La vita di Steve Jobs in 5 tappe

Steve Jobs è stato tante cose: un informatico, un innovatore, un imprenditore, un creativo, un designer, un miliardario. Un genio, ripetono tutti.
Eppure, prima di tutto, Jobs è stato un uomo di marketing, forse il più grande di sempre.
Figura unica e irripetibile che ha trasformato un logo e un’azienda in un’incredibile filosofia collettiva, in icona assoluta di innovazione e stile.
Vi raccontiamo 5 storie che rivelano, in epoche e fasi diverse della sua vita, la sua visione del lavoro, della creatività e della comunicazione.

1) Innovazione e irriverenza

Anni ’70, California. Steve Jobs ha più o meno 20 anni ed ha lasciato il college.
La sua famiglia adottiva lo mantiene come può e lui sbarca il lunario con dei lavoretti occasionali. Un giorno, insieme al suo eterno amico Steve Wozniak, legge su Esquire un articolo dedicato a Capitan Crunch, il mito dei phone breakers. Negli anni’ 70, intendiamoci, non c’erano molti computer in giro. Così gli hacker si esercitavano sul più complesso sistema ingegneristico allora disponibile: la rete telefonica. I due Steve contattano Capitan Crunch, imparano le sue tecniche e cominciano a progettare speciali dispositivi per fare telefonate gratuite. Ben presto cominciano a rivenderli nei campus.
Pare che una sera Wozniack ci chiamò (gratis) persino il Vaticano.
Fu così che i due futuri miliardari fondatori di Apple guadagnarono i loro primi soldi: un’idea innovativa, un occhio al mercato universitario, una nuova tecnologia.

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2) A caccia di idee

Jobs ha fondato Apple da tre anni quando visita per la prima volta gli uffici della Xerox Parc, il centro che ospita i migliori programmatori della West Coast.
E’ il Jobs slanciato, esuberante e dai capelli lunghi di cui parla l’intera Silicon Valley ed è venuto per cercare il futuro. Se lo trova davanti sottoforma di un nuovo incredibile computer.
In un tempo in cui i comandi venivano impartiti tramite complesse formule da digitare sulla tastiera, un tecnico Xerox gli mostra per la prima volta uno schermo pieno di icone. Poi comincia ad attivarle tramite un cursore e un dispositivo esterno chiamato mouse.
Ma perchè non ci fate qualcosa con questa roba? E’ fantastica!“.
Steve Jobs non crede ai suoi occhi. Si tratta del primo interfaccia grafico della storia, l’intuizione che avrebbe presto trasformato complicati calcolatori in gadget alla portata di tutti. Quel giorno Jobs trova l’idea su cui avrebbe costruito un mercato. Ed una rivoluzione.

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3) The Storyteller

Jobs sembra aver assimilato perfino nel vissuto, nelle scelte professionali, la missione ultima di ogni strategia di marketing: trasformare il proprio lavoro, il proprio marchio, in una  storia avvincente. Ogni sfida, un nuovo capitolo.
Il capitolo del suo passaggio alla Pixar, il 30 gennaio del 1986, ed i successi che seguirono, testimoniano la sua straordinaria capacità di donare branding a tutto ciò che toccava.
Così lo stesso Jobs spiegava in un’intervista come la sua esperienza con il gigante dell’animazione influenzò le sue idee sul lavoro:

Una delle cose che ho imparato qui è che l’industria tecnologica e quella dei contenuti non si capiscono. Gli scienziati pensano ancora ai creativi come a dei ragazzini che bevono birre e raccontano barzellette. Allo stesso modo le major considerano la tecnologia semplicemente come qualcosa da portarsi a casa con un assegno. Ignorano totalmente l’aspetto creativo della tecnologia.“.

L’aspetto creativo della tecnologia: viene in mente qualcosa?

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4) More than computers

Agosto 1997: c’è un’atmosfera tesa al Macworld Expo, mentre Steve Jobs sale sul palco.
L’azienda è ormai ad un passo dalla bancarotta e lui è appena rientrato come consigliere speciale. Su quel palco sta per fare un discorso che nessuno vorrebbe sentire.
Jobs spiega che è tempo di seppellire l’ascia di guerra con Microsoft, che bisogna andare avanti, che solo così Apple può salvarsi. In molti si mettono a fischiare.
In realtà proprio quel giorno Steve Jobs definisce e annuncia la strategia che renderà Apple il colosso che conosciamo. Capisce prima degli altri che la partita, in futuro, non si sarebbe giocata sui personal computer ma sui devices e su Internet.
Che era inutile lottare coi dinosauri. Che bisognava batterli in velocità.
Quel giorno Jobs consegna ad Apple la sua nuova mission: trasformare lo stile di vita delle persone attraverso la tecnologia.

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5) Con Apple, fino alla fine.

Durante uno dei soliti incontri del lunedì, verso la fine del 2003, Steve Jobs raduna il team dei manager Apple nella sala riunioni al quarto piano del Building One del Quartier Generale di Cupertino. Poi chiude le porte. A quel punto annuncia di avere un tumore al pancreas. “Avrò bisogno del vostro aiuto“, aggiunge. Alcuni executives lasciano la sala in lacrime.
In seguito la gestione mediatica della malattia diventerà l’espressione finale della cura appassionata dedicata al suo brand: la fragilità del suo corpo non avrebbe intaccato la solidità e l’efficienza del mondo Apple. L’uomo si ferma, la storia va avanti.

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