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Facebook introduce un nuovo modo per smascherare le fake news prima che tu le condivida

Clickbaiting, sensazionalismo e bufale online: ecco il nuovo sistema di Facebook per evitare tutto questo

Martina Masullo
Martina Masullo

Social dreamer

Se è vero che le notizie non dormono mai, lo è sicuramente anche per le fake news. Soprattutto su Facebook!

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Proprio in queste settimane, infatti, pare che il social network più amato al mondo – da sempre impegnato nella lotta alle bufale online – stia testando un nuovo modo per smascherare le notizie false e fuorvianti condivise attraverso la propria rete.

Il metodo è molto semplice ma allo stesso tempo estremamente efficace: si tratta di un elenco di articoli correlati alla potenziale notizia falsa che permette all’utente di confrontare i vari punti di vista per ottenere un’informazione veritiera e sottoposta ad un valido controllo.

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Per intenderci meglio: quando un utente condivide un post su un presunto progresso medico, Facebook fornisce una serie di collegamenti sotto questo articolo che aiutano i lettori ad esporsi a prospettive alternative sul tema.

Allo stesso modo, se l’articolo riguarda una ricerca secondo la quale il fumo non fa male, Facebook controbatte con alcuni articoli che sottolineano la falsità della notizia. Va da sé che se ci sono almeno tre articoli, con relative fonti accreditate che confutano la notizia di partenza, ecco che l’utente ci penserà due volte prima di condividere l’articolo.

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Tutto ciò potrebbe permettere al colosso di Menlo Park di acquisire un ruolo fondamentale nella lotta alle fake news, riuscendo a dissipare in maniera sempre più veloce e facile le notizie-bufala che stanno guadagnando visibilità e consensi.

Se l’utente vede un post con dei collegamenti saprà già a prima vista che, probabilmente, si tratta di una notizia falsa ed eviterà di dar credito e quindi di condividere quel contenuto. Questo eviterebbe alla bufala di diventare virale – o di espandersi più di quanto non abbia già fatto – e agli utenti di scrivere commenti impulsivi, offensivi e privi di cognizione di causa.

Ovviamente, il processo richiede tempo e sforzi per essere considerato al 100% attivo ed utile agli utenti.

Nell’ambito del suo recente intervento all’F8 su come funziona l’algoritmo di Facebook, Adam Mosseri, vicepresidente di Facebook News Feed, ha illustrato i punti di messa a fuoco di un sistema – quello di Facebook, per l’appunto – che si basa sull’integrità e ha spiegato come il social network può informare meglio i suoi utenti attraverso le informazioni che presenta.

“Come possiamo nutrire il bene ed affrontare il male?” questa la domanda fondamentale che ha guidato l’intervento di Mosseri.

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Uno dei problemi principali della lotta alle fake news è che Facebook – come tutti i social network – è costruito per favorire la condivisione virale di qualsiasi tipo di contenuto: più persone s’impegnano a condividere qualcosa, più utenti entreranno in contatto con quel contenuto.

Ecco perché per molti di essi è più importante pubblicare contenuti che possano creare dibattito tra le persone, piuttosto che controllare che ciò che si pubblica rispecchi effettivamente la realtà.

Allo stesso tempo, i publisher tendono a pubblicare notizie dai titoli “acchiappa-click”. Si tratta del comune fenomeno del clickbaiting per cui il titolo di una notizia esprime un tale sensazionalismo che, troppo spesso, colloca quest’ultima lontano dalla realtà oggettiva dei fatti.

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Inoltre, oltre all’integrità morale, un altro motivo valido per schierarsi contro le fake news potrebbe essere quello di evitare che esse contaminino profili e pagine aziendali e compromettano la reputazione di un brand agli occhi dei propri clienti.

Ecco perché ostacolare la diffusione delle bufale tramite social network risulta essere – seppur altamente difficile – edi vitale importanza per la tua azienda e per l’integrità della comunità online.

La soluzione – o una parte di essa – sarebbe, dunque, quella di insinuare il “virus della verità” all’interno delle dinamiche di Facebook. Maggiore è l’impegno degli utenti e più possibilità ci sono che tali dinamiche possano, in futuro, mutare e migliorare.

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Scritto da

Martina Masullo

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Ho 23 anni e sono laureanda in Corporate Communication and Media all'Università degli Studi di Salerno. Giornalista pubblicista e social media editor, ho coniugato due delle mie ... continua

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