E non chiamateli nativi digitali

Sono gli adolescenti di oggi che con Internet e i Social Network ci sono nati.




Sono nati a metà degli anni novanta o giù di lì, in piena era digitale. Fanno un uso protesico della tecnologia tutta, “muovono storie, suoni e immagini da un territorio all’altro” e da uno schermo all’altro.

Smartphone, iPod, Pc, iPad. Sono necessariamente multitasking, mantengono un’attenzione diffusa su una molteplicità di stimoli, pronti a focalizzarla su quelli significativi.

Non più audience passiva, hanno sviluppato un’attitudine “partecipativa” per dirla alla Henry Jenkins – principale teorizzatore della cultura convergente – “a bassa soglia di accesso”, che permette loro di creare e condividere personali contenuti e contributi. Sono i futuri cittadini di un’epoca di grandi promesse, portatori di una nuova creatività disseminata, fautori di un’intelligenza collettiva, autori di saperi condivisi, alfieri dello scambio di conoscenze.

Sono gli adolescenti di oggi che con Internet e i Social Network ci sono nati. Quelli le cui “competenze digitali” ne determineranno formazione sociale, culturale e professionale. E che, come tutte le competenze, vanno apprese, esercitate e affinate. È questa la principale sfida che le strutture e i professionisti dell’educazione dovranno cogliere. O meglio, devono cogliere. Lasciando da parte sterili diatribe sui pro e i contro le tecnologie – compito che lasciamo alla numerosa letteratura sull’argomento.

A fronte di un passaggio epocale che porta inevitabilmente con sé, in egual numero, rischi e opportunità, urge prendere atto di una rivoluzione in essere a tutti gli effetti inarrestabile e urge capire quanto pesantemente stia impattando e impatterà sull’evoluzione delle pratiche sociali e, con effetto a cascata, sulle pratiche di consumo delle persone.

Una delle principali ricadute osservabili è quanto la vita on e off-line non rappresenti per i “nativi” una dicotomia, quanto un continuum. Avendo per loro stessa natura abdicato in modo spontaneo al concetto di privacy, hanno abbattuto la convenzionale separazione tra “reale e virtuale”, due aggettivi non più in opposizione. Ma ancora di più, hanno trasposto nello spazio fisico le modalità di interazione della rete fondate su legami “deboli” e provvisoriamente consensuali.

Anche nella vita “reale” scelgono appartenenze a comunità multiple e mutevoli che si generano intorno a “totem” fortemente simbolici (forme di attivismo, brand, attività videoludiche, singoli oggetti di culto, passioni e interessi di ogni tipo). Analizzare e comprendere queste dinamiche “fluttuanti” sarà imprescindibile per i player della scena del consumo contemporaneo.

Alessia Zampano

*Nel panorama italiano segnaliamo il testo di recente uscita “Nativi Digitali” di Paolo Ferri, docente di teoria e tecniche dei nuovi media e tecnologie didattiche all’Università Bicocca di Milano, edito da Mondadori.

e non chiamateli nativi digitali from MEMEThIC LAB. on Vimeo.