Facebook diventa un po' italiano: Zuckerberg acquista Monoidics

Il colosso dei social network affida ad una startup italiana il compito di correggere i bug delle versioni mobile

Fabio Casciabanca

Editor Business Ninja Marketing

Notizie come quella annunciata qualche giorno fa dal colosso dei social network fanno nascere la consapevolezza, a volte un po’ dimenticata e trascurata, che il genio italiano è ancora quello dei tempi di Leonardo da Vinci. Se anche Facebook ha dovuto acquistare una startup italiana, la Monoidics appunto, per correggere i bug presenti nelle versioni mobile, è necessario continuare a riflettere sulle tante potenzialità italiane, quasi sempre ignorate in patria, che invece trovano le proprie migliori espressioni all’estero, tanto da risultare indispensabili anche per miti del web come quello costruito da Zuckerberg.

Il “software dei software”

Monoidics, il software ideato da Dino Distefano, ricercatore quarantenne, oggi docente alla Queen Mary University, insieme ai colleghi Cristiano Calcagno (un altro italiano!), Peter O’Hearn e  Hongseak Yang, ha attirato prima le attenzioni di grandi multinazionali del settore aerospaziale e automobilistico, per approdare infine a Facebook, dove il team affiatato di scienziati, con sede nell’East londinese, analizzerà ed eliminerà tutti i difetti riscontrati nella navigazione del social network attraverso cellulari e tablet.

Il successo degli Italiani e delle loro startup è solo all’estero?

Dino Distefano è di Biancavilla, in provincia di Catania, ma è emigrato a Londra perché non riusciva a trovare collocazione nelle università italiane. Nessuna novità, dunque, solo la normale storia di una intelligenza italiana che non può trovare spazio in patria, nonostante le promesse di finanziamenti e gli impegni di agevolazioni alle imprese.

Ancora una volta l’Italia sembra non possedere l’humus adatto alla crescita di imprenditori e startup, specie in ambito informatico. Non dimentichiamo il caso di Massimo Marchiori, l’informatico italiano che inventò l’algoritmo alla base di Google, ma che in Italia con il suo Volunia non ha avuto altrettanta fortuna.

La storia delle startup di successo sembra ricordarlo continuamente: non basta una buona idea, non basta il sostegno di venture capital e business angel, un altro ingrediente essenziale per l’affermazione di una realtà imprenditoriale solida è senza dubbio la rete, ovvero tutta quella serie di relazioni e conoscenze che possano permettere alle giovani idee di svilupparsi ed avere un futuro a lungo termine.

Per questo sono essenziali, oggi, eventi e workshop, durante i quali i giovani startupper possano imparare, osservare e costruire un network per il futuro della loro impresa.

Facebook e Monoidics hanno in comune la visione del business e del loro impatto sulla società

Certamente tanti fattori accomunano il social network californiano e la startup italo-londinese: “un’implacabile attenzione per la qualità, un desiderio di muoversi veloci e provare cose nuove e una voglia costante di creare qualcosa che sia di impatto”, è quello che si legge nel comunicato pubblicato sul sito ufficiale di Monoidics.

Ma la scelta di Zuckerberg di affidare il cervello tecnologico del proprio business all’azienda londinese deriva soprattutto dalla considerazione dei numerosissimi bug che da sempre contraddistinguono Facebook, a più riprese svelati da ex dipendenti non proprio disinteressati, e che recentemente hanno esposto i dati di sei milioni di inconsapevoli utenti.

L’evento però che ci sembra faccia più notizia sta nel fatto che, ancora una volta, chi non è riuscito con merito a trovare posto nel Belpaese, è riuscito a raggiungere risultati straordinariamente esaltanti all’estero.

Se anche l’Italia riuscisse a valorizzare e sostenere i propri talenti come accade in terra straniera, probabilmente la prospettiva di reale ripresa economica sembrerebbe subito più raggiungibile.