6 consigli per rafforzare le relazioni commerciali

6 consigli per rafforzare le relazioni commerciali

Nell’odierno  mondo del business tutto corre veloce e non c’è molto tempo per parlare delle relazioni che spesso passano in secondo piano rispetto al profitto.In contrapposizione a questo trend il segreto della sostenibilità del business sta nell’ umanizzazione del lavoro, cioè nel trattare le nostri relazioni d’affari come facciamo con i nostri rapporti personali, mostrando al cliente che lo si tiene veramente a cuore. Si tratta di applicare semplicemente il principio senza tempo della reciprocità.

Reciprocità vuol dire dare per ricevere, ed è uno dei più potenti strumenti per la fidelizzazione della clientela. È fondamentale capire l’importanza e l’universalità della norma di reciprocità, che ci fa sentire obbligati a ripagare gli altri per quello che hanno fatto per noi. La norma ci spinge a essere giusti ed equi nelle nostre interazioni sociali quotidiane, i nostri rapporti d’affari e le nostre relazioni intime.

La reciprocità genera la fiducia

La Reciprocità a volte è vista negativamente, è percepita come un tipo mercenario di scambio, o una forma di manipolazione. Ma l’altra faccia della medaglia è che questa norma può essere un vero e proprio atto di cura per il business, un modo di presentarsi e comunicare la propria identità al mondo esterno.

Si tratta di coltivare le relazioni di business in un modo che non è diverso dal modo in cui coltiviamo i nostri rapporti personali. Quando un’azienda lo fa sinceramente, mossa da un naturale desiderio di essere utile, allora i premi e i ritorni saranno molto alti. Di seguito proponiamo 6 consigli su come usare il principio di reciprocità per migliorare i rapporti commerciali.

6 consigli per rafforzare le relazioni commerciali

1. Effettuare una verifica di tutte le vostre relazioni commerciali

State attualmente prendendo qualche rapporto commerciali per scontato? Che cosa si può fare per riaccendere l’interesse iniziale che avete mostrato nel rapporto? Questo potrebbe essere semplice come l’invio di una lettera scritta a mano o una mail per ringraziare i clienti del loro continuo sostegno, o dando loro un bonus inaspettato come la spedizione gratuita o un’offerta speciale. Coltivate le relazioni a lungo termine già esistenti allo stesso modo di quelle nuove.

2. Adottate il motto: “Nessuna relazione va lasciata indietro”

Le piccole imprese che sono attive sui social media hanno una grande opportunità di connettersi con i loro clienti. Cogliere ogni occasione per essere sensibili a tutte le interazioni, non solo lamentele. Rispondere apprezzando le recensioni positive dei clienti, o qualsiasi commento lasciato sul sito aziendale. Utilizzate i tanti strumenti digitali di reciprocità, come retweeting, likes, commentare, condividere, aggiungendo alle cerchie di Google o consigliare cliccando +1.
Tutte queste sono segnali/azioni con cui l’azienda esprime un semplice: “Vi apprezziamo”.

6 consigli per rafforzare le relazioni commerciali

3. Siate generosi

Non sapremo mai quali opportunità possiamo aver perso nella vita comportandoci da tirchi!
È difficile ricevere qualcosa se non apriamo le nostre mani per dare. Questo è vero nella nostra vita personale come negli affari. Facciamo l’esempio: si prenota un week-end in un agriturismo e si ottiene un buon servizio pagando 100 €, ma nient’altro. Un altro agriturismo offre anche un buon servizio sempre a 100 € ma aggiunge l’offerta di una aperitivo per salutarvi all’ arrivo. A volte la differenza tra mantenere e perdere un cliente in un mercato competitivo non è altro che il costo di aperitivo!

4. Ricompensare il passaparola positivo

Il passaparola positivo non genera solo reddito, ma consente di risparmiare tempo e soldi nel ciclo di vendita e comunicazione. Per una piccola impresa, in particolare, vale oro.

Basterebbe una lettera scritta a mano per far sapere al cliente quanto viene apprezzata la sua raccomandazione, magari aggiungendo anche un piccolo buono regalo, alcuni biglietti per il teatro o una scatola di cioccolatini. È il vecchio modo di fare business: essere “umani”.

6 consigli per rafforzare le relazioni commerciali

5. Aggiungere valore attraverso contenuti di qualità

Non prendete in giro le persone, fornendo qualche piccolo contenuto e monetizzare il resto. Condividere liberamente contenuti di qualità, su base regolare, per generare apprezzamento e per sviluppare un seguito. Si trasformerà in un ritorno in modi diversi.

Chiedete ai vostri clienti o stakeholder di quali informazioni utili necessitano, oppure cercare quali problemi potrebbero avere nei loro affari e pubblicare le risposte sul vostro blog.
Il semplice atto di fare questo favore è sufficiente a provocare un senso di reciprocità.

6. Ascoltare, ascoltare, ascoltare

Il fumettista Frank Tyger una volta disse: “Non esiste alcun prestito migliore di un orecchio comprensivo” Nel mondo rumoroso di oggi, pieno di distrazioni, le persone sono affamate di qualcuno che ascolti veramente. L’ascolto è una delle più gentili attività reciproche. Date ai vostri collaboratori e colleghi il dono della vostra attenzione ritagliandovi il tempo per ascoltare i loro problemi, le speranze e le aspirazioni.

6 consigli per rafforzare le relazioni commerciali

Tumblr: l'aggiornamento dell'app iOS include il social sharing [BREAKING NEWS]

Sebbene Tumblr non abbia ancora rilasciato un’app specifica per iPad, ha comunque recentemente aggiornato la versione per iOS e per Android per sfruttare i miglioramenti significativi fatti all’inizio di quest’anno e riflettere le recenti modifiche al design del loro browser mobile.

Gli utenti possono ora sincronizzare l’applicazione con il loro elenco di contatti Facebook per trovare i blog dei loro amici, i tag dei brani e inviare e-mail,ed hanno inoltre a dispozione un sistema di notifica in-app.

Inoltre l’app consente agli utenti di condividere i post via Twitter e Facebook, così come salvare i contenuti utilizzando Instapaper e Pocket. Ulteriori opzioni di condivisione, reblogs veloci, e la possibilità di registrarsi da dentro l’applicazione sono alcune delle opzioni aggiuntive favorite dall’ultimo aggiornamento.

L’aggiornamento arriva in seguito all’uscita della versione dell’app di Tumblr per Windows Phone e sembra identificare l’intenzione che questa piattaforma possa diventare sempre più fruibile via mobile e che si possa sempre più legare alle dinamiche dei social media più influenti.

 

Hyundai si suicida con lo spot sul suicidio [BREAKING NEWS]

Hyundai UK ha partorito in collaborazione con l’agenzia Innocean Europa uno spot per la nuova versione della sua ix35 che mostra un uomo impegnato nel tentativo di suicidarsi nella sua auto. Tale sforzo risulta però vanificato dal fatto che l’unico gas che l’auto emette è vapore acqueo e non monossido di carbonio. Quando lo vedi la prima volta pensi che, in fin dei conti, sia uno spot originale seppur azzardato. L’obiettivo della casa sud-coreana era mostrare con un messaggio decisamente forte le potenzialità della versione alimentata ad idrogeno del suo crossover.

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=zE_R8-6946Q’]

Ieri, la prima protesta è arrivata da Holly Brockwell, una copywriter che ha usato il suo blog per domandare ufficialmente alla casa automobilistica e ad Innocean di rimuovere la pubblicità da tutti i canali online. Nella sua richiesta descrive come suo padre si sia tolto la vita in circostanze pressochè simili a quelle riportate nello spot. Ecco, qui ci rifletti e pensi che forse quello spot sarà anche originale, ma più che azzardato è stato il frutto di una spiacevole stoltezza.
Quando sono riuscita ad arrivare alla fine del video, al momento in cui l’uomo non muore grazie alle emissioni zero di Hyundai, ho iniziato a piangere senza modo di fermarmi. Improvvisamente ho sentito come le mie lacrime non fossero giustificate dal vostro messaggio. Mi sentivo solo vuota. Nauseata. E rivolevo il mio papà”.


Altre reazioni sono prontamente arrivate da parte di associazioni e utenti su Youtube che hanno sottolineato come Hyundai non si sia fatta problemi a strumentalizzare un argomento così serio per i suoi “sporchi” fini commerciali. Jalopnik.com lo ha definito senza mezzi termini come “il peggiore spot nella storia dell’auto”.

Hyundai UK tramite un tweet ha risposto, scusandosi “unreservedly” con la giovane blogger e con chiunque si sia sentito offeso. Ed ha chiarito che il video sia stato tolto dalla rete e non verrà più usato in nessuna attività above-the-line o in altre iniziative. Numerosi utenti di Twitter hanno risposto all’azienda che l’unico modo per farsi realmente perdonare per la sua uscita tasteless sia quello di fare una sostanziosa donazione ad associazioni per la prevenzione del suicidio.


Al di là della constatazione delle scuse, ci sono delle considerazioni da fare. Dopo questa vicenda, infatti, il video ha incrementato la portata del suo viral-DNA, qualora ce ne fosse stato ancora bisogno. Non è bastato affermare che il commercial vada “nella direzione opposta dei valori morali come azienda e come membri della comunità“. E’ ovvio che in casa Hyundai avevano messo in conto anche di urtare la sensibilità di molti. E nel momento in cui hanno deciso di continuare e prendersi il rischio, già sapevano che probabilmente questo video avrebbe spopolato ancor di più. Manco a dirlo, l’immagine del protagonista è stata utilizzata già come meme sui social network. Lo scopo di molti è, tuttavia, quello di screditare Hyundai.

Non tutto ciò che è viral brilla. Non siamo al bar tra amici e vince chi fa o dice la cosa più originale. Hai un target e sei un brand globale. Puoi e devi osare nella tua comunicazione solo se questa ti fa accaparrare una fetta più grande di mente o di cuore del tuo potenziale cliente. O perlomeno è quello a cui mi piace credere. Sono ancora uno di quegli sciocchi che pensano che il marketing, oltre a far vendere, possa contribuire a migliorare il mercato ed il mondo?

Tipografia e moda si incontrano nell'alfabeto Fashion Font

Fashion Font non è solo il nome del sito web creato dall’artista coreana Yvette Yang, ma è un vero e proprio collage il cui scopo è celebrare la moda dalla A alla Z in un modo tutto nuovo.

Moda e tendenze di ognuna delle stagioni degli ultimi anni sono catalogate in un font creato ad hoc e in cui ogni lettera è frutto di un attento studio dell’accostamento giusto: un outfit formato lettering, sarebbe il caso di dire.

Le collezioni di moda e il cambiamento della stessa negli anni sono presentati in un modo totalmente originale, che carica di senso ogni parte dell’alfabeto indipendentemente dal suo inserimento in un testo.

Una ricerca che la Yang porta avanti dal 2007 e che finora ha prodotto un genere tipografico che i fashion-addicted non potranno che amare!

Migliorare le immagini con Photoshop utilizzando i canali: tutorial di Federico Chiesa

Amate la fotografia? Siete reflex dipendenti? Non riuscite più a vivere senza condividere le vostre foto su Instagram? Allora siete nel posto giusto!

Reduce dalla V edizione del CreativeProShow, Federico Chiesa, che ricorderete come l’autore della fantastica serie Horror Vacui, in cui i cattivi del cinema e della televisione si mostravano in versione da pensionati, ha realizzato per NinjaMarketing un tutorial che illustra come migliorare le nostre immagini utilizzando i canali di regolazione di Photoshop. Ecco come fare per ottenere risultati professionali in pochi semplici step spiegati passo dopo passo da Federico. Scegliete un’immagine, aprite Photoshop e buon lavoro ninjas! 😉

Utilizzo dei canali per regolazioni mirate in Photoshop

Generalmente usiamo gli strumenti di regolazione in Photoshop intervenendo su tutta l’immagine, oppure disegnamo maschere ad hoc per limitare la loro azione.

Nel mio workflow uso spesso una semplice tecnica che permette di far agire un livello di regolazione in maniera differente lungo lo spettro dei colori.

Caricando come maschera del livello di regolazione il corrispondente in bianco e nero dei singoli canali RGB ho modo di ottenere diversi risultati che, a seconda dell’occasione, mi aiutano a migliorare l’immagine.

Osserviamo il mio esempio.

Una volta caricata l’immagine (fig 1) ho cliccato su LIVELLO – NUOVO LIVELLO DI REGOLAZIONE – CURVE ed ho schiarito tutta l’immagine, come si vede in fig2, ovviamente la curva interviene su tutta l’immagine, schiarendo prevalentemente i mezzi toni.

A questo punto, disattivata la curva, sono andato nel tab canali e tenendo premuto CMD (mac) o CTRL (PC) ho cliccato sul canale RGB (fig3). In questo modo vedrò caricarsi una selezione.

Con la selezione attiva ho creato un nuovo livello di regolazione con la stessa procedura di prima e con gli stessi valori della curva precedente e Photoshop mi ha automaticamente creato una maschera relativa alla selezione. Come vedrete la stessa curva agirà in modo molto diverso sulla mia immagine (fig4).

Se osservate la maschera che agisce sulla mia curva (fig5), che altro non è che una versione in bianco e nero della mia immagine base, capirete che la curva andrà ad agire di più sulle parti chiare e meno su quelle scure (il principio della maschera è nero=non agisce, bianco=agisce al 100%, grigio 50%=agisce 50% ).

Dunque se osservate gli altri canali singolarmente (cliccando prima sul canale RGB poi sul singolo canale nella tab CANALI) vedrete ad esempio che il canale ROSSO ha un cielo molto scuro, mentre il canale BLU ha un cielo molto chiaro (potete vedere le differenze nella figura 6). Quindi se caricassimo sulla stessa curva il canale Rosso come maschera questa lavorerebbe meno sul cielo rispetto alla maschera del canale BLU. Il funzionamento è come l’utilizzo di un filtro rosso quando si scatta in pellicola bianco e nero.

Nella figura 7 vedete le tre maschere fatte con i canali R G e B contemporaneamente. Potete vedere bene osservando il cielo come la stessa regolazione, con una diversa maschera, abbia un risultato diverso.

Nel caso della foto presa in esame usando la maschera col canale ROSSO ho fatto si che shiarendo le nuvole il cielo rimanesse più o meno uguale, ottenendo una migliore separazione e contrasto tra gli elementi. Una volta capito questo concetto vi sarà utilissimo usare le maschere fatte con i canali per lavorare sulle parti che più vi interessano.

L’utilizzo invece della maschera creata dal canale composito RGB può essere interessante su una curva di schiarita per aumentarle la luminosità delle parti più chiare e migliorare quindi il contrasto (in fig 8 vedete un’immagine splittata, a sinistra il file base, a destra la schiarita con maschera canale RGB, come vedete si ottiene un risultato molto più interessante rispetto alla stessa schiarita senza maschera in fig 9).

Se, usando la maschera fatta dal canale RGB volessimo che la curva agisse più sulle basse luci, basterà invertire la maschera stessa (fig 10) ma questo generalmente porterà ad un abbassamento del contrasto.

Da queste semplici basi è possibile ottenere degli effetti molto interessanti, è per questo che uso le maschere quasi in ogni mio progetto.

Nei tuoi panni: Findomestic trasforma il reality in azienda in un'iniziativa di comunicazione

È partita due settimane fa la campagna di comunicazione Nei tuoi panni, un’innovativa esperienza di partecipazione e collaborazione tra consulenti e clienti, proposta da Findomestic, sottoforma di “docureality“.

Dal format del reality alla campagna di comunicazione

Nel docureality escogitato, il primo reality girato in una banca, i clienti sono testimonial della vita in azienda e, accompagnati da una troupe, scopriranno, parteciperanno e collaboreranno con i consulenti a tutto il lavoro che c’è dietro lo studio dei prodotti e delle offerte Findomestic.

24 sono i partecipanti del reality, scelti attraverso un videocasting, ed è possibile conoscerli online attraverso le puntate e i confessionali, disponibili sin da ora nei canali appositamente dedicati alla serie: arrivata già alla sua terza puntata, il suo obiettivo è evolversi in una campagna di comunicazione d’impresa vera e propria, basata su un claim che suggerisce lo sforzo di empatia per riuscire a mettersi nei panni degli altri, perché prima di essere professionisti si è persone.

“La condivisione con i clienti di momenti di vita aziendale e della campagna pubblicitaria è un ulteriore “tassello” lungo la frontiera della trasparenza e del credito responsabile.

Un percorso che l’azienda ha intrapreso da diversi anni con l’obiettivo di rendere i consumatori più consapevoli, affinché l’accesso al finanziamento avvenga in modo semplice, flessibile, ma soprattutto in condizioni di piena e completa sostenibilità.

Si tratta in definitiva di un ulteriore radicamento della cultura della trasparenza e dell’integrità: l’esperienza in azienda dei clienti evidenzierà loro come non basti rispettare gli obblighi giuridici relativi al credito di consumo, ma occorra tenere in considerazione i bisogni dei singoli casi e della collettività nel suo complesso”.

dichiara Lorenza Ciacci, direttore Marca Comunicazione e Pubblicità di Findomestic Banca.

Riassunto delle puntate precedenti

Ad introdurre il primo episodio del reality è il team di consulenti Findomestic, seguito dalla presentazione dei clienti: un impiegato pubblico, un’imprenditrice, un operaio, un’impiegata, un direttore cinematografico e un responsabile marketing che si sfidano sulla creazione di un’offerta di prestito personale e di una gamma di offerte personalizzabili in base alle esigenze dei clienti.

Nel secondo episodio i clienti discutono del problema del finanziamento in presenza dei consulenti, mentre i giudici della prova li stanno seguendo da un’altra stanza. Presto lo scambio di idee diventa un contrasto più acceso, ma un giudice interrompe la tavola rotonda invitando tutti a prepararsi a rispondere alla prima prova: “Come dovrebbe essere un prestito personale?”.

La domanda è semplice, ma lo è altrettanto la risposta?

Il terzo episodio: la prova

Ideare un nuovo prestito personale è un lavoro di grande responsabilità: non bisogna solo capire quanto sia necessario chiedere e a quale tasso farlo, oppure quante rate si otterranno in risposta alla richiesta, perché si tratta di trovare un equilibrio tra le esigenze delle persone che lo richiedono e le regole del mercato.

Per creare un’offerta di prestito personale i clienti si mettono nei panni dei consulenti e presto il tempo della prova termina. Arrivano i giudici e interrogano i partecipanti sulle soluzioni che hanno ideato.

Essi dimostrano attenzione per l’utilizzo delle nuove tecnologie, per il contesto economico molto teso che viviamo ma anche strategia della pianificazione e importanza del naming, e si dimostrano anche molto empatici nei confronti dei consulenti, sottolineando la sostenibilità reale dei prodotti offerti.

In totale si ottengono 6 lavori eccellenti. Ma chi sarà riuscito a vendere il proprio prodotto?

Parte così la serie e chi riuscirà a superare le sfide vincerà il reality.

(continua…)

Una settimana in Uber a San Francisco, il diario di Cristina [Giorno 2]

Il secondo giorno di training è finito.
Oggi le lezioni erano orientate agli specifici ruoli che ricopriamo nell’azienda così io ho seguito i corsi di Brian, Community Manager Specialist, il mio collega della logistica ha seguito corsi dell’operations specialist.

E’ stato molto interessante poter diradare dubbi, fare domande, fare brain-storming.
Quello che mi stupisce di questa Uberversity è la possibilità di non dover mettere in piedi giochi di potere.ù
Hai l’opportunità di incontrare il CEO che pranza in cucina, sa esattamente chi sei e ti chiede, con cognizione di causa, come vanno le cose a Roma.

Ci hanno assegnato un lavoro di gruppo che consegneremo domani, l’idea che vincerà sarà probabilmente messa in piedi sul serio. E’ come essere ritornati ai project work della Business School, ma questa volta le cose si fanno reali, ci sono delle enormi opportunità di sviluppo in gioco.

Le persone con cui sono in squadra sono fantastiche: Femke, Jeanine, Alex, Demon. Ricoprono ruoli diversi all’interno dell’azienda e in giro per il mondo, è un privilegio poter incontrare persone così durante il proprio lavoro.
Non sono certo i soli ad avermi colpito, in questa sessione di Uberversity ci sono community manager, launcher, general manager tutti con un fortissimo spirito UBER.

Dopo alcune lezioni più tecniche, fatte dagli ingegneri del MIT che animano l’azienda, siamo andati a cena tutti insieme in un ristorante spagnolo consigliato dalla Community Manager di New York.
La nottata è continuata con quattro chiacchiere davanti a un bicchiere di vino, per poi ritornare tutti in albergo a prepararci per il nostro terzo giorno di training.
Come siamo tornati? Ovvio, a bordo di uno spazioso SUV prenotato grazie a UBER!

Tutti pazzi per iPhone5? Effetto Domino [VIRAL VIDEO]

Il Domino è sempre affascinante da osservare, saranno i giochi visivi creati dalle tessere o il fatto di dover seguire il flusso che si crea per capire come va a finire, ma i numeri dei video di domino in rete sono pazzeschi.

Il termine Effetto Domino inizialmente nasce proprio con le tessere del gioco del Domino che poste in verticale una dietro l’altra permettono di realizzare questa reazione a catena. Creativi, pubblicitari e ingegneri hanno evoluto il domino effect utilizzando diversi oggetti a loro disposizione.

Aatma Studio, agenzia di social media di San Francisco, che si cimenta da anni nella realizzazione di preview video dei prodotti Apple, ha pensato di realizzare un domino con l’oggetto più amato e odiato, emulato e criticato, trendy e mainstream dell’ultimo decennio: l’iPhone.

L’obiettivo è quello di mostrare cosa potrebbe fare la tecnologia NFC (Near Field Comunication) in un iPhone 5, tecnologia che permette di trasferire informazioni dallo schermo di un device ad un altro.

Pionieri nel campo di video di domino sono stati sicuramente i colleghi di comunicazione della Guinness con il loro “domino da guinnes” già nel 2008, un trend sempre crescente e molto in voga anche in quest’ultimo periodo: i deejay A-Trak & Tommy Trash per il loro ultimo pezzo Luna Melt hanno scelto un domino molto originale, da segnalare per l’utilizzo persino di toast e di uno shooting subaqueo.

L’idea di promozionare un singolo di un album era già venuta ai più famosi Ok Go, i geni del video su Tapirulan per intenderci, per la loro “This too shall pass” .

Fenomeno da studiare l’effetto Domino legato ai video virali, due dinamiche che viaggiano in parallelo connesse entrambe da una diversa reazione a catena.

L'agente Smith di Matrix è protagonista del nuovo spot della General Electric

Lo scorso 13 aprile, durante il Saturday Night Live, è andato in onda il nuovo spot della nota multinazionale General Electric con protagonista il mitico agente Smith del film The Matrix. I fratelli Wachowski, registi della trilogia, hanno aiutato l’agenzia BBDO di New York a realizzare lo spot, diretto dal regista David Gordon Green.

http://www.youtube.com/watch?v=loinY8MmVq8&feature=player_embedded

Smith cammina nei reparti di un ospedale e mostra come tutta la tecnologia presente negli ambienti sia frutto della General Electric e permette ai medici di lavorare e ai pazienti di essere curati con le migliori strumentazioni.

La campagna si chiama “Brilliant Machines” (proprio come le macchine presenti nel film cult) e promuove l’uso dei software GE in ospedali e palazzi governativi, al fine di ridurre i tempi di attesa e gli sprechi, utilizzando questa icona classica della cultura pop per raggiungere in maniera più efficace il target.
Spot precedenti hanno visto l’utilizzo come soggetto della famigerata macchina Kitt, quella del telefilm Supercar, un classico anni ’80.

Linda Boff, Digital Collective Co-Chair Executive Director, Global Digital Marketing General Electric, ha giustificato l’utilizzo di questo soggetto affermando che: “abbiamo lanciato la campagna per portare il concetto di internet industriale ad un vasto pubblico, raccontando una storia di produttività con le macchine”.

Per la prima volta i fratelli Wachowski concedono la licenza di utilizzare il concept di The Matrix a scopo commerciale.

Retail Safari, alla scoperta dei negozi più innovativi di Napoli e Capri! [EVENTO]

Continua il viaggio alla scoperta dei workshop del Capri Trendwatching Festival, che si svolgerà il 3 e il 4 maggio 2013 presso il Teatro del Grand Hotel Quisisana di Capri. Se siete insaziabilmente curiosi, affascinati dal mondo dei trend e interessati a vivere un’esperienza indimenticabile nei luoghi dello shopping più innovativi di Napoli e Capri, allora il Retail Safari è il workshop che fa per voi!

modalità di partecipazione: su iscrizione, a pagamento
costo: 90,00 (inclusi i trasferimenti in navetta in giro per Napoli, il collegamento in aliscafo per raggiungere l’isola, la colazione e il pranzo)
dove: Partenza ore 10,00 a Napoli presso Molo Beverello di Napoli; spostamento Napoli-Capri h 13; pranzo a Capri e retail safari sull’isola 14,30-16,00
quando: VENERDI 3 MAGGIO 2013 ore 10,00-16,00

Uno degli ambiti più interessanti del marketing operativo è certamente il settore del retail e per non restarne indifferenti ho deciso di intervistare uno dei maggiori esperti Italiani di unconventional shopping experience, design, marketing esperienziale e fashion design.

Alberto Costabello ci ha concesso un’intervista sui contenuti che saranno presentati il 3 maggio al workshop “Retail Safari” del Capri Trendwatching Festival 2013.

Quanto è difficile far coincidere le esigenze di un brand globale con un microcosmo commerciale e territorialmente particolare come quello Caprese? Non c’è il rischio di allontanarsi dagli assets globali?

Capri rappresenta sicuramente un caso particolare nell’ambito del retail contemporaneo. Le sue caratteristiche specifiche sono legate all’unicità e complessità del luogo, al suo appartenere a un ristretto novero di località d’élite internazionalmente note e al fare parte di un paese che sta trovando il suo posizionamento mondiale come luogo privilegiato per stile di vita, ricchezza artistica e patrimonio gastronomico. Proprio questi elementi costituiscono un’attrattiva fortissima per tutti quei brand che guardano al nuovo consumo di gamma medio-alta e ai nuovi consumatori provenienti dai paesi emergenti, sempre più desiderosi di esperienze e beni di alta qualità, caratterizzati da un elevato grado di unicità.

Le dimensioni ristrette del territorio, certo, genereranno una selezione naturale dei brand presenti sul territorio. Il rischio sarà forse quello di vedere Capri trasformata in un grande supermarket del lusso a cielo aperto com’è successo a Forte dei Marmi, rischiando di far perdere alla località la sua identità ancora legata a radici culturali locali. Una prova non semplice che solo la corretta selezione dei brand e delle attività commerciali potrà definire nell’immediato futuro.

Quali incitamenti vogliono essere trasferiti ai partecipanti al “Retail Safari” e come sarà affrontato tecnicamente il workshop?

Vivete l’esperienza dell’approccio al retail in maniera globale e immersiva! Cercate di cogliere gli aspetti di novità e avanguardia per poi tradurre questo patrimonio in concetti globali da applicare in contesti diversi da quelli originari, specifici del vostro business.

La modalità del Safari consiste proprio nell’analisi del mondo del retail affrontata sul campo con metodi da etnografo e cioè attraverso la raccolta di stimoli e suggestioni che lo spazio, l’accoglienza, la gestione del PDV trasmettono all’utente.

Un’esperienza che, guidata da un cool hunter attraverso raffronti ed esempi internazionali, diventa l’occasione per un workshop a elevato valore formativo dove i temi identificati localmente sono poi ricondotti a vere e proprie tendenze globali.

Qual è la relazione tra “etnografia urbana” e “marketing esperienziale” e quanto incide il consolidarsi delle architetture virtuali sull’organizzazione degli spazi off-line? C’è una correlazione tra rete e realtà per il retail?

L’etnografia urbana è un campo di ricerca che attraverso la tecnica dell’osservazione partecipante studia i comportamenti sociali (ma anche quelli di consumo) che si manifestano nelle città. Questi comportamenti comprendono anche il grado di attenzione che le persone esprimono nei confronti delle cosiddette “proposition of value”, ovvero le offerte che le imprese immettono nel mercato a livello di prodotti, servizi, format di negozi.

Il “marketing esperienziale” è invece l’approccio che permette alle imprese di raccontare al pubblico la propria proposta abbinandola a un’esperienza personale emozionante e memorabile. Quindi, si potrebbe dire che lo studio dell’etnografia urbana permette di comprendere quali potrebbero essere le soluzioni di marketing esperienziale più capaci di ottenere l’attenzione del proprio target di riferimento, e, quindi, di incrementare il successo e l’efficacia comunicativa delle proprie iniziative.

Il corto circuito tra la dimensione online delle nostre vite e la dimensione reale (appunto, “off-line”) è un fatto acclarato che ha ripercussioni significative anche nel mondo del retail. La tecnologia RFID, per esempio, potrebbe da sola generare una vera e propria rivoluzione nella gestione delle operations di logistica, di magazzino e di riassortimento all’interno dei punti vendita, grandi e piccoli. Tecnologie di diversa matrice ma altrettanto avanzate possono, invece, permettere ai gestori degli spazi di effettuare studi raffinati sui comportamenti che le persone assumono all’interno degli spazi oggetto di studio, sempre nel rispetto della privacy dei visitatori.

Infine, il coinvolgimento emotivo è la principale ragione di successo sia di un’iniziativa di marketing sul web che di una nel mondo reale. Nello stesso modo un’esperienza di acquisto online è ormai vissuta come una normale esperienza di acquisto in negozio con tutto il suo vissuto di emozioni sia negative che positive. Oggi il retailer per esplodere la propria offerta nel Web 2.0 non solo deve dotarsi di una solida offerta commerciale e di una comunicazione azzeccata, ma è chiamato a mettere a punto un’interfaccia che renda fluida e “seamless” l’esperienza di shopping.

Grazie Alberto, appuntamento al 3 maggio al Workshop in “Retail Safari“.