Streaming video

Gli inventori dell’auditel ora misurano anche lo streaming, ma Netflix li snobba

Perchè Nielsen cerca di carpire i dati di audience dei servizi di video-streaming custoditi gelosamente dai player del settore

Federica Bulega

Corporate Training Coordinator Ninja Academy

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Nielsen, dall’alto della sua quasi centenaria esperienza nel carpire cosa piace guardare agli spettatori, cerca di investigare sul fantomatico mondo dei servizi di video-streaming on demand, un ecosistema ancora pieno di “mistero” per i media tradizionali.

Lo scorso mercoledì ha lanciato un servizio di analisi dell’audience dei servizi SVOD e in particolare di Netflix, cercando di fare luce su dati finora inaccessibili fuori dagli uffici di Los Gatos. Netflix fa spallucce e storce il naso, Nielsen cerca di “svecchiare” i suoi servizi ancora troppo legati a palinsesti e telecomandi.

Sembra quasi la trama di una serie tv. Il vecchio saggio analista dello zapping che cerca di capire e mettere in riga il giovane (e ribelle) imperatore dello streaming. 

netflix

La missione di questa operazione?

In sintesi, l’obiettivo di Nielsen è diventare un affidabile sistema di valutazione esterno, illuminando studi di produzione e broadcaster sull’effettiva performance di programmi e serie-tv concessi in licenza al gigante del digital entertainment. Quale contenuto funziona e quale contenuto no, questo è il dilemma dei media executive.

I dati sarebbero infatti divulgati solo alle aziende abbonate al servizio come Walt Disney, Warner Bros, NBCUniversal e A&E Networks. Tutti player che offrono i propri prodotti in licenza al leader del video-streaming e che vorrebbero capirci qualcosa di più in quest’ecosistema.

Ricordiamolo. Netflix custodisce gelosamente i dati della propria audience e li applica solo per oliare gli ingranaggi dei suoi raffinatissimi algoritmi. Infatti oltre l’84% del contenuto guardato dagli utenti viene scoperto attraverso il suo complesso sistema di raccomandazioni, che applica il machine learning per consigliare all’utente su cosa soffermarsi in base ai dati raccolti dal suo comportamento e dalle interazioni sulla piattaforma.

Inoltre divulgare i dati all’esterno non è rilevante perché l’azienda non vende pubblicità: il suo modello di business si basa completamente sui ricavi generati dagli abbonamenti, che nell’ultimo trimestre del 2017 hanno portato un utile netto in aumento del 150% rispetto all’anno precedente.

Ma quanto sono corretti i dati offerti?

Nielsen può mappare solo quanto viene guardato su una televisione connessa all’apposito misuratore, per il momento presente in 44.000 case negli USA. Ammettiamolo, a chi di noi non piace guardare una scena adrenalitica su una TV 48” in salotto, sdraiati sul divano magari in un sabato sera piovoso e in dolce compagnia? Infatti, il 75% delle view avviene in tal modo, dichiarano Hulu e altri player.

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Eppure Netflix pone sempre più maggior focus verso l’utente mobile-oriented (e la decisione di lasciar immutato il prezzo dell’abbonamento base aumentando i restanti due è un forte indizio). Nielsen non può intercettare la fetta di audience che si connette da un tablet o da uno smartphone, neppure chi si connette da un pc. Non so voi, ma io ormai guardo Netflix solo da questi tre device.

Leggi anche: Vi spoileriamo un po’ di cose sul futuro di Netflix 

Quando Netflix apre i database, lo fa in grande stile

Netflix binge race
Netflix ogni tanto rilascia informazioni sulle abitudini della sua affezionata audience, sempre a modo suo: ad esempio, evviva, non vedevate anche voi l’ora di conoscere la top five delle serie più guardate in meno di 24 ore? Scopriamo che i binge-watcher irriducibili sono oltre  8.4 milioni e si chiamano ora binge-racer.

Netflix, amo i tuoi neologismi e adesso aspetto la prossima mossa sulla scacchiera.