Il caso Reevèr: innovazione e Made in Italy [INTERVISTA]

Il caso Reevèr: innovazione e Made in Italy [INTERVISTA]

Innovazione di valore, Made in Italy e Storytelling: ecco i tre ingredienti alla base di Reevèr, startup e ultima nata  nello storico network tessile napoletano della Famiglia Carillo.

Debuttato ufficialmente lo scorso settembre alla fiera Homi a Milano, il nuovo brand nasce da una precisa visione: trasformare il modo tradizionale di vivere la casa con una collezione che trasforma il bello in oggetti capaci di esaltare i sensi, scardinando allo tempo le regole che governano il settore del tessile per la casa.

Per saperne di più abbiamo chiesto ad Alessandro Carillo, AD di Reevèr, di parlarci della sua creatura.

Come è nato il brand Reevèr?

Emozionalmente è il prodotto di un mio sogno, di un mio desiderio di tradurre in oggetti il bello oggettivo. Nasce come nuovo modo di viversi e di vivere la casa come luogo d’incontro conviviale, accogliente, informale, che suscita un continuo senso di emozione, curiosità, sofisticazione e personalizzazione. La combinazione dei colori a cui penso per ciascun elemento delle collezioni comunica senso di unicità, di insolito, di autorealizzazione, piacevolezza e leggerezza dell’essere.
Passando alla fredda logica aziendale, invece, nasce dalla necessità di una nuova proposizione di valore ad un mercato che sconta una crisi strutturale e vive una fase di rimodulazione della domanda. Il settore del tessile arredo, da sempre, coordina in verticale la propria offerta – ad esempio tenda a fiori coordinata con cuscino a fiori, tappeto a fiori, etc.. La proposizione di valore è nell’ingegnerizzare delle collezioni che non richiedano competenza d’arredo o un mindset necessariamente in grado di abbinare due oggetti diversi, poiché, a monte, i tool che consentono al cliente di scegliere sono embedded, contenuti nelle collezioni medesime. In parole povere: non scelgo più in verticale – fiori con fiori della stessa collezione – ma in orizzontale – fiori con cuori di due collezioni diverse – e qualunque siano gli oggetti da me acquistati e scelti in maniera casuale, istintiva, sensoriale, si coordineranno senza rischiare accostamenti improponibili indipendentemente dal mio livello di gusto nella scelta.
Scegli anche a caso, in ogni scelta c’è una casa di design.

Il caso Reever: innovazione e Made in Italy [INTERVISTA]

Quanto è importante per voi il legame con il territorio e con il concetto di Made In Italy?

Pensato in Italia e realizzato nel Sud. Per esteso, nel sud del nostro continente, dunque italiano per tutto ciò che è creatività e ingegno, tipico del nostro territorio. Il rapporto è strettissimo, la stessa fase produttiva è realizzata anche attraverso il contributo di sapienti artigiani locali che curano degli elementi sartoriali.

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In che modo Reevèr punta a rompere le regole, proponendosi come un’alternativa al tessile classico?

Disruption. Ecco la chiave o il certificato di nascita di Reevèr. E’ il momento in cui la necessità di guadagnare oceani blu, di sfuggire a logiche di dumping, origina il cambiamento di una determinata attività e modifica completamente il modello di business precedente. Nel nostro settore, come detto prima, abbiamo agito sulla regola della verticalità, a parità di fattori produttivi disponibili ma intervenendo a monte, in fase di progettazione e ingegnerizzazione delle collezioni. Allegando al prodotto, appunto, gli strumenti concettuali per essere orizzontali.

Ci puoi raccontare come è nato lo storybook che avere presentato a Homi lo scorso settembre?

Il book è un elemento di presentation e di comunicazione da storytelling, coerente con la proposizione d‘offerta al mercato. Se l’intenzione è quella di far scegliere in orizzontale in collezioni pensate in verticale, allora le collezioni raccontano storie, sono esse stesse una storia. Ogni collezione è presentata come una storia di uomini. Ne ha il nome e si muove nell’archetipo di Jung del “Mago, Esploratore, Ribelle” rispetto al quale viene posizionato il brand ed ogni azione comunicativa. Lo stesso “catalogo” già a Milano è uno storybook, nel rispetto della citata proposizione d’offerta del coordinamento orizzontale: 6 personaggi che vivono in una metastoria di cui sono personaggi e che acquistano, di volta in volta, consistenza propria nei close-up verticali. Facendo ciò, abbiamo allineato la proposta di offerta-prodotto alla comunicazione, il coordinamento in orizzontale di 6 collezioni verticali a cui corrisponde il coordinamento orizzontale (la metastoria) di 6 storie verticali.

Se le storie sono uomini e ciascun uomo è una storia, allora raccontiamo uomini.

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Negli ultimi anni nel settore del tessile accanto a players tradizionali si sono affiancate realtà diverse (es. Ikea, Zara Home). Come vi relazionate a questo nuovo e più vasto mercato?

L’unico modo per battere la concorrenza è cercare di smettere di battere la concorrenza. ‎Renée Mauborgne insegna. Sarebbe un atteggiamento suicida provare a competere contro dei giganti che, per capacità finanziaria e formula distributiva, sono inattaccabili. L’innovazione di valore è la nostra arma di attacco e difesa allo stesso tempo, è più di una semplice innovazione: rappresenta una strategia che abbraccia l’intero sistema delle attività di una azienda. L’innovazione di valore ci ha spinto a ri-orientare l’intero sistema per arrivare ad un aumento significativo del valore creato, per gli acquirenti e per se stessi. In questo senso va ben oltre un approccio commerciale pionieristico o una formula dispendiosa e facilmente imitabile dai colossi citati. Proviamo a sfidarli su territori non coperti, guardando soprattutto ai non-clienti e creando nuovi spazi-mercato incontaminati. Con questo approccio mentale è possibile superare i confini tradizionali del nostro settore per esplorare nuovi territori e nuove modalità con cui costruire la nostra proposta valore. Reevér, appunto. Riprogettiamo il verso, invertendolo.

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