La Battaglia delle Idee 2014: social media & startup con Filippo Giotto [INTERVISTA]

Digital Thinker, Analogical Maker. Ecco come si definisce Filippo, prossimo speaker della #BattleSA.

Massimo Sommella

Editor & Project Manager Ninja Marketing

Domenica 6 luglio alla #BattleSA potrete ascoltare l’intervento di Filippo Giotto – Social Media Manager in Banca Mediolanum – intitolato “Strumenti per la social media strategy di una startup”. Generazione, controllo e gestione dei contenuti sono solo alcune delle attività di un social media manager per definire la reputazione sociale di un brand ma in che modo occorre improntare una social media strategy adatta ad una startup? Abbiamo incontrato Filippo in attesa del suo speech alla #BattleSA.

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Il prossimo epic fail sembra sempre dietro l’angolo. Quale lezione social non è ancora stata imparata dalle aziende?

Prima di tutto, pensando ai fattori scatenanti degli epic fail, pare evidente come alcuni brand non abbiano ancora compreso che certi estri creativi ed eccessi di ironia non sono necessariamente tollerati solo perchè “siamo sui social”. Lo può fare una persona con la propria cerchia di amici, ma un marchio (così come un personaggio pubblico) ha delle responsabilità nei confronti della società che non gli permettono di agire e comunicare con eccessiva leggerezza.

Dopodichè, i social media sono fatti di persone con cui il brand instaura relazioni, e quando compie un errore dovrebbe comportarsi come normalmente ci si comporta nella vita “reale” nei confronti di coloro a cui si tiene: è importante essere disposti a chiedere scusa, ascoltare e dimostrare che faremo in modo che quell’errore non si verificherà di nuovo.

Social Media come strumento di business

Aggiungo anche un’altra “lezione”, più che social direi culturale: mettere le persone giuste al posto giusto.
Quante volte abbiamo assistito a brand che attribuiscono la colpa del fail allo stagista?
Nessuno obbliga una azienda ad avere, per esempio, una fanpage o un profilo su twitter, ma nel momento in cui decide di aprirsi sui social media occorrerà farlo con la dovuta committenza, i giusti budget e le figure professionali del caso; profili che devono avere una certa seniority e che conoscano davvero il brand che stanno curando sui social (quindi la sua storia, i suoi valori, le dinamiche interne, etc.) così come le community che gestiscono.

La progettazione di una social media strategy di una startup è diversa da quella di una grande azienda? E se sì, in cosa?

Una startup deve fare i conti con una disponibilità di risorse allocabili sia per la definizione che per l’esecuzione della strategia nettamente inferiore rispetto a una grande azienda. E per risorse non intendiamo solamente quelle economiche bensì di tempo e di persone.

Per questo sarà importante progettare la strategia su obiettivi realistici che tengano conto delle vere possibilità di impegno; il rischio, altrimenti, è di trovarsi con profili social poco curati, newsletter che partono a singhiozzo e un blog congelato a “Hello, World!“.

Esiste ancora spazio, secondo te, per le startup social?

Se per startup social intendiamo il “next big social network”, penso di no: oggi il mercato è rappresentato da due grandi ecosistemi (facebook e g+) che raccolgono la quasi totalità degli utenti, a cui si affiancano altri social network più verticali o di nicchia molti dei quali ancora non riescono a monetizzare.

Diverso è, invece, parlare di startup che incarnano le dinamiche di relazione e condivisione proprie dei social; allora sì, certamente. Se vogliamo che le persone utilizzino il nostro servizio/app/sito/prodotto è necessario che le persone stesse vengano collocate al centro dell’idea: sono loro il primo acceleratore della startup.

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