e-Participatory budgeting tra i canguri

e-Participatory budgeting tra i canguriCosa fareste se doveste scegliere tra rifare le porte di una scuola, portare l’elettricità in un centro per anziani o riparare un parcheggio pubblico? È la domanda che si pongono gli abitanti del distretto elettorale di Heathcote, nell’Australia del sud. Qui un parlamentare locale, Paul McLeay, ha avviato un interessante progetto di e-participatory budgeting: il bilancio partecipativo online. Ovvero, sono i cittadini a decidere come spendere i soldi pubblici, eleggendo la loro opera pubblica preferita con un voto via internet.

L’iniziativa di McLeay si inserisce nel progetto Community Building Partnership, per il quale il governo del New South Wales ha stanziato 35mln di dollari (ca. 20mln di euro). Nell’ambito del programma, gruppi di cittadini possono richiedere finanziamenti per progetti di sostegno a infrastrutture e posti di lavoro a livello locale. A selezionare i progetti, e allocare i fondi, sono i parlamentari. Da qui, l’iniziativa del McLeay, che sul sito annuncia “It is your money. Tell me how you think it should be spent”.

Il parlamentare di Heathcote non può decidere come allocare i fondi. Ma può selezionare i lavori pubblici da promuovere in Parlamento: quelli che i suoi elettori ritengono più meritevoli di finanziamenti. Nella cittadina del New South Wales è così iniziato uno strano conto alla rovescia: sono ancora 22 i giorni a disposizione dei cittadini per votare sul sito di McLeay, esprimendo fino a cinque voti per i 46 progetti di lavori pubblici, tutti formulati da gruppi locali.

Il caso australiano non è il primo esperimento di e-participatory budgeting. Un precedente? Belo Horizonte. Anche qui, nel 2008, i cittadini hanno potuto votare online un lavoro pubblico da effettuare (a scelta su cinque proposti). L’iniziativa di orçamento participativo fa parte del processo di coinvolgimento della popolazione nella scelta degli investimenti pubblici, avviato da Belo Horizonte nel 1993 sulla scia di Porto Alegre, che quattro anni prima aveva lanciato il primo bilancio partecipativo. Da allora, ogni due anni, i cittadini votano un’opera pubblica da fare in città, consapevoli del costo che comporta.

Le frontiere dell’e-participatory budgeting sono tutte da esplorare. E chissà cosa succederebbe se gli italiani, anziché lamentarsi degli sprechi pubblici, decidessero con un click su internet quali sono i lavori da fare. Forse voterebbero per la costruzione della TAV, per il ponte sullo stretto o per nuove scuole pubbliche. Ciò che è certo, è che sarebbero liberi di scegliere cosa fare delle proprie tasse, partecipando ai successi nell’allocazione delle risorse. Ma anche responsabilizzandosi per gli eventuali sperperi.

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Scritto da

Daria Santucci

Nata nel 1978 a Torino, Daria Santucci aka Kaori è professore a contratto di Semiotica della Comunicazione web all'Università di Torino e lavora come esperta di servizi di ... continua

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