Social media

Come creare contenuti virali in 4 mosse

Qualche consiglio pratico per creare contenuti che abbiano un alto tasso di viralità

Oggi essere virali è il più grande obiettivo di chi si occupa di pianificare strategicamente contenuti social.

Ogni cliente chiede campagne che abbiano come principale scopo quello di diventare virali, creare buzz – insomma, far parlare di séSempre più spesso, la domanda più gettonata dei clienti – seconda solo a “come trovo un’idea WOW e out of the box?” –  ai marketer è:

Qual è il segreto per diventare virali?

Sono 4 i consigli chiave da seguire per creare dei contenuti che hanno la pretesa di diventare virali. E noi oggi vogliamo raccontarveli…

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Formato video: il king della viralità

Premettendo che ogni tipo di contenuto può diventare virale, se siete alla ricerca di un formato che ben si presta all’essere oggetto di passaparola, quello è senz’altro il video.

Del resto, i video sono i contenuti più fruiti online, e questo è un dato di fatto. Facebook lo sa e, da un anno, premia in maniera proporzionale, in termini di rilevanza, i contenuti video. Oggi, l’algoritmo di Facebook strizza l’occhio ai video long form che vengono fruiti più volte dagli utenti e nella loro interezza: questo, ovviamente al fine di aumentare sempre di più la permanenza quotidiana degli utenti sulla piattaforma.
Per questo, si vocifera che entro cinque anni Facebook offrirà solamente contenuti video: un’evoluzione che sembra comincerà a breve, con il debutto dei contenuti originali, firmati dal social network, per cui dobbiamo pazientare solo (sembra) qualche settimana.

Le principali leve emotive che spingono una fetta allargata di pubblico a condividere un video sono: la nostalgia, la paura e la curiosità. Tuttavia, il sentimento più potente di tutti, che ci spinge a rispondere senza riserve a una chiamata all’azione è l’empatia. Per questo, i video che più spesso siamo disposti a condividere sulle nostre bacheche – per cui facciamo una selezione sempre più rigida – sono quelle che raccontano storie reali (o ci trasmettono l’illusione che lo siano).

Studiare, ascoltare e (poi) agire

Analizzare, stare allerta, adottando tecniche e strumenti di social listening è fondamentale poiché sulla base dei dati raccolti dal monitoring di campagne simili a quella che si vuole lanciare (o di brand che offrano un prodotto o servizio simile al nostro), possiamo andare a perfezionare la nostra strategia di comunicazione rendendola “efficace” per quel particolare momento storico, sulla base dei trend e degli hot topic. Insomma, è tutta questione di tempismo: non sono da sottovalutare hashtag e tag, potente strumento di indicizzazione, nativi social.

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L’alert è di non fare salti nel buio: se vogliamo avviare una campagna Google Search è importante fare un’analisi preventiva di quali stringhe di keyword sono da privilegiare rispetto ad altre, sulla base del nostro business; se vogliamo coinvolgere un influencer è buona regola cercare con quali brand ha già collaborato, qual target raggiunge (sì, gli influencer sono dei veri e propri brand), e così via. 

Bisogna scegliere il momento propizio, il contenuto più tattico (e sexy), l’ambiente /social media più adatto e restare in ascolto, sperimentare in modo da, se serve, correggere il tiro, anche a campagna avviata.

Parlare per immagini per arrivare a tutti

Abbiamo già visto che l’engagement dei contenuti visivi è nettamente superiore rispetto a quello generato da contenuti testuali, in particolare poiché evocano empatia e trasmettono stati d’animo. Immagini e video sono anche il tipo di contenuto maggiormente utilizzato nel marketing emozionale, quello che parla al cuore degli utenti, le cui strategie di vendita sono esplicitamente volte a suscitare emozioni, perché l’emozione porta all’azione.
Non è un segreto che le emoji siano la nuova lingua universale, poiché veicolano concetti in un modo che tutti – ma proprio tutti – possono capire e interpretare. Se è vero che “un bacio vale più di mille parole”, possiamo dire lo stesso delle tanto amate faccine. Oggi un messaggio non accompagnato da uno smile è sterile, freddo, istituzionale e poco umano. I Memes e, soprattutto, le GIF riescono a comunicare emozioni in modo ancora più potente e diretto.

LEGGI ANCHE: Emoji: la lingua universale del futuro

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Parlare per immagini è il modo più potente di arrivare al cuore e alla mente delle persone, in grado di comunicare al di là dei confini linguistici, culturali, geografici, … Quella visiva è una comunicazione universale che si adatta a ognuno di noi, andando a toccare, attraverso la potenza evocativa delle immagini, alcune corde piuttosto che altre sulla base della chiave di lettura di ognuno di noi, pur coinvolgendoci tutti.

Influencer Marketing: strumento per urlare i nostri messaggi in Rete

La qualità non è tutto: qualsiasi messaggio di valore rimarrà inascoltato se non comunicato correttamente. Per questo, ci viene in soccorso l’Influencer Marketing: il metodo migliore per rendere noti i nostri contenuti e confidare nel passaparola è servirsi di un Key Opinion Leader.
Tuttavia, non contano solo i numeri: anche se l’obiettivo è quello di spargere la voce e semplicemente fare “rumore”, è sconsigliato “sparare nel mucchio”. Ogni influencer (o KOL) va scelto con cognizione di causa, sulla base del target che raggiunge, dei codici visivi e linguistici con cui comunica e sul sentiment che lo caratterizza.

 

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Una comunicazione efficace è una comunicazione mirata
, per questo anche se ci preme urlare il nostro messaggio al più ampio numero di “ascoltatori” possibile, non è da sottovalutare il fatto che se le persone raggiunte non saranno attratte da ciò che diciamo (o facciamo dire a Influencer dai grandi numeri) non ci ascolteranno. 
Il consiglio è di differenziare i propri messaggi, parlare la stessa lingua del nostro audience. Se stavate già pensando di ingaggiare “Saluta Andonio” per veicolare il video di campagna di un brand di gioielli, ad esempio… beh, non fatelo.

Detto questo, oggi la viralità non è più sufficiente. L’engagement è ancora un obiettivo chiave, ma è necessario passare da una misurazione quantitativa ad una qualitativa dello stesso. I contenuti restano in auge sempre meno, vengono consumati alla velocità della luce e il tanto famoso e ambito “momento di gloria” viene presto rimpiazzato da quello del brand successivo.
Questo perché “Non siamo più in un contesto di economia dell’attenzione: dobbiamo invece imparare a competere in un contesto di economia della memoria.” Walter Caccia

Giorgio Armani, questo, l’aveva già capito dai tempi della celebre quote “L’eleganza non è farsi notare ma farsi ricordare”. Siate eleganti.