Social media: se la crisi spirituale diventa 2.0

I millennial stanno smarrendo la propria fede: i Social Media possono spiegare il perché?

Fede & social media: a che punto è il connubio tra tradizione e nuova comunicazione? Il messaggio cristiano è stato tramandato con successo di generazione in generazione per millenni ma adesso sembra smarrirsi, specialmente nei più giovani, a causa di Facebook e Co. O almeno è quello che emerge dall’analisi pubblicata su PLOS One che ci rivela che un crescente numero di ragazzi americani ammette di essere “senza Dio”, sebbene la maggioranza dei giovani americani si identifichi ancora con la fede.

La ricerca compara i millennial ai baby boomers e alla cosiddetta generazione X, con conclusioni preoccupanti, almeno per chi ha il compito della divulgazione religiosa alle nuove generazioni: ad ogni passaggio generazionale si perdono ampie fette di fedeli.

Jean Twenge, Professoressa di Psicologia all’Università di San Diego è l’autrice dello studio e spiega così la questione: “Il cambio generazionale in fatto di religiosità è dovuto al crescente individualismo, che non si sposa con la fede“. La religiosità, specialmente negli Stati Uniti, si è da sempre basata sui gruppi, sull’idea della comunità reale di persone e non sulla community virtuale. L’avvento dei Social Media avrebbe isolato i ragazzi l’uni dagli altri.

Marco Respinti, giornalista, saggista ed editorialista per il magazine cattolico “La Nuova Bussola Quotidiana“, la pensa diversamente:

L’individualismo (quello negativo) non aspetta i social media, esiste indipendentemente da essi. La crisi della religiosità è dovuta alla post-modernità, con tutto quello che si porta dietro; i social sono solo un tassello del problema, non certo la causa. Anzi, se usati in maniera appropriata, possono essere un ottimo mezzo per fare comunità: io stesso ho conosciuto tante persone che, ad esempio, hanno organizzato ritiri spirituali a partire da Facebook. Se vuoi parlare alla gente devi andare dove è la gente: e adesso le persone sono qui“.

Fede e social media: via in Michigan la Acton University 2015

I social possono diventare un potente strumento di divulgazione religiosa, per chi è in grado di utilizzarli nel modo giusto per il proprio scopo. Proprio ieri si è aperta nella cittadina di Grand Rapids (Michigan), il tradizionale appuntamento con l’Acton University 2015, il grande convegno promosso dall’Acton Institute, Think Tank USA fondato dal Rev. Robert Sirico (autentica “Faith Star” in Nord America e autore di best seller come “Defending the Free Market“).

L’Acton University (per seguire i lavori: #ActonU) si propone come un “campus” di formazione, al cui interno prospera un caleidoscopio di pensieri, suggestioni e panel pensati per far prendere confidenza ai giovani e ai meno giovani, con il connubio tra fede, libero mercato e innovazione comunicativa.

Tra gli animatori della kermesse c’è anche Padre Peter Damian (già sacerdote in Toscana, adesso in servizio proprio nella diocesi di Grand Rapids), lo abbiamo raggiunto per una dichiarazione: “La religiosità dei millennial è effettivamente poca, ma la colpa a mio parere non è dei social media, che sono uno strumento neutro: possono confondere come far passare un messaggio di chiarezza. L’Acton cerca di utilizzarli proprio in quest’ultimo modo, utilizzando molto Twitter, Facebook (la pagina veleggia oltre 600 mila Like) e Pinterest

Tra gli invitati più “naif” anche il Rev. John Zuhlsdorf, meglio conosciuto con il nickname di “Father Z”, vera web star. Il suo blog è tuttavia visitatissimo e i suoi social-sermoni sono apprezzati e condivisi in tutto il paese.

Father Z è uno dei maggiori sostenitori del fatto che “I social media possano giocare un ruolo di primo piano nella divulgazione della fede e nell’incoraggiare le persone ad andare a messa”.

Proprio dalle colonne del suo Blog è stato tra i primi a dare notizia del “Mass Mob“, una sorta di flash mob cristiano organizzato tramite Facebook: si decide una data, una chiesa e si chiama i fedeli a raccolta. L’idea, partita da Buffalo (New York), sembra vincente e nel sito si possono trovare le linee guida su come organizzare un “Mass Mob” nella propria città. Le idee? Chiarissime: ” Il segreto dei social è far sì che la gente condivida il messaggio”.

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