RaiTunes: la radio in diretta su Facebook – Intervista ad Alessio Bertallot

Francesco Gavatorta
Francesco Gavatorta

Editor Social @Ninja Marketing

Chi ascolta Radio2, la sera? Beh, se non l’avete mai fatto, allora fatelo, e non necessariamente “solo” attraverso la radio. C’è lo streaming web, certo, ma dalle 22.30 a mezzanotte, su quelle frequenze “La radio suona il web”. No, non è una battuta, è il claìm di RaiTunes, trasmissione condotta da Alessio Bertallot. Un programma innovativo perché realizzato come un esperimento cross mediale che punta sull’interazione fra la radio e Facebook e una fan page (www.facebook.com/AlessioBertallot).

Qual è l’innovazione? Nel trasportare i contenuti radiofonici in Internet, unendo musica e immagini. Grazie a una webcam, durante la diretta vengono ripresi artisti che creano testi o disegni mentre viene trasmessa la musica: l’utente di Facebook e di Internet vede quindi reinterpretato, in un linguaggio nuovo, ciò che prima era semplice linguaggio radiofonico. Nascono così le playlist d’autore e le playlist d’artista, commistione d’immagini e canzoni veicolate sul sito web su Facebook, oltre che su YouTube. Sono stati protagonisti di queste performance, fra gli altri, Amelie Nothomb e Alessandro Bergonzoni, Banksy e Luca Barcellona.

È tutto qui? No, perché una volta alla settimana Alessio  Bertallot raccoglie i consigli dei suoi fans su Facebook, e crea la playlist collettiva, cioè una tracklist realizzata a metà fra Dj e ascoltatori. Insomma, RaiTunes trova in Facebook e in Internet il suo elemento in più, che la contraddistingue rispetto a quanto visto – e sentito – fino ad oggi. Abbiamo intervistato Alessio Bertallot per capire come un social network abbia trovato un utilizzo così non prevedivile.

Alessio, come ti è venuta l’idea di “ibridare” la tua trasmissione radiofonica con il social network?

L’idea non l’ho mai razionalizzata, è stato un gesto istintivo. Ho pensato che incidentalmente si assomigliano, radio e social network, la radio e Facebook. Anche se cambiano le dinamiche, di fatto la materia di base è la comunicazione, è il creare delle comunità. La soluzione l’ha offerta la mia pagina di Facebook, che autonomamente ha preso questa piega. Sono stati gli utenti che hanno cercato  di seguire il percorso radiofonico che si sviluppava normalmente, utilizzando il linguaggio del social. Tutto è partito da lì, dal dialogo con gli utenti.

Come hai promosso la tua fanpage, all’inizio della stagione di Radio2?

La promozione c’è stata ed è stata molto virale. Ho cominciato a raccontare in radio i contenuti che venivano condivisi su Facebook, sviluppando così una dinamica basata fra lo scambio fra etere e social network. Gli ascoltatori e utenti di Facebook si sono così sentiti meno isolati, perché quello che facevano nel social network trovava un senso anche in radio, proprio perché coinvolto, e questa sorta di palcoscenico diverso che è si sviluppato ha dato il via a un circolo virtuoso che ci ha spinto a creare sempre cose nuove.

Quanto è importante Facebook nella scrittura di una puntata di RaiTunes?

È basilare quando faccio la trasmissione con la playlist collettiva, perché il programma viene concepito in funzione di Facebook. Se invece parliamo delle giornate standard, i brani sono scelti da me, per non abdicare dal ruolo di DJ come guida nella “giungla” della musica. In realtà, volendo si potrebbe fare un programma solo in funzione di Facebook, anche se credo sia importante mantenere vive entrambe le nature, perché il fatto che esista un centro di gravità, un riferimento unico per la comunità che segue attraverso il social network, dà ordine al caos ed è utile perché fa da riferimento alle mie scelte, che sono ovviamente di natura musicale, e fa sì che ciò che arriva da Facebook abbia un’omogeneità con l’identità del programma.

A proposito della tua idea di “playlist collettiva”, si può dire che il Social Network, utilizzato così, abbia rivoluzionato il metodo di costruzione del pubblico, che da semplice ascoltatore diventa protagonista?

Assolutamente sì. Nell’insieme del lavoro, le due anime di RaiTunes che descrivevo prima sono complementari: la radio con il Dj che guida regala suggestioni ai followers di Facebook, mentre i followers di Facebook mi regalano qualcosa a loro volta proprio uscendo dai confini di Facebook, e andando a trovare cose che magari sono molto vecchie o difficili da trovare. Quando me le consigliano si realizza una sorta di crowd crossing, come se a lavorare alla trasmissione fosse una redazione enorme. A me piace in quei casi, fare quello che “coglie” le intuizioni di questa redazione.
È una cosa bella, perché in tutto questo viene cementata la “comunità” degli ascoltatori. Prima di Facebook le loro idee e i loro pareri al massimo potevano diventare un consiglio via fax o via email. Ora il loro consiglio è fattivo, è come se avessi la console in mezzo a una piazza o in mezzo a un locale, e la gente mi portasse i suoi dischi da suonare. Un passaggio veloce, molto più veloce che nel passato. E nel caso di RaiTunes, tutto questo fa sì che ci si riconosca nella musica un potenziale ancora da fruttare.

Facebook ogni giorno offre nuove opportunità, attraverso lo sviluppo di nuovi script e nuovi plugin: quanto questa continua evoluzione ti aiuta nello sviluppare idee?

E’ una cosa che presenta anche dei rischi, perché nel momento in cui tu ti assesti in una feature che ti aiutava, e poi magari te la leva, poi sono guai. Nell’ultimo set up hanno tolto lo status “residente” della pagina, ad esempio: nel nostro caso questo è stato un problema, perché in un flusso continuo di informazioni e commenti, perdere lo status statico fa perdere efficacia comunicativa, dovrei esser sempre lì a riscriverlo.
Il continuo variare è come fosse un’arma a doppio taglio, anche se per adesso non abbiamo avuto grossi stravolgimenti: Facebook mantiene comunque uno stardard fisso che permette comunque una continuità d’utilizzo. La sensazione è che mirino a trasformare questo social network in una dimensione a sé stante, indipendente, sembra quasi che i Social Network vogliano rendersi separati dal resto del web. È come se da piazza locale Facebook voglia diventare una città, con dei servizi, totalmente autonoma.

Capiterà veramente così? Nell’attesa, godiamoci RaiTunes e la radio che suona il web (attraverso Facebook)!

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