Carissimi Guerrieri, pur occupandoci di marketing, vogliamo portare alla vostra attenzione una questione che abbiamo particolarmente a cuore.
Si tratta di un caso giudiziario importante, che potrebbe scrivere una pagina della storia della democrazia digitale in Italia (e non solo) e che si sta svolgendo, crediamo, senza un sufficiente livello di attenzione e consapevolezza da parte del “Popolo della Rete”.
Di certo non ci aspettiamo che i media tradizionali – ben più interessati a narcotizzarci con escort e trans e a preparare le masse televisive a nuove e disastrose leggi “ad personam” – siano intenzionati a mettere in evidenza che il processo che vede in questi giorni imputata Google Italia sia determinante per le sorti del diritto alla libertà di espressione nell’era di Internet.
Si tratta infatti di un processo che potrebbe andare a ridefinire i confini di questa libertà e in definitiva della Rete in generale, nata come spazio libero e neutrale.
Crediamo che il popolo di cui noi ci sentiamo parte, quello della Rete – e che spesso ci troviamo a rappresentare nei nostri interventi pubblici sia come ricercatori che come imprenditori – debba alzare le antenne e prepararsi a dire la sua, ed eventualmente a lottare con tutte le forze per difendere il diritto fondamentale ad una Rete libera e Neutrale. Questo a prescindere dal caso di cronaca giudiziaria che vede implicata Google.
Mi viene infatti in mente quello che mi raccontò Steve Chen, uno dei tre fondatori di YouTube quando venne a trovarci in Costiera: la sua azienda avrebbe chiuso sotto le pressioni delle innumerevoli cause intentate delle case discografiche e cinematografiche se non si fosse messa sotto le più forti ali di Google. I giudici avrebbero infatti dovuto chiudere anche loro e con loro mezza Silicon Valley.
Durante le chicchierate serali con Steve, avendo visto da poco lo splendido Amistad, mi resi conto che le battaglie legali fra i protagonisti del “nuovo mondo” (le aziende Internet) e i vecchi poteri rappresentati dall’industria culturale, possono essere paragonati allo scontro rappresentato nel film di Spielberg: uno scontro di natura commerciale (i neri a quei tempi erano merce da vendere) che determina prima una sentenza favorevole agli schiavi e negli anni successivi l’abolizione definitiva della schiavitù in America.
«La libertà non è un dono. È un nostro diritto dalla nascita. Ma ci sono momenti nella storia in cui bisogna appropriarsene.» recita il trailer del film di Spielberg.
E anche questa volta una causa penale in un piccolo paese ai confini dell’Impero come l’Italia, sembrerebbe celare una battaglia senza quartiere che ridefinirà i confini dei diritti fondamentali dell’uomo contemporaneo.
Per la cronaca Google si trova sul banco degli imputati per il caso “Vivi Down”, una associazione che tutela le persone disabili che ha denunciato la filiale italiana di Google per non aver rimosso tempestivamente un video di bullismo da YouTube. Il video, messo in rete l’8 settembre del 2006, ritraeva un portatore di handicap vessato dai compagni di scuola in un’istituto di Torino.
I vertici di Google sono accusati dalla procura di Milano per “illecito trattamento dei dati e diffamazione” e il pubblico ministero ha ieri chiesto per loro quattro condanne tra sei mesi e un anno.
“La tutela dei diritti fondamentali non può essere calpestata sulla base soltanto del diritto d’impresa” hanno detto i pm nel corso della loro requisitoria. Non si tratta, hanno spiegato “di un problema di libertà, ma di responsabilità”. Secondo i pm, Google avrebbe avuto il dovere di “lanciare un sevizio responsabile, che non può calpestare i diritti fondamentali”. Google, secondo i pm, ha infatti tutto il diritto di fare impresa e di guadagnare, ma “deve farlo in modo responsabile.”
E su questo noi Ninja non possiamo che essere d’accordo. Anche secondo noi la responsabilità sociale dell’impresa è un valore fondamentale. Tuttavia, questo punto di vista legittimo nasconde una questione ancora più importante e universale.
Il caso Google solleva inequivocabilmente una questione chiave:
E se deve essere responsabile Google, lo devono essere anche Facebook, Libero Video, Dailymotion, che dovrebbero trovare il modo (credo sia impossibile
se non a costi non sostenibili) di controllare e censurare preventivamente tutti i contenuti, foto, video, documenti, gruppi, che gli utenti pubblicano e creano.
Marco Pancini, responsabile dei Rapporti istituzionali per la sede italiana di Google, ha spiegato che ogni minuto nel mondo vengono caricate sul sito di video sharing qualcosa come 13 ore di video, che non potrebbero tecnicamente essere soggette a una “visione informata” da parte del provider.
Ma la ragione principale per cui il controllo preventivo non è possibile è quella filosofica e culturale e su questo chiediamo anche il vostro parere.
Su questa ragione punta Google Italia per difendersi nel processo: “Noi forniamo gli strumenti agli utenti, la responsabilità di quello che mettono online è loro”, specifica Marco Pancini. “Non potremmo mai arrogarci il diritto di scegliere cosa può andare bene e cosa no sulla Rete. Con questo non vogliamo sfuggire alle nostre responsabilità, ma è importante capire che ci troviamo di fronte a una rivoluzione culturale e noi, come Google, siamo i pionieri di questa innovazione”.
La questione centrale è proprio quella delle conseguenze sul mondo Internet di questo e altri casi diversi che vertono sulla libertà dei contenuti che girano sul Web. Si tratta dunque della libertà della Rete in generale e quindi, dal momento che la Rete è oggi il fulcro delle nostre relazioni e comunicazioni, della libertà in senso lato.
Ci chiediamo quindi cosa stia succedendo in Italia e se il caso di aprire gli occhi e di vigilare tutti insieme sulla libertà che ci ha permesso di comunicare, di fare impresa, di creare un mondo nuovo, di evolverci verso il futuro.
Come c’è scritto nella lettera aperta inviata alla Federal Communications Commission (Fcc), l’agenzia federale che si occupa delle telecomunicazioni negli Stati Uniti e firmata da Mark Zuckerberg di Facebook, da John Lilly, a capo di Mozilla, dal grande vecchio Eric Schmidt di Google, fino al cofondatore di Twitter, Evan Williams, passando per Linkedin, Skype, Flickr, YouTube e molti altri:
“Imprenditori, tecnologi, e venture capitalist sono stati precedentemente in grado di sviluppare nuovi prodotti e servizi on-line con la garanzia di neutralità, di accesso non discriminatorio da parte degli utenti, che ha alimentato un’era senza precedenti di crescita economica e di creatività. Imprese reali sono state in grado di sfruttare la potenza di Internet per sviluppare linee di prodotti innovativi, raggiungere nuovi consumatori, e creare nuovi modi di fare business.
Un Internet “aperto” è il combustibile per un mercato competitivo ed efficiente, dove i consumatori sono liberi di fare le proprie scelte finali sui prodotti che hanno successo e quelli che falliscono. Questo consente alle aziende di ogni dimensione, dalla più piccola alla start-up alle imprese di maggiori dimensioni, di competere, portando la massima crescita economica e di opportunità“.
Una Rete “aperta, libera e neutrale” come precondizione per lo sviluppo economico ma anche baluardo della Libertà di Espressione, della Libertà di Identità, della Libertà di Creazione, della Libertà di Evoluzione. Questi sono secondo noi diritti fondamentali del cyber-cittadino. Su questi diritti vale la pena aprire un serio dibattito.
Chi ha interesse a dare una svolta autoritaria alla Rete, a restringerne i campi di libertà? Perchè il Comune di Milano si è costituito in questo processo parte civile chiedendo all’azienda centinaia di migliaia di euro?
Oltre alla reclusione dei dirigenti, Google potrebbe essere costretta a pagare una penale di 300mila euro a copertura di danni morali e materiali. L’associazione Vivi Down, la Onlus che nel 2006 aveva presentato la denuncia, risulta ormai l’unica figura, insieme al comune di Milano costituitosi parte civile, a volere la testa di Google, che potrebbe essere costretta a chiudere la sede italiana mandando a casa decine di lavoratori.
I genitori della vittima a febbraio avevano infatti ritirato la denuncia.
Suonano quantomeno inquietanti le dichiarazioni dell’avvocato di Vivi Down. Secondo lui il processo contro Google sarebbe importante anche in caso di sconfitta in aula, proprio perchè solleverebbe il tema del buco normativo italiano che riguarda i contenuti online. Camera, l’avvocato di Vivi Down ha dichiarato: «Potremmo anche arrivare, nel corso del dibattito, a un intervento del Parlamento per modificare o comunque migliorare le leggi italiane».
Pur nella necessità di una maggiore consapevolezza e autoregolamentazione della Rete, di un utilizzo più civico e responsabile della stessa, cosa possiamo fare noi cyber-cittadini che abbiamo a cuore i nostri diritti fondamentali perchè questo non accada, almeno non in una direzione dannosa per le dinamiche virtuose e per l’evoluzione sociale della Rete?
Il 16 dicembre tocca alla difesa di Google, e subito dopo ci sarà la sentenza. Noi Ninja continueremo a seguire il caso, pronti ad alimentare e sostenere un grande movimento per la libertà e neutralità della Rete. Fateci sapere chi è intenzionato a darci una mano.
Intanto in rete in dibattito è iniziato. Qui una serie di post per chi volesse approfondire il tema e partecipare al dibattito.
….. Perchè nessuno protesta per le tette all’aria a perta della Ventura? … che mi pare non lavori in fascia protetta…!!!! Cmq, le schifezze della tv sono sotto gli occhi di tutti, Internet è nato come il veicolo libero, il libero veicolo delle persone, per le persone, fatto dalle persone e, per tanto, come strumento dell’espressione libera dei pensieri e della vita delle persone deve restare!
Internet appartiene liberamente a tutti e, tutti, lo possono liberamente usare!!!
Classico caso di bigottismo italiano.
La solita associazione di benpensanti che querela il “mostro” di turno, senza accorgersi che tutt’intorno è uno schifo.
Pensassero a censurare i contenuti della tv che è diventata una gara a chi mostra tette più grosse e culi più tondi… senza contare il lavaggio del cervello che subiscono le nuove generazioni.
Il video incriminato è senza dubbio increscioso… ma come si può controllare la rete? E’ impossibile per definizione…
Internet è una finestra spalancata, in cui la comunicazione si costruisce con un modello di tipo “bottom up”, fruibile da tutti, contestabile da tutti e preferibilmente irriverente. Intelligente ed intuitiva, come quella di un bambino che non conosce il bon tom.
Su internet lo Stato non può imporre nessun modello perchè il modello si crea da sè attraverso le imprevedibili epifanie degli scambi.
Non c’è nessun Magalli-Velina (come in nessuna televisione scandinava ad esempio) ad abituarci ad accettare l’uomo brutto ma intelligente (?e non farò digressioni, chi ha orecchie intenda) affiancato dalla bella donna che non parla se non per dire scemenze.
Va fatto tacere internet perchè su internet gli stereotipi hanno vita breve.
Perchè non è panem et circenses.
Perchè interroga. Ispira. Può scatenare sinapsi.
Cosa assai “temibile”, non trovate?
Mi pare che pochissimi abbiamo riflettuto sul fatto che se vengono condannati i dirigenti di Google, allora chiunque di noi sarà a rischio – per un commento messo da qualcuno sul blog, o per qualsiasi altra cosa. Sarà la fine della libertà della rete. Entreremo nella logica della querele, le paure, i terrorismi, le mafie. Diverrà uno schifo.
…si collega il tutto in maniera appropriata alla difficoltà di non superare il limite etico che ciascuno utente di un servizio dovrebbe avere, dalle cicche buttate in strada al vandalismo generico in un luogo pubblico. Non ha senso prendersela con chi ti offre un servizio cosi potente di espressione se chi esprime le proprie idee, opinioni, esperienze non è in grado di autocontrollarsi. Se l’andassero a prendere con quei malati di mente capaci di commettere gesti cosi vergognosi piuttosto di criminalizzare l’unica sede ormai di libertà che sembra rimasta disponibile alle persone!! Non si può parlare di responsabilità oggettiva per mantenere la libertà oggettiva del Web: si tornerebbe a ragionare sulla necessità di un Min.Cul.Pop che ci guardi dall’alto e censuri tutto ciò di sgradevole a esso sia e ciò è molto pericoloso!!!!Opponiamoci con veemenza per evitare un grave precedente.
PS: ciò si ricollega bene a quanto detto sulla difficoltà di portare avanti un’iniziativa come quella di Wired per il Nobel per la pace alla rete postata giorni fa dal ninja Kemestry.
La mia idea?
Le solite minchiate all’italiana.
Il pubblico ministero va a chiedere 1 anno di galera a qualcuno per una fesseria del genere in UK, e il giudice minimo minimo gli ride in faccia, gli dice che non ha tempo da perdere e lo fa radiare dall’albo.
Il problema non e’ la rete o la democrazia nella rete. Il problema sono la insulsa cultura italiana, un sistema giudiziario stupido e anacronistico, e un governo che…va, e’ meglio che non do la mia opinione sul governo.
E che dovrebbe fare Google?
controllare 1M di video uploadati al giorno e censurare quelli che non sono considerati consoni?
I giudici italiani non sanno che talvolta cultura si fa anche mostrando cose che “non dovrebbero essere mostrate”?
Quante persone avranno visto quel video e l’avranno approvato?
Abbiate pieta’ della nostra intelligenza.
Vi assicuro che case discografiche e cinematografiche in US avevano molto piu’ potere del deficiente di pubblico ministero in questione, e hanno potuto far molto poco.
e vi riporto quello che ho appena detto a Alex
“Ed e’ quello il problema. Facciamo cagare noi come popolo, davvero, siamo senza cultura, senza bonta’ d’animo e spirito, ci attacchiamo a cose stupide invece di andare dietro a quelle vere e reali…
Un video di nepotismo? e quello di incidenti o delle forze di poliia negli Us? magari il tipo il video l’ha messo per dire ragazzi ste cose non si fanno, magari aveva anche un valore educativo. Minchia mazzate che ne darei al pubblico ministero, che testa di cazzo…”
Che le leggi Italiane debbano essere aggiornate nei confronti di internet e dei new media è fuori dubbio, ma il richiedere addirittura una censura preventiva mi sembra una cosa non soltanto assurda ma anche del tutto inapplicabile per il web 2.0, visto la vasta mole di materiale che ogni giorno viene caricata sulla rete da utenti sparsi in tutto il mondo. Sicuramente c’è bisogno di maggiore responsabilità da parte di coloro che postano link e video sulla rete, ma del resto anche in TV spesso si vedono scene che non possono certo considerarsi nei limiti del buon gusto e del rispetto della persona!
Di tutto questo processo nei confronti di Google Italia, mi sembra tanto che ci si stia appigliando ad un caso ormai risolto, in cui gli unici punibili (i ragazzini che hanno postato il video) sono stati già puniti ed il video è stato tempestivamente eliminato dietro segnalazione, per limitare ancora una volta la libertà di espressione di noi italiani ed impedire la possibilità di farsi un’idea veritiera e non veicolata e manipolata dai media su argomenti di varia natura attraverso la consultazione di varie fonti, soprattutto ufficiose ed amatoriali.
Sono d’accordo con voi nel considerare tutto ciò un qualcosa che porterà dietro le sbarre non soltanto i rappresentanti di Google Italia, ma la libertà della rete stessa…una minaccia di Orwelliana memoria.
E’ una cosa davvero assurda! Vogliono mettere a tacere la rete! E’ chiaro! Vogliono metterla a tacere perchè è difficile controllarla. Controllano bene TV, radio e altri media ma la rete no, non ci riescono e stanno cercando un escamotage per farlo. Spero che ancora una volta non ci riusciranno perchè se no tutti noi perderemo la nostra libertà definitivamente.
[...] Sono ancora molti gli stati che vietano la libertà di espressione su Internet. Speriamo che uno di questi non diventi l’Italia… [...]
L’individuo è anarchico
Il piccolo gruppo è democratico
La massa è totalitaria…
Alla base di tutto, ritengo, ci sia la perdita di Valori come il rispettoper gli altri. “Ai miei tempi” scolastici non c’era YT, ma forse c’era più rispetto per l’altrui persona. Ci si canzonava, ci si prendeva in giro, ma il tutto sempre nel rispetto dei Valori primari. Se “ai miei tempi” ci fosse stato YT, non penso ci sarebbero stati video di questo tipo. Dobbiamo colmare un gap di educazione, in termini di perdita della stessa. E, purtroppo, nn sarà una cosa breve e indolore
Che la situazione sia assurda credo sia chiaro a tutti noi utilizzatori frequenti della rete.
Perche’ non ritenere responsabile l’autore del video e chi l’ha pubblicato?
sarebbe come condannare le Poste Italiane perche’ io mando lettere diffamatorie, offensive o materiale osceno attraverso il loro canale.
Di Google ci si puo’ aspettare che ritiri il video dopo una protesta formale. Fare censura preventiva non e’ solo impraticabile ma sarebbe tornare al medioevo mediatico (nel quale da molti punti di vista ci siamo ancora).
Purtroppo mi sembra che il gioco sia fuori dalle nostre mani come decisione finale, ma possiamo si far sapere la nostra opinioni (qui, in altri posti in rete ma anche offline scrivendo ai vecchi media).
ciao, e grazie a voi Ninja per far si che questa situazione non venga dimenticata.
Guardate, questo problema si riscontra in Rete perché si dà alla rete la connotazione di un media e in Italia i media sono certamente sotto controllo.
Il punto è che la rete, però, non è una testata giornalista con un direttore che diventa legalmente responsabile dei suoi contenuti.
Ecco allora che il problema diventa molto più ampio e propfondo e coinvolge la definizione stessa di Rete: cos’è la Rete? Se la intendiamo come media diventa facile cadere in questi limiti legali, ma se la concepiamo come uno spazio virtuale in cui la gente si incontra e si esprime liberamente ecco che il concetto decade. Perché non puoi ritenere responsabile del comportamento di un passante il proprietario della stessa piazza!
Capite la sottigliezza?
Forse è il momento, se già non esiste, di redarre una carta che definisca cosa è la rete e quali sono i diritti e i doveri del cittadino virtuale…
Cosa ne pensate?
Come spesso accade da queste parti, la cosa è gravissima e allo stesso tempo ridicola. Alla fine, per fortuna, non succederà niente. Vorrei comunque notare due cose. La prima è che spesso gli attacchi più insidiosi contro le libertà vengono dal politicamente corretto. La seconda -più strategica- è che in Italia manca una qualunque forma di visibilità e di rappresentazione non autoreferenziale di tutti quei mondi che si muovono in una e inventiva e innovativa. Sarà il caso di rimediare in fretta.
E’ un argomento immenso e delicatissimo.
Ci sto pensando da qualche giorno e non si può non spendere almeno qualche parola in merito, oltre a rifletterci su “da soli”. Trovo che questa sia [stata trasformata in] una causa “simbolica” perché simbolici sono gli attanti: da un lato un immenso colosso economico, dall’altra una piccola associazione che difende i diritti dei più deboli… ecco, questa è la prima impressione che si potrebbe avere (leggendo i giornali), ma è solo quella superficiale, quella che fa scattare la pancia (e non certo il cuore o la mente) e che non tiene conto di infinite ma importantissime variabili, come il fatto che il colosso in questione sia non solo recente, ma addirittura “giovane” e non politicizzato; o come il fatto, da voi sottolineato, che la parte in causa abbia già ritirato la denuncia, ora portata avanti dalla sola associazione.
La seconda fase del pensiero non può che spingersi verso quanto scritto qui da voi ninja, soprattutto per chi vive la Rete non come un singolo medium, ma come un …multiluogo intrecciato in ogni direzione con ogni aspetto della vita: lavorativo, di condivisione, di entertainment, di profitto… Come conservare la libertà di espressione con censure preventive? E’ impossibile, semplicemente. I “grandi” del web forniscono un servizio importantissimo, forniscono gli strumenti per costruirci i nostri spazi (o co-costruirli) nel web. Sarebbe come levare a un falegname le assi che prepara per far sì che altri costruiscano mobili e case solo perché uno psicopatico ha usato un pezzo di legno per aggredire qualcuno. E’ giusto invece verificare, su segnalazione (e anche qui si tratta di partecipazione), chi si comporta male dopo avere preso un’asse, in modo tale da togliergli l’…accesso alla falegnameria o essere più cauti quando lo stesso personaggio si ripresenti ad acquistare altri pezzi.
Il vero punto è: quanto siamo disposti a lavorare (noi, utenti e/o fornitori e/o semplici cittadini) sui principi etici per fare in modo che proprio dalla condivisione nascano regole comuni, rispettate, realmente etiche? (e soprattutto: siamo pronti per farlo online, visto quanto succede offline?)
(mi scuso per lo sproloquio…)
eh…bene…esprimersi in merito alla questione sollecitata dallo spiacevole inconveniente denunciato da “Vivi Down” non è semplice, soprattutto se entrano in gioco considerazioni di tipo etico sulla neutralità della rete, e sul “buco normativo” che ha concesso ad internet di essere fino ad ora uno strumento di democrazia.
Credo però che sia necssario distinguere il concetto di libertà di espressione (che l’ordinamento giuridio deve tutelare a tutti i costi) dall’idea o il sospetto che la rete possa essere un campo selvaggio, o una giungla dove siano concessi abusi altimenti inaccettabili nella vita al di fuori del web.
Internet è un sistema caratterizzato da una naturale autoregolamentazione, nel quale i cittadini della rete agiscono quasi sempre come naturali vigili sugli eventi (basta pensare alle opzioni come “segnala l’abuso” presenti sui siti dei principali player della rete). Purtroppo non conosco i dettagli di questa vicenda, ma posso solo dire che negli ultimi giorni INTERNET è stato candidato al premio Nobel per la Pace con il supporto di personalità di spicco della scena politica internazionale (Shirin Ebadi e Internet for Peace), proprio come gesto simbolico per la celebrazione di una tecnologia che ha contribuito fortemente alla formazione di una cultura della trasparenza e della collaborazione.
Chi sbaglia paga,e questa è una misura di tutela per tutti. Ma non possiamo lasciare che una subdola strumentalizzazione di questo episodio diventi una scusa per prendere controllo della produzione spontanea dei contnuti culturali. Almeno fino a quando il nostro paese non avrà guadagnato una classe politica nuova, rispettosa della legalità e dei principi costituzionali. ltima considerazione…Piuttosto che sorvegliare la rete,educhiamo le persone alla cultura della condivisione e del rispetto. Questo ci renderebbe forse un popolo più civile e soprattutto più fiero.
L’associazione che ha denunciato Google dovrebbe ringraziarlo: se quel video non fosse stato pubblicato nessuno avrebbe mai scoperto e punito i responsabili. Nel perseverare in questa causa non capisco se li spinga la ricerca di notorietà o il non capire che il web è un’opportunità per scoprire fatti che altrimenti rimarrebbero nascosti nell’ombra. La censura preventiva di tutto il web è impossibile. E’ come se volessi censurare preventivamente ciò che viene detto in tv. Se qualcuno va in tv e accusa, chessò, un magistrato di essere un delinquente, la condanna per diffamazione se la prende chi ha lanciato accuse infamanti o la rete televisiva che lo ha ospitato? Comunque non mi preoccuperei delle conseguenze per la libertà di espressione in rete: in Italia le sentenze non fanno quasi mai giurisprudenza, e se passa il processo breve possiamo stare tranquilli sulla prescrizione
Secondo questa logica allora si dovrebbe denunciare anche il preside dell’istituto di Torino dove è successo quest’episodio.In fondo lui è il soggetto che doveva supervisionare il luogo (in questo caso reale, nel caso di Google virtuale)in cui si sono svolti i fatti,ma ovviamente il suo avvocato controbbatterebbe che il suo cliente ha solo un compito di supervisione generale,non ha il dono dell’ubiquità e non può controllare tutto e tutti…perchè non dovrebbe essere lo stesso per Google?
Puniscono l’uso del mezzo.
Con la stessa logica dovrebbero condannare chi vende coltelli.
Google non è uno stinco di santo ed i bambini down vanno sempre tutelati.
Grazie a questa logica si crea un ricatto morale per cui non puoi certo stare contro un’associazione per i più deboli ed in favore di un supergigante con qualche scheletro nell’armadio.
E si fa un altro bel passo verso l’operazione che tutti stiamo temendo: la censura
Pensa che avevo appena scritto un pezzo proprio sul Nobel ad Internet
http://www.ilriccio.eu/2009/11/il-nobel-tutti-noi.html
Io sono molto favorevole
Ciao
come ho scritto nei commenti su giornalettismo (vi ho linkato il pezzo nel campo “sito” )non riesco a comprendere come si possa accusare google. È come prendersela con trenitalia se io devasto la carrozza di un treno, o con i testimoni del mio delitto se un giorno decido di sparare a qualcuno, o con le telecamere di sorveglianza se scassino un bancomat. Il portale di videosharing ha avuto il merito di portare alla luce una situazione putroppo, tra l’altro, diffusa.
Non so se vogliano limitare la libertà della rete. Forse, semplicemente, non sanno di cosa stanno parlando
Internet è uno strumento. L’uso che se ne fa rientra nell’autoresponsabilizzazione. Se dei delinquentelli commettono azioni tremende e se ne vantano pubblicamente, vuol dire che dobbiamo interrogarci sul modello culturale imperante, sulla mancanza di valori ecc…. Ma mettessero in galera chi produce e vende armi! Allora sì che capirei che “La tutela dei diritti fondamentali non può essere calpestata sulla base soltanto del diritto d’impresa”.
Alex, non mi inserisco nella questione di diritto, nella quale non mi saprei districare.
Ma le politiche e le scelte che delegano le responsabilita’ a chi offre un contenitore sono assurde.
Sono assurde oggi, perche’ grazie a questi contenitori, aggregatori, network, social media, come sappiamo tutti, si produce e si implementa business e cultura.
E sono assurde nell’ottica di una visione che tenda al futuro, in cui il decisore politico, il legislatore, non si preoccupano di informare, responsabilizzare e offire servizi ed opportunita’ ai cittadini, ma semplicemente di chiudere senza capire.
alcune riflessioni sparse.
1.a naso direi che per un caso del genere nessuno può essere condannato. mi sembra un’accusa campata in aria e ho ancora un minimo di fiducia nella razionalità dei giudici
2.società autostrade è punita se una supera i limiti?
3.come riflessione generale e leggermente fuori tema, trovo molto interessante l’intensificarsi degli attacchi contro le industrie del web di ultima generazione: è evidente che in questo periodo storico è in corso uno scontro tra diverse generazioni di business models. In questo scontro, la generazione più vecchia si sente in difficoltà davanti a quella nuova ed emergente, e vede questa difficoltà come una violazione di un suo diritto naturale piuttosto che come la naturale logica del mercato e della competizione. Ciò è tipico di un sistema che privilegia la rappresentanza degli interessi costituiti rispetto alla promozione degli interessi emergenti: i pensionati rispetto ai nuovi lavoratori precari, i matrimoni rispetto alle coppie di fatto, la televisione rispetto a internet, alitalia rispetto alla banda larga, gli italiani rispetto agli immigrati, le grandi squadre di calcio invece delle provinciali.
4.Io denuncerò google perchè quando cerco “inter” la prima parola che esce non è “merda”
Innanzittutto vorrei “battere le mani” ai Ninja, perchè mettono la loro “faccia” al centro di tematiche così importanti ma altresì labili e scottanti.
Inizio subito con una provocazione: ” perchè candidiamo Internet al Nobel per la Pace”??
Dove è la Pace?
qui mi sembra di capire che si sta facendo la guerrra tra la democratizzazione della Rete e la libertà imprenscindibile di condivisione e di informazione e contenuti.
All’interno dell’era della conDIVISIONE viene profilandosi per assurdo una DIVISIONE che vede schierata in prima ed unica linea la magistratura italiana.
Che senso ha parlare di 2.0 se io,( cittadino della Rete) per partecipare attivamente ad una “arringa” devo sottostare alla decisione di un organo di “idoneità preventiva”?
Non possiamo permettere che ciò accada, proprio ora che stiamo percorrendo la strada del libero pensiero, della cultura e della crescita bottom-up.
Alziamo tutti quanti la voce!!! la Rete è NOSTRA!!!
Ci stanno abituando al controllo
lo fanno piano piano cosi che la cosa diventi indolore
le reti televisive sono gia’ ipercensurate e sottolineano solo le notizie che fanno comodo,mentre tralasciano notizie importanti perchè per la loro politica inutili.
la rete fa che molti di noi si rivolga ad essa per avere notizie non manipolate o perlomeno avere notizie da piu’ punti di vista,
google è sotto accusa perchè con i falsi moralismi sono stati diffamati tutti coloro che creano problemi .
l’economia globale non consentira’ una cultura globale…..
e questo x questo dovremmo lottare.
roberto
grazie per la sollecitazione ad Alex, la questione mi ha interessato meno di altre perchè non avevo creduto che si sarebbe veramente arrivati ad una richiesta di condanna, ma mi sbagliavo.
La censura è il primo passo della prevaricazione, e credo che il pluralismo, in ogni ambito sia di per sè un valore imprescindibile.
Se qualcuno candida internet al nobel per la pace e qualcun altro ritiene che i contenuti in rete debbano essere in qualche modo censurati, per qualsivoglia ragione, rimangono pochi i commenti da fare..l’unico che mi viene in mente è: siamo ITALIANI.
Siamo sempre alla ricerca della colpevolezza in qualcun altro, siamo costantemente alla ricerca dell’eccezione personale alla regola, della giustificazione qualunquista e populista che ci pulisca la coscienza e ci consenta la scappatoia facile, l’autoassoluzione veloce e indolore.
Ma il mondo del diritto purtroppo si è generato da se stesso e come tutti gli esperimenti di genetica chiusa in ambiti troppo stretti ha generato dei mostri stupidi e inadeguati alla società.
In questo caso la diffamazione e l’illecito trattamento dei dati, in altri la “responsabilità oggettiva” (caro Francesco Luccisano, io in autostrada ci ho lavorato e ho un collega ancora sotto processo per un incidente in cui purtroppo il guidatore è deceduto, ma l’unica cosa incontestata è che fosse ubriaco, drogato e viaggiasse a “non meno di 220 km/h…) o il “concorso esterno” in qualsivoglia forma.
Google sta pagando uno stato di diritto malato, oggettivamente malato e che crea mostri in continuazione. Non mi sorprende che qualcuno ci provi, ad imbavagliare internet, ma mi indigna che un pm possa trovare nel nostro codice un retao che gli permetta di sostenere questa tesi folle.
Non esiste uno schieramento ideologico nelle mie parole, credo che in questo momento darei tutto il mio supporto unicamente ad un’associazione che mi garantisse di liberarci da Berlusconi e D’Avanzo, così, in uno schioccare di dita.
Che abbiamo cose più serie a cui pensare, per esempio a come evitare che il web sia imbavagliato e ridotto all’ennesima voce di qualcuno soltanto.
Non si deve punire chi ha appeso al muro la bacheca, che anzi, si deve ringraziare, ma chi ci attacca sopra contenuti contrari alla logica e alle regole proprie della bacheca stessa. Penso che il sunto della questione sia questo.
Purtroppo con tutti gli altri media siamo abituati alle barriere all’entrata e purtroppo è rimasto nella nostra cultura accettarle e conviverci. Ecco che arriva una questione nuova, da affrontare diversamente. E’ oltretutto evidente che non si calcolino minimamente i problemi logistici legati ad una censura del web che io penso (e spero) sia impossibile; l’importante è condannare, avere un responsabile (o presunto tale) su cui sfogare rabbia e odio affinché qualcuno paghi. E’ la spina del potere che si fa sentire, che passa di corpo in corpo. Internet sta lì, fermo, inglobato nei server, non può parlare, non può difendersi, è il male. Proviamoci a denunciarlo, magari ci va bene… Ah, l’Italia!
partendo dal presupposto che google non gode del mio rispetto totale, in questo caso viene messo sotto accusa uno strumento che amplifica la possibilità e la libertà di espressione e condivisione delle persone (…di questi tempi purtroppo non mi stupisce). uno strumento potente quindi che, proprio perché aperto a tutti, necessita di un’assunzione di responsabilità principalmente di chi lo utilizza per pubblicare propri contenuti, di chi guarda i contenuti degli altri, oltre che ovviamente del provider stesso. in questo caso quindi come prima cosa dovrebbe essere perseguito chi ha utilizzato con totale mancanza di rispetto verso gli altri uno strumento “a disposizione di tutti” e non lo strumento stesso.
Occupandomi di marketing e comunicazione digitale mi sono accorta di come negli anni, più cresce e diventano complesse le relazioni e le dinamiche che si instaurano e sviluppano nella rete, più si insinua la terribile pratica di quello che definirei il “copy & paste” dell’interpretazione metafisica della realtà del web. Ovvero il tentativo di ingabbiare e replicare su realtà fluide, quelle strutture fondamentali di interpretazione del mondo, quelle cause… quelle responsabilità che nulla hanno a che vedere con gli attori, ma soprattutto, con i medium che internet lo hanno reso quello che è.
Mi sconvolge immaginare che si affanni in una caccia alle streghe che, a mio parere, sposta il focus dell’attenzione dal soggetto al mezzo, dalla libertà di espressione responsabile al controllo preventivo della comunicazione, dalla condivisione all’intermediazione.
“È un’idea molto diffusa oggi che la tecnologia sia il motore e anche la guida dello sviluppo, che progredisca secondo i suoi disegni e determini con le sue ricadute gran parte delle nostre vite. Nulla è più lontano dalla realtà.” Tratto da “L’algoritmo al potere. Vita quotidiana ai tempi di Google (Antinucci Francesco”.
Vi consiglio un libro che non darà una risposta a questo accesso dibattito ma è un interessante contributo che illustra come alcune innovazioni, ed in particolare il social networking, sta cambiando il nostro modo di vivere ed interpretare il senso del web stesso.
Mi ha colpito, e vi segnalo anche, la recensione di Sofia Riccaboni in http://periodicoitaliano.info/2009/11/08/lalgoritmo-al-potere-di-francesco-antinucci/ : “Il social networking investe ormai numerosi settori e può consentire l’attecchimento della filosofia dell’ ‘uno come te’ che eliminando qualsiasi intermediazione di competenza può produrre effetti devastanti”
Cari Ninja friends,
Grazie mille per questo pezzo, che va fatto circolare al massimo. La situazione e’ inquietante, ma sono convinto che – come sempre – il mondo del web sia qualche passo avanti a confronto di quello giuridico italiano (non che mi piaccia il processo breve di berlusconi…cmq).
Da sempre, il potere convenzionale cerca di imbrigliare il potere non-convenzionale che e’ nato dal web.
E quasi sempre la battaglia e’ stata vinta. Ad ogni modo e’ necessario non abbassare la guardia.
Mi sembra importante sottolineare che siti come wikipedia e youtube abbiano nel tempo dimostrato nel temp di sapersi auto-regolare meglio dei nostri mercati finanziari. Il web e’ forse l’unico esempio dove la “mano invisibile” di adam smith e’ evidente.
Secondo me e’ necessario spingere su questo punto. Bisogna – come fa spesso questo sito – continuare a dimostrare alla politica che c’e’ molto da imparare dal mondo della rete. Se c’e’ un problema, la rete lo puo’ risolvere in tempi brevi.
Fate girare questo articolo. Alziamo la voce!
Cari Ninja la tematica è seria ed assai complessa, ed a mio avviso denota ancora una volta una impreparazione di fondo di chi dovrebbe pilotare la società virtuale e non.
Mi pare onestamente paragonabile però ad una battaglia contro i mulini a vento quella di vivi down, il mondo si evolve che lo si voglia o no, che ci piaccia o no.
Mi ricorda per certi versi la battaglia che combattono le major discografiche contro il peer to peer…. inutile.
Una lezione però come ben detto ed evidenziato dall’intervento dei ninja dobbiamo maturarla e noi “professionisti” o attori giocoforza del mondo cybernetico, dobbiamo trarla e tradurla in un maggiore sforzo verso un etica del virtuale.
Forse è giunto anche il tempo di un manifesto???
Ad esempio quello proposto da Marco Massarotto???
http://hagakure.it/communityfirst
Ad Maiora
@ntonio Monizzi
the marketing coach
È la conseguenza del pacchetto sicurezza che mette insieme nuove regole su intercettazioni e comportamenti sul web – entrambe controverse per il popolo on e off line – che dichiaratamente vuole difenderci da terroristi o non si sa da quale altra minaccia oscura, mentre nei fatti sta ledendo pesantemente la libertà di espressione. Dite bene, i vecchi media non parlano di queste cose e, nello spirito degli ultimi trent’anni (dalla nascita della tv commerciale), ci rimbambiscono con fatti di (mal)costume che oscurano manovre preventive a danno dei nuovi mezzi di comunicazione, che incombono e minacciano l’establishment.
Quello che sta accadendo in Italia meriterebbe più di un commento a un post…Qui posso soltanto dire che ognuno è responsabile di ciò che scrive. Del resto, è giusto che atti di offesa alla dignità delle persone non passino inosservati. Certo, ognuno dovrebbe prendersi la responsabilità di ciò che dice. Il fornitore della piattaforma lo inviterei alla rimozione, ma punirei con una pena esemplare il bullo intelligentone (certo, quel video è degno del suo microcervello).
Insomma, c’è un equilibrio sottile tra il rispetto della dignità e la censura. La questione è delicata, ma va affrontata e vanno individuati gli strumenti adeguati al di là del wikicontrollo (la famosa segnalazione dei contenuti offensivi).
E’ indubbio che questo polverone sia stato sollevato perché si trattava di un imputato illustre e decisamente “appetitoso”: Google, per l’appunto. Se non sbaglio la parte lesa chiede esplicitamente di essere risarcita dei danni “al patrimonio” ma non si capisce cosa possa mai voler dire in questo caso “il patrimonio”…
La questione che voi ponete è se sia giusto aver chiamato in causa Google e se questo non sia un primo passo, legittimato, vero la censura della rete. Credo che non sia giusto aver chiamato in causa Google che non può e non DEVE tener sotto controllo tutto. In verità credo si tratti di un raggiro mirato ad estirpare un po’ di soldi…
Non credo sia giusto immaginare un organo SUPERVISORE perché andrebbe ad indebolirne la portata innovativa e per certi versi eversiva di internet. Credo piuttosto che ognuno debba rispondere in prima persona di quello che pubblica e dunque pagare. Libertà non vuol dire assolutamente fare quello che ci pare né tanto meno violare gli altri. Riguardo a questo ultimo punto, non è poi così difficile risalire a coloro i quali pubblicano “certi” messaggi. Mi sembra che per quanto riguarda il caso Vivi Down i veri “colpevoli” siano già stati acciuffati…
ma si preferisce infierire sul piatto forte, decisamente più succulento di quattro balordi…
Secondo me non c’è da stupirsi se in uno Stato che vuole privatizzare l’acqua (che ricordo essere un bene pubblico!) si cerchi anche di imbrigliare internet. L’acqua serve per vivere, internet per comunicare senza barriere. Ma come sostiene Matt Mason, internet ha qualcosa di punk nel proprio DNA e questo permetterà sempre alla rete di trovare dentro di sè le contromisure per adattarsi agli attacchi esterni.
la mia opinione?
Secondo me dare internet in mano a tutti, è come dare una ferrari in dotazione anche a chi non la sa guidare…
Ma cosa fai proibisci a tutti di portarla? No, EDUCHI all’utilizzo quelli che non la sanno ancora guidare.
le tecnologie crescono velocemente… la società, la formazione, la cultura, non tengono il passo quindi bisognerebbe accellerarlo e tutto parte dagli enti di formazione.
PIU’ cultura per tutti e lasciamo in pace, il telefono del nuovo millennio (il web).
Credo che quella di una rete libera sia la vera battaglia che ci resta.
Provo orrore ad accettare la possibilità che ci sia qualcuno che sorveglia e decide cosa mandare in onda; di faziosità ne abbiamo abbastanza in TV.
Finora – per fortuna – il potere sembra che stia sottovalutando il mezzo. Quella di Google è quindi un’occasione importante per poter affermare la libertà della rete. Saremo “parzialmente liberi” solo fino a quando qualcuno si accorgerà che la vera informazione passa su Internet.
Quindi tutta la mia solidarietà umana al ragazzo deriso, ma purtroppo la rete non si può imbavagliare.
Era facile immaginare che un agenzia pubblicitaria stesse dalla parte di Google.
Personalmente, credo che la colpa di quel video debba ricadere sugli autori delle violenze e su chi ha semmai utilizzato la piattaforma di YouTube per deridere il ragazzo disabile.
Ma non si può colpevolizzare lo strumento in sè. Google, YouTube non possono pagare dell’utilizzo sbagliato che se ne fa dello strumento stesso.
Stare dalla parte di Google (leggi tutelare la libertà della rete e l’impossibilità di una censura preventiva su tutto ciò che in rete circola) non vuol dire però stare dalla parte di chi ne ha fatto un uso scorretto ed inaccettabile.
Beh se chiudono Google Italia la gente si avvicinera’ a google.com o google.co.uk. Quindi mettere i lacci non servira’ a niente. Almeno che non finiamo come la Cina dove tutto e’ filtrato.
E sinceramente con le acrobazie da circo che sto vedendo in Italia questi giorni non mi meraviglierei se mi apparisse un DDL in proposito.
A me sorge spontanea una considerazione:
mi pare si stia ponendo una questione di merito sulla legittima libertà di espressione all’interno della rete, chiedendone un controllo preventivo, forte di un caso tanto eclatante quanto inquietante ma che, senza quella stessa legittima libertà, mai avrebbe avuto modo di emergere!
Se infatti il video non fosse stato pubblicato, e quindi reso visibile a tutti, questo triste episodio sarebbe mai uscito e avuto la necessaria attenzione? e i veri colpevoli, ragazzi incapaci di comprendere e valutare a fondo l’ignoranza delle loro azioni, sarebbero stati ugualmente puniti o sarebbero rimasti impuniti?
grazie a tutti ragazzi per i vostri preziosi contributi. Il mondo in cui viviamo sta evolvendosi rapidamente ed è necessario rimettere in discussione alcune categorie di base.
@disabile siamo dalla parte della libertà. tu?
Vi rimando ad una interessante riflessione sul cyber-bullismo contenuta nel libro YouTube di Jean Burgess e Joshua Green recentemente uscito in Italia
“Le paure contemporanee nei confronti della cultura partecipativa in Internet non sono così nuove come appaiono. Riflettono le stesse preoccupazioni che si sono materializzate attorno alla diffusione delle tecnologie e delle forme di comunicazione di massa fin dagli esordi della modernità
…
nel contesto di YouTube, le regole etiche possono essere definite come regole della pratica che sono continuamente co-genarate, contestate e negoziate nelle reti sociali di YouTube.
…
la partecipazione a siti come YouTube chima in causa la riflessione, la coscienza etica e l’attenzione come parte di una discussione più ampia sulla questione dell’alfabetizzazione dei nuovi media, piuttosto che come parte di regimi di controllo gestito dall’alto”
Per approfondimenti: http://www.egeaonline.it/ITA/Catalogo/Scheda_prodotto.aspx?ISBN=9788823832497
@disabile: come ti saresti sentito se non ti avessero permesso di pubblicare il tuo parere in questa pagina?
Secondo me non può essere vista come costruttiva, positiva e civile una società che limita la libertà di pensiero ed espressione.
Censurare non cancella l’episodio di violenza subìto da quel ragazzo disabile, nè tantomeno altri episodi simili su minori, anziani o animali, credo che la rete aiuti a diffondere, più di altri mezzi di comunicazione, episodi che richiamano l’attenzione e svegliano le coscienze, smuovendo acque che, altrimenti, resterebbero stagnanti, penso al video dell’asilo degli orrori di Pistoia, magari proprio grazie a quel video anche altri genitori di altre città potrebbero cominciare a fare attenzione agli atteggiamenti dei loro figli e far emergere casi simili, in questo mi riallaccio al ragionamento di kyosko.
Se venisse davvero limitata la libertà in rete gli unici che ne verrebbero davvero danneggiati sarebbero coloro i quali usano questo mezzo in modo responsabile e appropriato.
[...] una serie di blog che ne parlano sicuramente meglio di come possa fare io. Scene Digitali , NinjaMarketing , Blog Dei [...]
Lettera aperta inviata a Vividown:
Gentili signori,
vi scrivo in merito alla vostra querela nei confronti dei vertici di Google, una azienda che ha fatto in pochi anni per i diritti e la libertà di tutti più di quello che legioni di persone come voi hanno fatto nell’ultimo secolo.
Voi infatti tutelate gli interessi, pur legittimi, del gruppo a cui appartenete o a cui appartengono le persone che vi interessano e per difendere questi interessi siete pronti a creare un clima delatorio e repressivo e a calpestare i diritti di tutti.
Tale è infatti il tentativo di rendere responsabili i provider della libera espressione altrui, costringendoli, se non vogliono incappare in sanzioni pesantissime, ad una serrata censura preventiva.
Voi affermate che il cittadino è un irresponsabile e che altri devono vigilare sui suoi comportamenti, contro la stessa costituzione italiana che sancisce che la responsabilità penale è personale,
così facendo sancite per tutti quella minorità dalla quale voi stessi cercate quotidianamente di strappare i vostri protetti.
Vi invito a prendervela con chi ha messo in linea il video e a rivedere il vostro atteggiamento, per non rendere odiosa la vostra associazione ed, alla fine, la vostra causa.
Caro Sergio de Prisco,
non so se è a conoscenza che i responsabili della messa on line del video (tra l’altro, lesivo della dignità umana di tutti, non solo dei protetti dell’associazione Vivi Down) sono dei ragazzi minorenni, quindi NON imputabili PENALMENTE. Inoltre la Vivi Down concorre per il reato di DIFFAMAZIONE in quanto nel video viene direttamente citata dai ragazzi. E’ per questo che si “accanisce tanto” con Google Italy, che pur avendo il mertio di qualsivoglia sviluppo economico e tecnico, non può essere ritenuto non responsabile della messa on line di un video assolutamente LESIVO DELLA DIGNITà UMANA.Quello della dignità è un principio ASSULTO previsto e tutelato dalla nostra costituzione, che non può subire restrizioni nemmeno per la libertà di espressione nè di manifestazione del pensiero (tra l’altro vorrei sapere come si fa a definire “libertà” la messa on line di un video del genere). la invito a prendere visione di quel video.. poi ne riparliamo.Ah no già, google ha provveduto alla sua rimozione, peccato che l’abbia fatto un pò troppo tardi. Spero che lei non abbia dei figli che vengano trattati così e messi on line come è successo al ragazzo di Torino.
La questione è serissima, e leggendo l’articolo interessante mi è balzato in mente un parallelo….
Se decido, che so, di dare fuoco ad una macchina con una tanica di benzina, la compagnia petrolifera che mi ha venduto il combustibile può essere denunciata per aver estratto, prodotto e messo sul mercato un liquido tanto pericoloso da mandare a fuoco l’auto che ho inondato??? Fa parte della “responsabilità” dell’impresa quello di vigilare che l’uso del prodotto venduto venga sempre svolto nei termini consentiti? Quanti “non disclosure” agreement in futuro dovremo firmare prima di acquistare anche solo fare la pur minima cosa…..potremmo sviluppare, che so, un App per rilasciare tutte queste autorizzazione in modo automatico. Trovo questo gioco del cavalcare “la notizia” da parte dei difensori tanto più disgustoso proprio in ragione della delicatezza che meritirebbe la gestione di un simile vergognoso episodio di gogna mediatica.
Accanirsi con Google perchè permette uno spazio di comunicazione è così miope e cieco. Perchè non denunciare allora anche i proprietari degli stabili sui cui muri ci sono scritte razziste e offensive. Avanti così…il medioevo è sempre più vicino…diamo fuoco ai braceri, suvvia…
[...] dei motori di ricerca. Il pensiero corre subito, ovviamente, al caso Google/Vivi Down del quale vi abbiamo parlato tempo fa e la cui sentenza potrebbe aprire scenari non tanto diversi da [...]
[...] (da un briefing paper dell’Istituto Bruno Leoni) – uno “filosofico” (da Ninjamarketing) /**/ Tags: Google, Vividown Luca Pancini MetaShort URL per questo post:Caso [...]
[...] Eppure questo video, a quattro anni dalla sua realizzazione, è tremendamente attuale. In particolar modo oggi, giorno in cui apprendiamo della condanna di tre dirigenti di Google in merito al processo Google/Vivi Down. [...]
[...] invece (tralasciando le vicende italiane del caso Vivi Down e la condanna), ha lanciato da poco Buzz, azione preceduta a breve distanza dal lancio in beta di [...]
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