Novità Google SSL, cosa cambia per i sistemi di analytics

Google modifica alcuni criteri dell'algoritmo per garantire maggior privacy.

Google blocca le queryGoogle ha recentemente annunciato un cambiamento che non farà piacere a molti SEO e markettari.

Di cosa stiamo parlando?:

“When a signed in user visits your site from an organic Google search, all web analytics services, including Google Analytics, will continue to recognize the visit as Google “organic” search, but will no longer report the query terms that the user searched on to reach your site. Keep in mind that the change will affect only a minority of your traffic. You will continue to see aggregate query data with no change, including visits from users who aren’t signed in and visits from Google “cpc”.”

Questo significa che, un utente autenticato in uno dei servizi di Google (Google Plus, Gmail ecc…) , quando effettuerà una ricerca verrà mandato alla versione HTTPS di http://www.google.com/.  In tal modo sarà ancora possibile risalire al referrer, ma non alla query che verrà omessa (il comportamento esatto verrà illustrato a breve).

Attenzione!: Questa modifica influirà tutti i sistemi di analytics.

Nota: In parole povere: supponiamo che un utente sia autenticato con Gmail ed effettui una ricerca in Google (la modifica annunciata sarà completamente attiva nei prossimi mesi), ad esempio “pastore belga”. Compariranno, ovviamente, un elenco di pagine web inerenti alla parola chiave ricercata. Cliccando su uno dei risultati presenti nella SERP, al sito di destinazione (in base alle casistiche che vedremo nei test), non verrà passata la query di ricerca. Questo vorrà dire che conosceremo l’url di “partenza” ma non sapremo per quale keyword l’utente ci ha cercato. Un problema non di poco conto per i sistemi di analisi dei dati web.

Query Google con e senza SSL
Esempio “minimale” di casistica generale del risultato del referer in due situazioni distinte

Attualmente, pare, che il comportamento sia leggermente diverso per gli utenti che giungono dal servizio da https://encrypted.google.com/:

  •  nel caso il sito di destinazione utilizzi il protocollo HTTP viene omessa non solo la query di riferimento ma anche il referrer.
  •  nel caso il sito di destinazione utilizzi il protocollo HTTPS  viene passato sia il referrer sia la query.

Test SEO sui risultati organici:

Grazie a Giacomo Pelagatti ed al suo schema possiamo fare chiarezza su quanto realmente accade e sulle implicazioni che potranno esserci [lo schema si riferisce solo ai risultati organici]:

Test SEO Google protocolli HTTP e HTTPS

SEO encrypted google SSL

Test per le campagne ADWords:

Per i risultati a pagamento,provenienti da Google AdWords la situazione è completamente diversa; per testare il comportamento abbiamo prodotto due annunci ADWords in grado di fornirci il referer:  http://myfanpage.it/test.php  e https://myfanpage.it/test.php

test-ad-words

Dai test effettuati, per i risultati a Pagamento otteniamo tale schema:

AdWords SSL Google

AdWords SSL encrypted

Questa mossa, forse, è dovuta dal fatto che Google non può mettere limitazioni ad un servizio offerto a pagamento ai propri clienti.

Nota: Dobbiamo precisare come il comportamento di un client su encrypted.google.com (sia per i risultati organici che a pagamento) relativamente al non-invio di Referer da HTTPS ad HTTP è quello standard, previsto dalla specifica del protocollo HTTP:

“Clients SHOULD NOT include a Referer header  field in a (non-secure) HTTP request if the referring page was transferred with a secure protocol.

Precisazione: Per quanto concerne l’analisi dei “grafici” sopra illustrati: la dicitura “Not  provided” si applica alle parole chiave, mentre la scritta “Traffico
diretto” è inerente il segmento nel quale, in assenza di un  referer, confluiscono le visite da sorgenti non tracciate; (discorso riferito  a Google Analytics).

Da quando saranno attive queste modifiche?

Sul post sul blog ufficiale di Google si legge inoltre che:
“Over the next few weeks, many of you will find yourselves redirected to https://www.google.com (note the extra “s”) when you’re signed in to your Google Account.”

Quante saranno, in percentuale, le visite che non riusciremo a tracciare?

Si presuppone quindi, che nelle prossime settimane, tutti gli utenti autenticati verranno mandati sulla versione HTTPS di www.google.com e quindi si applicheranno le regole mostrate nei grafici soprastanti.

Attualmente su un’analisi a campione su alcuni siti web si è constatato come la percentuale dei risultati “marchiati” Not provided si aggirino tra il 2% e il 4%. Percentuale coerente con quello che si sa fino ad ora a proposito della percentuale di query effettuate da utenti Google autenticati: Matt Cutts ha parlato testualmente di una “percentuale a cifra singola“.

Matt Cutts dichiarazione twitter

Questa situazione, almeno per il momento, sembrerebbe quindi essere “poco influente” per l’analisi dei dati SEO. Altra ipotesi circolata in rete in questi giorni stava nel fatto che:questa modifica non potrebbere essere una trovata da parte di Google per vendere meglio Google Analytics “Premiun” ?

È quello che inizialmente molti avevano pensato; ipotesi poi smentita da Avinash Kaushik. La modifica interessa “all web analytics services, including Google Analytics“, quindi anche la versione Premium.

Alla fine quindi cosa possiamo affermare?

Google ha un ruolo dominante, piccole modifiche possono impattare in modo positivo o negativo sull’interno mercato del web. Si può solo sperare che ogni azione intrapresa da questo colosso venga presa con cognizione di causa.. per tutti gli operatori nel settore: “stay up” …

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