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Social media: una (rapida) lezione di storia

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Alla velocità a cui il mondo cambia, e considerata la frequenza con cui un’enorme quantità di novità compaiono e scompaiono, Facebook inizia a darci l’impressione di esserci da sempre e di non volersene andare.

È stato fondato nel 2004, ed è veramente esploso intorno al 2008 – per lo meno in Italia. Stiamo parlando di 7 anni: una cifra strabiliante prendendo atto di quanto detto sopra, soprattutto applicato al mondo della tecnologia e della rete.

Ma cosa c’era prima di Facebook? Perché è ancora qua mentre qualcun altro non ce l’ha fatta? E qual è il futuro dei social?

Parliamone un po’ insieme.

Social media: un po’ di storia

In realtà i social sono nati praticamente insieme a Internet e da quel giorno si evolvono al suo fianco. La prima e-mail è stata inviata nel 1971, e cos’altro è se non un medium destinato a connettere due utenti o più della rete? C’è anche stato GeoCities, che permetteva a ognuno di creare la propria pagina persona nel 1995.

Il primo social

Ma prendiamo la definizione che abbiamo oggi di social network e la corona andrà sulla testa di Six Degrees, largamente riconosciuto come la prima piattaforma di social networking.

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Ecco come ne parla Wikipedia:

Prendeva il suo nome dal concetto di sei gradi di separazione e permetteva di trovare amici, familiari e conoscenze sia sul sito che fuori; i contatti esterni venivano invitati ad unirsi al sito. Gli utenti potevano mandare messaggi e postare aggiornamenti destinati alle connessioni fino al terzo grado di separazione.

Six Degrees è stato lanciato nel 1997 e ha raggiunto circa 3,5 milioni di utenti prima di essere venduto per 125 milioni di dollari per poi chiudere nel 2001. L’idea era buona, ma il momento era sbagliato; nel 1997 l’infrastruttura della rete non era ancora adatta al social networking e, nonostante avesse qualche milione di iscritti, la crescita era limitata soprattutto per mancanza di persone connesse a Internet.

L’evoluzione

Con la crescita di Internet e dei suoi utenti, intanto, cresceva anche il potenziale per la creazione di cerchie sociali online, e qualcuno ha continuato a provarci adottando un nuovo principio diverso da quello dei sei grandi di separazione. In sostanza, sulle nuove piattaforme si poteva diventare amici di chiunque, indipendentemente dal legame che poteva esistere o non esistere IRL (in real life, NdA).

I due esempi più celebri?

Friendster

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Friendster è stato fondato nel 2002 e ha raggiunto la strabiliante cifra di 100 milioni di utenti. Dopo molti sforzi per cercare di reinventarsi, ha chiuso i battenti proprio quest’anno, il 14 giugno per la precisione.

Il sito è stato il primo approccio al social networking per moltissime persone, ma come molti altri non è riuscito a diventare parte integrante della vita di tutti i giorni degli utenti.

Myspace

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Myspace è stato il più grande social network dal 2005 al 2008. Nel giugno del 2006 ha perfino superato Google come sito più visitato negli Stati Uniti.

Purtroppo per lui però, è arrivato Facebook, che nel 2008 l’ha sorpassato. Da lì la piattaforma ha cercato in tutti i modi di raggiungerlo e di reinventarsi – ci ha persino messo la faccia Justin Timberlake.

Strano, Justin è stato uno dei primi sostenitori di Facebook!

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Ah no, perdonateci, questo è The Social Network di David Fincher (2010).  😛

Cosa uccide un social network

I motivi sono tanti, e gli studi che si fanno questa domanda ancora di più. Secondo noi in sintesi si può spiegare in un paio di punti:

  • l mondo cambia, la velocità e i modi di fruizione anche, e nuovi social nascono. Risultato? L’appeal del giocattolo nuovo porta gli utenti a provare l’ultimo modello;
  • Se il vecchio modello inizia a sembrare davvero obsoleto succede una cosa: pian piano gli utenti iniziano ad andarsene e le reti si sgretolano. E non c’è bisogno di dire che una piattaforma di reti sociali senza reti, morirà presto.

Perché Facebook è diventato il n° 1 al mondo

Myspace ha insegnato il mondo che i social erano interessanti, ma Facebook ha saputo perfezionare il prodotto. – Mike Jones, ex CEO di Myspace

Facebook ormai è sull’Olimpo. Non solo, attualmente Facebook è Zeus, con 1,5 miliardi di utenti attivi ogni mese. Ma come è riuscito ad arrivare in cima?

Trasparenza

Facebook è stato il primo social network ad incoraggiare ad usare il vero nome piuttosto che un nickname o uno pseudonimo. Sempre secondo Mike Jones:

Myspace alzava barriere all’apprezzamento degli utenti forzandoli a usare pseudonimi al posto delle loro vere identità. Facebook, invece, ha sempre incoraggiato gli utenti a usare i loro veri nomi; una volta che questo comportamento è stato assimilato dal pubblico, e che le persone si sono accorte che non era così rischioso, Facebook è letteralmente decollato senza guardare indietro. Le regole del gioco erano cambiate.

Disposizione al cambiamento

Una cosa che ha sempre distinto Facebook dalle altre piattaforme è la tendenza a cambiare, senza troppa paura di farlo.

Tutti ci ricordiamo di aver detto più volte “Oh no, è cambiato Facebook, mo mi tocca capire dove ritrovare tutto“, tutti se ne lamentavano per 2-3 giorni con uno stato, poi il silenzio: tutto era tornato come prima. Guardiamoci indietro e noteremo che è stato proprio questo a tenerci sull’attenti e interessati, insieme alla costante introduzione di nuove funzioni.

Ecco una timeline dei maggiori aggiornamenti confrontanti con l’aumento del numero di utenti:

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Il Newsfeed

Il Newsfeed è stata una delle chiavi del successo di Facebook. Nelle vecchie piattaforme l’utente doveva andare a cercarsi i contenuti dei propri amici. Ora invece sono tutti comodamente fruibili in uno stream scrollabile all’infinito. I contenuti, gli aggiornamenti e la discussioni degli amici sono sotto i riflettori, ed è questo che interessa agli utenti.

Quattro predizioni per il futuro

Maggior focus sull’autenticità

Una delle ragioni per cui Facebook ha battuto Myspace è stata non solo la possibilità, ma anche l’invito a essere se stessi (usando il proprio nome) e i social media, evolvendosi, diventeranno ancora più autentici.

Come spiega Casey Neistat, regista e co-fondatore di Beme:

I social media dovrebbero rappresentare una versione digitale o virtuale di chi siamo. Invece è una versione altamente calcolata, scolpita e calibrata.

I social network saranno sempre più genuini, concentrandosi su chi siamo come individui e togliendo progressivamente i filtri che caratterizzano la versione di noi che sta sui social contrapposta a quella che sta di fronte agli schermi.

Contenuti su misura

Un tweet attualmente vive in media circa 18 minuti prima di perdersi per sempre nello stream senza essere più visualizzato. Un utente di Facebook ha accesso a circa 1500 post al giorno, ma si concentra solo su 300.

Queste sono le prove che ora come ora ci sono troppi contenuti rispetto alla reale possibilità di fruirne, e questo è un problema sia per gli utenti che per chi fa marketing.

Col passare del tempo ci sarà bisogno di affinare sempre di più la capacità di proporre i contenuti giusti, di concentrarsi sulla qualità e l’interesse piuttosto che sulla quantità.

E una soluzione in questa direzione risulterà anche in una maggiore longevità delle piattaforme in quanto: contenuti interessanti per l’utente = minore probabilità di annoiarlo.

Basta immagini fisse

Le immagini statiche sono sempre più noiose, mentre i video sono sempre più guardati (e creati). Twitter ha recentemente pubblicato uno studio che dimostra che l’82% dei suoi utenti guarda e pubblica video sul social.

Su Facebook sono perfino comparsi i video al posto delle foto profilo:

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Inoltre c’è un altro dato che dimostra il progressivo allontanamento dalle semplici immagini: il ritorno delle GIF. Tutte le piattaforme stanno rinnovando il loro supporto al formato e Tumblr ne ha addirittura fatto una TV.

E ricordate, non si pronuncia GHIF.

Oltre la soglia dell’attenzione

Riceviamo talmente tanti stimoli che abbiamo sempre meno tempo per dedicarci pienamente a ciascuno di essi e la nostra soglia dell’attenzione è sempre più bassa. Per la precisione siamo passati da 12 secondi nel 2000 a solo 8 nel 2015 (secondo uno studio di Microsoft). Con Vine ci siamo addirittura abituati a intere storie che durano solo 6 secondi!

È per questo che uno dei maggiori obiettivi di chi propone contenuti è di andare oltre il grado di attenzione dello spettatore proponendo contenuti interattivi. Facebook e YouTube ci stanno provando con i video a 360°: un modo per far sì che sia l’utente a decidere cosa e dove guardare, mantenendolo curioso.

Per concludere

Chiudiamo con le parole di Sean Parker (creatore di Napster e uno tra i primi investitori di Facebook, impersonato da Justin Timberlake nel fotogramma sopra):

Non è mai la fine del gioco. Facebook ora una piattaforma sulla quale stanno venendo costruite applicazioni di tutti i tipi. Ma non è tutto qui. Sarebbe incredibilmente presuntuoso (e nel mio interesse) credere che Facebook sia la fine della storia.

Quando Myspace era in cima all’Olimpo nessuno al di fuori di un dormitorio di Harvard avrebbe previsto Facebook, così come Facebook non si immaginava che Snapchat gli avrebbe portato via milioni e milioni di adolescenti (e non).

Con tutta probabilità, prima o poi qualcuno avrà la forza e l’hybris di sostituire Facebook, a noi non resta che restare a guardare. O magari di osare con una nuova idea.