Il pirata della penisola iberica – Intervista a Tomy Pelluz, fondatore di Qapacity

Un’intervista a Tomy Pelluz, uno dei guru dei social network made in Spain. Già Design & Communication Lead per Neurona.com, famoso social network per professionisti, tradotto anche in italiano, che contava oltre 1 milione e mezzo di utenti, venduto poi ai tedeschi di Xing per una cifra pari a oltre 7 milioni di euro, secondo voci di corridoio. Tomy resta una tomba al riguardo, come da accordi presi.

Io e Tomy ci accomodiamo su un divanetto in un adorabile baretto del Born, con gli Oasis in sottofondo, davanti a due bicchieri di vino  – la gente è informale da queste parti – e iniziamo la nostra chiacchierata sul suo nuovo progetto, Qapacity, di cui è fondatore assieme a Julián Lerer, già CCO di Neurona, e sulla sua visione del mondo di Internet, dei social network e della loro evoluzione.

Quali sono state le esperienze che ti hanno fatto avvicinare al mondo di Internet e dei social network?

Sono una persona curiosa. Ho studiato filosofia all’università anche se poi non mi sono laureato.
Ho lavorato molti anni (
e lavora ancora, ndr) come fotografo (per CondeNet Spain – Vogue, Glamour, GQ, etc, ndr).

Ho iniziato al lavorare in questo campo per una serie di casualità e coincidenze, come molti in questa epoca… Sono sempre stato un geek, da giovane avevo uno Spectrum, sono sempre stato affascinato dalla tecnologia.

Il mondo di Internet è costituito da una generazione che proveniva da ambiti diversi, che ha imparato mentre si costruiva Internet, in modo autodidatta, ma penso che con il tempo ciò cambierà e la gente sarà formata per fare questo mestiere.

In particolare io ho cominciato a lavorare come web designer free lance, ho lavorato con Mystrands, poi ho collaborato con Neurona, una rete per professionisti come Linkedin, e infine con Xing (una volta che Neurona le è stata venduta entrando a far parte del social network tedesco).
Ho lasciato il progetto per creare qualcosa di nuovo. Credo che al mondo esistano persone  fatte per creare e altre per dirigere.

Parliamo allora di Qapacity, il tuo nuovo progetto.

Qapacity parte da molte idee di Neurona. L’idea di fondo è quella di fornire un servizio ai liberi professioni e alle piccole imprese. L’obiettivo è: aiutare liberi professioni e piccole e medie imprese a promuovere il proprio business.

Per fare ciò offriamo diversi strumenti, a partire da un web editor per creare la propria pagina web, gratis!

Il servizio è gratis, quindi qual è il business model?

Il business model è freemium (free + premium). Da quest’anno inizieremo a lanciare i servizi a pagamento. Ad ogni modo continueremo sempre ad offrire il servizio base gratuito: vogliamo che tutti possano avere il proprio sito web gratis!

Quali sono le altre caratteristiche di Qapacity?

È un sito web diverso dagli altri: i servizi si trovano anche in una directory, inserita in Google, in particolare su google map, grazie ad appositi accordi stretti con il motore di ricerca.

Continuiamo a cercare di creare azioni che promuovere le web dei nostri utenti. Ad esempio adesso stiamo offrendo un coupon di 50 euro + 50 euro, in regalo per gli utenti, per provare i servizi di pubblicità di Google e Facebook.

Un altro strumento fondamentale in Qapacity sono le referenze dei clienti. Nel directorio i servizi sono infatti ordinati per referenze. Da qui il nome Qapacity = quality + capacity.

Esiste una versione in spagnolo e una in inglese. Ma contiamo di tradurre il sito anche in italiano. Si sta diffondendo in tutto il mondo. Gli utenti appartengono a oltre 40 paesi distinti con Spagna in testa, seguita da Stati Uniti e Sudest asiatico. Gli utenti registrati sono 20.000 dal febbraio 2009, con un aumento percentuale del 20% (ancora pochi: Neurona aveva 1 milione e mezzo di utenti).
Per ora, a curare il progetto, siamo solo in cinque (un norvegese, uno svedese, un argentino, una rumena e un canario – io). Ma quest’anno assumeremo altro personale.

Qual è la tua opinione per quanto riguarda il futuro dei social network, il loro sviluppo?

Per quanto ritenga che parlare del futuro sia un po’ fantascienza, credo che i social network non siano una moda, bensì qualcosa che è qui per restare. Ci sarà probabilmente un processo di concentrazione per aerea geografica (come Tuenti in Spagna) o tematica, diventeranno sempre più di nicchia.

È in atto un importante dibattito riguardo all’apertura dei social network. Ad esempio la tua rete su facebook è tua o di facebook?

Queste reti sono giardini chiusi che appartengono ad un’impresa. Giardini che tutti insieme sono più grandi di nazioni. È necessario che ci sia un grande cambiamento.

Il dibattito resta aperto è c’è ancora tanto di cui parlare.

Si pensi ad esempio alla questioni delle foto, del profilo disattivato su Facebook… è necessario che siamo più ribelli. E questo vale anche per Internet in generale: dobbiamo essere più coscienti, dobbiamo avere la capacità di affrontare la cosa.

Quel regno dell’aria che è Internet, uno spazio magico, fatto di vapore, uno spazio fantasmagorico, che diventa però sempre più reale, sebbene sparisca se si spegne la luce… su Internet la gente si innamora, litiga, cerca lavoro, pubblica cose sulla propria vita. Bisogna essere attivi, combattivi, difendere i propri diritti come quello alla privacy.

Dobbiamo renderci conto che questi spazi di comunicazione sono delle imprese. Voglio dire, la piazza è di tutti, è una proprietà collettiva, mentre adesso la “piazza” diventa privata. Ci possono anche cacciare, lo trovo molto divertente.

Internet e i social network hanno sicuramente molto potenziale per le imprese che possono trarne beneficio. È ormai una moda la celebre frase: How do you use the social media to promote your business?

Ho come l’impressione che finiremo per ammazzare lo spirito con cui queste reti sono nate.

Cosa pensi dei social network aziendali?

Mi sembra che siano un’evoluzione dell’intranet. Molte intranet erano terribili e noiose.
Non dico che non abbiano senso però mi dà più l’impressione che sia una moda.
Bisogna chiedersi: qual è l’obiettivo? Si vuole impedire agli impiegati di usare Facebook a favore di un social network dell’impresa? È quindi un modo per controllare gli impiegati in un giardino ancora più privato? In questo caso non credo che abbiano futuro.

Bisogna comprendere bene quale sia l’obiettivo: far sì che gli impiegati si conoscano tra di loro? Condividere informazioni?

Nel primo caso, si possono utilizzare social network già esistenti creando gruppi chiusi per i dipendenti dell’azienda. In questo modo si può sfruttare anche il potenziale di connessioni verso l’esterno (panel, collaborazioni, contatti pre-esistenti dei dipendenti, investitori). Senza parlare del fatto che ogni nuovo strumento prevede una curva di apprendimento, quindi tempo e costi per l’impresa.

Nel secondo caso, basta una wiki interna!

La cosa migliore da fare sarebbe chiedere ai dipendenti qual è la rete sociale che usano di più.
Del resto risulta sicuramente molto più economico. Per creare e mantenere una rete sociale interna occorre assumere personale che se ne occupi a partire da un community manager.
Non è un software che si compra, s’installa e rimane lì.

Il rischio nel caso dei social network aziendali è quello di non raggiungere l’obiettivo al quale si aspirava, il che è frustrante.
Ritengo inoltre che utilizzare un social network già diffuso come facebook o linkdin rappresenti una grande opportunità per l’azienda anche dal punto di vista del branding. Ad esempio, “come siamo fighi noi di IBM che abbiamo un gruppo chiuso su facebook!”

L’importante, ricapitolando, è capire gli obiettivi e il modo in cui gli impiegati utilizzano le reti sociali.

Suggerisco, in questo caso, di fare un esperimento, creando un gruppo chiuso in una rete sociale già esistente, che è veloce ed economico.

Infine, per ulteriori delucidazioni riguardo a Qapacity, vi rimando alla pagina delle FAQ del sito e vi invito a vedere questo video in cui Tomy-ranocchio e Julián-panda offrono una spiegazione particolarmente chiara. Sottolineo inoltre che, sebbene Qapacity non sia ancora stato tradotto nella nostra lingua, liberi professioni e piccole e medie imprese italiani possono già usufruire dei suoi servizi.

Scritto da

Martha Burns

Editor at large

Mi chiamo Martha con l’h per via della mia bisnonna americana e non per la mancanza di buon gusto da parte dei miei genitori. Dopo aver conseguito la laurea in Scienze della ... continua

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