L’eCommerce funziona: 10 caratteristiche che smentiscono la crisi

Una sintesi sulla crescita dell'eCommerce italiano degli ultimi tre anni, dalle attività web delle PMI alla propensione dei consumatori all'acquisto online

Vi ricordate come venivano raccontate (e sminuite) le nuove tecniche di vendita online solo pochi anni fa?
Questa è una divertente interpretazione dell’eCommerce rappresentato secondo la vita reale:

Sono passati non molti anni dalle novità introdotte grazie all’eCommerce, inteso letteralmente come soluzione tecnologica che consente la vendita online di prodotti e servizi, con enormi progressi sia sul piano logistico-burocratico della prassi d’acquisto, sia sulla sicurezza dei pagamenti effettuati oltre che, forse il più importante, sull’aspetto culturale.

La nostra mentalità, come consumatori, è cambiata notevolmente grazie al suo impatto e, come venditori, abbiamo imparato ad interpretare il senso più profondo dello scambio online in base alle nostre esigenze.

www.thinkstockphotos.it

Così, se l’eCommerce sembrava caratterizzare l’evoluzione di grandi multinazionali capaci di investire adeguatamente sul web, ma rinnovando esclusivamente alcuni settori e a discapito delle piccole aziende, oggi siamo già in grado di studiare i mercati e i casi aziendali la cui forza principale sta proprio nella strategia di vendita online: una forza che è capace di stimolare la crescita molto più di quanto non fosse possibile nel passato.

Perché è il momento giusto per investire nell’eCommerce

Nel 2008 l’economia italiana era ancora molto arretrata rispetto all’utilizzo diretto delle risorse internet. Si diceva che il futuro dello shopping sarebbe stato il social commerce, l’evoluzione integrata di due esperienze: quella tipica dell’acquisto fatto online, l’eCommerce appunto, e quella di partecipazione e condivisione dei contenuti del brand, a cui ci leghiamo in virtù dell’acquisto.

Con non poco scetticismo, visti i comportamenti effettivi del nostro mercato.

Ma già nel 2009 si iniziava a parlare delle possibilità di crescita dentro la crisi proprio grazie al web e i trend relativi davano comunque buoni segnali.

Nel 2010 i casi campione presi in esame dalle statistiche aumentavano e, con essi, aumentavano gli argomenti legati alle attività di eCommerce relative le aziende prese in considerazione. Iniziavano le prime significative esperienze di mobile commerce e info-commerce associate.

Di lì è stata una vera e propria escalation. Fulminea.
Oggi non solo l’eCommerce ha iniziato a significare tantissimo altro, ma ha avviato direttamente e indirettamente tantissimi fattori di produzione e aumento delle performance aziendali.

Abbiamo deciso così di iniziare a parlarne in Ninja Marketing e approfondire meglio le opportunità business che, grazie all’eCommerce, le imprese hanno a disposizione in questo periodo.
Iniziamo allora la lettura con gli ultimi dati sull’eCommerce in Italia: abbiamo scoperto che ci sono almeno 10 buoni motivi anti-crisi che lo caratterizzano.

1. L’eCommerce aumenta il fatturato

Secondo lo studio L’eCommerce in Italia di Casaleggio Associati, le vendite online dal 2004 al 2010, in termini di fatturato, sono cresciute per un totale di 14.357 miliardi di euro, cioè del 43% solo nell’ultimo anno, in riferimento a 9 mercati presi in considerazione.

Al 2012 il trend positivo è stato confermato: un’ulteriore crescita del 32%, cioè pari ad un fatturato di 18.970 miliardi di euro hanno inaugurato il nuovo anno.

La rete continua ad offrire migliori possibilità -quantitative e qualitative- rispetto all’offline e molte piccole imprese si rivolgono al mondo eCommerce con nuovi obiettivi.

2. L’eCommerce è più economico

Secondo il Rapporto del settembre scorso su “L’utente italiano dell’eCommerce“, inoltre, il consumatore sceglie di acquistare online perché è più comodo, più veloce ed è assisito molto meglio.

Questo accade perché su internet è possibile raggiungere store che non si trova nelle sue vicinanze, ha una maggiore scelta sia rispetto ai prodotti che rispetto ai prezzi, può sapere cosa ne pensano altre persone che hanno già fatto quell’acquisto e, il motivo che vince su tutti, trova gli stessi prodotti ad un costo inferiore.

3. Le pmi attive online crescono di più di quelle offline

Secondo il Report di Fattore Interne, le PMI attive online crescono di più, più in fretta e raggiungono una clientela internazionale, rispetto alle PMI non presenti online o presenti passivamente.

www.fattoreinternet.it

Altri risultati della presenza sul web sono indiretti, ma molto importanti: riguardano infatti l’assunzione di nuovi dipendenti e un aumento della produzione.

4. Grazie all’eCommerce, il marketing fa molto meglio il suo dovere

La stessa analisi ha descritto in maniera approfondita anche le ricadute sul webmarketing.

Pag. 17 del report Fattore Internet

I miglioramenti si sono avuti rispetto al targeting pubblicitario e, nello specifico, il campione degli intervistati considerato ha affermato che l’eCommerce ha dato la possibilità di collaborare con i clienti per lo sviluppo dei prodotti, ha diminuito le spese in marketing tradizionale e di distribuzione ai clienti e ha semplificato il processo di acquisto (e il recupero) di nuova clientela.

5. L’eCommerce italiano potrebbe nascondere grosse sorprese per i venditori

Le piccole e medie imprese rappresentano il 99% delle aziende italiane e producono il 70% del fatturato totale, dando lavoro all’80% degli occupati.
Tra di esse, si distinguono: le PMI offline, le PMI online e le PMI online attive.
Le ultime sono quelle che negli ultimi 3 anni, nonostante la crisi, hanno aumentato più di tutte sia il fatturato che il numero di dipendenti. Senza contare che l’Italia è leader europeo sia per la penetrazione di smartphone nella popolazione, sia per traffico dati che si scambia quotidianamente, quindi si presta particolarmente bene a ricevere proposte m-commerce, come discutevamo nell’introduzione al post.

Ciò significa che il tessuto economico italiano è già idealmente una delle migliori piattaforme di lancio per le attività di eCommerce della propria azienda.

6. L’eCommerce italiano si confronta con consumatori già predisposti

Secondo il Casaleggio Associati Report 2011, “i dati indicano una buona predisposizione del consumatore italiano ad acquistare on line, una maggiore frequenza e spesa potrebbe essere incentivata da un ampliamento dell’offerta on line che in Italia rimane limitata rispetto agli altri Paesi europei”.

7. Le attività di eCommerce hanno ricadute anche sulle vendite offline

Inoltre, “il brand dei negozi online è uno dei principali fattori differenzianti: un acquirente su quattro, infatti, sa già su che sito andare per acquistare il prodotto che cerca.
Chi acquista prodotti di Elettronica di Consumo, tuttavia, tende a iniziare la propria ricerca sui siti di comparazione dei prezzi.

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Avere i propri prodotti on line per un produttore, o esporre il proprio catalogo per un negoziante può essere in ogni caso vantaggioso anche se non vende on line. La ricerca dei prodotti on line, infatti, non termina sempre con un acquisto on line. Otto italiani su dieci affermano di cercare il prodotto ed il prezzo on line e poi di recarsi al negozio fisico per acquistarlo”.

8. L’eCommerce offre ottimi benefici per il Made in Italy

…perché genera fiducia ed esporta le vendite.

I dati sulle vendite sono moto incoraggianti. Per quanto riguarda in particolare il ruolo di Marketing e Comunicazione sul Made in Italy, l’eCommerce è stimolato dalle nuove tendenze di marketing digitale e social, che aumenta la necessità e la predisposizione a dare e ricevere feedback sui prodotti più popolari e rinomati a livello internazionale.

Edelman Trust Barometer, Executive-Summary on Scribd.com

Facendo leva sul bisogno di generare fiducia per e tra i clienti stessi, molte aziende italiane, già attive in tanti diversi settori, hanno approfittato dei nuovi comportamenti sociali e delle normative europee per farsi conoscere e riconoscere.

Ciò stimola la catena della trasparenza delle proprie attività direttamente online, valorizzando da un lato la cultura del made in Italy e attivando, dall’altro, un notevole profitto di ritorno anche in termini di immagine (e personal branding per i promotori).

9. L’offerta è stimolata e si amplia

Il consumatore, con le sue scelte, determina la funzionalità delle strategie di vendita e, in questo caso specifico, sta stimolando la crescita dell’eCommerce, non solo perché ne trae soddisfazione, come abbiamo visto al secondo punto di questa lista, ma perché la sua domanda è maggiore rispetto alle risposte che provengono dai venditori.

Proprio il desiderio dei consumatori di trovare online i propri prodotti preferiti è un enorme incentivo che le PMI non possono lasciarsi sfuggire.
Vale poi la pena osservare anche il comportamento delle grandi marketplace come Amazon o eBay e consorzi come Netcomm, per fare qualche esempio, che nascono con l’intento di dare servizi per l’apertura di negozi online, all’interno di una piattaforma comune ad altri venditori, accompagnandone con mano la realizzazione completa.

Certo, gli incentivi governativi, che dovrebbero completare questo quadro, sono in gran parte assenti.
Ma la legge del mercato, per cui l’equilibrio si raggiunge e si autoregola a prescindere dalle misure prese dagli Stati, non entra con ciò in discussione, ma anzi, non dovrebbe farci perdere di vista l’enorme potere dell’incontro spontaneo tra le scelte del consumatore e le scelte del venditore, che favoriscono e non indeboliscono il commercio, online e offline.

10. L’eCommerce influisce indirettamente sulla crescita dello “stack”

Infine, l’impatto vantaggioso dell’eCommerce è quantificabile attraverso l’internet “stack”, cioè l’insieme dei settori che vengono toccati ed inclusi dalle attività del commercio online, che, dati alla mano, sta crescendo anche in questo senso.

Pag. 27 del report Fattore Internet

Dieci argomenti esemplificano, ma non spiegano a sufficienza, l’essenza dell’eCommerce.

Sul suo mondo abbiamo ancora tantissimo da raccontare, dai settori che guidano la tendenza, per la comparazione con la situazione internazionale, alle case history aziendali che vogliamo far conoscere.
Allora, se vi piace l’argomento o siete curiosi di approfondire qualcosa nello specifico, scriveteci.

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  • http://twitter.com/pietro_coletta Pietro Coletta

    Ecco il mio commento.

    In particolare, il mio commento è riferito a questo punto:

    <>

    In un tweet dicevo che non ero d’accordo su quanto scritto. In effetti, mi sono venute in mente le parole di un vecchio ma quanto mai saggio consulente che diceva “non sono i numeri a fare un buon matematico”. Ho pensato per anni a questa frase e per anni senza capirne a fondo il significato, ammesso che oggi l’abbia veramente capito. Ma da quella frase mi porto dietro un pensiero, giusto o sbagliato che sia magari lo lascio giudicare a chi più bravo: “non sono gli strumenti a fare un buon marketing”. E probabilmente l’e-commerce è uno strumento, vecchio, per nulla nuovo (e se è nuovo per molte aziende dovrebbero chiedersi il perché) così come non è nuovo – parlo del mio settore – il pay-per-click, il remarketing, la landing optimization e, appunto, l’e-commerce.

    Per cui, oggi le imprese (mi riferisco alle pmi, quelle con cui io ho a che fare ogni giorno) devono imparare ad ascoltare i propri clienti e a parlare con loro, prima ancora di collaborare. E non credo sia merito dell’e-commerce aver aperto il “dialogo” e la “collaborazione”. Se è questo quello che dicono gli imprenditori… non so, mi suona tanto di luogo comune.

    Semplificato il processo d’acquisto. Ne siamo davvero certi? Ci sono migliaia di siti di commercio elettronico (anche di noti brand) davvero il contrario dell’usabilità, il contrario della “facilità di navigazione e d’acquisto”, davvero il contrario di ciò che un buon e-commerce dovrebbe fare.

    Concludendo, non voglio dire di non essere d’accordo su quanto scritto nell’articolo, ci mancherebbe. E’ però una fotografia con qualche zona in ombra. Almeno secondo il mio modesto parere.

    Grazie e complimenti per quello che fate.
    Pietro Coletta

  • http://twitter.com/oneofstarsailor Rosanna Perrone

    Innanzitutto grazie a te, Pietro, per aver accettato l’invito a scrivermi direttamente qui, perchè su twitter si perdono spesso i migliori scambi d’approfondimento o miglioramento su quanto detto.

    “Non sono gli strumenti a fare un buon marketing” né solo perchè le statistiche dicono che l’eCommerce lo fa funzionare bene, né perché “ sono i numeri a fare un buon matematico”. Siamo senz’altro d’accordo sul fatto che l’approccio sia di tipo qualitativo e non quantitativo e il mio lavoro, in tal senso, è stato di tipo “compilativo”, per completezza delle informazioni che ho dato.

    Vale la pena approfondire numerosi altri aspetti, è vero, e tra questi ce n’è uno che ha colpito moltissimo la mia attenzione, oltre a darti ragione. Pare che le campagne marketing che funzionano meglio online vedano protagoniste le aziende che sono molto “social”. :)  

    Posso invitarti ad essere uno special guest prossimamente, per sviluppare meglio queste considerazioni? 

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