Il Giappone e il debito pubblico che non spaventa

Con un rapporto Debito/PIL del 229% il Giappone continua a guardare da molto lontano la crisi in Europa

Ricordate la bolla immobiliare del 2008? Mai sentito parlare di Kyle Bass? Questo signore dopo aver fondato un hedge fund, ha scommesso il tutto per tutto al ribasso contro il mercato immobiliare durante la crisi dei mutui subprime del 2008, portando a casa una bella fortuna. Da allora il suo unico obiettivo è stato cercare il “next career trade”.

Da circa due anni ormai, il suo unico target è il Giappone, una nazione con un rapporto Debito/PIL maggiore del 200% (la Grecia a confronto sembra wonderland). L’hedge f[o]under è strenuamente convinto che sia solo una questione di tempo prima che la nazione imploda in una gigantica crisi del debito sovrano, mandando cosi alle stelle i rendimenti sui bond e precipitando lo yen.

Sostanzialmente Mr. Bass non ha torto, è solo in anticipo. Dopo tutto il Giappone ha un debito del 229% del PIL!

Anche da Harvard non la pensano come Bass

Ad aprile di quest’anno, la Harvard Business School ha pubblicato un case study sulla questione finanziaria del paese del sol levante rilevando che Il Giappone non andrà in default per il momento, ma lo farà presto.

Cosa avrà dedotto Kyle Bass da questo studio?
1) Il suo fondo potrebbe anche non sopportare tutte le perdite e gli anni accumulati in attesa del Default Giapponese.
2) L’intero studio, oltre che l’intero trade speculativo sul default giapponese, potrebbero essere completamente sbagliati.

E se fosse un errore?

Analizziamo il secondo punto.
La speranza di Bass è che la crisi Europea faccia da trampolino per una imminente crisi in Giappone. Nulla di piu sbagliato!

Tanto per cominciare, il rapporto debito/PIL è semplicemente un modo inutile per dare da mangiare ai media in giro per il mondo, e soprattutto non riporta assolutamente nulla su “interest rate risk” e “credit risk”, nomi che non suonano nuovi dopo il 2008.
In sostanza, cercare di “scommettere” contro una nazione basandosi solo sul rapporto appena citato non è altro che un’idea catastrofica e autolesionista (fortuna non inclusa).

Ora, vista la totale inutilità del rapporto “debt to GDP”, il signor Bass è convinto che, considerato l’enorme ammontare di risparmi domestici che in Giappone vengono investiti in Japanese Government Bonds, e che ora che il “disavanzo” per il Paese sta raggiungendo livelli assurdi e i risparmi si stanno esaurendo, la nazione dovrà cercare credito dall’esterno. Questi creditori/investitori però non vorranno assolutamente prestare danaro ad un patetico tasso dello 0.83% sui bond a 10 anni, così che, non appena questi investitori/creditori/speculatori internazionali chiederanno ai mercati di far salire i tassi sui titoli Giapponesi, la crisi sarà bella che servita poiché vi sarà così tanto debito che un aumentare dei tassi manderà allo sfascio le finanze pubbliche della nazione.

Il Giappone e il debito pubblico più alto al mondo che non spaventa

Anche in questo caso c’è un errore incredibile: non c’è alcuna correlazione tra la sostenibilità dei tassi d’interesse e i prestiti esteri e domestici.
Giusto per fare un esempio, negli USA l’ammontare di debito in possesso di investitori stranieri è aumentato esponenzialmente negli ultimi dieci anni, senza però scaturire alcuna pressione al rialzo sui tassi.

Lo Yen viaggiatore

Cerchiamo di capire in che ottica vedere il rapporto prestito-tassi.
Il possesso da parte di investitori stranieri di debito pubblico, non significa che la nazione va in giro per il mondo con il cappello in mano a chiedere l’elemosina cercando investitori disposti a comprare bond. E’ semplicemente una funzione commerciale.
Quando una nazione si trova in disavanzo, significa che sta spendendo per acquistare beni dal resto del mondo più di quello che il resto del mondo sta spendendo per acquistare beni da quella data nazione.

Qui giace la ragion per cui se il Giappone sta acquistando tanto dal resto del mondo, ci sarà tantissimo yen in giro per il mondo: soprattutto in posti quali Cina, Medio Oriente, Stati Uniti e Europa.

Ma che succede a questi yen viaggiatori? Alcuni vengono spesi per acquistare altri beni, ma sostanzialmente alla fine, finiscono tutti in qualche conto corrente bancario da qualche parte e in qualche modo finiranno per essere impiegati per l’acquisto di bond giapponesi in modo tale che il portatore di tale danaro ottenga dei guadagni dagli interessi.
Teoricamente se qualcuno avesse degli Yen potrebbe preferire l’acquisto di bund tedeschi o di titoli del tesoro USA, ma ci sarà sicuramente un altro soggetto che deciderà di acquistare dei JGB (Japanese Government Bonds), cosi la valuta trova la sua strada verso casa e il ciclo è completo,

Il Giappone e il debito pubblico più alto al mondo che non spaventa

Questa è l’idea chiave che sfugge al signor Bass e il motivo per cui la sua speculazione ribassista sul Giappone non pagherà. Per una nazione che prende in prestito la propria valuta, la spesa pubblica finanzia il prestito stesso!
Se il Giappone spendesse 100 miliardi di yen, quella cifra li fuori nel mondo probabilmente finirebbe in una istituzione finanziaria, dove in fine verrebbero acquistati JGB per un valore di 100 miliardi.

Facciamo un paragone con l’Europa

Il problema è che in Europa il ciclo è interrotto. Quando il governo spagnolo spende, il danaro speso non necessariamente finisce in qualche banca in cui verranno acquistati bond statali di pari valore. Al contrario, gran parte di tale cifra finisce in qualche conto corrente in Germania, dove viene utilizzata per acquistare debito tedesco. O finisce in Francia o da qualche altra parte.
Per farla breve, la spesa pubblica Spagnola non aiuta a finanziare il debito pubblicao Spagnolo.

La vera verità

Dopo avervi annoiato con una quantità industriale di robaccia finanziaria è arrivato il momento di dirvi perché scoppiano le crisi sul debito sovrano: esse non sono il risultato di qualcosa di numerico o contabile, ma bensì di qualche disfunzione socio/politica. Il Giappone ha un bassissimo tasso di disoccupazione, una economia altamente funzionante e una cultura politica encomiabile.

Pensate alla situazione politica, economica e del lavoro in Grecia. Ora il quadro è dipinto.

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