I consumatori non scelgono da soli, sono influenzati dai gruppi sociali [GUEST POST]

Il potere decisionale ci appartiene davvero?

Questa serie di articoli sono stati scritti in collaborazione con LikeHack, un’azienda che si occupa di content curation. Questo post è la traduzione di un articolo scritto da Artem Welker, Technology Entrepreneur, Content Strategist, Speaker.

L’illusione della scelta

Molto spesso la gente crede davvero che sia puramente loro la scelta: cosa fare, dove andare, che tipo di informazioni avere; ma è tutto vero? Non proprio. Tutto ebbe inizio migliaia di anni fa e continua tutt’ora – la maggior parte delle azioni delle persone sono sotto l’influenza dei loro gruppi sociali di riferimento.

In sociologia, questo fenomeno è chiamato “la socializzazione secondaria”. Non importa il dove (scuola, università e/o lavoro) il punto è che siamo fortemente influenzati dall’ambiente, che determina gran parte delle nostre azioni.

3 livelli di illusione

Pur vivendo in un’epoca Digital e fatta di molte cose interessanti, nulla è cambiato. Siamo ancora legati ai gruppi sociali. Ed è proprio di questo che le aziende dovrebbero tenere conto.

Condivisione: la Tirannia Sociale

In un mondo in cui molti hanno creato contenuti poveri, trovare qualcosa di valore è importante e dirompente. Il risultato principale è che un costo crescente di ricerca determina contenuti rilevanti e di valore.

Così abbiamo un numero crescente di … Social Mommies & Social Daddies! Sono i nostri amici, colleghi, opinion leader. Noi li seguiamo e li usiamo come curatori, perché ci fidiamo di loro. Ma ci sono due buone ragioni per cui noi ci comportiamo così, lasciando scegliere agli altri:

  • siamo troppo pigri per cercare qualcosa con le nostre forze;
  • abbiamo l’abitudine umana a seguire il nostro gruppo sociale (come ho già detto, ha una storia millenaria, e si basa sulle idee di efficienza sociale e di sicurezza).

Più del 60% degli utenti si lascia guidare dai social network. Così la maggior parte delle decisioni che facciamo sono dettate dai gruppi sociali di riferimento. Perciò io scommetto che molti leggeranno questo articolo, proprio grazie a Facebook.

Certo è possibile utilizzare i servizi di content curation. Ma, ad essere onesti, è più una prerogativa dei professionisti. Ho cercato di diffondere strumenti di content curation, per esempio, tra i miei studenti, ma non si sono registrati effetti significativi. Essi sono più concentrati agli incontri ed agli esperimenti giovanili, piuttosto che ai dati. E penso che questo comunque sia assolutamente normale.

Relazioni Sociali = SEO

A partire dal 2013, i principali indicatori di ranking di Google sono stati legati a reazioni sociali (likes, share, retweets). La condivisione del contenuto ha molto valore per Google.

Così abbiamo ottenuto un quadro piuttosto triste:

  • La rilevanza non è più il fattore principale;
  • la popolarità e l’approvazione sociale, invece, sono molto importanti.

Io non voglio sembrare scortese o rude, ma di certo non voglio essere una pecora che segue il gregge. Dove è la scelta?

Raccomandazione di servizio

Sembrerebbe, però, che ci sia una soluzione: personalizzazione! Da Facebook a Google, dal NY Times a Huffington Post; quasi ovunque, vediamo la crescita di diversi tipi di personalizzazione, che ci aiutano a ottenere i contenuti sulla base dei nostri interessi o sugli interessi di persone simili a noi.

Ma coloro che hanno familiarità con gli algoritmi di personalizzazione sanno che il contenuto è sempre dato da almeno il 50% in base agli interessi delle persone simili agli utenti. Ho sviluppato soluzioni basate sul “filtraggio collaborativo” per diversi anni quindi conosco le debolezze di questi metodi.

Così, ancora una volta non consumiamo quello che vogliamo. Siamo di nuovo nella “gabbia” dei gruppi di riferimento.

Perché questo è importante per gli esperti di marketing?

Non fraintendetemi. In realtà non credo che questa situazione sia un grosso problema. Abbiamo vissuto con questa realtà per anni e non ci ha dato alcun fastidio. Ma è, senz’altro, un fattore importante per gli esperti di marketing, che vogliono raggiungere un target specifico. Naturalmente questo è vero anche per i politici. Ma questo articolo non riguarda di certo loro.

I leader nei gruppi contano ancora

Funziona un po’ come nelle vendite. Ci sono sempre i decisori. È uno spreco di tempo vendere a tutti. Molto meglio è vendere agli opinion leader. Sono un canale di marketing e un modo semplice per raggiungere ed influenzare il gruppo (seguaci, abbonati, lettori).

Essere Social il più possibile

Se fai parte della realtà aziendale di un brand noto è sicuramente molto difficile, ma se invece fai parte del team di una startup o di una piccola impresa, è strategicamente migliore concentrarsi solo su buoni contenuti social media! Sono assolutamente d’accordo sul fatto che il contenuto è un olio, ed allo stesso tempo sono sicuro che i social media sono una bottiglia attraverso la quale si generano i flussi. Oggi la distribuzione sociale è la chiave per arrivare al pubblico e per il successo SEO.

Le prove sociali sono tutto

Eh si! Le persone sono esseri sospettosi. Essi non comprano se non si fidano. Se ai tuoi amici piace qualcosa tu la acquisterai con maggiori probabilità. Non cercare di andare controcorrente. Basta usare “prove sociali” ovunque.

Conclusioni

Credo che, gli esperti di marketing debbano essere più pragmatici ed efficienti. Il Social media ed i contenuti di marketing sono settori maturi. Non c’è tempo per gli esperimenti strani. Bisogna capire chiaramente perché le persone consumano, perché hanno determinate preferenze e perché soprattutto acquistano. Questo è fondamentale per avere successo d’ora e poi.