Patrizia Pepe e l’anti-social media management [CASE HISTORY]

La marca d'abbigliamento fiorentina inaugura una nuova strategia di gestione delle crisi sui social media.

Devo ammettere che il social media manager spesso è un mestiere ingrato. Se da un lato è vero che c’è chi lo paga per “cazzeggiare” in rete, rispondere ai tweet, fare nuove conoscenze, instaurare relazioni, dall’altra parte sappiate che governare al meglio una campagna di social media marketing non è cosa semplice, nemmeno per i professionisti più esperti.

In un sistema bidirezionale e dialogico come quello del social web è facile trovarsi nel bel mezzo di discussioni accesse che rischiano di trasformarsi in veri e propri attacchi alla marca.

Ci tengo a precisare che a mio parere spesso i blogger utilizzano a sproposito termini come “epic fail” e “perdita della brand reputation”.

Come se bastasse qualche cliente inferocita durante i saldi ad abbattere le vendite di un negozio di qualità, allo stesso modo non saranno certo alcuni commenti su una pagina fan a distruggere la reputation di un brand stimato e con molti affezionati clienti.

Ma quello che è accaduto ieri a Patrizia Pepe, azienda di moda fiorentina in questi giorni onair con una bella campagna stampa dal claim “Where is Patrizia?”, ha davvero dell’incredibile.

Una polemica nata  nella pagina fan dell’azienda sul controverso tema dell’anoressia, gestita con piglio da stilista più che da social media manager, ha scatenato l’ennesimo caso di crisis management in rete.

Non si era finora visto gestire in modo così aggressivo e nevrotico i profili social di una marca. Sembrava quasi ci fosse un indemoniato dietro la tastiera, o forse semplicemente una persona che pensava di trovarsi nel camerino a dirigere lo staff di una sfilata di moda. Avete presente certe scene di “Il diavolo veste Prada”?

L’anti-social media management

L’azienda, che ha ribattutto fino a tarda notte a tutti e con ogni mezzo, spesso con grande scortesia, in uno dei commenti al nostro post che raccontava la vicenda ha dichiarato:

Simona, ci piace il tuo commento e ti chiediamo, quanto il tono di un’azienda deve essere sottomesso rispetto al tono che Fan, Clienti, Bloggers, Websocial Master e quant’altro stanno usando ad esempio adesso nei nostri confronti, per avere una buona Brand reputation? Davvero pensate che il Cliente ha sempre ragione? che tutti possano dire nel bene e nel male quello che vogliono e che le Aziende debbano preoccuparsi di rispondere con toni pacati … quasi lecchini?? Be’ noi non siamo d’accordo, saremo sanguigni, siamo toscani, magari a volte un pò arroganti, ma franchi.

Per questo da studiosi di marketing  possiamo riconoscere i credits a Patrizia Pepe per aver decretato l’inizio di una nuova era: quella dell’anti-social media marketing.

Cosa che potrebbe avere senso, davvero, vi giuro che non sto scherzando! Per un brand che fa del suo essere outsider, un vero ribelle, la sua brand essence, mandare a cagare le persone non farebbe altro che esprimere ancora di più l’autenticità del suo essere. E forse anche per Patrizia Pepe, l’essere considerata arrogante e antipatica, come del resto è solitamente la moda, non può fare poi così male.

Rispetta e sarai rispettato

Per chi invece lavora con altre vibrazioni e ritiene che le marche possano avere un ruolo sociale diverso ci sentiamo di evidenziare un sacrosanto insegnamento.

Cosa ci dice questo ennesimo caso di crisi sui social network? Che la prima regola, quella di cui tutte le altre sono una  semplice seppur utilisima declinazione è questa.

Bisogna sforzarsi di rispettare le persone, sempre. L’atteggiamento gandhiano, seppur difficilissimo da mantenere, nel social media marketing non può che essere alla fine sempre vincente. Non credete?

Be Ninja, sempre.

Correlati Commenta

  • http://twitter.com/Arianna__Rossi Arianna Rossi

    Ammetto che anche a me è venuto in mente “Il Diavolo veste Prada”…quel film ovviamente è un’esagerazione, ma le tesi che ieri il Brand Patrizia Pepe ha sostenuto sono a dir poco grottesche. Per non parlare del “siamo toscani”…si dice che il luogo comune abbia sempre un fondo di verità, ma cos’è, una legittimazione ad essere aggressivi e maleducati? Mi ha lasciato davvero basita…

  • http://internetmanagerblog.com/ Gianluigi Zarantonello

    Ciao,
    ho l’impressione che l’esagerazione stia diventando il fattore comune anche sui social, così come nel resto della vita di questo Paese.

    Per esempio ha ragione Mirko quando dice che si parla con troppa facilità di fail, specie da parte di tanti ragazzi che sono sicuramente competenti di social media ma che, per motivi anagrafici, non hanno alcun esperienza d’azienda.

    Allo stesso modo però il diritto e dovere di difendere il proprio brand e le proprie tesi (ne scrissi in tempi non sospetti qui http://internetmanagerblog.com/2010/03/16/monitoraggio-e-gestione-reputazione-online-caso-john-ashfield/ ) deve essere vissuto con misura, credo infatti che un’azienda attaccata in modo aggressivo debba porsi una spanna sopra e rispondere (certo che deve!) con grande serenità, forte delle proprie certezze.

    In questo caso invece, al di là del “carattere sanguigno”, io ho avuto la percezione di un interlocutore (bello sapere che dietro ci sono degli umani!) che ha perso la calma.

    Infine è meraviglioso vedere come molti stiano sposando la teoria che si tratta di una mossa geniale, quando 12 ore fa il sacro furore dell’indignazione animava la rete.

    Sicuramente, pur se non condivido, va riconosciuto a Patrizia Pepe la scelta di una via di coerenza, mantendo inalterato il tono e spiegando che fa parte della natura del brand (o di chi lo gestisce?), ora più che il mondo degli esperti a giudicare dovranno essere i clienti e le vendite.

    Io spero, indipendentemente dal caso specifico, che non dovremo iniziare tutti a urlare e sbraitare anche sul web per fare marketing. Abbiamo già la tv e, purtroppo, il Parlamento.

  • http://internetmanagerblog.com/ Gianluigi Zarantonello

    Ciao,
    ho l’impressione che l’esagerazione stia diventando il fattore comune anche sui social, così come nel resto della vita di questo Paese.

    Per esempio ha ragione Mirko quando dice che si parla con troppa facilità di fail, specie da parte di tanti ragazzi che sono sicuramente competenti di social media ma che, per motivi anagrafici, non hanno alcun esperienza d’azienda.

    Allo stesso modo però il diritto e dovere di difendere il proprio brand e le proprie tesi (ne scrissi in tempi non sospetti qui http://internetmanagerblog.com/2010/03/16/monitoraggio-e-gestione-reputazione-online-caso-john-ashfield/ ) deve essere vissuto con misura, credo infatti che un’azienda attaccata in modo aggressivo debba porsi una spanna sopra e rispondere (certo che deve!) con grande serenità, forte delle proprie certezze.

    In questo caso invece, al di là del “carattere sanguigno”, io ho avuto la percezione di un interlocutore (bello sapere che dietro ci sono degli umani!) che ha perso la calma.

    Infine è meraviglioso vedere come molti stiano sposando la teoria che si tratta di una mossa geniale, quando 12 ore fa il sacro furore dell’indignazione animava la rete.

    Sicuramente, pur se non condivido, va riconosciuto a Patrizia Pepe la scelta di una via di coerenza, mantendo inalterato il tono e spiegando che fa parte della natura del brand (o di chi lo gestisce?), ora più che il mondo degli esperti a giudicare dovranno essere i clienti e le vendite.

    Io spero, indipendentemente dal caso specifico, che non dovremo iniziare tutti a urlare e sbraitare anche sul web per fare marketing. Abbiamo già la tv e, purtroppo, il Parlamento.

  • http://blog.lucavalente.info/2011/04/14/patrizia-pepe-reputazione-online/ luca valente

    Isteria…

    Quando si è accerchiati la reazione isterica può diventare una naturale valvola di sfogo. Lo vediamo quotidianamente sui mezzi pubblici, tra gli automobilisti in coda ad un semaforo, nelle attese alla cassa di un supermercato. L’isteria spesso si…

  • http://www.facebook.com/profile.php?id=562691387 Giuliana Giacummo

    Se Patrizia Pepe ricevesse i commenti che ricevono Telecom o Microsoft sui diversi social network impazzirebbe. Come nella vita anche nell’ambiente social bisogna saper come e quando rispondere e quali post meritano una risposta e quali invece è meglio incassare in silenzio. La classe di un brand si misura anche da questo non solo da quella mostrata in passerrella. Poi non si può mica piacere a tutti, credo che a volte quando si è così aggressivi è perchè magari si ha la coda di paglia e non si è proprio convinti al 100% della scelta fatta, con la coscienza a posto anche i peggior commenti ti scivolano addosso

  • http://www.facebook.com/cristian.cini Cristian Aspirante Bonobo Cini

    “siamo toscani” , da toscano lo trovo offensivo … il “toscano” avrebbe risposto con arguzia ed ironia ribaltando la frittata a proprio favore ;-) )) … queste sono “fave” per dirlo sempre alla toscana :-D DD

  • http://www.bloginazienda.com/patrizia-pepe-facebook/ √ » PATRIZIA PEPE Su Facebook: Quando Mancano Le Buone Maniere

    [...] anoressica”. Tra questi Demagoia 2.0, un altro articolo di Ninja Marketing dal titolo Patrizia Pepe e l’anti-social media management [CASE HISTORY], anche Patrizia Pepe: le aziende e il cattivo uso dei social media ancora Patrizia Pepe: nuovo [...]

  • http://twitter.com/platipuszen Giovanna Tinunin

    Sono anch’io d’accordo sul fatto che sui SM l’unico atteggiamento che vale la pena di tenere è quello che punta al rispetto e all’ascolto vero delle persone, il che non significa tacere, dare sempre ragione a tutti o assecondare il fan o il cliente, ma – secondo me – chiedersi cosa una persona sta realmente chiedendo all’azienda o al brand nel momento in cui avanza una critica. E questo indipendentemente dal tema trattato, per me la conversazione online è un processo relazionale, prima che uno scambio di parole e di opinioni. Spero davvero che non ci troviamo agli albori di una nuova era, credo che l’anti-social media marketing potrebbe distruggere quello spazio privilegiato di confronto vero che è ancora la rete.

  • http://www.facebook.com/alwonttell Al Wonttell

    In tutto questo dibattito che evito volentieri vorrei solo far notare che da quando e’ partita questa “crisi” Patrizia Pepe ha pubblicizzato su twitter la nuova app e “where is patrizia?” e’ un promoted video su youtube.

  • Giuliabolano

    Da toscana come te mi indigno. Una C aspirata, un umorismo tutto nostro, una calata che ad alcuni fa sorridere; questo è sinonimo di essere toscani, non certo la maleducazione, l’arroganza e la cafonaggine!
    Consiglio al già citato staff di leggersi un bel libro, perchè nella vita c’è di più della magrezza nel DNA!
    E a questo punto perchè non iniziare dal vocabolario dei sinonimi e contrari?

  • http://twitter.com/ReputataIuvant ReputationManager

    …in più la nota sulla impreparazione del Customer Care in merito non è una questione di secondo ordine…

  • http://www.editoriaindipendente.it/2011/04/13/patrizia-pepe-e-il-caso-di-anti-social-media-management/ PATRIZIA PEPE E IL CASO DI ANTI-SOCIAL MEDIA MANAGEMENT

    [...] Guarda Originale: PATRIZIA PEPE E IL CASO DI ANTI-SOCIAL MEDIA MANAGEMENT [...]

  • http://www.facebook.com/filippo.tognola Filippo Tognola

    Le risposte sono state forse troppo frettolose e scritte d’impulso, però la cosa che mi è piaciuta è stato l’atteggiamento attivo sui social network. Non è facile vedere un’azienda che risponda in questo modo, certo poteva far notare il dissenso ai vari commenti in modo più “educato” ma resta un bel caso di unione tra il reale e il social network. In definitiva non una brutta esperienza…

  • http://www.facebook.com/filippo.tognola Filippo Tognola

    Le risposte sono state forse troppo frettolose e scritte d’impulso, però la cosa che mi è piaciuta è stato l’atteggiamento attivo sui social network. Non è facile vedere un’azienda che risponda in questo modo, certo poteva far notare il dissenso ai vari commenti in modo più “educato” ma resta un bel caso di unione tra il reale e il social network. In definitiva non una brutta esperienza…

  • Eklettica

    Ho apprezzato l’articolo
    mi permetto di ricordare che il rapporto azienda-cliente si era giá incrinato su Facebook, motivo scatenante un gilet in pelliccia non ecologica. E´seguito il caos, isterismi e frasi offensive che una fan fa notare non essere rappresentative “di quell’eleganza che dovrebbe contraddistinguere l’azienda”.
    Non saprei dire se ad oggi esiste ancora quello screzio su Facebook, ma al leggerlo decisi di non appartenere piú al gruppo fan. Credo che il rispetto sia alla base della professionalitá e non viceversa. Inoltre piaccia o no é il cliente che alimenta l´azienda, nel senso piú materiale del temine.

  • http://pulse.yahoo.com/_LZTDRG37VQLXXDIQEU3CU7UIBA Marco Chiesa

    mi piace lo sport, è un’ottima metafora per spiegare il funzionamento delle cose.

    Io penso che il bravo social media marketer sia come il bravo arbitro.
    Quello che deve fare è gestire la partita (il profilo), senza prendere decisioni sbagliate o provvedimenti eccessivi. Lasciare giocare e fischiare i falli evidenti.
    Il bravo arbitro è quello che alla fine non ti ricordi di averlo visto, quello che non nomini nei commenti di fine partita. O che se lo nomini, è appunto per sottolineare il suo buon operato.

    Qui mi sembra si sia gestito una “richiesta di fuorigioco” da parte di un giocatore (dico per dire, spero calzi abbastanza come esempio) estraendo d’impulso un cartellino rosso…
    Pensate cosa potrebbe venir fuori in una partita vera, allo stadio…

  • http://www.mysocialweb.it/2011/04/17/patrizia-pepe-facebook/ Patrizia Pepe e Facebook: un passo indietro era necessario

    [...] a far notare che il comportamento di Patrizia era completamente anti-social. Anzi, come suggerisce NinjaMarketing, sembrava di essere nel camerino di una sfilata di moda a causa di reazioni isteriche e [...]

  • http://www.facebook.com/people/Enrico-Di-Pietro/1034927223 Enrico Di Pietro

    Segnalo altro caso di scortesia da parte dell’azienda, stavolta in merito alla fittizia operazione fedeltà Where Is Patrizia? —> http://www.facebook.com/photo.php?fbid=10150448604650576

  • http://www.facebook.com/people/Enrico-Di-Pietro/1034927223 Enrico Di Pietro

    Segnalo altro caso di scortesia da parte dell’azienda, stavolta in merito alla fittizia operazione fedeltà Where Is Patrizia? —> http://www.facebook.com/photo.php?fbid=10150448604650576

  • http://www.lefrivolezzedib.it/2011/06/14/curvy/ CURVY | Le Frivolezze di B

    [...] più enfasi dopo il “caso facebook” Patrizia Pepe (per chi non ne fosse a conoscenza qui c’è tutto quello che dovete sapere). Sull’ultimo numero di VOGUE Italia spiccano le [...]

  • http://www.swannwoodwork.com/ arts and crafts supplies for kids

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