5 tecniche di fantascienza per l'advertising del futuro

Da Minority Report in poi, mai abbassare la guardia sulle tecnologie che potrebbero sconvolgere il marketing... e noi consumatori.

Se è vero che gli annunci pubblicitari ci sommergono, se da tempo i creativi cercano di coinvolgere i cinque sensi per rendere indelebili ed indimenticabili gli annunci commerciali, l’homo sapiens tecnologico tende sempre più a spegnere il cervello sottoposto ai bombardamenti costanti degli annunci promozionali.

L’idea allora è stata quella di intervenire, diciamo così, sul “sesto” dei sensi, o meglio di sfruttare tecnologie fantascientifiche per agire sui sensi ed arrivare al profondo, alla parte più nascosta che influenza il comportamento dei consumatori.

Ecco, a seguire, una top 5 – tradotta da Cracked – delle tecniche di fantascienza più o meno già disponibili, da utilizzare per stupire i consumatori del futuro.

5 – Gli annunci che sussurravano agli uomini


Se si sta passeggiando per strada, assorti nei propri affari e casualmente si oltrepassa un cartellone pubblicitario, la risposta media è di bassa attenzione. Ma a questo punto scatta la novità: una voce femminile (o maschile) che ci chiama bisbigliando nell’orecchio!
Non è l’immaginazione e non c’è nessuno nei dintorni: è solo un dispositivo che utilizza una tecnica chiamata suono ad ultrasuoni, che consente fondamentalmente di sparare il suono a grosse distanze, come una voce fantasma, diritto nell’orecchio.

Una società chiamata Holosonics ha sviluppato un dispositivo che chiama “riflettori audio” strumento che permette di raggiungere a grandi distanze il destinatario dell’annuncio commerciale senza che questi percepisca la presenza di alcunché nei paraggi. Si tratta fondamentalmente di un LRAD (dispositivo acustico a lungo raggio), tecnologia di applicazione militare ora prestata al marketing.
Insomma, una sorta di Grande Fratello acustico.

Tecnica 4 – Cartelloni e manifesti che ti guardano”

E’ così che viene rivitalizzato anche il vecchio e sempreverde cartellone pubblicitario. Probabilmente una delle forme comunicative più antiche, presente anche nell’antica Pompei, come testimoniano i resti visibili negli scavi, ma anche una forma di comunicazione molto spesso eliminata automaticamente dalla vista del passante distratto. L’idea rivoluzionaria in questo caso è quella di utilizzare un manifesto che è esso stesso in grado di osservare chi guarda e attraverso dei parametri di razza, età, sesso ed informazioni preimpostate, essere in grado di trasmettere un messaggio personalizzato.

Nel 2010, la società giapponese di elettronica NEC ha installato pannelli digitali che utilizzano la tecnologia di riconoscimento facciale nei centri commerciali giapponesi. Sono cartelloni in grado di guardare i passanti, scansire i loro volti con una fotocamera integrata e distribuire annunci adatti al destinatario (sperando che l’errore normale statistico non generi annunci involontariamente imbarazzanti!)

E addirittura questa tecnologia è stata utilizzata per distributori automatici che tengono conto del cliente, del tempo atmosferico e possono così consigliare bevande e snack adatti al momento, al clima ed all’acquirente.

E non è solo in Giappone o per motivi profit che si utilizzano queste tecnologie: ad esempio nel mondo della pubblicità sociale, è apparso un cartellone di Amnesty International che mostra una coppia felice mentre si sta guardando, ma non appena chi è davanti al manifesto distoglie lo sguardo, lo scanner collegato fa cambiare improvvisamente il poster in una scena di violenza domestica, a testimoniare che basta pochissimo per comprendere che la realtà non è come appare.

3 – Il Product Placement digitale.


Il product placement non è una cosa nuova, anzi diciamo che in TV è stata una delle prime tecniche utilizzate e odiate dai telespettatori che vedevano piazzati nei momenti più interessanti dei propri telefilm preferiti prodotti a bella posta e senza neanche tanta discrezione. Ora si è andati oltre: immaginate di tornare a guardare una vecchia replica di un telefilm anni ’70 oggi di nuovo di moda, visto una dozzina di volte, ma ora il protagonista ha improvvisamente un iPod in mano o qualcos’altro che non esisteva in quel momento. Questo è il product placement digitale.

Una società chiamata SeamBI ha inserito digitalmente un product placement in 20 repliche per la televisione, in spettacoli come How I Met Your Mother e My Name Is Earl , molto popolari negli USA. Così appare un iPod nel 1995: pubblicità via shock da anacronismo.
SeamBI è in grado non solo di cambiare cartelloni pubblicitari sullo sfondo, ma anche oggetti, auto, bevande e chi più ne ha più ne metta.

2 – Intercettazioni attraverso il computer

Le intercettazioni ambientali avvengono attraverso il microfono del pc. Basta immaginare di essere al computer, in chat e mentre viene citata una necessità appare proprio un pop up che pubblicizza qualcosa per soddisfare quel bisogno.

Google ad esempio ha già sviluppato la tecnologia per ascoltare le sonorità ambient intorno alle case: possono essere ascoltati i contenuti delle trasmissioni TV e proposti contenuti pubblicitari di conseguenza.

1 – Intercettazione delle chiamate telefoniche


Media Pudding, una società di marketing sta facendo qualcosa di molto simile a come funziona un account Gmail per carpire i contenuti rilevanti per gli annunci che appaiono nella testata del browser mentre si guarda la posta. Il telefono multimediale Pudding in cambio della propria tecnologia a disposizione intercetta le chiamate telefoniche tramite software di riconoscimento vocale al fine di mostrare in navigazione gli annunci che si collegano a quello che si sta dicendo.

La privacy è, naturalmente, un problema enorme in queste tecniche e sembrano tutti strumenti da Big Brother. Probabilmente molti sono inutilizzabili in Europa con standard di gestione dati a maggiore protezione, tuttavia come spesso accade con le novità, le idee sono potenti e non mancheranno di far discutere!

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Scritto da

Stefania Mele

Stefania Mele aka Satoko, napoletana, laureata in Economia e Commercio, già da studentessa ha lavorato nel “Laboratorio di Marketing” della Federico II di Napoli. Ha ... continua

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