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Uno dei principali obiettivi dello storytelling aziendale è quello di comunicare attraverso racconti, un universo narrativo di valori, sentimenti e comportamenti di un brand o prodotto per condividerlo con un pubblico target.
Questa attività è frutto di una strategia che deve tenere conto di canali e linguaggi che sappiano creare distintività mnemonica e memorabilità agli occhi del consumatore.
Nonostante i diversi codici narrativi che lo storytelling aziendale può adottare, l’uso delle metafore resta quello che più influisce sugli stati della mente e del cervello.
In pubblicità, infatti, figure retoriche come queste sono utilizzate per semplificare i concetti e talvolta condizionarli.
Ma in che modo la metafora, propria di un qualsiasi storytelling aziendale, è in grado di influire sul nostro cervello e generare un effetto persuasivo?
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Sin dai tempi di Aristotele, lo studio del linguaggio metaforico ha spaziato dalla sua funzione puramente linguistica alla sua capacità di creare un’immagine inedita e originale, in grado di dar vita a una nuova forma di percezione e interpretazione della realtà. (come negli studi del filosofo francese Paul Ricoeur confluiti ne La metafora viva, Milano, Jaca Book, 1981).
Secondo i ricercatori dell’Università di Stanford, il linguaggio metaforico è in grado di condizionare le scelte dell’individuo, in quanto “attiva quelle aree cerebrali coinvolte nella connotazione emotiva degli eventi”, che influiscono sulle nostre scelte e sui nostri comportamenti, al di là della consapevolezza.
A confermarlo sono un gruppo di neuroscienziati dell'Università Milano-Bicocca, - diretti da Alice Mado Proverbio - che spiegano in un articolo sulla rivista ad accesso pubblico BMC Neuroscience, come “Le metafore attivino queste aree del cervello chiamate limbiche, a scapito di quelle deputate al controllo cosciente (come il giro frontale inferiore sinistro)”. Vale a dire che il loro significato è acquisito in modo acritico, ma il loro potere persuasivo la dice lunga rispetto al linguaggio non figurato.
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Proviamo a pensare all’espressione di “trattare qualcuno con grande riguardo oppure con i guanti”: per l'oggetto di quell'attenzione cambierà qualcosa? E per la nostra mente? Probabilmente nel primo caso non ci cambierà nulla, nel secondo sì.
Le risposte emozionali del linguaggio metaforico hanno un potere persuasivo immediato: lo sa bene chi lavora nell’ambito pubblicitario e le usa per agevolare e affiancare la lettura delle immagini. Tuttavia, è bene saperle riconoscere e utilizzare per rendere l’attività di storytelling aziendale più efficace possibile.
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Già 20 anni fa, Geox realizzava un esempio di storytelling aziendale basato sulla metafora per dare una connotazione umana al suo prodotto: “la scarpa che respira”. In questo claim, la percezione e l’idea combaciano perfettamente con la promessa di una scarpa innovativa, frutto della ricerca e della sperimentazione continua.

Nel processo narrativo di storytelling aziendale di Geox, il linguaggio metaforico è scelto per unire creatività e performance, stile e tecnologia, rispettando l’ambiente e le persone. “Breathe”, infatti, diventa il principio cardine della mission di questo brand, volto al benessere e al comfort assoluto: la scarpa che respira come l’uomo che la indossa, una scarpa umana.
Come Geox, tante altre marche scelgono il linguaggio metaforico per comunicare il proprio universo narrativo: dai brand come la Red Bull “che ti mette le ali ” al detersivo Dash “più bianco non si può”, passando per Barilla che, nella sua nuova campagna internazionale “The Master of Pasta: The Party”,usa la metafora di un ricevimento formale e un po’ noioso, per raccontare come si trasforma in una festa memorabile grazie alla pasta, simbolo della convivialità a tavola e in grado di dare gioia alle persone che ne condividono il gusto.
Il linguaggio metaforico consente di ottenere compattezza nel nostro modo di comunicare, di vivacizzare il linguaggio stimolando il pensiero e l’immaginazione e, inoltre, permette di chiarire contenuti difficili da esprimere.
Per questo, lo storytelling aziendale è un esempio di “capitale narrativo” per i brand: attraverso la comunicazione metaforica della propria storia, si creano mondi paralleli possibili che vanno oltre il semplice concetto di verosomiglianza, conferendo un valore economico aziendale unico.