TEDxMatera: l'Ancient Future per Federico Ferrandina [INTERVISTA]

Il rapporto tra "ancient" e "future" in musica è una sfida quotidiana: così ce ne ha parlato questo prestigioso speaker, musicista materano che in questa occasione giocherà in casa

Matera è “il luogo ideale” in cui far confluire “idee che meritano di essere condivise”: così ce lo ha presentato Mariapia Ebreo la prima volta. Il TEDxMatera nasce infatti dalla volontà di puntare l’attenzione sulle piccole realtà che, proprio come Matera e la Basilicata tutta, sono dotate di vocazioni e talenti, che meritano di essere valorizzati e comunicati.

Ecco perché il prossimo 20 maggio a Casa Cava, nei Sassi di Matera, dieci storie di valore saranno raccontate sul palco del TEDxMatera, per gli attenees, gli ospiti presenti, e per la platea “online” che il circuito dei video TEDx raggiunge a livello internazionale. Le interviste di Ninja Marketing agli speaker dell’evento intendono perciò essere un’anteprima di quello che accadrà tra qualche giorno per far conoscere meglio gli ospiti che ci stanno raggiungendo da tutto il mondo per portare la propria interpretazione di “Ancient Future”, il tema portante del TEDXMatera.

Chi è Federico Ferrandina

Federico Ferrandina è un musicista italiano, diplomato in Chitarra Classica e Composizione, impegnato nella realizzazione di colonne sonore, canzoni e produzioni musicali di vario genere. Le sue composizioni si muovono tra musica orchestrale, jazz, tango e pop/rock.
Molti dei suoi brani sono stati utilizzati nelle colonne sonore di film e programmi televisivi in Francia, Polonia, Canada e Stati Uniti (“Dallas Buyers Club” di Jean-Marc Vallèe, vincitore di due premi Oscar e due Golden Globe; “Friends With Kids” di Jennifer Westfeldt, i serials “Twisted” della ABC, “Big Love” della HBO e altri). Ha conseguito due Global Music Awards nel novembre 2012, per la canzone “What we are” e per il brano strumentale “Paradigma”.

Cosa significa, da musicista e compositore, produrre musica “da film”?

Preferisco piuttosto parlare di musica “per film”, che significa letteralmente “a favore del film”. Per dirla in modo asettico, significa produrre oggetti sonori in funzione della realizzazione di un oggetto filmico. La logica che guida queste produzioni è determinata principalmente da variabili extra-musicali, come il susseguirsi delle immagini, le idee e i gusti dei registi, lo sviluppo di una narrazione. Questo implica competenze e sensibilità ulteriori rispetto al semplice lavoro di un musicista, che si formano e consolidano con lo studio e l’esperienza.

In che modo la musica può interpretare due istanze come “ancient” e “future”, tema del TEDxMatera?

Credo stia accadendo per tutte le arti, nella contemporaneità c’è una interessante attenzione al modo in cui i mezzi espressivi attuali entrano in contatto con elementi “antichi” e storicizzati. Ciascuno vive queste coabitazioni a suo modo, un esempio è l’uso delle più recenti tecnologie insieme a strumenti classici. Il rapporto tra “ancient” e “future” in musica è una sfida quotidiana, e mi piace che si ripresenti ogni volta in modo problematico, come stimolo per non rifugiarsi nel luogo comune.

Produzione musicale e discografica nel secolo dei social media: cosa cambia rispetto al passato?

I cambiamenti portati dai social media sono a dir poco vertiginosi, non solo per le possibilità di diffondere e fruire di quasi tutto quel che accade nel mondo, ma anche sul piano per così dire poietico: i social media intervengono e alterano i meccanismi e i processi produttivi in modo sostanziale. Faccio parte di comunità online in cui ci si confronta costantemente su come realizzare orchestrazioni efficaci, ed esistono perfino comunità e gruppi di produzione underground che mettono in comunicazione produttori e musicisti in tutto il mondo innescando collaborazioni. Non è inusuale ormai imbattersi in progetti condivisi da musicisti che si trovano in continenti diversi, alcune mie collaborazioni sono nate così.

Che idea ha dei social network nati a sostegno della produzione discografica in crowdfunding?

È certamente una risorsa interessante, mi chiedo però la reale efficacia del fundraising laddove si tratti di artisti completamente sconosciuti. Mi pare che sia più semplice per chi ha già una visibilità raccogliere attenzioni attorno a un progetto, ho visto campagne vincenti anche nell’ambito del cinema sponsorizzate da personaggi di rilievo, inevitabilmente non c’è la stessa risposta e partecipazione se manca il nome o la struttura di riferimento. Tendo ad essere critico con l’orizzontalità a tutti i costi, non è detto che sia un pregio assoluto dei social network, è anche fonte di dispersione.

Qual è il problema principale, in questo momento, in Italia per un artista che intende ripercorrere le sue stesse orme?

Il problema è lo stesso che si pone per qualsiasi altra professione: è difficile e raro che ci si veda riconoscere competenza, esperienza e qualità. Tutto quel che mi ha permesso di vivere di questo mestiere è successo fuori dall’Italia.

Può anticiparci qualcosa del suo intervento al TEDxMatera?

Racconterò il mio viaggio attraverso diverse esperienze umane e musicali, che si traduce anche nel viaggio attraverso i luoghi in cui fisicamente mi sono dovuto spostare, e il modo in cui questo viaggio determina le mie coordinate attuali e i viaggi prossimi che sto progettando. Naturalmente non mancherà la musica.