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Il business del Calcio italiano guarda agli stadi di proprietà [Parte 2]

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Pubblicato il 08/09/2014

Abbiamo aperto la discussione intorno al business del calcio italiano in crisi con l'intervento della settimana scorsa di Cristiano Carriero che ha analizzato diversi motivi per i quali sembra che il cosiddetto "campionato più bello del mondo" sia destinato a fallire.
Ma secondo il nostro nuovo ospite, Andrea Papale, c'è di più: se guardiamo all'esperienza anglosassone, per esempio, l'idea di stadio di proprietà accompagna il calcio da sempre e sintomatico è il risultato ottenuto in termini finanziari dalle varie società, non a caso nel 2014 la rivista Forbes ha soprannominato il Manchester United una "macchina da soldi imperiale", caso emblematico con il quale confrontare una qualsiasi delle maggiori squadre italiane di calcio per farsi due conti.
Tra i vari fattori da prendere in considerazione c'è dunque anche la delicata Legge sugli Stadi che, stando ai dati analizzati, appare incidere non poco sulle entrare delle varie società italiane.
Migliorando gli investimenti, il calcio di casa nostra, allora, potrebbe riprendersi in fretta.
Vediamo come.
Rosanna Perrone

(blog.futbologia.org)

La crisi in cui è lentamente ma inesorabilmente sprofondata la Serie A da dieci anni a questa parte è un dato incontrovertibile. Quello che era considerato il campionato più bello del mondo è stato oramai sorpassato da quelli che solo pochi anni fa venivano considerati campionati minori. Gli stessi che ora cavalcano l'onda del calcio mondiale ospitando campioni blasonati e fatturando milioni di euro. I motivi sono fondamentalmente legati al merchandising e agli sponsor, ai diritti televisivi e al matchday, ovvero le entrate ottenute attraverso la vendita dei biglietti per le partite di campionato e coppe.

Ed è proprio il matchday italiano uno dei dati più impressionanti se messo a confronto con quello del resto d'Europa. Secondo i dati riportati dal portale sportivo deloitte.com, che si occupa di analizzare i bilanci delle grandi società calcistiche mondiali, nella stagione 2012/2013 il Real Madrid ha guadagnato attraverso il suo botteghino ben 119 milioni di euro, cifra che basterebbe alle "merengues" per accaparrarsi l'intera rosa della Fiorentina.
Nella stagione 2013/2014, invece, secondo dati riportati da Il Sole 24 ore, il Manchester United ha fatturato attraverso il matchday ben 127 milioni di euro contro i circa 100 ottenuti sommando i ricavi dei botteghini dei più gradi club italiani: Milan, Juventus, Roma e Inter.

La domanda sorge spontanea: i tifosi dei top club europei sono più affezionati ai loro beniamini rispetto ai nostrani? La risposta è altrettanto spontanea: certo che no! La differenza fondamentale sta nella proprietà degli stadi, il più delle volte gestiti dai comuni o dal Coni, e nella condizione fatiscente in cui si trovano le strutture offerte ai supporter italiani.

La "Legge sugli stadi"

Nel 2014 il Manchester United è stato soprannominato da Forbes una "macchina da soldi planetaria"

Lo stadio di proprietà diventa quindi un elemento imprescindibile per la vita di un club calcistico che voglia competere sia sportivamente che finanziariamente con il resto dell'Europa. Per capire come mai le società italiane non siano state al passo con quelle inglesi, spagnole o tedesche, bisogna fare un passo indietro fino ad arrivare agli anni '90.

In un periodo storico di grande proficuità per il calcio italiano, dovuto per la maggior parte all'esplosione delle pay per view e il conseguente innalzamento dei ricavi ottenuti attraverso i diritti televisivi, i magnati del calcio italiano pensarono bene di investire nell'acquisto dei grandi campioni per rinforzare le proprie squadre, tralasciando completamente la progettualità sportiva e finanziaria.

Non succedeva altrettanto nel resto d'Europa: mentre il Milan di Berlusconi e la Juventus di Agnelli conquistavano il calcio mondiale, squadre come Barcellona, Real Madrid e Bayern Monaco rimanevano in sordina a progettare il proprio futuro investendo nelle strutture e nei settori giovanili.
Ma non solo. La burocrazia italiana, rispetto a quella estera, non ha mai favorito un facile avvio di pratiche e la conseguente costruzione o ristrutturazione di impianti sportivi di una certa rilevanza urbanistica.

Il disegno di legge 1193-1361-1437-B, meglio conosciuto come "Legge sugli Stadi", è oscillato dal senato al parlamento italiano per ben cinque anni prima di finire nel "Patto di Stabilità 2014", approvato dal governo il 27 dicembre del 2013. Questa legge, che snellisce i tempi per ottenere le concessioni alla costruzione o ristrutturazione degli impianti sportivi da parte degli enti istituzionali, offre ai club italiani la possibilità di rinascere attraverso l'ammodernamento degli attuali stadi, inefficienti e poco all'avanguardia.

Questa mossa potrebbe raddoppiare, se non triplicare, gli incassi domenicali attraverso l'affluenza dei tifosi e i servizi offerti agli stessi.

Il caso della Juventus

Lo Juventus Stadium (diretta-juventus.it)

L'esempio di questa possibile crescita è la Juventus. La squadra di Torino ha visto raddoppiare le proprie entrate da botteghino dopo l'inaugurazione dello Juventus Stadium avvenuta l'8 settembre 2011.
I dati riportati da deilotte.com evidenziano questo incremento esponenziale: nella stagione 2009/2010, dove i bianconeri erano "ospiti" del Comune di Torino e del prestigioso ma poco innovativo Stadio delle Alpi, la Juventus ha incassato circa 16 milioni di euro dal matchday.
Nella stagione successiva (2010/2011 ndr) il guadagno è addirittura diminuito portando nelle casse bianconere solo 11 milioni di euro.

La svolta dello Juventus Stadium, primo stadio di proprietà di un club italiano, incrementa il matchday del 100%, portando le casse dei botteghini a registrare un incasso di circa 30 milioni a stagione.

La Serie A in evoluzione

Il progetto del futuro stadio della Roma, ispirato al Colossero (Ansa)

Il seme piantato dalla società piemontese sta lentamente germogliando, anche se con non poche difficoltà.
Nel 2011 l'A.S. Roma, viene rilevata da una cordata americana guidata da Thomas DiBenedetto, prima, e da James Pallotta, poi. Nonostante gli avvicendamenti, l'idea degli investitori si è palesata sin da subito: far diventare la Roma una regina, passando attraverso ciò che i magnati statunitensi ritengono fondamentale, la costruzione di uno stadio di proprietà.

Dopo tre anni passati tra la ricerca di una location adatta e la lotta intestina tra politici e costruttori, si è finalmente giunti ad un accordo tra la società giallorossa ed il Comune di Roma, rappresentato dal sindaco Ignazio Marino. La prima pietra dovrebbe essere apposta nel 2015 e se tutto andrà bene la Roma giocherà la stagione calcistica 2017/2018 nel suo nuovo stadio.

Un grande passo per l'uomo, un enorme passo per la Serie A. La rivoluzione è appena iniziata.

Andrea Papale
Nato a Roma, classe '88, da sempre appassionato di sport. Rugbyman e grande tifoso di calcio. Sport, cinema, lettura e scrittura sono le mie ragioni di vita. Studio Lettere a Roma Tre sognando il giornalismo come mestiere di vita. Cofondatore del blog sportivo pallonate.com e web writer per laroma24.it.

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