con lo smartphone o il tablet appoggiati vicino al tagliere.
Il nostro primo sforzo è stato quindi decidere a che cosa rinunciare; una volta chiarito questo, abbiamo aggiunto la funzione di lista della spesa, utilissima su uno smartphone, e shakerato con energia.
Oggi, tra format televisivi di successo, blog e app, è davvero foodmania: come fare a distinguersi in questo settore soprattutto nel campo delle applicazioni mobile?
M.C.: Lo spazio è molto affollato e si trova di tutto, dai ricettari da chef esclusivo che non riuscirai mai a preparare davvero alle raccolte copia-incolla pubblicate da sviluppatori indipendenti. Ma un conto è avere tanti download, un conto avere gli utenti davvero connessi tutti i giorni.
Se la grande visibilità che Sonia ha saputo conquistare, non solo sul web, ci aiuta sul primo punto, l’incredibile attività dei nostri utenti si spiega solo con la qualità delle ricette. Per qualità intendo soprattutto l’equilibrio tra bontà della ricetta e garanzia che con le nostre istruzioni verrà proprio così anche a te.
Chi si vuole distinguere non dovrebbe puntare solo sulla quantità o sull’uso di personaggi televisivi, ma sull‘eccellenza in un campo più ristretto, oppure sull’innovazione nell’uso. Ad esempio, sono ancora pochi e timidi gli esperimenti di vera interazione social.
In ogni caso, dopo il lancio ci vuole tanto lavoro e tanta passione altrimenti anche il più bel prodotto perde presto il suo appeal.
Banzai non è però solo Food: avete sfornato app orientate al mondo femminile, alla stampa, ai giovani, alla salute. Senza svelare il vostro ingrediente segreto, c’è comunque una ricetta che potete consigliare a chi lavora con il mobile marketing?
M.C.: Semplicità, flessibilità e sperimentazione. Soprattutto nel mondo delle app, è impossibile prevedere a tavolino il successo di un nuovo prodotto. Meglio metterne subito in campo il nucleo centrale ed essere pronti a rimettere in discussione tutto.
Allora, è venuo anche a voi un po’ di languorino pensando a tutte le ricette di queste app? Noi intanto ringraziamo Banzai e ci vediamo al prossimo appuntamento con App Made in Italy!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Tamoshikutohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngTamoshikuto2013-03-29 15:00:432013-03-29 15:00:43App Made in Italy: GialloZafferano, l'app per i Food Lovers
Facebook non ci lascia mai senza novità, le ultime riguardano le pagine.
Per quanto riguarda i commenti, Facebook attiverà la possibilità di rispondere direttamente ai singoli commenti, in modo tale che chi vuole potrà rispondere direttamente al commento desiderato, evitando, come spesso accade, colonne interminabili di commenti senza senso, mischiati senza ordine e che soprattutto, molto spesso portano a fraintendimenti su chi ha risposto a cosa.
E per chi gestisce pagine con migliaia di fan? Accadrà semplicemente che i commenti con le maggiori risposte e quindi il maggior livello di engagement verranno poste in evidenza in alto, in modo tale da poter anche evitare di leggere centinaia di commenti non proprio utili o interessanti.
Ma le novità non finiscono qui: nel dicembre 2012 è entrata in vigore nella policy di gestione della pagine Facebook la regola per cui le immagini delle pagine non devono contenere dei testi in misura superiore al 20%, la regola vale, così come descritto nel riquadro di assistenza di Facebook, anche per “i post promossi, inserzioni sull’installazione di applicazioni, offerte o qualsiasi altra inserzione o notizia sponsorizzata con posizionamento all’interno della sezione Notizie”.
Vediamo alcuni esempi accettabili:
Esempio di testo inferiore al 20%
Esempio accettabile di testo inferiore al 20%
Ed eccone alcuni inaccettabili:
Esempio inaccettabile con testo superiore al 20%
Esempio inaccettabile con superficie superiore al 20%
Le immagini da esempio sono state prese direttamente dalle linee guida di gestione immagini delle pagine di Facebook che consiglio comunque di leggere attentamente e di rileggere soprattutto periodicamente in quanto molte nuove regole vengono inserite e/o modificate.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Hawkhttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngHawk2013-03-29 14:30:472013-03-29 14:30:47Pagine Facebook: novità per commenti e immagini
Poco meno di un anno fa abbiamo affrontato il fenomeno eCommerce in Cina spiegandone le ragioni del successo e della rapida crescita, prevedendo il vicinissimo sorpasso agli Stati Uniti e dicendo che il merito di questo boom era in gran parte del colosso Alibaba.
E’ proprio su Alibaba che concentriamo l’analisi di oggi partendo dai risultati raggiunti ad oggi e cercando di intuire come si muoverà in futuro. Nel 2012 il fatturato di Alibaba è stato pari a 170 miliardi di dollari, cifra superiore ai fatturati di eBay e Amazon messi insieme!
Nell’articolo sull’eCommerce cinese avevamo detto che nel 2015 si sarebbe verificato il sorpasso nei confronti degli Stati Uniti per quanto riguarda le vendite su eCommerce.
I dati disponibili oggi lasciano prevedere addirittura che nel 2020 il volume del commercio elettronico cinese supererà USA, Regno Unito, Giappone, Germania e Francia messi insieme.
Le notizie sensazionalistiche non finiscono qui e infatti si inizia già a parlare di una possibile quotazione in borsa di Alibaba.
Lo confermerebbero anche manovre preparatorie come il riacquisto di metà delle azioni detenute da Yahoo. La società americana infatti possedeva fino a poco fa il 40% del capitale di Alibaba, quota che si è ridotta al 20% dopo il buy-back e che in caso di IPO si ridurrà ulteriormente al 10%.
Jack Ma - Founder Alibaba
I rumor di settore suggeriscono che Alibaba abbia conferito l’incarico per la preparazione dell’Offerta Pubblica Iniziale a Credit Suisse Group e Goldman Sachs.
L’IPO potrebbe entrare nella storia per il suo valore. Le stime attuali parlano di un valore di IPO pari a 120 miliardi di dollari, cifra stratosferica se paragonata anche ai 104 miliardi di Facebook dello scorso anno.
Restiamo dunque in attesa di comunicazioni ufficiali da parte di Alibaba che nel frattempo potrebbe trovare i maggiori ostacoli in casa propria. Si dice infatti che il partito comunista non veda di buon occhio la crescita esponenziale di un gigante economico che detiene una mole notevole di dati di cittadini cinesi.
La rubrica sui migliori annunci stampa è un po’ come la nostra serie TV preferita: la attendiamo ansiosi per una settimana fino a che all’improvviso ci si para davanti, e in men che non si dica ci tocca aspettare altri sette giorni.
Almeno stavolta avremo la gioia delle vacanze pasquali a lenire il dolore dell’attesa, a suon di colombe e pastiere fatte in casa. Detto questo, godetevi questa selezione delle migliori pubblicità comparse nelle riviste di tutto il mondo. Ce ne è come sempre per tutti i gusti!
Zoo Cologne: Easter Owl
Lo zoo di Colonia ha voluto augurare a tutti i suoi amici una buona Pasqua, e per farlo ha trasformato i suoi ospiti in golose uova. Non solo Easter Egg quindi, ma anche Easter Owl, Easter Ape e Easter Fish. Se doveste trovare una cosa del genere dentro al vostro uovo di Pasqua invece del solito guscione di cioccolato fondente come reagireste? L’istinto animalista vi bloccherebbe oppure lo scassinereste ugualmente per arrivare all’ambita sorpresona? Qui la serie completa.
“Quando la discriminazione vince, l’intero mondo vince”. Parole sante, che vengono rafforzate dall’immagine di un infisicatissimo Bob Marley (figlio dell’amore tra un anglosassone e una giamaicana). Anche il Presidente Obama rappresenta un ottimo testimonial per questa tesi. E la Giornata mondiale per l’Eliminazione delle Discriminazioni Razziali ha sempre più pop star da portare sul suo carro.
Che legame c’è tra i bambini e le scatole? Sempre a giocarci, a farne elmi, case, macchine, canestri, tamburi e armature. Talvolta anche a mangiarci. Come nel caso della celebre scatola rossa dell’Happy Meal McDonald’s. Big ones, small ones, this way up ones and of course, the red one. “Come mettere in una scatola tutta la mia vita?” si chiede sconsolato chi trasloca o lascia il proprio ufficio dopo anni e anni. I bambini non hanno dubbi a riguardo.
All’età di 18 anni, Adolf Hitler registrò il proprio fallimento nel mondo dell’arte. Sfortunatamente, oggigiorno in un museo ci è finito comunque. Con un’opera che ci sentiamo di disprezzare 6 milioni di volte. Roba che nemmeno Fontana o Morandi. L’Holocaust Museum è un museo, non è arte. E anche se i baffetti ritratti ci fanno sorridere e pensare ai loro estrosi proprietari, c’è davvero poco da ridere.
Innumerevoli film horror hanno come incipit un’auto che si ferma all’improvviso là dove non si sarebbe mai dovuta fermare. In prossimità di una casa abbandonata, di un cimitero indiano o di un laghetto apparentemente tranquillo e pescoso. Antenne dritte se vi capita. Soprattutto se poi vi dividete dal resto del gruppo per andare a controllare cos’era “quel rumore”. Grazie alla nuova auto elettrica Mitsubishi tuttavia questi incidenti non ci saranno mai più, grazie al nuovo sistema I-MiEV.Ora non resta che stare in occhio in aereo, in treno, in transtlantico, durante un pic-nic, a scuola, nei propri sogni, nei cimiteri, ad Halloween..
Per ogni buon fan di Lost il fumo è e rimarrà sempre il mostro definitivo e più misterioso di tutti. In questi giorni tuttavia si è atteso ben altro fumo: quello della nomina papale. Il fumo che invece nessuno dovrebbe attendere è quello del proprio autoveicolo. Sensibilità ambientale a parte, la Chevrolet offre un ottimo suggerimento con una tempistica da manuale. E allora controlliamoli questi scarichi, non si sa mai da che orsi polari saremo costretti a scappare!
L’amicizia vera si vede dalle piccole cose. Per esempio dal modo in cui vieni salvato dalla furia di un fiume inferocito grazie ad una sottile cintura di cuoio e il lavoro coordinato dei nostri amici. Tutti per uno uno per tutti. Anzi tutti per uno e 4 per 4. Perchè su certi 4×4 come il nuovo Toyota puoi sempre contare!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Danilo di Capuahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngDanilo di Capua2013-03-29 11:30:192013-03-29 11:30:19Pasqua a ritmo di reggae e film horror nei migliori annunci stampa della settimana
Marek Hlavica - President of Prague International Advertising Festival
Dieci giorni fa vi abbiamo parlato del PIAF, il festival internazionale dell’advertising di Praga che si terrà il prossimo 21 e 22 maggio.
Per fornire ai nostri Ninja-lettori una prospettiva ancora più diretta di cosa sia il PIAF abbiamo intervistato per voi Marek Hlavica, il deus ex machina del concorso, suo ideatore e capo progetto.
Il PIAF è giunto alla sua quarta edizione, la terza in cui è anche competizione. Che impatto ha avuto nel tuo percorso personale ? E per quanto riguarda pubblico e professionisti, in che modo credi che il Festival sia venuto incontro alle nuove necessità nell’affrontare l’advertising ?
Lo scorso anno, durante l’assegnazione del premio per la categoria “Audience Engagement“, il presidente di giuria, Gideon Amichay, ci disse che cinque anni fa nessuno avrebbe capito di cosa stessimo parlando. Oggigiorno non è necessaria alcuna spiegazione. Il PIAF è stato concepito con questa nuova visione nel giudicare comunicazione e marketing per non imbrigliare la professione in un tradizionale cliché. Ci rifiutiamo di omologarci ai canali di comunicazione costituiti ed abbiamo abolito le restrizioni delle categorie tradizionali. Le “dimensioni” non contano quando si parla di campagne, agenzie o media. Ciò che conta è la creatività in ogni fase – dalla creazione del marchio alla trasformazione creativa del messaggio principale ai metodi utilizzati per trattare il target di riferimento fino alla creatività nelle vendite e supporto. Al PIAF premiamo lavori e professionisti che sono già stati premiati a Cannes così come altri che non pensereste mai di trovare in concorso. La cosa importante per noi è la presenza in giuria di top marketers dell’innovazione, presenza che ci offre la possibilità di una visione pragmatica della clientela e della creatività allo stesso tempo. In questo senso il festival è tanto più vicino alla realtà della professione rispetto ad altre competizioni tradizionali.
Sin dagli albori hai sempre sottolineato come la comunicazione, e quella pubblicitaria in particolare, sia oramai multi-vettoriale. In questo senso le moderne campagne integrate quanto spazio avranno nell’edizione di quest’anno?Vedremo assegnati uno o più special awards?
Una grande pubblicità non può essere tale in un solo aspetto. Un’idea creativa deve essere realizzata in maniera perfetta, deve trovare il suo percorso innovativo nell’intercettare il target di riferimento ed una volta posta sul mercato, deve portare all’interazione tra azienda e pubblico. Ed è qui che l’indipendenza dei media si riflette facendo in modo che il valore di una campagna aumenti. Non conta in realtà da quale vettore sia raggiunto l’obiettivo, se dall’uso della televisione piuttosto che da un video, da un evento, da una sponsorizzazione, dai social network o dalle PR. Dal punto di vista dei sistemi di punteggio del PIAF ciò significa la convergenza di successo di categorie come lo Storytelling, Brilliant Execution, Creative use of traditional advertising format, Audience Engagement e Media Engagement. Un candidato che mostri questa multidimensionalità ha di sicuro una chance per il PIAF Gran Prix. In altre parole, il PIAF GP non è un riconoscimento “speciale” rispetto agli altri ma premia la capacità di una campagna di aver brillato per complessità in più categorie.
Il festival nelle sue intenzioni ha quella di mettere in condivisione le visioni sul mondo della pubblicità di tutte le diverse anime presenti nel settore, ivi compreso il pubblico. Il programma di interventi ed appuntamenti sarà reso noto solo il prossimo mese… Può darci qualche anticipazione per i nostri lettori?
L’edizione di quest’anno verterà su due temi principali : le Emozioni nella Pubblicità & le attività di Comunicazione nel Settore Pubblico. Sebastian Billing ci introdurrà il concetto iconico del marchio Absolut, che ha cambiato approccio nel corso di dieci anni “dal DIRE qualcosa al FARE qualcosa”. Alexander Matt della Adidas Originals parlerà delle difficoltà in termini di coraggio nell’affrontare nuovi percorsi. C’è poi grande aspettativa riguardo la presentazione del Presidente di Giuria e creatore di campagne non-convenzionali, Chris Garbutt della Ogilvy France. Sarà inoltre interessante guardare alcune campagne e pubblicità progresso degli Stati Uniti creati dalla US Ad Council (organizzazione no-profit attiva sin dalla Seconda Guerra Mondiale). La manifestazione evita di proposito di far assistere a lunghi ed estenuanti dibattiti, optiamo invece per un programma veloce di presentazioni, workshop ed alcuni case study innovativi. Al PIAF saranno presenti circa 30 relatori da tutto il mondo nel corso delle due giornate di lavori. Le attività giornaliere saranno terminate prima che ce ne si possa accorgere ed a quel punto ci sarà Praga con le sue bellezze ad attendere gli spettatori presenti.
Thinkstock, 142532487
Dal 2011 ad oggi, abbiamo notato come le categorie del concorso siano aumentate. Cosa credi meriterà di essere inserito, o magari rimosso, nel PIAF-2014?
Al contrario, abbiamo solo due nuove categorie “speciali” di quest’anno, Communications in State and Public Institutions and Best Beer Ad. Non vogliamo svalutare PIAF con ulteriori categorie e premi. La manifestazione assegna circa 50 premi all’anno e solo occasionalmente un Grand Prix. Con un premio PIAF si diventa membri di un gruppo esclusivo. Pensiamo di aver finora coperto con successo tutti gli aspetti della comunicazione con le categorie già esistenti. Per una piena comprensione, pensiamo che si debba interpretare il proprio lavoro in un modo nuovo, un modo diverso. A mio parere, molte agenzie e molti clienti seguono ancora la vecchia routine dei festival, ma questa dualità esiste in tutte le professioni, si incontrano sempre innovatori e abitudinari.Il PIAF si rivolge ai primi.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Hikari-Kunhttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngHikari-Kun2013-03-29 10:42:342013-03-29 10:42:34PIAF 2013: il festival dell'advertising a cura di Marek Hlavica [INTERVISTA]
Fino al 5 aprile puoi iscriverti ed accedere a mentor internazionali, vitto, alloggio ed uffici gratis.
Talento e determinazione sono indispensabili per raggiungere importanti traguardi anche in periodi come questi e in Italia c’è chi punta sul talento.
Oggi vi presentiamo TechPeaks, un programma che supporta chi ha il coraggio di investire sulle proprie capacità.
C’è tempo fino al 5 aprile per iscriversi
TechPeaks, promosso da Trento RISE con Trentino Sviluppo è un acceleratore di persone che si pone il duplice obiettivo di valorizzare i talenti e sfruttare le idee innovative sviluppate nell’ambito della ricerca e dell’alta formazione, nella sola Provincia di Trento infatti sono al lavoro le menti di circa 1000 ricercatori.
TechPeaks nasce sulla falsariga di Start-up Chile ma introduce diversi aspetti innovativi: ad esempio, la scelta di porre al centro del programma i talenti e non i progetti imprenditoriali.
E’ possibile infatti iscriversi sia come team che come singolo partecipante. Fondamentale appare anche la scelta di proporre un programma internazionale, soprattuto in considerazione della necessità di essere in grado di scalare mercati sempre più ampi.
L’idea di passare sei mesi nelle Alpi dovrebbe già essere un ottimo incentivo, ma per fare una startup occorrono strumenti concreti. A tale proposito il TechPeaks mette a disposizione di ogni partecipante:
– spazi di lavoro gratis
– rimborso spese di 500 € al mese per ogni partecipante
– collegamenti con il centro di ricerca universitario ed il suo network
– vitto edalloggio per i 6 mesi
– accesso ad un network di VC ed a 7 acceleratoripartner dislocati nel mondo
– la possibilità di concorrere, già dopo 2 settimane, per un contributo di 25K non-equity
– assistenza per le procedure burocratiche di visto
Questo riguarda solo il primo step, se si decide di continuare con la seconda fase del programma, per ogni euro di finanziamento privato ottenuto, il TechPeaks raddoppia, fino ad un tetto di 200K.
Tra i mentor troviamo anche Evan Nisselson, investor di LDV Capital nonchè mentor di 500.co , Mind the Bridge e SeedCamp. Ma anche Renaud Visage, Co-Founder di Eventbrite. I mentor sono tutti specializzati nelle aree Design, Tech, Prodotto, Funding e Scaling dei modelli di business.
Ed ecco il messaggio di Evan ai lettori di Ninja Marketing:
Lavoro come mentor in diversi acceleratori del mondo ed ognuno è unico a suo modo. Sono molto selettivo nell’aiutare gli acceleratori perché credo che il 95% di loro fallirà nel prossimo paio d’anni, se non si differenziano. Abbiamo capito che c’era un vuoto nell’industria tra università ed acceleratori e questa è una delle ragioni per cui abbiamo creato TechPeaks (per individui e team). Abbiamo istituito delle partnership con 7 acceleratori mondiali e lavoriamo con loro per aiutare gli imprenditori a costruire aziende di successo. In TechPeaks puoi concentrarti sul tuo business, ma qualcuno potrebbe innamorarsi del tuo prodotto in fase di sviluppo e quindi desiderare di aggregarsi. Oppure puoi raggiungerci da solo e dopo qualche settimana formare un team con gli altri per costruire qualcosa ex novo.
Che percentuale vogliono in cambio?
Al contrario di molte altre iniziative simili TechPeaks non richiede percentuali in equity delle startup nate durante il periodo di accelerazione.
Lo scopo principale degli organizzatori del programma è quello di creare un ecosistema nella Provincia di Trento, tutto cio che viene richiesto in cambio è quello di aiutarli in questo senso. In particolare, durante la prima fase ogni partecipante dovrà spendere un tot di ore con attività di promozione o svolgendo seminari in base alle proprie competenze. Alle startup che accedono alla seconda fase, invece, è richiesto per un determinato periodo di tempo di stabilire la sede, legale e/o operativa, all’interno della Provincia di Trento.
TechPeaks nasce con il sogno di “trasformare una terra in mezzo alle montagne in una terrà di opportunità“. Perché non cogliere quest’opportunità?
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Kajihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngKaji2013-03-28 23:45:232013-03-28 23:45:23TechPeaks, l'acceleratore trentino pronto ad investire in 100 startup
Da poche ore si è consumato il più grande cyber attacco della storia del web, che ha creato disagi in tutto il mondo. I rallentamenti sembra si siano presentati a causa del conflitto tra Spamhaus e Cyberbunker.
Dopo che Spamhaus (un’organizzazione con sede a Londra e che lavora in collaborazione con i provider di tutto il mondo per la lotta allo spam) ha segnalato Cyberbunker (un’azienda che ha sede in un ex-bunker Nato e che ospita sui suoi server molti contenuti illegali) come piattaforma utilizzata per la diffusione di spam su Internet è iniziata una vera e propria guerra digitale.
La comunità degli utilizzatori di Cyberbunker, grazie a vari gruppi organizzati, ha iniziato quindi una vera e propria rappresaglia nei confronti di Spamhaus eseguendo un attacco Ddos(Distributed Denial of Service) suoi sistemi.
Secondo diversi esperti di sicurezza informatica l’attacco verso Spamhaus è arrivato a spostare 300 GB di dati al secondo contro i server dell’organizzazione antispam, una quantità di dati che non si era davvero mai vista in un cyber attacco.
Considerate che attacchi da 50GB al secondo sono definiti come “molto gravi“, figuriamoci uno da 300…
I rallentamenti della velocità e i problemi alla rete si sono manifestati principalmente in Inghilterra e hanno colpito per lo più i servizi di streaming online come Netflix, inoltre gli esperti di sicurezza hanno comunicato che il problema potrebbe espandersi anche ai servizi di posta elettronica e sistemi bancari.
Per fare chiarezza sull’accaduto, la nostra ninja Stefania Clemente ha intervistato Marco Gioanola – Consulting Engineer di Arbor Networks.
Marco, raccontaci un po’ di che genere di attacco si è trattato, aiutaci a capire meglio come sono andate le cose!
“Quello dei giorni scorsi, che ha rallentato la rete di moltissimi utenti, è stato il tipico attacco di genere amplificativo realizzato tramite un invio di richieste a moltissimi server complici involontari, che a loro insaputa sono stati coinvolti in questa azione di hackeraggio”.
Ma come è possibile che siano stati coinvolti persino gli Internet Exchanges di diversi paesi?
“E’ stata attaccata l’infrastruttura di Internet e, ovviamente, i server coinvolti sono stati davvero numerosi. Questo è dovuto al fatto che la vittima di questo attacco è stata Spamhaus che ha server in diverse parti del mondo, per questo il coinvolgimento è stato così ampio.
Provate a pensare ad un ingorgo sul raccordo anulare talmente grosso da bloccare tutte le strade che danno l’accesso a Roma, paralizzando non solo la città ma tutte le zone limitrofe, questo è quello che si è creato”.
Come è possibile che così tanti server possano essere attaccati? E come ci si può proteggere?
“Semplice, esistono una miriade di server non adeguatamente protetti, questo consente ad hackers esperti di coinvolgere inaspettatamente numerosi utenti. Proteggere la rete non è così semplice, sarebbe necessario un contrasto globale e coordinato mettendo in essere delle misure di protezione a livello internazionale, soprattutto perché nella maggior parte dei casi le vittime sono passive e inconsapevoli e gli hackers utilizzano infrastrutture altrui”.
Questo vuol dire che scoprire gli attaccanti non è semplicissimo?
“Assolutamente no, spesso gli attacchi coinvolgono utenti di diversi paesi con server situati in stati con differenti norme in merito alla privacy; questo vuol dire che la mente e il braccio possono non essere gli stessi e l’individuazione è complicatissima, tant’è che persino le vittime spesso decidono di non procedere coinvolgendo polizia postale e autorità proprio perché sarebbe quasi impossibile arrivare alla fonte”.
Marco, un’ultima domanda un po’ curiosa da vera complottista: qual è il motivo di questi attacchi? Quali possono essere le ragioni e gli obiettivi di queste azioni?
“I motivi possono essere i più diversi, in questo caso si ipotizza una ritorsione contro Spamhaus e gli attaccanti sono stati degli spammer che dopo essere stati bloccati hanno deciso di attaccare.
In altri casi può trattarsi di proteste, rimostranze e specialmente di concorrenza sleale.
Ipotizziamo un sito di scommesse hackerato durante una finale di Champions League, tutti gli utenti si rivolgeranno ad un altro sito e quello attaccato subirà una ingente perdita economica.”
E’ importante tener conto del fatto che ogni anno gli utenti che dichiarano di essere stati attaccati sono sempre di più e gli attacchi sono sempre più frequenti con un aumento, in alcuni casi, del 100% annuo. Ogni anno Arbor realizza il Worldwide Infrastructure Report che aiuta a monitorare proprio questo genere di fenomeni.”
La rete, quindi, è sempre più vittima di attacchi e hackeraggio, la domanda finale alla quale solo il tempo potrà rispondere è: “C’è il rischio che si arrivi al punto che il web muoia di spam?”
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Takijihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngTakiji2013-03-28 19:47:592013-03-28 19:47:59Il più grande cyber attacco della storia di Internet: cosa è appena successo? [INTERVISTA]
Nessuno può negare l’efficacia di una strategia di marketing virale ben realizzata. Il problema sta appunto nelle parole ben realizzata. Infatti dopo anni di ipotetiche soluzioni precofenzionate per “viralizzare” un video lo sguardo si sta concentrando sempre di più sullo studio delle case history di successo per provare a coglierne le sfumature che le hanno portate a diventare fenomeni virali.
In quest’ottica Unruly Media, una delle più importanti viral factory al mondo (quella che ha realizzato la campagna Old Spice “The Man Your Man Could Smell Like”) ha messo a punto ShareRank™ un algoritmo in grado di misurare il potenziale virale di un video.
Questo algoritmo, continuamente ottimizzato sulla base dei video più virali della rete, è in grado di fornire un indice direttamente proporzionale all’effettivo share rate (la percentuale di persone che condividono il video) che poi effettivamente avrà il video.
Business insider ha intervistato Cat Jones, Head of business development di Uruly che sulla base delle variabili considerate dall’algoritmo ShareRank™ ha fornito alcuni interessanti consigli per facilitare la condivisione di un video.
Ecco i più interessanti:
1. Risposta Psicologica e Condivisione
Non importa il settore di mercato in cui si opera, ci sono due aspetti che sono fondamentali per realizzare un video virale di successo: l’intensità della risposta psicologica e la forza della motivazione sociale che porta a condividere.
Se un brand è in grado di trasmettere emozioni forti , allora questo può già essere considerato un buon motivo per condividere un messaggio.
2. Ci sono molti di tipi di risposte psicologiche. La prima è la più ovvia e, anche, la più difficile: essere divertente
L’approccio più comune è cercare di essere divertenti .Un sacco di brand pensano di essere divertenti ma non lo sono.
Considerando che è un approccio così sfruttato diventa sempre più difficile per le persone accettarlo positivamente, ed in questo senso afferma Jones, il pubblico sta diventando sempre più esigente.
Ma se è questa la vostra scelta cercate di essere originali, come Metro l’azienda che cura i trasporti pubblici a Melbourne, con la sua campagna per la sicurezza ferroviaria: “Dumb Ways to Die” che ha raggiunto 43 Mil. di visualizzazioni e 3 di condivisioni.
3. Fare leva sulle emozioni
Jones afferma che in questo periodo storico, stiamo assistendo a un forte cambiamento sociale basato sulla valorizzazione delle emozioni nostalgiche.
Per spiegarlo più concretamente ha utilizzato l’esempio del video “Brotherhood” di Budweiser, che grazie al fattore “emozione” è stato il secondo annuncio più condiviso al Super Bowl di tutti i tempi.
4.Le persone amano condividere i video che le rendono nostalgiche
Come anticipato nel punto precedente la nostalgia è una delle emozioni più virali.
Google utilizza molto spesso l’ingrediente della nostalgia nei suoi video, ma Cat cita come punto di riferimento l’ultimo video utilizzato da Microsoft per lanciare Internet Explorer. Infatti già il titolo: “Child of the 90’s” ci fa intendere il suo intento quantomeno Vintage.
5. Paura e shock, altre due leve emotive utilizzate spesso
La paura e lo shock spesso portano alla condivisione, come mostra questa campagna virale realizzata per il lancio del film Dead Man Down.
In meno di una settimana, ha ottenuto 5,9 Mil. di visualizzazioni e oltre 70.000 condivisioni.
6. Informare e coinvolgere
Un video che è riuscito in quest’intento è quello di GoPro, che colpisce per come riesce a tenere incollate le persone allo schermo malgrado la durata (5 Min.). Questo video oltre a suscitare un forte coinvolgimento offre anche informazioni importanti sul prodotto, non solo sui suoi modi d’uso, ma anche sulla sua qualità: infatti tutte le riprese sono realizzate con la videocamera in questione. Il video è stato visto 18 milioni di volte e condiviso 1,2 milioni di volte.
7. Consumatori come “esche”: un nuovo trend
Un trend che sta sempre più prendendo piede è quello di utilizzare il fattore esperienziale sul consumatore con azioni marketing non convenzionale per generare una risposta psicologica nello spettatore del video. Per spiegare facilmente questo concetto è sufficiente guardare la campagna di Nivea per il lancio del suo nuovo deodorante in Germania che ha realizzato oltre 6 Mil. di visualizzazioni in un mese.
8.La risposta psicologica è solo una parte della ricetta virale, è fondamentale anche l’impulso alla condivisione
Ecco alcune statistiche realizzate sui database di Unruly che indicano l’importanza della condivisione:
il ricordo di un brand aumenta del 7% per coloro che hanno condiviso un video;
le persone raggiunte tramite condivisione sono più coinvolte (mediamente più del 14% rispetto al totale delle condivisioni).
9. Collegare l’aspetto sociale alla vita reale
Gli spot del Super Bowl di Go Daddy diventano molto spesso uno spunto di conversazione, questo perché sono un ottimo esempio di video capaci di portare l’elemento sociale in situazioni di vita reale.
10. Non è solo una questione di budget
Il video di The Dollar Shave Club è stato un incredibile successo ed è stato prodotto con un budget estremamente ridotto.
11. Il Seeding è fondamentale
Neanche il contenuto virale più efficace può non prevedere un budget per le attività di Seeding.
Un esempio è la campagna #FirstWorldProblems realizzata da DDB per portare l’attenzione sulla crisi idrica nei paesi sottosviluppati, che ha utilizzato per il suo lancio numerose celebrità che hanno condiviso il video su Twitter.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Ryuunosukehttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngRyuunosuke2013-03-28 16:52:112013-03-28 16:52:1110+ suggerimenti per realizzare un video virale
La musica è un linguaggio potente, universale, fortemente emotivo ed emozionale. Non dobbiamo studiarlo per comprenderlo, eppure riesce a comunicarci più di mille parole. Per questo motivo descriverla non è facile. Ma ci ha provato, con un risultato assolutamente piacevole e brillante, l’agenzia Droga5 per Spotify, il servizio di streaming musicale con milioni di utenti al mondo e da qualche settimana sbarcato in Italia.
Creare un concept che promuova la musica non è certo immediato nè semplice: la scelta dell’agenzia è ricaduta su un video lineare, ma fortemente evocativo. La voce narrante parla (usare il termine ‘recitare’ sembrerebbe davvero una forzatura) di cose vere, perché comuni a tutti, perché simboli di emozioni consivisibili, generando una sensibile ispirazione ad aprire -o scaricare- l’applicazione per ascoltare il nostro gruppo preferito.
La priorità viene data alla parola: scelta coraggiosa, e abbiamo visto perché. Se pensiamo poi alla velocità con la quale siamo oramai abituati a fruire contenuti, e alla facilità con la quale diamo attenzione o la togliamo, il compito diventa ancor più arduo. Tutto sta nel creare un grande copy, un pò com’è stato per lo spot di Ram Trucks al Super Bowl.
It’s been said that the best songs don’t give answers but instead ask questions. So, why? Why does music stop us in our tracks? Dictate if we pump a fist or swing it? Why can a song change the world? Because music is a force. For good. For change. For whatever. It’s a magnifying glass. A bullhorn. A stick in the gears and the tools to fix it. Because music is a need. An urge to be vindicated. It’s bigger than us. It lives inside us. Because we were all conceived to a 4:4 beat. Because music can’t be stopped. Can’t be contained. It’s never finished. Because music makes us scream ‘Coo coo ca choo’ and mean it. Because music is worth fighting for. Why? Because it’s music.
La musica è ridotta al minimo, le immagini sembrano raccontarci attraverso il rallenty l’emozione prolungata di un ascolto che dura pochi minuti, ma in fondo un’eternità .
Voi cosa ne pensate?
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Elena Silvi Marchinihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngElena Silvi Marchini2013-03-28 12:31:372013-03-28 12:31:37"For Music", l'inno a Spotify e al potere della musica [VIDEO]
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