A New York le startup si raccontano in vetrina

Il retail business si rivoluziona: un nuovo pop-up shop newyorkese debutta con lo storytelling di 5 startup.

Alessia Di Raimondo

Sub-Editor Sezione Startup

A Chelsea, nel cuore di Manhattan, dall’esperienza consulenziale nel retail  e dalla “sete” innovativa di una 34enne newyorkese, Rachel Shechtman, nasce una startup, ancora nella sua versione “beta”, che si impone nel retail business come connubio perfetto tra il punto di vista di una rivista, la capacità di rinnovamento di una galleria d’arte e la selling mission di uno store.

Questo nuovo business model oggi è noto come A Startup Store, ma a breve (1 febbraio 2012) verrà comunicata la denominazione definitiva di quello che appare voler innovare la formula per competere con il mondo dello shopping online.

L’idea è quella di un costante pop-up shop, un temporary store con collezioni ed inventari limitati, che ogni 4-6 settimane si rinnova  attraverso un restyling completo: nuovo look, nuovi arredi progettati da Architizer e, soprattutto, nuove esposizioni tematiche.

Oggi un’ esposizione di startup, e domani?

Oggi in vetrina ci sono cinque startup: Artspace, Birchbox, Baublebar, Joor, e Quirky. Si spazia dai profumi ed i cosmetici di Birchbox, agli articoli per la casa di Quirky, alle collane ed i bracciali di Baublebar, agli accessori progettati da designer contemporanei per boutique indipendenti e commercializzati da Joor, per finire con le opere d’arte contemporanea di Artspace.  

Lo scopo non è solo farsi conoscere esibendo i propri prodotti, ma raccontare il dietro le quinte con particolari sui fondatori del brand e la società attraverso presentazioni di libri, proiezioni di film e quanto altro contribuisca ad arricchire il tema in corso e far sentire il cliente parte di esso.

Da febbraio il nuovo tema sarà “Love”. “The Love Store” offrirà fiori e cioccolatini, ma si caratterizzerà anche per la realizzazione di eventi quali le riproduzioni di cortometraggi basati sulle registrazioni di un first date. Match.com e Okcupid saranno gli sponsor finanziatori degli eventi in-store.

Cambierà sempre il tema, ma non il target della clientela (uomini e donne, dai 20 anni ai 60 anni) e l’ampia fascia di prezzo in cui si colloca il basket di brand e prodotti che costituiscono l’offerta.      

Nelle fasi di riprogettazione, comunque,  l’attenzione verrà catturata dalla trasformazione delle vetrine in un cartellone pubblicitario o, ancor meglio, dal coinvolgimento dei passanti nei lavori attraverso un open re-building dello store.   

Vision, mission e creazione di valore

Il desiderio della startupper, già fondatrice di Cube Ventures , è innovare il mercato retail provando a soddisfare un bisogno esperenziale che è quello tipicamente manifestato nelle comunità online. Si vuole creare un living space dove l’esperienza di consumo diventa un “viaggio” alla scoperta di ciò che di nuovo ed inaspettato verrà proposto. I clienti entrano per trovare il 70% di quello che cercano, mentre per il restante 30% attendono l’effetto sorpresa di ciò che lo store riserverà per loro.  

Ancora presto per parlare di traguardi raggiunti, ma il “meccanismo” funziona, dato il già forte coinvolgimento dei clienti come dimostrano le numerose e-mail inviate per avere anticipazioni sulle future esposizioni.
Obiettivo principale è ampliare il raggio d’azione partendo da questo primo store a New York ed espandendosi sul territorio con altri cinque store nell’arco di tre anni. Crescere dimensionalmente, quindi, e realizzare economie di scala; queste ultime conseguibili tramite l’e-commerce riservato solo ai prodotti più popolari.

E i guadagni? Già da febbraio si registreranno le prime entrate dalle vendite, i ticket degli eventi in-store e le sponsorizzazioni. Solo queste ultime sono vendute per cifre che vanno dai 50,000 ai 100,000 dollari.

Inevitabile rimanere “vittime” ingenue del gioco creativo di questo pop-up shop. Dalle attuali scatole cinesi di “startup nella startup” al prossimo store a tema “Love”, proviamo ad immaginare cosa riserverà la Shechtman ed il suo team per i mesi successivi.

Chissà che non si arriverà a scegliere degli “store themes on demand”!

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