Ninja Marketing


Kaori
8 articoli
37 commenti
kaori
e-Participatory budgeting tra i canguri

e-Participatory budgeting tra i canguriCosa fareste se doveste scegliere tra rifare le porte di una scuola, portare l’elettricità in un centro per anziani o riparare un parcheggio pubblico? È la domanda che si pongono gli abitanti del distretto elettorale di Heathcote, nell’Australia del sud. Qui un parlamentare locale, Paul McLeay, ha avviato un interessante progetto di e-participatory budgeting: il bilancio partecipativo online. Ovvero, sono i cittadini a decidere come spendere i soldi pubblici, eleggendo la loro opera pubblica preferita con un voto via internet.

L’iniziativa di McLeay si inserisce nel progetto Community Building Partnership, per il quale il governo del New South Wales ha stanziato 35mln di dollari (ca. 20mln di euro). Nell’ambito del programma, gruppi di cittadini possono richiedere finanziamenti per progetti di sostegno a infrastrutture e posti di lavoro a livello locale. A selezionare i progetti, e allocare i fondi, sono i parlamentari. Da qui, l’iniziativa del McLeay, che sul sito annuncia “It is your money. Tell me how you think it should be spent”.

Il parlamentare di Heathcote non può decidere come allocare i fondi. Ma può selezionare i lavori pubblici da promuovere in Parlamento: quelli che i suoi elettori ritengono più


meritevoli di finanziamenti. Nella cittadina del New South Wales è così iniziato uno strano conto alla rovescia: sono ancora 22 i giorni a disposizione dei cittadini per votare sul sito di McLeay, esprimendo fino a cinque voti per i 46 progetti di lavori pubblici, tutti formulati da gruppi locali.

Il caso australiano non è il primo esperimento di e-participatory budgeting. Un precedente? Belo Horizonte. Anche qui, nel 2008, i cittadini hanno potuto votare online un lavoro pubblico da effettuare (a scelta su cinque proposti). L’iniziativa di orçamento participativo fa parte del processo di coinvolgimento della popolazione nella scelta degli investimenti pubblici, avviato da Belo Horizonte nel 1993 sulla scia di Porto Alegre, che quattro anni prima aveva lanciato il primo bilancio partecipativo. Da allora, ogni due anni, i cittadini votano un’opera pubblica da fare in città, consapevoli del costo che comporta.

Le frontiere dell’e-participatory budgeting sono tutte da esplorare. E chissà cosa succederebbe se gli italiani, anziché lamentarsi degli sprechi pubblici, decidessero con un click su internet quali sono i lavori da fare. Forse voterebbero per la costruzione della TAV, per il ponte sullo stretto o per nuove scuole pubbliche. Ciò che è certo, è che sarebbero liberi di scegliere cosa fare delle proprie tasse, partecipando ai successi nell’allocazione delle risorse. Ma anche responsabilizzandosi per gli eventuali sperperi.

Read this article in English!

16 Commenti

  • Interessante! Sono buone pratiche di uso del mezzo web per avvicinare domanda e offerta di servizi pubblici. Mi chiedo se – con il digital divide sempre in agguato qui da noi – le cose in Italia funzionerebbero allo stesso modo. Sarebbe bello sapere la percentuale di votanti sul totale dei cittadini. Magari da loro sarebbe alta… Qui ho scarsa fiducia che prenderebbe. Ma non bisogna essere negativi, sarebbe già bello se ci provassero :-)


    Pubblicato da kimiko il ottobre 8, 2009 @ 16:04 pm Commenta
  • cara Daria, ottimo articolo (non avevo dubbi) ed ottimo argomento, nuovo.
    Magari potesse avverarsi anche in Italia..


    Pubblicato da valentina il ottobre 8, 2009 @ 16:34 pm Commenta
  • Bello Daria! è un’idea davvero carina e interssante ma sono un po’ perplesso.
    è giusto responsabilizzare i cittadini nel prrocesso di allocazione del bidget pubblico ma questo deresponsabilizza molto chi li governa.
    e poi non è detto che la cittadinaza abbia tutte le informazioni per decidere cosa è meglio per se stessa. specialmente per investimenti che hanno un ritorno nel lungo periodo.
    inoltre c’è il rischio che nascano lobby che in qualche modo indirizzino il voto dei cittadini verso interessi ben specifici.
    e infine, se è sempre la maggioranza a decidere, alcune minoranze potrebbero essere escluse dal benficiare della spesa pubblica. spesso accade che ciò che la maggioranza vuole non coincida con l’assicurare il rispetto per tutti dei propri diritti. in Italia di esempi ne abbiamo fin troppi!
    l’idea è buona ma credo che sia giusto fissarne bene i limiti di applicazione.


    Pubblicato da Cristiano il ottobre 8, 2009 @ 19:16 pm Commenta
  • ottima best practice. facciamoci avanti per proporla ai nostri governanti ;)


    Pubblicato da Kiko Hattori Hanzo il ottobre 8, 2009 @ 19:42 pm Commenta
  • Beh…non ce che dire…questo è proprio pane per i miei denti!!! Come stai Daria? Se passi dal dipartimento bussa alla mia porta!


    Pubblicato da Stefi il ottobre 8, 2009 @ 19:55 pm Commenta
  • http://www.bilanciopartecipativo.comune.parma.it/project/default.asp

    A parma c’e una esperienza simile.


    Pubblicato da Tiago Peixoto il ottobre 9, 2009 @ 00:07 am Commenta
  • Ciao Kaori,
    mi aggancio al commento di Cristiano per farne uno mio.
    Credo che sia ben lontana la possibilità di deresponsabilizzare i governanti con una pratica come questa (almeno non più di quanto già non lo siano ora in Italia…). In fondo i cittadini sono chiamati a scegliere tra una rosa di possibilità proposta dagli stessi enti governativi e la lista riporta una serie di lavori che comunque avrebbero dovuto essere fatti.
    In merito alla possibilità poi che si possano creare delle lobby tutto sommato non credo sia un aspetto così negativo: la maggior parte dei cittadini in Italia è talmente lontana dalla politica (intesa nel senso di partecipazione attiva e non in quello di schieramento), che la possibilità di dare vita a lobby, io la vedo come il risultato di un attivismo finalmente, frutto di una maggiore sensibilizzazione e partecipazione.

    Aggiungendo che ovviamente una simile attività penso sia applicabile più facilmene a livello locale che nazionale, quello che secondo me ancor prima la rende ancora impraticabile in Italia, è una sostanziale mancanza di strumenti ad uso dei cittadini. Strumenti tecnologici e capacità di usarli, ma anche una vera e propria educazione civica e capacità di comprendere e porre su un piano diverso il bisogno della collettività rispetto a quello del singolo.

    Insomma: non partecipiamo perchè non sappiamo partecipare, ma non sappiamo partecipare perchè non lo abbiamo mai fatto? Un cane che si morde la coda…?!


    Pubblicato da Kuci-No Kon Poko il ottobre 9, 2009 @ 10:11 am Commenta
  • Un’eccellente best practice! Per qunato riguarda l’Italia punterei l’attenzione su due aspetti: 1- digital divide, inteso come mancanza di cultura dell’accesso, perchè la maggior parte delle persone non conosce ancora le vere potenzialità della rete, quindi punterei prima su azioni di formazione e di informazione; 2- elevata potenzialità di controllo in itinere, cioè se in Italia si riuscisse realizzare questo processo partecipativo, si potrebbe controllare l’allocazione del denaro pubblico dopo l’avvio e durante i lavori, perchè i veri problemi nascono dai cambiamenti apportati durante la realizzazione dei progetti, come prolungamenti dei termini di consegna, sistemi di subappalti, finanaziamenti semiprivati che diventano totalmente pubblici, tutto ciò fa lievitare i costi in maniera incontrollata. Ma i soldi sono dei cittadini che pagano le tasse!


    Pubblicato da Michele il ottobre 9, 2009 @ 10:27 am Commenta
  • Bel contributo su un tema di frontiera!

    Secondo me, hai colto due aspetti essenziali e interessanti di tali progetti:

    - Concordo con te che uno degli effetti virtuosi di esperimenti simili è la responsabilizzazione dei partecipanti. Sapendo che si è contribuito fattivamente a un dato investimento pubblico e al suo dibattito, si è più propensi e rispettare il bene pubblico che ne deriva. E questo, credo, indipendentemente dal successo del proprio voto individuale. Il che è il sale della democrazia.

    - E’ molto centrato l’aspetto che tu indichi della natura locale (persino micro, in alcuni casi) dei progetti votati e delle comunità coinvolte: singolo parlamentare, comunità piccole o cittadine, progetti locali.
    Estesi a scelte di democrazia più ampia, i progetti di e-budgeting forse perderebbero la dimensione di vera community che è il collante di tali iniziative. Selezionare gli emendamenti di una Finanziaria con l’e-budgeting è difficile. Scegliere fra una rosa di progetti locali è invece efficace.

    Keep exploring!


    Pubblicato da Stefano Pace il ottobre 9, 2009 @ 10:32 am Commenta
  • [...] tempi, sono i bersagli prediletti della critica popolare. Ma il rapporto tra eletti ed elettori può essere cambiato in positivo, come ci dimostra questo esempio australiano. [...]


  • Bell’articolo, Daria.

    L’idea è sicuramente interessante, anche se non so se queste proposte sono poi in grado di reggere al faticoso “iter” burocratic-parlamentar-applicativo.


    Pubblicato da Leo il ottobre 11, 2009 @ 23:45 pm Commenta
  • Sarà che sono in periodo ottimista ma io credo che non sia così impossibile farlo anche qui..! :)
    bellissimo articolo Darietta, bacio!


    Pubblicato da Killphil il ottobre 12, 2009 @ 12:52 pm Commenta
  • “Niente di grande è stato mai raggiunto senza l’entusiasmo” Ralph Waldo Emerson
    Avanti così…


    Pubblicato da Kometipare il ottobre 12, 2009 @ 13:32 pm Commenta
  • a Parma? e su che cosa?


    Pubblicato da DAIA il ottobre 13, 2009 @ 23:02 pm Commenta
  • Nonostante io pensi che in Italia siamo troppo concentrati su quante diciottenni tenta di portarsi a letto il Berlu… e quindi pensi che per l’e-participatory budget non ci sia ancora spazio, cavolo, SONO SUPER A FAVORE. C’E’ MODO DI …METTERLO IN PRATICA? penso risolverebbe un monte di problemi, e di sicuro darebbe “priorità che dovrebbero venire naturali” a progetti essenziali, vitali. In buona sostanza “lasciamo che il progetto del ponte sullo stretto rimanga nel dimenticatoio (priorità 1200), e che vengano ripristinate invece (priorità 1 assoluta) le strutture distrutte in seguito a catastrofi naturali, ad esempio”.. troppo bello per essere vero.. e che tristezza esser nel 2009 e dovermi trovare a dire questo della mia terra!…anyway… Brava Daria!!!


    Pubblicato da DAIA il ottobre 13, 2009 @ 23:04 pm Commenta
  • [...] Leggi questo articolo in italiano! Se ti è piaciuto il post, ci fa piacere se lo condividi… Life is for Sharing! FriendFeed Facebook Tumblr Tweet Me! del.icio.us Pubblicato il 10 ottobre 2009 – Articolo scritto da admin per Home Page   Stampa   permalink Commenti (0) [...]


RSS feed dei commenti di questo post. TrackBack URI

Lascia un commento


Iscriviti alla ShurikeNews


accetto non accetto
informativa sulla privacy


powered by
Powered by ContactLab

In Home Page

Articoli Correlati

Random Posts

Ultimi Articoli Commentati