McDonald's e #McDStories: ecco cos'è successo (e alcune riflessioni sul caso)

Il caso McDonald's e l'hashtag della discordia

In questi giorni, c’è grande tam tam su Twitter a proposito di Mc Donald’s, il caso del momento. Ma cosa è successo nello specifico?

Il 18 Gennaio la multinazionale di fast food ha creato e condiviso su Twitter (@McDonalds) l’hashtag “#McDStories“, chiedendo ai quasi 300.000 follower di utilizzarlo per condividere le belle storie di tutti i giorni legate alla marca.

Il risultato? Pessimo! La rete ha sommerso di commenti e tweet negativi l’azienda (se fate una ricerca, guardate anche la gallery dei top video), criticandola sul cibo spazzatura, il trattamento dei dipendenti, il servizio offerto, l’igiene… tanti anche i tweet italiani!

Il management è stato così costretto a sospendere l’iniziativa dopo pochissimo, commentando che l’azione non ha avuto gli effetti sperati.

Alcune considerazioni sul caso

Al di là dei diversi commenti che si possono trovare in rete sull’importanza dell’ascolto e sul fatto che le logiche 2.0 sono diverse da quelle dell’adv tradizionale, sembra ben più interessante affrontare il caso da un’altra prospettiva: partendo, cioè, dall’azienda in questione, dai suoi valori e dalla sua immagine. In altre parole, qui più che di Social Media Marketing il focus è sul Brand Management.

Da sempre McDonald’s è criticata per i suoi prodotti e le sue azioni. Già più di 10 anni fa un bel libro di un noto sociologo Italiano (V.Codeluppi – Il potere della Marca) aveva notato come le strategie di comunicazione di Mc Donald’s sono sempre avviate in risposta a qualche critica avanzata dai consumatori. In molti pensano che il servizio di Mc Donald’s abbia mutato in peggio il momento-pasto (pranzo in solitudine, cibo scadente, scomodità della consumazione, etc.). Insomma, sembra proprio che l’azienda abbia più nemici che amici nel mondo, con conseguenti problemi di immagine.

Una domanda viene allora spontanea: davvero una multinazionale come Mc Donald’s, operativa da tempo sul social web ed esperta di comunicazione, aveva pensato che questa azione avrebbe potuto funzionare? Era chiaro a tutti che l’hashtag non sarebbe durato più di qualche ora e sarebbe stato sospeso, sommerso di insulti. Oppure gli obiettivi erano altri? Entrambe le posizioni sembrano molto improbabili… Qualche lettore (magari più informato) ne propone una terza? 😉

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

VUOI APPROFONDIRE L'ARGOMENTO?