Media Digitali e Pirateria: il Manifesto per smettere di fare il ‘pirata’ [DIRITTI DIGITALI]

Istruzioni per l'uso nel Manifesto sulla Fruizione dei Media Digitali

Media Digitali e Pirateria, il Manifesto per 'smettere' di fare il pirataQualche settimana fa su NM vi abbiamo parlato di un sito molto interessante. Nei giorni successivi, lo stesso sito mi è stato poi segnalato da numerosi amici, a conoscenza della mia passione per la Rete e per la cinematografia.

Provate ad andarci anche voi su questo link: all’indirizzo indicato troverete Non Fatemi Rubare. “Manifesto sulla fruizione dei Media Digitali”.
Un progetto, tradotto in ben 11 lingue, ma anche un manifesto con a base una premessa/promessa: il firmatario, sottoscrivendo il manifesto dichiara in prima persona: “non scaricherò mai illegalmente un film se ci sarà un’alternativa legale che segua le linee guida di questa pagina“.
Ad oggi, mentre inizio a scrivere questo post – 6 aprile 2011 – il Manifesto è stato firmato da 16.184 persone.

Ma chi lo ha ideato?

L’idea nasce da un gruppo di una ventina di giovani, oltre a nove traduttori ufficiali nelle diverse lingue (tra cui il nostro ninja Luigi Ferrara aka Jinkun), riunitisi lo scorso 3 febbraio alla Conferenza Lift 2011 – una convention annuale che dal 2006 raccoglie una serie di eventi realizzati allo scopo di esplorare le implicazioni sociali delle nuove tecnologie.

Innovazione, sviluppo, rete: parole chiave per intendere la tecnologia.

Ho deciso, quindi, di dare un’occhiata al Manifesto, costituito da 5 punti, e di provare a riportare, sotto ogni punto, qualche riflessione tecnico-giuridica, alla luce anche delle mie (personali e, pertanto, confutabilissime) opinioni sulla realizzabilità dell’idea all’interno del mercato dell’audiovisivo.

Pronti?

1. Il prezzo
In generale voglio che il modello dei prezzi sia semplice e trasparente.
Non mi dispiace una piccola differenza di prezzo tra un film e l’altro in base all’età del film stesso.
•Noleggiarlo non dovrebbe costare più di 1/3 del prezzo del cinema.
•Acquistarlo non dovrebbe costare più che guardarlo al cinema.
•I prezzi degli abbonamenti mensili non dovrebbero superare quello di 3 spettacoli al cinema.
•Le serie TV dovrebbero costare 1/3 del prezzo dei film.
•Si paga per i contenuti, non per l’ampiezza della banda.

Il primo punto tocca le diverse problematiche relative al prezzo di distribuzione del prodotto audiovisivo, nei suoi diversi canali. Evidenzierei due elementi: la premessa – voglio che il modello dei prezzi sia semplice e trasparente – deve essere la REGOLA.  Semplicità e trasparenza devono guidare tutte le operazioni commerciali e di marketing, in particolare quando sono  rivolte alla generalità dei consumatori.

Trovo fondamentale, poi, l’ultima voce – si paga per i contenuti, non per l’ampiezza di banda. Ci aiuta a ricordare che il web è uno spazio. Pagare per una connessione ha senso solo se quello spazio, se il rame o la fibra ottica vengono attraversati da contenuti, chiunque li abbia creati.

L’utente, come il manifesto sottolinea, paga per avere questi contenuti, perchè il web li veicoli, e non per la connessione in sè, quale che sia la banda (garantita?). Oltretutto, è facile collegare questa considerazione alle recenti vicende che hanno visto numerosi IPS inserire meccanismi di gestione del traffico (traffic shaping),  e di cui abbiamo parlato anche in queste pagine in merito alla neutralità della Rete.

2. Lingue
•Potrò avere l’audio in tutte le lingue in cui il contenuto viene rilasciato.
•Dopo aver acquistato un film, tutte le lingue saranno utilizzabili.
•I fan potranno legalmente creare e diffondere sottotitoli per qualsiasi contenuto.

Punto interessante, anche se sembrerebbe confliggere con la normativa italiana sul diritto d’autore: la trascrizione di un dialogo cinematografico in un testo costituirebe un autonomo diritto di sfruttamento economico dell’opera, rientrante tra i diritti patrimoniali previsti dalla legge sul diritto d’autore, che sono in capo all’autore dell’opera (nel caso di un film, il soggettista, il regista, l’autore delle musiche e l’autore della sceneggiatura). Sarebbe, comunque, a mio avviso importante rivedere la questione della sottotitolazione, anche sulla base della necessità di garantire una maggiore e generalizzata accessibilità alle opere audiovisive.

3. Vantaggi
•Il contenuto per il quale ho pagato sarà subito disponibile.
•Il contenuto sarà privo di pubblicità o avvertimenti sulla violazione del diritto d’autore.
•Posso ricercare film e serie TV per anno, regista, lingua, nazione, genere, ID su iMDB, ecc

Le richieste di cui al punto 3 mi sembra che possano essere negoziate da parte dei produttori/distributori. La possibilità di ricercare, invece,  dipende dalla corretta e dettagliata indicizzazione dei database e degli archivi, che, soprattutto per materiale risalente molto indietro nel tempo, non risulta essere stata effettuata.

4. Date di uscita e di disponibilità
•La data di uscita è globale. Non ci saranno limiti riguardanti il paese in cui vivo.
•Potrò scaricare praticamente ogni film esistente.

Il vero punto nevralgico è proprio questo: le finestre di distribuzione, ossia gli intervalli temporali che, per accordi tra produttori e distributori, devono necessariamente essere posti tra l’uscita in sala del film e la sua distribuzione attraverso altri canali.
Di certo, come anche rilevato da AGCOM nella deliberazione 668/2010 – quella che abbiamo imparato a conoscere in tema di diritto d’autore in rete – sarebbe opportuna una revisione delle finestre, anche perchè l’uscita globale in simultanea può essere un efficacissimo strumento di riduzione della ‘pirateria audiovisiva‘.

5. Diritti
•Potrò guardare il film con qualsiasi dispositivo e senza distinzioni diformato.
•I film non saranno legati al provider del servizio, e dovranno essere privi del Digital Right Management in caso di acquisto.
•Potrò facilmente capire quali sono i miei diritti sia che io acquisti i film, li noleggi o li guardi in streaming con l’abbonamento.

E’ sicuramente il punto più strettamente giuridico: il riferimento diretto è all’utilizzo dei DRMdigital rights management – ossia le informazioni digitali che permettono ai detentori dei diritti di regolamentare e limitare l’utilizzo dei file, ma anche alle limitazioni imposte dall’utilizzo di formati incompatibili l’uno con l’altro, o di piattaforme che operano solo ed esclusivamente con formati proprietari, vere e proprie  ‘camere stagne’ che limitano l’esercizio dei diritti dei fruitori.

Sull’ultimo punto, vale il discorso fatto per la premessa al punto 1: le regole devono essere chiare perchè il consumo sia chiaro e responsabile. Ma parliamo di condizioni necessarie e inderogabili a monte di qualsiasi attività. Condizioni che dovranno essere concertate, e partire da concetti come quelli del Manifesto per poi essere tradotte nelle sedi competenti.