15 sigle famose nel mash up di Koren Ensemble [VIDEO]

Quindici sigle di famosi telefilm, ri-arrangiate e racchiuse in un medley di due minuti. Ecco l’idea di Koren Ensemble, collettivo di giovani artisti newyorkesi che fa della cultura pop la sua materia grezza, da plasmare e rimodellare per creare performance di puro intrattenimento. L’ultimo video del gruppo, pubblicato in rete solo due giorni fa, ha già raccolto migliaia di visualizzazioni, e siamo certi che continueranno a crescere. Perché? Semplice: “More Than 15 TV Theme Songs In Less Than 2 Minutes” riprende contenuti tra i più popolari e commentati in rete, come appunto i telefilm, giocandoci su, facendovi ironia, mixando e, soprattutto, dando il là a nuove conversazioni tra utenti che ritrovano nel video una vecchia serie, quella che magari guardano con gli amici!

Video del genere solitamente raccolgono decine e decine di commenti su Youtube solo da parte di tutti coloro che si cimentano nel riconoscere i vari temi musicali. E ciò è ancor più vero in questo caso, poiché i Koren Ensemble hanno ben pensato di intrigare maggiormente i visitatori inserendo nelle sigle dei piccolissimi contributi provenienti da altri telefilm. Ad esempio, c’è chi sostiene che nascoste tra le note de “La Pantera Rosa” vi siano quelle di “X-Files“, oppure quelle di “A-Team” in mezzo a “I don’t want to wait“, celebre colonna sonora di “Dawson’s Creek“.

E voi, ne riconoscete altre?!

Tutti i numeri del Mobile Video Engagement [INFOGRAFICA]

Quando parliamo di “video” ci riferiamo ad un insieme estremamente vasto di contenuti: spot, trailer, video virali e veri e propri film in streaming. L’utente medio ha a disposizione almeno tre strumenti attraverso i quali fruire dei video; in che modo userà i device che ha intorno? Il mobile ha un ruolo centrale in questo settore, oppure è ancora vittima dei limiti tecnologici (connessione 3g, schermi piccoli e poco definiti, processori ad elaborazione troppo lenta)? L’infografica che vi proponiamo oggi ci chiarirà tutti i dubbi: è curata da Ooyala, uno dei principali provider USA di servizi streaming per siti web, ed è basata su circa un milione di utenti unici. Vediamola insieme:

Sorprendentemente, l’ago della bilancia pende leggermente a favore degli utenti mobile:

  • Gli utenti mobile sono più propensi a guardare i filmati per intero, piuttosto che interromperne la visualizzazione;
  • L’iPhone è il device preferito per guardare video in mobilità, con un teutonico 71,8%. Ad Android spetta poco più di un quinto della torta: il 21,2%. Ai restanti OS (Symbian, Bada, Windows Phone, Blackberry OS) va solo il 7%
  • Il dato più sorprendente riguarda la tipologia di video visualizzati dai vari utenti: sembra che il tablet, in costante aumento, sia leggermente preferito (52%) per la visualizzazione di video più lunghi di 6 minuti, mentre il Desktop Pc sembra il mezzo migliore per vedere filmati più brevi.
  • Gli italiani sono un popolo molto affezionato a Facebook, almeno per quel che riguarda i video! Si stima che, per ogni video condiviso su Twitter, in Italia, ne vengano condivisi 17 su Facebook. Siamo in seconda posizione, appena sotto Taiwan.

Una fruizione di video più mobile-oriented

I dati trattati sembrano rivelare un trend crescente nella fruizione di video, anche di una certa grandezza, in mobilità. Ciò presuppone un punto di vista diverso rispetto a quello adottato sinora: invece di proporre adattamenti per Mobile a partire dalla versione desktop, se si intende entrare nel mondo dei Mobile Video si dovrà implementare un sistema costruito ad hoc. Esso dovrà prevedere, in maniera ideale:

  • Un giusto compromesso tra risoluzione e “bandwidth” (la banda massima disponibile per il caricamento);
  • Spazi e meccanismi appositi per i live-ad ed i banner, nonchè per le informazioni aggiuntive;
  • Pianificare bene il progetto, e verificare se è il caso di sostituire il video con una più agevole App o un sito Web ottimizzato per Mobile;
  • Focalizzare la propria attenzione, prima che sul proprio prodotto, sui contenuti adatti al mondo mobile (come servizi freemium, notizie, curiosità e video musicali).

Noi siamo dei gran divoratori di Youtube Mobile, ma questa notizia ci ha un po’ sorpresi. Voi come siete più comodi? Sull’iPad o sul Mac da 27 pollici?

Barack Obama anche su Instagram! [BREAKING NEWS]

Obama è ormai praticamente presente su tutti i social network esistenti, e si conferma un vero Presidente 2.0: dopo Tumblr e Google+ è arrivato il momento anche per Instagram, in concomitanza con le primarie dell’Iowa di oggi.

La prime due foto pubblicate immortalano la videoconferenza con gli elettori dell’Iowa.

La popolarissima applicazione, visto il prossimo arrivo anche per i dispositivi Android e quindi la diffusione sulla maggior parte dei dispositivi mobili, aiuterà Barack Obama a farlo rimanere alla Casa Bianca?

Nel frattempo, gli elettori possono seguire e condividere su Instagram le foto della campagna elettorale di Obama attraverso l’hashtag #Obama2012, mentre per seguire le campagne elettorali di tutti i candidati possono consultare il recentissimo Google Elections e Youtube Politics.

Kindle Fire infiamma il mercato dei tablet

Iniziamo col dire che è l’ora di mettere da parte l’idea che ogni volta che entra un nuovo modello di tablet sul mercato, questo debba necessariamente diventare il nuovo anti-iPad del momento. E’ vero che la tavoletta lasciataci in eredità da Steve è ancora il prodotto nella sua categoria più venduto al mondo, ma i tablet che sono entrati dopo nel gioco del mercato di settore si sono presentati spesso con presupposti e intuizioni diverse.

E’ il caso di Kindle Fire: indubbiamente un passo del colosso dell’e-commerce in una fetta di business attualmente molto redditizia e promettente, ma che segue soprattutto la logica che ha dato vita ad un prodotto di successo come il Kindle e-reader. Ovvero: schermo da 7 pollici per essere super manegevole e un prezzo molto competitivo, 199 dollari.

Kindle Fire registra vendite record a Natale

Ecco la notizia che ha sconvolto i mercati: Kindle Fire vende 4 milioni di unità nel solo periodo natalizio. Secondo l’analista Tavis Mc Court della società di analisi Morgan Keegan & Company, il Kindle Fire avrebbe strappato da 1 a 2 milioni di vendite all’iPad 2, così che la stima prevista di vendita di 16 milioni di tablet dell’Apple per l’ultimo trimestre 2011 è stata corretta a 13 milioni.

Eppure Apple mantiene la quota del 61% del mercato del tablet nell’ultimo trimestre del 2011 (fonte: guardian.co.uk): il trimestre prima aveva registrato il 68%, il Kindle Fire ha infatti dato una scossa al mercato di Android, in particolare negli U.S.A. dove è disponibile la vendita del device di Amazon.

Inoltre, neanche tanto casualmente, anche Sony e RIM hanno dovuto tener conto del nuovo avversario: sia per la serie S di Sony che per il Playbook di RIM c’è stato un taglio del prezzo di almeno 100 dollari nei mercati statunitensi.

In sostanza: Kindle Fire non è minaccioso per Apple ma indica nuovi trends. Le voci sull’iPad mini confermano che anche da Cupertino potrebbero guardare verso i nuovi orizzonti che Amazon sembra già aver imboccato. Un futuro cioè fatto di tablet sempre più a portata di mano e di tasca, più maneggevole di quelli attualmente al top del mercato ma comunque diverso da uno smartphone.

Apple prepara un “importante” evento per fine gennaio [rumours]

E giusto per non mancare di commentare anche questa voce, pare che a fine gennaio Apple stia preparando un evento “importante” ma non “grande” a New York: i rumours a proposito sono stati lanciati da TechCrunch e da AllThingsD .

Se in parte si chiacchiera sulla possibilità che sia l’evento di lancio del nuovo iPad, dall’altro lato le due fonti sottolineano invece che le notizie trapelate più importanti riguardano un possibile accordo con grandi gruppi editoriali, che fanno credere ad un miglioramento della piattaforma i-Book di Apple

Interessante novità, se si considera che attualmente la minaccia anti-iPad di cui tutti parlano è il Kindle Fire che viene da una serie di prodotti famosi come e-book reader e ideato da Amazon, che nell’editoria online ci sguazza dal 1995!

Mentre aspettiamo di veder crescere Kindle Fire e la risposta di Apple ma anche di tutti gli altri concorrenti tablet, vi lasciamo con il video della parodia del CEO di Amazon, Jeff Bezos, colui che ha dato l’annuncio ufficiale delle vendite spettacolari del Kindle questo Natale. Lo sketch prende in giro i problemi di “gioventù” del tablet con meno esperienza sul mercato: anche se inglese, le immagini sono eloquenti 🙂

P.s. In fondo trovate anche un link per un articolo interessante sui problemi del Kindle Fire, giusto per darvi più spunti di riflessione!

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La politica? sempre più 2.0: nasce Google.com/Elections

Siamo sempre stati sensibili ai cambiamenti del modo di fare politica ed ai nuovi strumenti digitali al servizio di politici, PA e cittadini.

Dopo aver presentato pochi giorni fa il bel caso tutto Italiano del comune di Cesena, è notizia recente ore la nascita di google.com/elections, un vero e proprio election hub dove i cittadini possono studiare, analizzare, discutere e cercare di impattare sulle campagne elettorali web che porteranno alle elezioni di quest’anno in USA.

Una piattaforma simile a Google News ma (naturalmente) molto più concentrata sul tema delle elezioni Americane ed ai temi correlati, che sta tra l’altro aprendo anche la versione Egiziana.

Una Top Ten dei marketing moments 2011

Cari Ninja, ci siamo anche stavolta: è il momento di ordinare in classifica i momenti più rilevanti che il marketing ci ha regalato nel 2011. Per che cosa lo dovremo ricordare?

Gli sviluppi di Angry Birds

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Più volte in queste pagine abbiamo lodato l’ormai celeberrimo gioco per la sua visione crossmediale a lungo termine. E nel 2011 Rovio ha mantenuto la promessa facendo sì che il brand divenisse il franchise che merita di essere. Libri (persino di ricette), peluche, accessori hi tech, merchandising infinito, giochi da tavola, l’apertura del primo negozio fisico in Finlandia. Per non parlare dell’alleanza strategica con 20th Century Fox per il lancio del film Rio: con l’applicazione Angry Birds RIO si fondono entertainment e mobile marketing. Da tenere d’occhio nel 2012: è un brand indie e pioniere e finora non ha mai smentito la sua natura.

Tesco Subway – Virtual Store

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Questa pluri-premiata campagna porta con sè il seme di una possibile rivoluzione: la vendita di prodotti slegata dal concetto di spazio fisico così come l’abbiamo conosciuto finora (supermercati, outlet, etc.). Basta una superficie verticale, un visual e tanti QR code quanti sono i prodotti offerti. Chi sarà il primo ad ampliare il concept e sfruttarlo su larga scala nel 2012?

I 125 anni di Coca Cola

In un anno durissimo per i consumi, a maggio Coca Cola ha celebrato il suo 125esimo compleanno. Un brand storico riesce a non far sentire il peso dei suoi anni, continuando a posizionarsi sui valori della felicità e della gioia di vivere. Qui vi abbiamo parlato delle nuove strategie e dei nuovi obiettivi del brand, accompagnati dagli spot vintage più belli!

Nike MAG: Back For the Future

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Semplicemente, la campagna teaser + virale più longeva della storia. Le scarpe che si allacciano da sole indossate da Marty McFly nella saga Ritorno al Futuro sono state finalmente realizzate da Nike e messe all’asta a partire da settembre 2011. Un successo strepitoso in termini di buzz e di vendite, per non parlare della risonanza benefica della campagna, che ha devoluto il ricavato alla Michael J. Fox Foundation per la lotto al morbo di Parkinson. Qui trovate trailer e video collegati.

Pepsi abbandona il Super Bowl

Per la prima volta nella storia del suo coinvolgimento da inserzionista del Super Bowl, Pepsi ha annunciato a sorpresa che avrebbe rinunciato alla presenza fissa tra gli spot più guardati dall’industry e dal pubblico americano. Il budget è stato riallocato nei digital media e nel progetto di crowdsourcing Pepsi Refresh Project. Un momento importante che ha donato una visibilità ed una consapevolezza senza precedenti al tema del digital ed alle sue capacità di brand building.

Il lancio di Google+

A partire da fine giugno, Big G ha fatto il suo ingresso nel panorama social. Con una prima fase di testing solo su invito, il brand ha sicuramente stimolato la curiosità degli opinion leader e dei social media addicted, più che pronti ad esplorare le proprie Cerchie. A fine settembre, poco dopo l’apertura totale del sito, si arriva a quota 50 milioni di utenti iscritti. Google+ ha sicuramente polarizzato il dibattito, permettendo nuove riflessioni sui concetti di privacy, condivisione ed identità digitale beyond-Facebook, una volta tanto. Resta da vedere il tipo di successo ed impatto realmente raggiunto e quello ancora da raggiungere (dati i tentativi non andati a buon fine di Google Buzz e Google Wave) sia B2C che B2B.

Volkswagen The Force

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Un inno alla potenza della pubblicità fatta per bene. Uno spot pensato per il Super Bowl viene svelato in anticipo, guadagnando quanta più audience possibile grazie al buzz concentrato sulle sue grandi qualità creative. Ad oggi, The Force ha quasi 48 milioni di visualizzazioni su Youtube. Cifre e strategie di media release da far girare la testa a chiunque sia ancora ossessivamente concentrato sul prime time televisivo. E, per inciso, una bella lezione creativa a chi non ha fatto altro che macinare spot automobilistici identici a sè stessi e gli uni tra gli altri per anni. Qui, la sua analisi.

Social media e real life

Nel 2011 i social media hanno definitivamente fatto sentire la loro influenza per quanto riguarda fatti di cronaca, avvenimenti di attualità, fenomeni di costume e movimenti politico-sociali. Un calendario costellato di eventi si è visto sdoppiare: da un lato, il progredire della storia; dall’altro, un flusso di conversazioni condivise online simultaneamente al progredire di essa. E’ impressionante ricordare quanti e quali eventi abbiano avuto nel 2011 un risvolto social o anzi debbano proprio ai social media il loro sviluppo. In ordine sparso: l’uragano Irene col suo account Twitter, il terremoto in Giappone e Google Crisis Response, il Royal Wedding, i London Riots (proudly sponsored, si fa per dire, da Blackberry), la cattura di Bin Laden e l’immagine della Situation Room rimbalzata e parodizzata ovunque online, il cambiamento sociale proposto dai social media per Occupy Wall Street (e le sue varianti globali), lo scandalo News Corp seguito live da Reuters. Quale la rilevanza dal punto di vista del marketing? I social media rendono il mondo una piattaforma aperta 24 ore su 24, 7 giorni su 7. L’imperativo dell’hic et nunc stravolge le nostre modalità di fruizione di contenuti informativi e culturali – è stato evidente nel 2011. Eppure, in termini di branding e di marketing sembra che le imprese non abbiano ancora colto in pieno la vera enorme opportunità offerta dai social media: la facilità e la velocità con la quale riescono a fissare immagini ed icone nella nostra coscienza, facendo riverberare in maniera coerente un immaginario globale infinitamente condiviso. Il bacio di Vancouver è un meme divenuto globale in poche ore; spero che nel 2012 i brand riescano ad “imbrigliare” questo potere per diffondere messaggi che possano migliorare il mondo, la società, l’uomo.

L’abolizione dei confini creativi

Per la prima volta nella sua storia, il Festival di Cannes cambia nome; non più solo advertising, ma creatività a tutto tondo – si passa dai Cannes Lions International Advertising Festival a Cannes Lions International Festival of Creativity. E la modifica la si avverte subito guardando le modalità di iscrizione delle campagne alle varie categorie dei premi. E’ sempre più difficile distinguere l’outdoor dal digital, cyber dai promo e così via. Segno dei tempi: la creatività è pervasiva, le idee vincenti travalicano i confini, siano essi di mezzi o di competenze. Qui, qui e qui le analisi delle prime tre giornate del Festival per lo speciale sponsorizzato da Getty Images; qui l’emozionante storia della vittoria italiana, qui le slide più belle estrapolate da seminari e workshop, qui l’analisi conclusiva!

Steve Jobs

Il 5 ottobre 2011 ha segnato la scomparsa di un’icona dei nostri tempi. Diciamocelo, i figli dei nerd di oggi si sentiranno dire almeno una volta nella loro vita “ai miei tempi, Apple era guidata da un grande uomo”. Un uomo grande che ci ha dimostrato con i fatti cosa significhi lavorare con passione e dedicarsi ad una visione. A tal punto da sapere prima di chiunque cosa le persone desiderino. Le pagine Ninja gli hanno reso diversi omaggi: citazioni sul business e sulla vita, i tributi ideati dai designer e dalle agenzie creative di tutto il mondo, una minibiografia, i suoi insegnamenti di marketing e una gallery dei 10 spot Apple più belli di tutti i tempi. Quel che traspare dalla sua vita è la perfetta ed equilibrata fusione tra vita personale e vita lavorativa: cos’è l’una senza l’euforia dell’altra?

“I don’t think of my life as a career. I do stuff. I respond to stuff. That’s not a career — it’s a life!” – Non vedo la mia vita sotto forma di carriera. Faccio delle cose. Reagisco alle cose. Questa non è una carriera – è una vita!

Lo spot di 3 Italia scatena le polemiche: il cane costa troppo, ma internet no

3 Italia, uno dei quattro maggiori provider di telefonia italiani, ha inavvertitamente calpestato uno dei temi più cari ai consumatori: l’abbandono degli animali, scatenando la rabbia dei consumatori più sensibili e dell’AIDAA, un’associazione animalista. Ricostruiamo insieme la vicenda:

La pubblicità

L’annuncio incriminato è un breve spot radiofonico (introvabile in rete) che mette in scena una conversazione tra una coppia che ha bisogno di limare le spese a causa del caro-vita. La coppia decide di rinunciare sia al personal trainer che all’estetista. “Internet no, perchè 3 conviene”, recita l’uomo. Un cagnolino prende parte alla conversazione abbaiando, al che la donna, percependo le intenzioni del coniuge, esclama “No dai, Fuffi no!”, ma lui risponde secco: “Taglia.”

Le reazioni

Lo spot è rimasto in onda per un lasso di tempo davvero ristretto, ma le risposte sono arrivate fulminee: alcuni blog e quotidiani nazionali, tra cui il Corriere, Libero, Quotidiano Italiano e Lettera 43 hanno già riportato la notizia. Intanto, sulla pagina Facebook di 3 Italia i consumatori più sensibili dicono la loro. Su Twitter, invece, non c’è traccia di segnalazioni.

Ecco come si è scatenata la bagarre sulla pagina Facebook:


Qui il brand non si è espresso (almeno, non in via ufficiale), ma un business agent della 3 crea confusione nell’immaginario dei fan, infrangendo (sicuramente in buona fede) alcune regole delle pagine social: non contraddire i fan, non sminuire i loro temi sensibili, non continuare un discorso che potrebbe sfociare nel conflitto e non utilizzare una brand page per un giudizio personale.

Ecco alcuni tra i commenti successivi più educati:

bagarre 3 - 2

Di seguito invece riportiamo un comunicato che abbiamo trovato su un blog che si riferisce all’AIDAA, nel quale si sostiene che, tramite lo spot in questione, si inciti all’abbandono dei cani

blog aidaa

 

Le scuse

In seguito all’accaduto, 3 Italia si scusa con una nota in cui si legge: “Ci rendiamo conto che lo spot, così formulato, potrebbe essere frainteso”, ma lo spot metterebbe in scena un “riferimento ironico alle spese accessorie e voluttuarie, come la toelettatura, i cappottini alla moda o i collarini preziosi”.

Riassumiamo il caso:

  • 3 Italia commissiona uno spot radiofonico incentrato sul risparmio come capacità competitiva; purtroppo, però, chi ha realizzato l’annuncio non ha calcolato il misunderstanding che poteva creare una battuta tanto cruda quanto (forse) un po’ priva di buon gusto. I tempi radiofonici, come quelli televisivi, sono molto corti, ed è difficile spiegarsi; forse valeva la pena di fare altro;
  •  Mentre lo spot andava in onda, i consumatori più sensibili hanno generato un piccolo focolaio, che l’AIDAA ha colto e il Corriere (prima tra le altre testate) ha rimbalzato, amplificando l’effetto negativo del misunderstanding;
  • Tre ha tempestivamente dato le sue scuse, ma lo ha fatto con una nota nella quale giustifica il suo operato. I difensori degli animali più accorti l’hanno considerata “frivola” e “troppo alla leggera”;
  • Mentre stiamo scrivendo, la questione è ancora in atto, e potrebbero esserci degli aggiornamenti.

Le nostre considerazioni

Non biasimiamo l’operato di 3 Italia nella gestione della vicenda, che ha dovuto rimediare ad un imprevisto alquanto particolare. Da questa lezione possiamo però trarre molti insegnamenti:

  • Una nuova campagna di comunicazione va gestita in modo integrato, con l’approvazione di tutte le aree di marketing e comunicazione. Altrimenti succede che, ad esempio, gli errori di chi ha ideato lo spot ricadranno sui social media manager (poichè le brand page sono il primo canale di comunicazione per gli utenti);
  • Non è possibile effettuare una comunicazione unilaterale: l’evento di oggi ha dimostrato ancora una volta che i clienti ed i consumatori hanno piena capacità di rispondere, di distorcere, rimbalzare o amplificare il messaggio che parte dall’alto. E quando il messaggio non piace a chi lo riceve, è quasi impossibile non avere una perdita di immagine e un’amplificazione/rielaborazione del messaggio in negativo;
  • Piuttosto che creare messaggi “ad hoc”, è meglio interpretare i bisogni del proprio target in modo globale. 3 Italia l’ha fatto in modo eccellente quando ha parlato di attenzione ai consumi, ma non è stata attenta agli altri temi che potevano urtare la sensibilità dei suoi clienti;
  • Qualsiasi progetto di comunicazione e marketing, sia esso una nuova campagna di spot o un’azione di marketing non convenzionale, deve essere corredata di un attento piano di “risk management”, per cercare di salvare il salvabile e riparare il prima possibile tutto ciò che potrebbe andare storto.

Non ci resta che girarvi la domanda: voi come avreste gestito la vicenda? Siete convinti che 3 Italia debba porgere le sue scuse o si tratta di un fraintendimento da non prendere troppo pesantemente?

Personalmente, credo che se adesso la 3 intraprenda un bel progetto per la salvaguardia degli animali, come porgere le scuse e prendere in gestione un canile, ad esempio, avrebbe un ritorno di immagine di non poco conto (e soprattutto farebbe del bene, evitando altre bagarre e discussioni al di là del torto o della ragione).