Gli effetti del credit crunch e le possibili soluzioni

Per 8 imprese su 10 è quasi impossibile accedere al credito e gli aiuti della BCE alle banche non hanno migliorato la situazione

Il credit crunch e i suoi effetti sull’economia

Uno degli effetti provocati dalla crisi finanziaria del 2007-2008 è il cosiddetto credit crunch, o stretta del credito, ossia uno stato di limitata offerta di liquidità a privati e imprese causato da una scarsa capitalizzazione degli istituti di credito o da un aumento dei tassi di interesse che rendono più oneroso prendere a prestito dalle banche.

Come è ben noto dalle cronache, la stretta del credito ha un effetto molto negativo sul sistema economico nazionale e dell’Euro zona.
Le imprese, soprattutto quelle di piccole dimensioni, fanno molta fatica a ottenere prestiti dalle banche e di conseguenza non sempre riescono a far fronte ai loro impegni finanziari, alimentando quindi il circolo vizioso dell’insolvenza.

Con l’avvento della crisi finanziaria si sono allungati notevolmente i tempi di pagamento e le imprese creditrici tardano a vedere arrivare un po’ di ossigeno nelle loro casse, entrando in uno stato di crisi di liquidità a loro volta.
Elio Schettino, Direttore Finanza di Confindustria, in merito ai pagamenti tra imprese afferma che “i tempi si sono allungati da 88 giorni del 2009 a 103 dello scorso anno”. Chiaramente questo dato non può che peggiorare ancora di più una situazione già tragica.

Il ruolo della Banca Centrale Europea

In questo scenario poco rassicurante, chi ha vestito il ruolo di garante è stata la Banca Centrale Europea che ha iniettato alle banche massicce dosi di liquidità negli ultimi anni per scongiurare il rischio di default del sistema bancario europeo.
Purtroppo però le banche non hanno utilizzato questa liquidità per dare ossigeno agli imprenditori non contribuendo dunque a migliorare la situazione creditizia nei rispettivi paesi.

Su tale fenomeno il Presidente della BCE Mario Draghi ha dichiarato che “mentre le banche hanno utilizzato la prima Ltro (ndr. Operazione di rifinanziamento a lungo termine) soprattutto per far fronte ai problemi di provvista fondi, al rimborso delle obbligazioni in scadenza e, in misura minore, all’acquisto di titoli di Stato dei rispettivi Paesi, l’aspettativa è che, con i finanziamenti ottenuti con la seconda Ltro, rimettano in moto il credito a imprese e famiglie.

I pagamenti della Pubblica Amministrazione

In tutto ciò il debitore che risulta godere dei tempi di dilazione più lunghi in assoluto è la Pubblica Amministrazione Italiana che, stando ancora una volta alle dichiarazioni di Elio Schettino, paga in media i suoi fornitori dopo 180 giorni (contro i 128 nel 2009).
Quello della PA Italiana rappresenta un caso limite poiché i nostri vicini europei godono di condizioni decisamente più favorevoli e in miglioramento rispetto agli ultimi anni: in Francia la PA paga a 64 giorni e in Germania a 35 giorni.

Il Ministro Passera si è attivato per cercare una soluzione al problema dichiarando: “Vogliamo trovare soluzioni per risolvere il ritardo dei pagamenti nei confronti delle piccole e medie imprese, vogliamo recepire nei tempi più brevi possibili la direttiva europea che forza i pagamenti veloci per ridurre questo accumulo di debito nei confronti delle imprese che non è più tollerabile”.

Possibili soluzioni per allentare la stretta del credito

In un recente articolo, Isabella Rota Baldini de lavoce.info ha esposto alcune proposte al problema del credit crunch: “Una possibilità sarebbe per le imprese di ridurre la propria dipendenza dal finanziamento bancario, potenziando invece la raccolta sul mercato obbligazionario. Per quanto riguarda i prestiti alle famiglie, le banche italiane potrebbero ricorrere a processi di securitisation, ovvero di trasformazione dei prestiti in titoli collocabili sul mercato, in modo da ridurre la quantità di debito ipotecario iscritto nel loro attivo.”

Non dobbiamo dimenticare inoltre il pericolo che si corre con le nuove regole di Basilea 3, che inaspriscono i requisiti patrimoniali delle banche a fronte degli impegni assunti e che rischiano di dare un’ulteriore stretta al credito.
In molti, incluso il Presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, si auspicano un ripensamento di queste regole.