Startup miliardarie, l’innovazione a nove zeri [REPORT]

Uber, Snapchat, Pinterest, Dropbox, Airbnb sono solo alcune delle startup note sul web che hanno fatto di una idea la chiave del successo

Che i soldi non facciano la felicità è risaputo, ma c’è da ammettere che contribuiscono in misura rilevante alla realizzazione degli obiettivi. Ne sanno qualcosa gli ideatori delle startup innovative milionarie che ogni giorno approdano nella nostra vita e assumono un ruolo sempre più importante. Corrono sulla rete e permettono con un semplice click di facilitare la vita di noi utenti.

Difficile contarle, ma non impossibile: ci ha pensato infatti il sito CB Insights. Nel suo report ha stilato una lista con le startup che presentano un valore superiore al miliardo.

E pensare che fino a qualche anno fa il termine startup era spesso associato ad avventure azzardate, nate sugli entusiasmi e sulle idee di giovani ex studenti, votate quasi sempre, se non al fallimento, ad un rapido ritorno alla realtà.

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Senza dubbio avviare una startup non è impresa semplice, perché non basta avere una bella idea di business, ma bisogna anche saperla mettere in atto, cercando informazioni che possono aiutare ad intraprendere la strada del successo, combinando il team perfetto e convincendo gli investitori. Anche se il co-fondatore di Pinterest, Ben Silbermann continua sostenere che sia necessario: Non prendere mai troppi consigli. La maggior parte delle persone generalizza quello che ha fatto, e sostiene che è stata la strategia a rendere il lavoro un successo. In realtà, non c’è modo di sapere come i vari fattori contribuiscano al successo o al fallimento” , bisogna sicuramente metterci passione in ogni fase di realizzazione del progetto.

Denominatore comune: il successo

Da una attenta analisi non si riscontra alcun denominatore comune tra le startup miliardarie, considerati i campi assolutamente diversi di attività: dall’aerospaziale al digitale, dal farmaceutico alla comunicazione, dalla tecnologia eco-compatibile ai servizi di consulenza online. Eppure tutte hanno raggiunto il successo in breve tempo assumendo un ruolo importante nelle nostre vite.

Nella lista stilata da CB insights è facile individuare nomi conosciuti come Uber (41 miliardi di dollari) , Snapchat (15 miliardi di dollari), Pinterest (11 miliardi di dollari), Airbnb (10 miliardi di dollari), Dropbox (10 miliardi di dollari). Tutte sono accomunate da una valutazione che supera i dieci miliardi, ma anche dal luogo in cui sono nate.

Le startup miliardarie americane

Insieme ad altre 61, meno conosciute in Italia, come SpaceX (12 miliardi di dollari), Square (6 miliardi di dollari) e WeWork (5 miliardi di dollari), sono localizzate negli stati Uniti. E non stupisce che oltreoceano le startup di successo proliferino più facilmente che in Europa, anche se il vecchio continente non si arrende facilmente.

L’Europa e le startup miliardarie

In Europa abbiamo ben 10 startup degne di nota tra le quali Spotify (8,4 miliardi di dollari), Shazam (1 miliardi di dollari), Global Fashion Group (3 miliardi di dollari), POWA Technologies (2,7 miliardi di dollari), Delivery Hero (1,88 miliardi di dollari).

Difficile ammettere che in Europa agevolazioni, contributi e fondi di investimento per le startup innovative sono davvero difficili da reperire. Si investe infatti tre volte meno che negli USA, anche se negli ultimi anni qualcosa si sta muovendo e la stessa Unione Europea è in fermento.

Alberto Onetti, responsabile di Startup Europe Partnership (Sep), piattaforma paneuropea nata per aiutare le migliori startup europee a crescere, sostiene che “Si stanno moltiplicando i segnali che l’Europa è pronta a fare di più per le startup” per rendere il mercato europeo attraente per gli investitori di tutto il mondo.

Sicuramente ci sono ancora tanti i problemi da affrontare e risolvere, come la scarsità di venture capital investito nelle startup e il fatto che ancora poche imprese europee riescano a fare il grande salto, ma i riflettori sono puntati proprio su queste.

Scritto da

Annalisa Mancini

Laureata in Scienze della comunicazione pubblica, d'impresa e pubblicità, con tesi di laurea in Psicologia della formazione, "La formazione manageriale attraverso il cinema" ... continua

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