Facebook va a caccia di bufale. Più o meno

Facebook ha annunciato sul suo blog ufficiale l'inizio della battaglia contro le pagine che pubblicano notizie false. ? davvero finita la pacchia?

Facebook world

È finita la pacchia! Facebook ha annunciato sul suo blog ufficiale l’inizio della battaglia contro le pagine che pubblicano notizie false, che hanno come unico obiettivo quello di attirare utenti e spingerli a cliccare sul link presente nel post per dirottarli sul proprio sito web.

Nel post pubblicato lo scorso 20 gennaio da Erich Owens, uno degli ingegneri di Facebook, si parla di “hoaxes”, che in italiano potremmo tradurre con il termine “bufale”, ovvero notizie inventate ma costruite e confezionate in modo da sembrare vere.

Cosa cambia

Con questo aggiornamento vedremo meno notizie false nel nostro NewsFeed? Si e no, perché affinché la bufala venga analizzata è necessaria la segnalazione da parte degli utenti, che potranno cliccare sulla freccetta in alto a destra nel riquadro del post incriminato e selezionare, tra le varie opzioni, la voce “It’s a false story”, un po’ come già avviene con lo spam e il materiale pornografico.

L’obiettivo di Facebook è quello di ridurre al minimo, o almeno contenere, l’utilizzo della piattaforma per perpetrare truffe ai danni degli utenti, in particolare con quei post che invitano a compiere un’azione, per approfittare di una super offerta o di fantomatici coupon omaggio, e così via.

Un esempio recente è la bufala che ha coinvolto Zara, il noto marchio di abbigliamento spagnolo, al centro dell’attenzione nei giorni scorsi a causa di un account non ufficiale che prometteva un bonus di 500 euro da spendere nei negozi della catena.

Limiti

Riusciranno i vertici del social network creato da Mark Zuckerberg a contrastare le pagine che pubblicano questo tipo di post? Beh, staremo a vedere, ma il modo in cui approcciano il problema presenta non pochi limiti.

Il più evidente è il fatto che la fase di controllo e verifica è affidata all’utente che, segnalando il contenuto falso, può contribuire alla sua eventuale rimozione.

Ma se l’utente non lo segnala? Se non se ne accorge? Se non è interessato a fare da “poliziotto” per il bene comune?

In alcuni post l’intento truffaldino è palese, ci sono pagine che vivono di click baiting e di sensazionalismi, ma altri sono fatti così bene che non è sempre facile capire che si tratta di una notizia falsa.

Chi stabilisce se una notizia è falsa oppure no? Il ragazzino di 13 anni può giudicare vera o falsa una notizia su, ad esempio, la scoperta di una forma di vita aliena?

Inoltre, alcune pagine sono create con intenti ludici, per puro intrattenimento, inventano notizie assurde col solo scopo di strappare una risata all’utente. Pensiamo a Lercio, ad esempio, che è diventato famosissimo e seguitissimo proprio pubblicando questo tipo di notizie.

Se qualcuno, non capendo l’obiettivo finale di Lercio, segnalasse i suoi post, cosa accadrebbe? Sarebbero giudicati allo stesso modo di pagine gestite con intenti criminali, oppure verrebbe fatta un’analisi approfondita, caso per caso?

Conclusioni

La verità è che la strategia di Facebook per contrastate gli editor che violando le policy è molto debole, perché si basa interamente sull’intervento da parte degli utenti.

Nel post si legge, inoltre, che se un contenuto riceve più segnalazioni il sistema ne ridurrà la diffusione, mostrandolo meno nei News Feed, ma non dice che verranno eliminati completamente. In pratica verrebbe inviato un messaggio al gestore della pagina in questione e il post segnalato continuerebbe ad essere mostrato ma con la dicitura “many people on Facebook have reported that this story contains false information”, scritto piccolo nella parte superiore.

Se solamente un utente si prendesse la briga di segnalare un contenuto considerato falso, gli effetti sarebbero minimi. Inoltre, quel post potrebbe essere sponsorizzato, e siamo sicuri che Facebook rinunci all’inserzione per amore della verità?

C’è anche un altro problema che in pochi hanno sottolineato. Facebook consente, in fase di pubblicazione di un link, di modificare immagine, titolo e descrizione; mettiamo il caso che un sito voglia mettere in atto una truffa, e che voglia sfruttare Facebook per veicolare traffico. Può, senza particolari difficoltà, inserire foto, titolo e descrizione “normali” e non rischiare di essere segnalato dall’utente. Certo, quest’ultimo potrebbe rientrare in Facebook e segnalarlo in un secondo momento, ma nel frattempo il sito lo ha visitato, e l’eventuale truffa potrebbe averla subita.



VUOI APPROFONDIRE L'ARGOMENTO?