Da trend spotter a trend curator: le tendenze non ovvie di Rohit Bhargava

Una vending-machine può ispirare la pace nel mondo? Essere ??imperfetti? ci fa piacere di più ai consumatori?

Negli ultimi 4 anni, l’esperto di marketing e docente della Georgetown University Rohit Bhargava ha curato la sua lista “non ovvia” delle tendenze del marketing. Disney e Bollywood possono insegnarci come creare esperienze per il nostro pubblico? Una vending-machine può ispirare la pace nel mondo? Essere “imperfetti” ci fa piacere di più ai consumatori?

Le risposte a queste domande non sono affatto ovvie, ecco perché Rohit Bhargava le ha raccolte nella quinta edizione del suo libro Non Obvious. How to Think Different, Curate Ideas & Predict the Future. In questa nuova edizione, scopriremo come utilizzare il potere del pensiero non-ovvio per far crescere il proprio business e avere un impatto maggiore nel mondo.

I 5 miti del trend spotting

Mito #1: I trend sono da scoprire. I trend non sono lì propri per essere osservati e catalogati, devono essere compresi.

Mito #2: I trend possono essere scoperti solo da guru ed esperti. Anzi, più si sa di un dato argomento più diventa difficile pensare al di fuori della propria esperienza e ampliare la visuale.

Mito #3: I trend si basano su dati concreti. Quando si tratta di tendenze, dei dati indicati su un foglio di calcolo non bastano: è necessario un mix di ricerca quantitativa e ricerca qualitativa e la capacità di ricordare che i dati spesso possono essere meno importanti di una buona osservazione.

Mito #4: Le tendenze riflettono ciò che è popolare. C’è una linea molto sottile tra tendenza e moda: mentre la prima descrive qualcosa che accade in un arco di tempo lungo, la seconda è legata a un’idea che è popolare nel breve termine.

Mito #5: Le tendenze sono ampie previsioni. assolutamente, perché le tendenze sono molto più concrete e distinte delle previsioni.

Rohit contesta l’idea che “solo gli esperti” siano in grado di prevedere le tendenze, mentre la triste verità è che la maggior parte delle tendenze a cui siamo esposti non sono altro che previsioni sulla base di ciò che è già lampante.

La maggior parte delle previsioni sono inutili perché non sono obiettive, non sono creative, non sono supportate da prove concrete e non sono applicabili.

Impariamo ad essere trend curator

Visto che i trend non si “scoprono”, non possiamo essere trend spotter, ma trend curator. Pensiamo ai curatori dei musei: essi aggiungono significato a cose belle e interessanti, ma isolate. Così il trend curator segue il curationism, combinando collezione e contemplazione: solo in questo modo può effettivamente “curare” le idee e imparare a predire il futuro.

I curatori provengono da tutti i tipi di background, alcuni si concentrano su arte e design, mentre altri possono guardare alla storia o all’antropologia Alcuni hanno una formazione professionale e altri sono guidati dalla passione. La curation non richiede di essere un esperto o un ricercatore o un accademico.

Le 5 abitudini dei trend curator

Secondo Rohit, seguire queste cinque abitudini ci aiuterà a scoprire le idee migliori e utilizzarle per sviluppare intelligenti osservazioni sui cambiamenti di oggi.

#1 Essere curiosi. Bisogna sempre voler sapere perché solo cercando sempre di saperne di più sul mondo è possibile migliorare le proprie conoscenze.

#2 Essere osservatori. Bisogna imparare a vedere i piccoli dettagli che gli altri ignorano o che non riconoscono come significativo.

#3 Essere mutevoli. Bisogna saper spostarsi da un’idea all’altra, senza sviluppare pregiudizi profondi.

#4 Essere premurosi. Bisogna sviluppare un proprio punto di vista, ma anche considerare i punti di vista alternativi, prima di finalizzare un’idea.

#5 Essere eleganti. Bisogna cercare un bel modo per descrivere le idee che mettono insieme i concetti in modo semplice e comprensibile.

I trend non ovvi del 2015

Da trend curator, Rohit ha raccolto i trend “non ovvi” del 2015. Volete sapere quali sono? Eccone qualcuno.

Il Marketer riluttante

Perché le marche si stanno concentrando meno sul marketing tradizionale e promozione e più sul marketing dei contenuti e l’esperienza del cliente.

Contenuti rapidi

Le aziende stanno sfruttando la nostra ridotta capacità di attenzione per creare contenuti progettati per un rapido consumo.

Notorietà quotidiana

L’aumento della personalizzazione porta sempre più consumatori ad aspettarsi esperienze ‘da celebrità’ nelle interazioni quotidiane con il brand.

La fiducia del Selfie

Perché la possibilità di condividere online una personalità creata su misura permette alle persone di utilizzare contenuti sociali come i selfie come un modo per costruire la fiducia in sé stessi.

Consapevolezza mainstream

Mediazione, yoga e contemplazione silenziosa diventano potenti strumenti per individui e aziende per migliorare prestazioni, salute e motivazione.

Benevolenza branded

Sempre più aziende mostrano un impegno profondo per fare del bene una parte del business.

Experimedia

I creatori di contenuti utilizzano esperimenti sociali e le interazioni nella vita reale per studiare i comportamenti umani e costruire narrazioni più realistiche e divertenti.

Imperfezione

I consumatori cercano esperienze più personali e umane, quindi le marche usano la personalità, l’eccentricità e le imperfezioni intenzionali per essere più desiderabili.

Distribuzione disruptive

I produttori utilizzano nuovi modelli per la distribuzione, eliminando i soliti canali, tagliando gli intermediari e costruendo collegamenti più diretti con fan e acquirenti.

Vuoi approfondire i trend non ovvi di Rohit Bhargava ed imparare ad essere un trend curator? Dai un’occhiata al libro Non Obvious. How to Think Different, Curate Ideas & Predict the Future