Lost celebra i suoi fan per il gran finale: tra user generated contents, crowdsourcing e intelligenza collettiva

Ormai lo sapete, l’ho detto più volte: “gli audiovisivi sono conversazioni“.
Lost, in questo senso, è stata non solo la serie più geek e discussa degli ultimi anni, ma anche un buon esempio di quanta produzione i fan possano creare intorno ad un programma.

Per molti di loro, infatti, le forme seriali costituiscono dei lovemarks che stimolano la produzione di user generated contents, non semplicemente con dinamiche e prodotti predisposti dall’alto (nel nostro caso pensiamo agli ARG Lost Experience e Find 815 o alla Lost University), bensì anche mediante la creazione di iniziative e produzioni dal basso (Lostpedia è forse l’esempio più palese).

Negli ultimi anni, accanto ad una crescente mainstreamizzazione del fandom, cioé ad un’ampia diffusione di pratiche, discorsi ed iniziative specificamente rivolte ai fan, soprattutto sui social networks, si è passati ad un atteggiamento notevolmente differente da parte delle emittenti, che sempre più ricercano la partecipazione dei propri pubblici.

A volte, infatti, li omaggiano espressamente (è il caso del video di HBO per True Blood dal suggestivo titolo “The fans have spoken” e del suo sequel), talora creano una serie di prodotti che, pur essendo concepiti con uno scopo promozionale (mobisodes come Lost Missing Pieces, webisodes come Seattle Grace: on call, minisodes come quelli di recente online prima della messa in onda della terza stagione di True Blood), finiscono comunque con il contribuire, insieme alle produzioni dei fan, alla costruzione di un universo narrativo ben più ampio di quello inizialmente concepito.

ABC conosce benissimo il potere dei fan di Lost e chiaramente non poteva dimenticarsene in fase di definitiva chiusura della serie.

A loro ha dunque “demandato” una serie di produzioni, lasciando intendere da un lato l’intento di celebrare i “devoti” e dall’altro quello di riconoscere loro una competenza – potere dell’intelligenza collettiva! – elevata sulla serie.

Tutto comincia prima del lancio della sesta stagione: ogni fan (solo entro i confini USA purtroppo), infatti, si è ritrovato non solo a potere vincere una bottiglia da naufrago con dentro una chiavetta USB contenente uno sneak peek della sesta stagione, ma anche a poter acquistare (business is business) un kit per organizzare niente di meno che un “Lost viewing party“, per condividere con gli amici/fan la visione della prima puntata della sesta stagione. Fin qui nulla di straordinario: che Lost fosse un prodotto di culto era ovvio, che spesso i prodotti di culto sono oggetto di visione collettive altrettanto, quindi ha senso vendere del merchandising. Sacrosanto.

A pochi episodi dalla fine, però, cominciano a fioccare i contest. Ne mancano solo cinque, infatti, quando ABC chiede ai propri fan di essere “part of Lost history” (cit.), condividendo le produzioni personali di fan art – disegni, rielaborazioni grafiche, dipinti – sul muro predisposto dall’emittente sul sito ufficiale.

Qualche settimana prima, a nove episodi alla fine, ABC aveva già chiamato a raccolta i losties, ancora una volta anche via mail (oggetto: “Lost celebrates the fans“) con un contest per la realizzazione del promo da mandare in TV nella settimana del season finale. In palio, oltre alla messa in onda del video vincitore, anche un invito al Lost final party (amano proprio tanto i party!) a Los Angeles.

Manco a dirlo, è stato subito un successo virale. Provate a dare un’occhiata a bacheche, Tumblr e profili Twitter dei vostri amici losties (o di voi stessi) e vi renderete conto che le ultime settimane sono state tutte uno sharing di video partecipanti al contest. Sopra vi abbiamo inserito “Convergence“, il video vincitore, ma anche “Obsession” non scherza.

L’ultima stagione della serie più discussa degli ultimi sei anni, si apre e si chiude dunque all’insegna della promozione dal basso: come vi avevamo detto, prima della messa in onda degli episodi c’era stato infatti un viralissimo ritorno al successo per i video partecipanti ad un contest del 2009 relativo alla creazione di un’ipotetica sigla per Lost.

Al di là della tristezza e della depressione dei fan della serie che già aleggia in rete, cosa ci dicono interventi di questo tipo?

Ad un primo livello potremmo leggerli come il tentativo, da parte delle emittenti, di ingraziarsi i fan celebrandoli e ponendoli al centro delle proprie iniziative. Dal 17 maggio, ad esempio, NBC ha avviato il programma “Fan It” che premia i fan che si dedicheranno ad attività come vedere i video online o discutere sui forum del Network americano, il tutto naturalmente allo scopo di generare buzz e capire meglio i gusti dell’audience.

E’ possibile loggarsi con account MyNBC, Facebook, Twitter o MySpace. Per ciascuna delle attività proposte (compreso lo sharing di contenuti su Twitter e Facebook) i fan guadagneranno punti, convertibili poi in contenuti bonus, come preview, merchandising e sconti.

In realtà, però, possiamo guardare a queste strategie promozionali anche come al riconoscimento di una competenza ampia dei fruitori, che sempre più sembrano in grado di appropriarsi del testo audiovisivo anche al di là delle intenzioni dei suoi autori.

Lost, è stata certamente una delle serie che, nel contemporaneo, più di tutte ha contribuito alla diffusione di pratiche di fandom riconosciute e favorite dai network, nonché uno dei prodotti audiovisivi che hanno contribuito a svecchiare l’idea patologica di fan come soggetto “malato” ed asociale.

Molti dei discorsi intorno ai prodotti di culto, inoltre, sembrano aver trovato terreno fertile online sui social network su cui, ne siamo certi, si continuerà a parlare a lungo di Lost.

Questo è il nostro addio alla serie che si è conclusa stanotte e che ha fatto innamorare molti dei membri della redazione Ninja