Dal santino alla new social politik. Il caso Politicount

I politici e il loro rapporto con la rete. Nel bene o nel male purchè se ne clicchi

In principio fu Obama. Lui per primo, durante la corsa alle presidenziali del 2008, si accorse delle potenzialità che un impeccabile presidio del web può offrire ai candidati. La sua campagna elettorale fu un successo di comunicazione e attraverso il fundraising riuscì a raccogliere 32,5 milioni di dollari. Ma l’italia in questo campo non pare essere stata da meno.

Il Movimento 5 Stelle, oggi in continua ascesa nei sondaggi elettorali, nasce nel 2005 proprio attraverso il web ed in particolar modo con l’utilizzo del social network MeetUp.
Tra i politici dell’arco istituzionale invece, è da segnalare il caso di Nichi Vendola, che tramite il supporto della nota agenzia barese Proforma, ha profondamente innovato il panorama della comunicazione politica italiana.

Ad oggi, si registra quindi, un connubio sempre più stretto tra politica, web e social network, a tal punto che già si parla di new social politik e di strumenti per valutare la presenza dei politici sulle diverse piattaforme. Politicount è una di queste, un sito che misura la qualità della presenza online dei politici. Di questo e del rapporto tra politica e new media ne parliamo con Fabio Fanelli componente del team di developing.it, ideatori di Politicount e del suo algoritmo: il Politirank.

Politica, Web e Social Media

Ciao Fabio e benvenuto su Ninja Marketing! Il web non sposta un voto, o quanto meno questo è il messaggio che sembra passare per la maggiore. Io sinceramente ho i miei dubbi al riguardo e trovo che i classici mezzi di comunicazione stiano perdendo terreno rispetto al fermento che si registra sul web e sulla sua capacità di condizionare l’opinione pubblica. Secondo voi il web può influenzare le intenzioni di voto? Se si, in che modo?

Difficile poter affermare che il web sposti voti, piuttosto, si può dire che intensifichi sensazioni, esalti trend emotivi, consolidi leadership già esistenti. Il che è comunque tanta roba.

Le ormai famose #morattiquotes probabilmente non hanno portato voti in più a Giuliano Pisapia nelle amministrative milanesi, certamente ne hanno però fortificato il sostegno, esteso l’ambito di interesse, trasformando in nazionale uno scontro politico di rilevanza locale. Con queste premesse la vittoria di Pisapia ha trovato eco ancora maggiore su e dal web.

Il discorso vale anche laddove non è la viralità “satirica” a promuovere una causa sul web, bensì l’adesione a una proposta politica, o ancor più a un “racconto”. Fa certamente scuola il caso Obama, ma non meno significative sono alcune esperienze italiane, pensiamo al già citato Vendola o al più recente exploit del Movimento 5 Stelle alle ammnistrative.

Il web è quindi una straordinaria cassa di risonanza degli umori dell’elettorato (sia diretto che indiretto) proprio come gli altri media. La differenza è che ad alimentare l’eco non sono più solo operatori ma fruitori mediatici. Insomma, anche la politica ha scoperto i “prosumer”.

L’avvento del web e dei social media ha reso possibile la creazione di link tra estranei che condividono i medesimi interessi. Si dialoga, si scambiano opinioni, si arricchisce la propria conoscenza. In pratica si crea una relazione dialogica. Una grossa opportunità per colmare il distacco creatosi negli ultimi anni tra la politica e il suo elettorato. Nel panorama della comunicazione politica italiana quanto vale questa relazione? La comunicazione dei politici avviene solo per comunicati stampa oppure esistono dei casi rilevanti di dialogo e confronto tra politici e cittadini?

Tra i programmi di 281 pagine e i tweet di 140 caratteri, esisterà certamente uno spazio ideale per la comunicazione politica. Tra inaccessibilità terminologica ed eccessiva semplificazione la politica è chiamata a trovare il giusto compromesso per comunicarsi all’opinione pubblica. In questo senso i politici sul web sono una classe in divenire, qualcuno si dimostra più avanti, qualcuno meno, altri ancora abdicano tout court alla presenza in rete.

Quel che è certo, è che quella stessa rete che attualmente alimenta l’anti-politica, può rappresentare lo spazio più idoneo per un ritorno alla sua originaria essenza dialogica. Esserci però può non bastare, occorre ascoltare e dialogare.

Lo fanno bene alcuni sindaci, pensiamo a De Magistris a Napoli, Renzi a Firenze o a Emiliano a Bari, favoriti anche dal tradizionale rapporto di maggiore prossimità che si instaura tra primo cittadino e suoi elettori locali.

Ma non meno significativi sono i numeri segnati dai leader di partito: Alfano, Casini, Bersani, Di Pietro, sono particolarmente attivi in rete e operano su tutte le piattaforme sociali principali.

Una menzione di riguardo merita forse Andrea Sarubbi, tra i primi alfieri dell’Open Camera con i suoi tweet dalle sedute in Parlamento.

Politicount e il Politirank

A maggio ci sono state le elezioni ammonistrative. Il primo vero test per valutare l’efficacia del Politirank! Ci racconti come è andata?

Abbiamo selezionato 15 città campione tra le interessate dal voto, divise tra capoluoghi di regione e di provincia. Abbiamo messo a confronto i Politirank dei due principali candidati attraverso una scheda che ne evidenziasse i valori divisi per motori di ricerca e piattaforme sociali (Google, Bing, Facebook, Twitter, Youtube, Flickr). Insomma la loro “social politik”.

Abbiamo registrato gli esiti sia del primo che del secondo turno constatando che in 12 previsioni su 15 il candidato favorito per il Politirank è poi uscito vittorioso dalle urne.

A Parma, addirittura, la previsione è stata confermata sia al primo turno (dove Bernazzoli era favorito su tutti, Pizzarotti compreso), sia al ballottaggio (dove il candidato M5S segnava, anche nel Politirank, un sorpasso deciso all’omologo democratico).

Il web non sposterà un voto, ma almeno in questo caso è sembrato particolarmente capace di prevederlo. Nel caso del nostro speciale amministrative 2012, pertanto, possiamo dire che consenso reale e fama virtuale hanno coinciso.

Il Politirank analizza la presenza web dei politici su differenti piattaforme. Esistono dei caratteri che discriminano l’approccio dei politici ai differenti social network (come ad esempio maschio/femmina, destra/sinistra, ecc.) Se si, in che modo i politici si differenziano nell’uso?

Il Politirank riflette la disparità numerica tra uomini e donne in ambito politico. Nessuna donna è mai entrata sino ad ora nella top ten. La più vicina è Mara Carfagna, sempre nei primi 15 politiaccount in classifica. L’unica piattaforma che sorride alla presenza femminile è YouTube, dove la regola vuole almeno 4 donne nelle prime 10 posizioni (Minetti, Carfagna, Mussolini, Santanché o Brambilla).

Passando dalle divisioni per genere a quelle per area politica, non emergono grandi differenze tra destra, sinistra e centro.
In generale, la percezione che si ha è che gli esponenti di sinistra abbiano scoperto e assimilato prima il funzionamento di certe piattaforme sociali come Facebook e Twitter, ma che il gap iniziale stia andando via via riducendosi grazie alla pronta risposta e alla forte capacità adattiva dei politici degli altri schieramenti.

Una nota di curiosità, il neo Sindaco di Parma Federico Pizzarotti, simbolo dell’ascesa del Movimento 5 Stelle, pur avendo oltre 5880 Follower su Twitter, segue sul social dei cinguettii solo due persone. C’è chi pensa siano un po’ pochi per il rappresentante di un partito che ha fatto dell’ascolto della Rete un suo baluardo.

Un aspetto molto importante di Politicount e del Politirank è che, interrogando le tracce della presenza online dei singoli profili, non vi è distinzione, ad oggi, tra informazione e chiacchiericcio, attività legislativa e gossip. Un Politiaccount può scalare le classifiche collezionando nuovi liker e follower, ma può anche segnare altri trend di crescita diventando suo malgrado protagonista di uno scandalo, di un tormentone e finendo su tutte le testate online o su tutti i blog.

Una logica premiata dal risultato di alcuni appuntamenti amministrativi dove ha vinto il candidato meno “web oriented”, ma comunque avanti nel Politirank grazie al grande distacco accumulato sull’avversario in termini di presenza sui motori di ricerca.

“Nel bene e nel male purché se ne clicchi”, appunto.

Quali sono le motivazioni che vi hanno spinto a rendere open source l’algoritmo e in che modo, qualora i nostri lettori vogliano proporre delle modifiche, è possibile modificarlo?

Politicount è un servizio senza fini di lucro. Mira a essere uno strumento di consultazione per curiosi, appassionati, operatori dell’informazione e professionisti di comunicazione politica. L’algoritmo è Open Source sia per ragioni di trasparenza rispetto al metodo di rilevazione e interpretazione dei dati, sia perché siamo convinti possa essere migliorato attraverso l’adozione di strumenti statistici più raffinati o metodi di rilevazione più performanti. Per questo abbiamo invitato chiunque ne abbia potenzialità e voglia, a scriverci per suggerire migliorie da apportare allo strumento.

Oltre ai suggerimenti, sono assolutamente ben accette le segnalazioni di nuovi profili da aggiungere al nostro database. Siamo partiti da 318 politici e ne contiamo oggi 435 e ci arrivano ogni giorno nuove proposte da staff, sostenitori o, spesso, politici stessi che si autocandidano all’ingresso in Politicount. Li prendiamo tutti in considerazione, purché rispettino i parametri individuati al punto 3) delle F.a.q.

Politicount. Nel bene o nel male purchè se ne clicchi.

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