Acquisizioni

Perché Facebook ha comprato (per 100 milioni) un’app di messaggi anonimi

Si chiama "To be honest", e spopola tra gli adolescenti perché garantisce l'anonimato e celebra la positività. Probabilmente Facebook la userà contro il cyberbullismo

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Dopo il tormentone Sarahah, l’applicazione progettata dall’ingegnere Zain al-Abidin Tawfiq che permette di lasciare commenti anonimi via mobile o internet ai suoi iscritti, arriva un’altra app che sta spopolando tra i teenager. Il suo nome è To Be Honested è stata lanciata nel mese di agosto dalla Midnight Labs, riscuotendo da subito un grande successo; ad oggi,  almeno 5 milioni di persone hanno scaricato l’applicazione e inviato più di un miliardo di messaggi.

Non ci sorprende, dunque, la notizia della sua recente acquisizione da parte di Facebook, costata, secondo TechCrunch, circa 100 milioni di euro. Ma Facebook ha già annunciato che tbh manterrà comunque la sua autonomia, lasciando massima libertà ai suoi ideatori di continuare a svilupparla, in una modalità simile a quella che ha portato al processo di acquisizione di WhatsApp o di Instagram.

Lo stesso Zuckerberg ha dichiarato: “Tbh e Facebook condividono un obiettivo comune: costruire una community e permettere alle persone di condividere modi per avvicinarsi. Siamo impressionati dal modo in cui Tbh sta facendo tutto ciò utilizzando sondaggi e messaggistica e con le risorse di Facebook, Tbh può continuare ad espandersi e creare esperienze positive”.

Nel frattempo, arrivano richieste degli utenti di To Be honest anche dalla piattaforma più utilizzata dagli adolescenti, Instagram. Gli utenti vorrebbero, infatti, poter inviare complimenti alle persone che mettono like o commentano in maniera positiva le proprie foto.

Cos’è tbh e come funziona

To be honest è una applicazione per IOS basata su una comunicazione semplice e diretta, senza inibizioni e filtrata dall’anonimato, perché permette di comunicare solo tra persone che si conoscono senza dover rivelare la propria identità.

La nuova app si pone all’avanguardia, nel suo dichiarato obiettivo di combattere  ogni forma di insulti, offese e utilizzo di un linguaggio che veicoli l’odio. La chiave del suo successo sembra essere proprio questa: è un app a prova di cyberbullo!

Una volta scaricata, tbh ci propone nella dashboard un set di complimenti prefissati, sotto forma di quesiti, da inviare a quattro dei nostri contatti telefonici che sono presenti sull’app. Quando uno di questi amici, in maniera anonima, vi sceglie per dare la risposta alla sua domanda, verrete informati se si tratta di un ragazzo o di una ragazza.

Le domande precompilate sono piuttosto semplici, dal  “Chi è la ragazza più carina della scuola” al “Chi mi fa ridere di più”, pensate appositamente per aumentare l’autostima degli adolescenti, facendoli sentire più positivi. A differenza di precedenti applicazioni, come Sarahah o Yik Yak, che permettevano di scrivere qualunque cosa in modo anonimo, scivolando facilmente nella trappola delle offese e degli insulti, To be honest dà la possibilità di rispondere soltanto alle domande create dalla stessa applicazione. Difficilmente, quindi, ci sarà modo di porre quesiti con l’intenzione di mettere a disagio o di bullizzare qualcuno.

Tramite l’applicazione è possibile poi proporre dei sondaggi, prevedendo un tempo prefissato per rispondere. Più si viene scelti nei quiz più si conquistano le ambite  “Gemme virtuali”, dei punti con cui sbloccare altre funzioni nell’app. Gli utenti possono anche creare i propri quiz, ma solo attenendosi ad una policy che invita a non creare dei sondaggi che possano essere offensivi, tanto che qualunque tentativo di venir meno a questa regola viene bloccato grazie ad un sistema di approvazione che precede la fase della pubblicazione. Un’altra funzione che cerca di bloccare i tentativi di bullismo online.

Da poco poi è stata introdotta la possibilità di inviare dei messaggi diretti a qualcuno che vi ha scelto per dare una risposta alla sua domanda, dando così la possibilità di rivelare la propria identità “privatamente”.

In un’intervista rilasciata a Techcrunch, il team di tbh si dice effettivamente contento dei risulti raggiunti. “Abbiamo lavorato sul contenuto che volevamo vedere, un prodotto che vorreste aprire e che sia in grado di dirvi tutti i vostri punti di forza, di rendervi più felici e produttivi”, sottolineando poi la capacità di questa applicazione, rispetto ad altre,  “di dire le cose senza ripercussioni”.

Del resto il team sembra sicuro quando afferma che “Conosciamo il prodotto e il tipo di esperienza ad esso legata che le persone desiderano. Migliorare l’autostima della gente, questo è stato l’aspetto più gratificante del lavoro”.

I rischi dietro un’app come To Be Honest

Una formula che quindi, almeno fino ad ora, sembra funzionare perché risponde perfettamente al bisogno di positività, di approvazione e autostima di qualunque adolescente. 

Al contempo, però, si potrebbe anche obiettare che l’app rischia di alimentare un altro tipo di bisogni, come quello della popolarità esasperata, bisogno che, a  guardare bene, è alla base del funzionamento di qualunque social network.

Ecco che il sistema delle “Gemme virtuali” potrebbe trasformarsi in una pericolosa forma di cyberbullismo. Come si sentirà, infatti, quel ragazzo che non riesce a conquistare tante gemme come i suoi compagni? Di certo questo non aiuterà la sua autostima, semmai lo porterà a sentirsi incapace rispetto agli amici, che potrebbero  marginalizzarlo per questo, con conseguenze non solo nel mondo virtuale ma soprattutto nella vita reale.

Dietro i messaggi positivi si potrebbe celare un meccanismo perverso che induce  da un lato all’autocompiacimento e a un narcisismo esasperato e dall’altro al rafforzamento di quei sentimenti di insicurezza e inadeguatezza che rendono gli adolescenti di oggi sempre più fragili e incapaci di relazionarsi.

Un’altra criticità è poi legata alla questione della privacy. Gli esperti di sicurezza sui social media, presenti sulla piattaforma Smart Socialallertano i genitori sui rischi legati all’uso di questa applicazione, tanto da catalogarla nella “zona rossa” delle applicazioni, in quanto ritenuta “pericolosa per i bambini e gli adolescenti”. 

La registrazione all’app, infatti, chiede indirettamente l’età degli utenti, l’accesso alla lista dei propri contatti, nonché alla loro posizione, il che permetterebbe di identificare facilmente, ad esempio, quale scuola frequentano. Una questione che porta sempre più genitori a dirsi preoccupati, nel momento in cui non viene garantita la segretezza dei dati e delle informazioni o in cui esiste la possibilità che qualunque sconosciuto, anche adulto, potrebbe mettersi in contatto con il proprio figlio.

La felicità è a portata di app?

Il team della Midnight Labs non sembra però preoccuparsi di queste valutazioni, e perché dovrebbe considerato che il colosso di Mark Zuckerberg ha deciso di investire proprio su di loro?

Quello che viene da chiedersi è se To be Honest sarà realmente in grado di colmare quel gap creato da molti social network, tra il ‘like’ compulsivo che viaggia sulle bacheche di tanti ragazzi e la reale gratificazione nella vita reale. 

Eppure il team sembra convinto della direzione in cui stanno andando: “Noi pensiamo che la pietra miliare successiva stia pensando alle piattaforme social in termini di amore e positività. Pensiamo che sia questo ciò che è mancato, fin dall’inizio di Internet, in tutti i prodotti ‘social’. La domanda è cosa può rendere più felice questa generazione?”

E se la risposta alla ‘felicità’ provenisse proprio da questa applicazione che milioni di adolescenti sembrano amare così tanto? Se il segreto fosse davvero nascosto negli strumenti social, in quei luoghi virtuali che poi sono i luoghi dove, soprattutto gli adolescenti,  vivono la maggior parte della loro vita?

Il tempo ci dirà se la strada intrapresa dal team di “To be honest” sarà percorribile o meno. Intanto, quel che è certo è che questi strumenti sono destinati sempre più a colmare una mancanza, ad essere portatori, volenti o meno, di quel sistema di valori, conferme e approvazioni al quale, da sempre, gli adolescenti hanno bisogno di attingere.