Design

I migliori e i peggiori rebranding del 2016

Da Instagram a Uber, passando per MasterCard e Dell, ecco alcuni dei rebranding più chiacchierati dell'anno

Ogni grafico, designer e marketer di questo mondo lo sa bene: realizzare l’immagine coordinata di un’azienda è un progetto straordinariamente stimolante quanto complicato, spesso perfino impervio.

Alla difficoltà di racchiudere l’intera brand identity in un unico logo, che possa dimostrarsi efficace e funzionale sia in versione stampata che digitale, inserito nella molteplicità di schermi di cui oggi facciamo uso, si aggiunge il desiderio di incontrare i gusti non solo dei professionisti, ma anche degli utenti.

LEGGI ANCHE: Instagram svela il suo nuovo look

Ricorderete ad esempio la mole di conversazioni generatesi online dopo l’ufficializzazione, negli scorsi mesi, dei nuovi look di Instagram o Uber. 
Tra coloro che si sono schierati a favore della nuova coloratissima versione dell’app fotografica e chi invece proprio non l’ha digerita, la rete negli ultimi mesi si è spesso polarizzata attorno all’ultimo rebranding di questa o quell’azienda.

Vale allora la pena ripercorrere i casi più rilevanti e rivisitare insieme i migliori e peggiori branding del 2016.

Mastercard

Nel corso dell’estate l’azienda ha presentato il nuovo logo. Il design flat a cui è ispirato è in linea con i trend del momento: colori piatti, ombre eliminate, con font sans-serif che meglio si adattano al digitale; Pentagram, agenzia che si è occupata del rebranding Mastercard, ha ingegnosamente proceduto anche ad eliminare la maiuscola della parola card, utile a minimizzare l’enfasi sulla necessità di un supporto fisico (la carta appunto) per i servizi di pagamento offerti dall’azienda in un modo sempre più dominato dall’eCommerce.

rebranding

rebranding del 2016 logo

LEGGI ANCHE: MasterCard cambia logo dopo 20 anni

Deliveroo

Forme semplificate e colori piatti la fanno da padrone nel massiccio rebranding della società di food delivery, che ha coinvolto anche le divise aziendali.

Il procedimento creativo è stato condotto all’insegna dell’individuazione di un segno distintivo (il canguro stilizzato, da sempre simbolo di Deliveroo) che potesse funzionare efficacemente “sia come favicon che su un manifesto pubblicitario“.

rebranding deliveroo

LEGGI ANCHE: Deliveroo cambia logo e colora le sue divise

Instagram

Nonostante l’incredibile fetta di utenti che hanno manifestato più di un dubbio sul nuovo look di Instagram, ufficializzato a maggio 2016, riteniamo che il logo dell’app di proprietà di Facebook abbia perfettamente centrato le principali necessità a cui debba assolvere un’icona: rinnovare il design dell’app facendola immediatamente risaltare tra il mare magnum di app presenti sui nostri smartphone, mantenendo al tempo stesso una linearità con il passato.

rebranding del 2016 instagram

Premier League

Anche il campionato di calcio inglese è stato oggetto di un interessante rebranding nel corso del 2016: il leone simbolo della competizione è stato semplificato e il pallone da calcio eliminato, affiancati ad un lettering anch’esso ripulito e reso minimale.

Il colore scelto per il logo permette altresì di essere abbinato ad un ampio numero di colori: è infatti in programma di modificare la palette ogni tre anni.

rebranding del 2016

 

Dell

Tra i rebranding di minor successo indichiamo quello di Dell. Più che una vera e propria bocciatura, si tratta in effetti di un “nì”: di fatto il cambiamento proposto per il logo dell’azienda informatica è talmente minimo da poterlo difficilmente definire un rebranding.

I migliori e peggiori rebranding del 2016

Pandora

Con le dovute differenze, anche il rebranding di Pandora può essere classificato con un diplomatico “non classificato”. Senza infamia né lode, il logo è semplicemente piuttosto anonimo e non racconta nulla del brand, come invece ci si aspetterebbe da una restyling grafico.

I migliori e peggiori rebranding del 2016

The Metropolitan Museum of Art

Un blocco di lettering serif forte e potente, rosso e maiuscolo. Ai detrattori del nuovo logo de The Metropolitan Museum of Art è parso particolarmente inadatta la scelta di dare così tanta enfasi alla parola “The”, che compone di fatto metà del logo.

rebranding del 2016 the met

Uber

Assieme a Instagram e The Met, quello di Uber è stato il rebranding del 2016 più chiacchierato e commentato. Di difficile interpretazione, slegato da ogni legame col passato e ogni trend contemporaneo, gli utenti e i professionisti del settore non hanno perdonato al CEO Travis Kalanick di aver voluto “creare in casa” il nuovo logo, ritenendo di non potersi affidare a nessuna agenzia esterna per creare la nuova immagine coordinata di Uber.

I migliori e peggiori rebranding del 2016

LEGGI ANCHE: Uber cambia logo e design: ecco le novità