Effetti collaterali

I primi effetti (nefasti) del nuovo feed di Facebook sui media indipendenti

Scegliere di "dividere" la bacheca pubblica da quella privata (tranne i post sponsorizzati) rischia di compromettere davvero i piccoli publisher, come sta avvenendo nei Paesi dove Zuck lo sta testando

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La bacheca di Facebook si sta preparando a un possibile nuovo cambiamento, cosa che il social network sta già testando in Slovacchia, Serbia, Guatemala, Bolivia, Cambogia e Sri Lanka. Si tratta di una nuova suddivisione che manterrebbe distinti i post pubblici da quelli privati, con l’eccezione fatta per i post pubblicizzati, che resterebbero comunque sul news feed principale.

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Gli effetti nel nuovo feed

Che cosa finirebbe sulla bacheca “Esplora”? Tutto il contenuto proveniente da pagine pubbliche non sponsorizzate. Ad esempio articoli pubblicati da piccoli giornali indipendenti, da associazioni di cittadini, piccole ONG, che contano sulla reach organica di un pubblico fidelizzato negli anni e interessato al loro contenuto.

Eppure il nuovo esperimento di Facebook, iniziato il 19 ottobre, ha già dato risultati catastrofici per i piccoli media indipendenti. Cosa ancora più rilevante dal momento che i paesi scelti per il test sono nazioni in cui il dibattito pubblico fa affidamento sui social media per proporre un punto di vista alternativo, spesso anche per garantire visibilità a notizie scomode.

Le pagine di piccole pubblicazioni hanno visto scendere  lo user engagement fino all’80%, mentre la reach organica è scesa di due terzi in pochi giorni. Le cifre sono confermate nei diversi paesi: Soy502, un giornale indipendente del Guatemala, ha visto scendere del 66% il proprio traffico; Denník N, un altro giornale indipendente dells Slovacchia, ha perso il 60% di interazioni.

L’impatto sui piccoli editori indipendenti

Proprio quelle pagine che non possono permettersi campagne sponsorizzate sono, in molti paesi, quelle a cui la popolazione si affida per poter accedere a una diversificazione dell’informazione, quelle che portano avanti inchieste contro la corruzione e che smascherano situazioni di incoerenza o anche di irregolarità. Ecco perché se Facebook decidesse di mantenere questa divisione del news feed e di diffonderlo anche in altre nazioni, potrebbe avere un impatto significativo sulle democrazie di tutto il mondo, in particolare su quelle più delicate e instabili.

La bacheca “Esplora” diventerebbe una sezione secondaria del social network in cui l’utente può decidere di andare, ma che non gli comparirebbe automaticamente davanti come succede, invece, con la bacheca normale. Questo già basta a fare una distinzione significativa del numero di persona che accederà alla bacheca “Esplora”. C’è tuttavia un secondo punto che non risulta chiaro e che danneggia ulteriormente i piccoli editori indipendenti.

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La bacheca “Esplora”, infatti, propone contenuti diversi, dai meme, agli articoli di gossip a quelli di denuncia. Questo significa che la possibilità che i giornali indipendenti avranno di essere intercettati dai potenziali lettori è drasticamente scesa. 

Anche la scelta delle nazioni di test fa pensare: se in nazioni con governi instabili e dibattito pubblico sbilanciata verso i media governativi non si tiene conto di altri fattori oltre alla semplice user experience e ai feedback in merito alla suddivisione di bacheca pubblica e privata, Facebook dimostra di non avere particolarmente a cuore un’informazione diversificata e proveniente da fonti autorevoli, cosa che ha invece cercato di sostenere negli ultimi tempi, dopo le numerose critiche in merito alle fake news e al mancato controllo della qualità dei contenuti.

Al momento il test non verrà protratto in altre nazioni, ma siamo curiosi di vedere i risultati e capire gli effetti reali nelle nazioni in cui è in corso.

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