I Retailer diventano Media: ecco il nuovo volto del Marketing online

  • I retailer oggi guardano al digital advertising per creare un flusso di entrate secondarie
  • Amazon, Walmart, Target eBay e Kroger sono i protagonisti del business pubblicitario online
  • Non tutti i retailer  hanno però le risorse necessarie per creare piattaforme pubblicitarie in-house

Definiamo Retail Media Network (o media retailer) i player del settore retail che hanno avviato (o stanno per avviare) un’attività pubblicitaria online basata sui dati degli eShopper.

Come molti dei cambiamenti nel mondo del retail, l’ascesa di questo modello non può che essere attribuita ad Amazon.

Il colosso dell’eCommerce ha iniziato il suo business pubblicitario nel 2012 con l’intento di monetizzare i propri dati. E, lungo il suo cammino, non solo ha generato un flusso entrate secondarie pari 10,11 miliardi di dollari nel 2018 (il 4,3% del fatturato complessivo) ma ha anche lanciato la prima vera sfida al duopolio del digital advertising Google-Facebook.

media retail top 3 ads share

Secondo l’ultimo report di eMarketer, Target, eBay e Kroger si sono già uniti alla scalata e il numero di attori che entreranno nel business della pubblicità digitale è destinato a crescere.

Senza dubbio anche i leader del mercato del digital marketing, Google e Facebook, hanno aperto la strada ai Retail Media Network. Scopriamo in che modo.

Il ruolo di Google e Facebook

Con piattaforme pubblicitarie sempre più raffinate, Google e Facebook hanno dimostrato come gli annunci online possano raggiungere le audience chiave ed essere implementati su larga scala, rendendo esplicito il legame tra pubblicità e vendita al dettaglio.

“Per molto tempo, gli inserzionisti non sono stati in grado vedere il rapporto diretto tra la loro pubblicità e le decisioni d’acquisto degli utenti, ha affermato Scott Kelliher di eBay.

“Con l’avvento del digitale e grazie a strumenti di analisi sempre più sofisticati, gli inserzionisti hanno ricostruito l’intero percorso d’acquisto del consumatore online. Sulla base di questo, hanno sviluppato meccanismi di retargeting che tengono conto delle transazioni già avvenute e del comportamento complessivo degli utenti sul web”.

Tutto ciò ha portato a tassi di conversione crescenti e a ricavi molto più alti rispetto a quelli generati dai canali pubblicitari tradizionali.

media retailer network digital advertising

Perché i retailer guardano alla pubblicità

Il business pubblicitario online è altamente redditizio.

Per avere un’idea, basti pensare che il margine lordo derivante dalla pubblicità di Facebook supera l’80% e quello di Google va oltre il 55%. Di contro, il margine derivante dalla vendita al dettaglio di Walmart è inferiore al 25%.

L’incentivo al profitto è un’enorme attrazione per i retailer che lottano per rimanere competitivi in uno scenario in cui il traffico cala e la concorrenza sui prezzi aumenta.

Per questo, il numero di rivenditori che si rendono conto del valore economico dei loro dati proprietari e vogliono entrare nel business della pubblicità digitale sta crescendo.

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I media retailer chiave nello scenario attuale

Chi sono i giganti del retail che si fanno strada nel business della pubblicità online? Osserviamo la panoramica complessiva.

 Amazon

Amazon Advertising è senza dubbio il più grande player del media retail, tanto da rappresentare una concreta minaccia per il duopolio della pubblicità digitale Google-Facebook.

La piattaforma di Amazon ha un’interfaccia utente avanzata e diverse tipologie di advertising.

Queste includono le soluzioni pubblicitarie self-service, gli annunci display e video e la piattaforma DSP che fornisce strumenti avanzati per l’acquisto di spazi pubblicitari sia all’interno che all’esterno di Amazon.

Walmart

Walmart Media Group ha inizialmente esternalizzato la maggior parte delle sue operazioni pubblicitarie attraverso la concessionaria Triad, ma già nel 2019 ha cominciato a svolgere quest’attività in-house.  Ad oggi, raggiunge il 90% degli shopper USA e vanta 150 milioni di visitatori online.

Target

Con la sua piattaforma Roundel, Target punta a creare campagne personalizzate che mostrano agli shopper i prodotti e le offerte su misura per i loro interessi e abitudini online.

I clienti di Roundel includono marchi come The Coca-Cola Co., Disney e Hasbro.

eBay

eBay Advertising fa affidamento sulla sua profonda conoscenza del percorso di acquisto degli user.

Si legge sul sito “Sappiamo come ogni utente acquista, vende, naviga e scopre nuovi prodotti. Forniamo agli inserzionisti informazioni sulle intenzioni d’acquisto degli utenti, insight fondamentali per impostare campagne pubblicitarie di successo.”

Come punto chiave di differenziazione con Amazon, eBay ha recentemente sottolineato la sua indipendenza, il fatto di essere un market place “puro” che non compete con i suoi inserzionisti.

Kroger

Kroger Precision Marketing concentra la sua attività pubblicitaria su annunci di brand di prodotti confezionati. La sua piattaforma si basa sui dati delle carte fedeltà di 60 milioni di famiglie USA.

Nel complesso, Amazon fa la parte del leone. La ricerca di Digiday del 2019, ha rilevato che il 90% dei grandi inserzionisti statunitensi pubblicizza i propri prodotti su Amazon.

In questa classifica, Walmart è secondo con il 23%, seguito da eBay (17%), Target (16%) e Kroger (8%).

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Gli ostacoli per i nuovi Retail Media Network

Traffico

La risorsa numero uno necessaria per far decollare un business pubblicitario online è il traffico. Ma quanti retailer generano abbastanza traffico per attirare i grandi inserzionisti?

Secondo il report e-Marketing, i Retail Media Network appetibili sono quelli che dispongono di un pubblico mensile di almeno 50 milioni di utenti e, nei vari media di loro proprietà, di una visione complessiva del cliente.

Tuttavia, secondo Comscore, solo nove rivenditori raggiungono la soglia minima.

retail media network traffico

Infrastrutture e organizzazione

Secondo Sherry Smith, CEO di Triad, “Se un retailer vuole davvero trarre profitto dai suoi dati attraverso la pubblicità online, è fondamentale che abbia una piattaforma di gestione dei dati [DMP]”. Questo è un requisito irrinunciabile per chi vuole avviare un’attività pubblicitaria in-house.

Eppure, “è molto comune che i rivenditori non dispongano di una piattaforma di gestione opportunamente integrata e funzionalità di pubblicazione degli annunci, traffico e misurazione”.

C’è anche la sfida di come avviare un’attività pubblicitaria all’interno di un’organizzazione più grande. Mettere in piedi un solido team dedicato all’attività di digital advertising  richiede investimenti finanziari che solo i grossi retailer posso affrontare.

User experience

L’esperienza dell’utente è un fattore determinante per attirare gli inserzionisti.

Nel corso degli anni, Google, Facebook e Amazon, hanno perfezionato l’interfaccia utente per l’acquisto, la vendita e la misurazione delle performance degli annunci, semplificando l’utilizzo delle loro piattaforme di advertising.

I retailer che non riescono ad eguagliare questi leader in termini di usabilità, avranno difficoltà a imporsi sul mercato della pubblicità online.

Advertising di rete

Secondo Rob Gonzalez, fondatore di Salsify Inc. “È davvero difficile creare un’attività pubblicitaria proprietaria. La maggior parte dei retailer non ha le risorse per sviluppare piattaforme di advertising in-house” .

Amazon ha lavorato per anni sulla sua piattaforma e sono ancora in molti a pensare che non sia all’avanguardia come Google. Alcuni inserzionisti lamentano mancanza di funzionalità. “Se Amazon ha lavorato per anni e la sua tecnologia non è ancora matura, non è realistico che altri retailer costruiscano il proprio business pubblicitario dall’oggi al domani “.

Ma allora, in che modo i retailer più piccoli e con esperienza zero in ambito media possono avviare un’attività pubblicitaria di successo?

La risposta è “soluzioni di rete”.

Esistono piattaforme di condivisione dei dati, come OwnerIQ e Criteo, che riuniscono migliaia di retailer di piccole e medie dimensioni, consentendo loro di gestire e monetizzare i propri dati senza sostenere i costi di una piattaforma pubblicitaria e di un dipartimento vendite in-house.

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Retail Media Network: come cambia lo scenario del marketing online

Quando i consumatori visitano il sito o l’app di un retailer, sono già interessati a comprare qualcosa o a farsi guidare lungo il percorso d’acquisto. Dal punto di vista di un inserzionista, questo rappresenta la parte di traffico più preziosa.

Assistiamo a quello che Franz Jordan, CEO dell’agenzia di eCommerce Sellics, chiama “L’integrazione verticale del funnel dell’eCommerce, cioè […] la tendenza dei titani del retail a occupare il maggior spazio possibile tra awareness e conversione”.

“Storicamente retailer come Amazon e Walmart si collocavano in fondo al funnel di vendita. Oggi, si fanno strada nella customer journey, rivoluzionando lo scenario del marketing online.

Allo stato attuale, Google e Facebook si spartiscono la maggior parte dei budget della pubblicità online. Dalla loro, hanno livelli di traffico, infrastrutture e know-how che difficilmente i retailer potranno raggiungere in poco tempo.

Questi ultimi dispongono di insight di prima mano sulle transazioni effettive e sulle intenzioni d’acquisto degli utenti. Stanno iniziando a comprendere la miniera d’oro rappresentata dai loro dati e vogliono capitalizzarli attraverso le loro reti media.

Tuttavia, il valore dei dati e del traffico qualificato (pubblico già intenzionato a effettuare un acquisto) non è di per sé sufficiente per cambiare lo status quo del marketing online.

Secondo Brandon Lee Pratt di Kroger, “Per modificare il comportamento degli inserzionisti, i retailer devono utilizzare i dati per collegare il pubblico ai brand in modo da influenzare le intenzioni e i comportamenti d’acquisto”.

Week In Social: dal no a Facebook Dating alla nuova app Hobbi

Chi dice weekend dice Week in Social: studi recenti dimostrano che il modo migliore per terminare la settimana sia quello di abbandonarsi alla completa lettura della rubrica ninja più social di tutti i tempi.

Se non avete tempo di aggiornarvi ogni giorno, ecco che subentra il potere Ninja.

Cuori solitari e Facebook

Non siamo pronti per San Valentino. No, non lo siamo per niente. È questa l’amara conclusione anche se il periodo, diciamocelo,  sarebbe stato quello giusto per innamorarsi, ma Facebook dice di no.

Ebbene sì, non è affatto pronta l’app per cuori solitari promessa dal Signor Zuckerberg: Facebook Dating non verrà infatti lanciata così come promesso in precedenza. Bisognerà dunque aspettare più tempo per il lancio dell’applicazione fondata sugli incontri.

Facebook Dating, così l'Irlanda (e la privacy) hanno rovinato il San Valentino a Mark Zuckerberg

Insomma, Tinder dovrà ancora attendere: fino a quando non si risolveranno tutte le questioni legate alla privacy ci toccherà aspettare. Sì, è vero. In America spopola e solo il tempo potrà dirci quanto sarà popolare in Italia. Intanto, siamo veramente contenti di notare che il ritardo, dovuto ad una particolare attenzione ai dati e alla privacy, è solo per non danneggiare i dati privati degli utenti.

TikTok e la sicurezza in rete

Ve lo abbiamo già anticipato: TikTok, la piattaforma per i video brevi da dispositivi mobili, riconferma il suo impegno per sconfiggere tutte le forme di odio e vessazione, attraverso la creatività.

In occasione del Safer Internet Day è infatti on line su TikTok l’Interland Quiz, un quiz sul tema della sicurezza in rete per sensibilizzare la community.

La mission di TikTok è ispirare la creatività e portare allegria nei momenti della vita di ogni giorno, creando un ambiente sicuro e confortevole in cui gli utenti possano sempre sentirsi a proprio agio.

LEGGI ANCHE: Safer Internet Day: TikTok si impegna per sensibilizzare la community sul tema della sicurezza in rete

Hobbi, il sosia di Pinterest

C i r i s i a m o. Facebook non fa in tempo a chiudere Dating che priva a capire da quale altra piattaforma attingere idee. Pensiamoci: da Snapchat ha preso le stories, quindi perché non iniziare a guardarsi attorno e vedere cosa ha di bello Pinterest? Sì, cari ninja! Sì.

Pare che Facebook abbia lanciato silenziosamente quest’app che permette di raggruppare le immagini secondo i propri interessi. OPSSS. Che coincidenza. Se la state già cercando, fermi tutti: solo Colombia, Spagna, Belgio, Ucraina e ovviamente Stati Uniti hanno ora questo privilegio. Ma che senso ha proporre sul mercato un’app clone?

Beh, a quanto pare, Pinterest è focalizzata sulla costruzione di un motore di scoperta visiva” mentre Hobbi sembra più rivolta ai progetti personali. Noi non vediamo l’ora di testarla.

In breve

Due miliardi di utenti: ecco quanti ne ha raggiunti Whatsapp in questi giorni. Un numero decisamente importante e che consacra l’app di messaggistica istantanea come la più popolare.

Snapchat: tutto pronto, o quasi, per il cambio di interfaccia. Chissà come reagiranno ora gli utenti considerato che quello del 2017 non fu affatto gradito.

Instagram, ancora news. Dopo le lamentele degli utenti, ecco il test che dà un senso cronologico ai contenuti. In home? Ecco, no, in una nuova sezione. E in più: che ne dite del nuovo test che “colora” le chat private?

Non solo Facebook, Google e Amazon: ecco le aziende Tech da tenere d’occhio secondo Nasdaq 100

  • Per il 2020, AI e tecnologia applicata sono i settori da tenere maggiormente d’occhio e le aziende selezionate non solo lasceranno il segno, ma vivranno anche una vita ad impatto zero
  • Baidu, Nvidia, Autodesk, Verisk Analytics, Check Point Software Technologies, Intuitive Surgical sono tra le 95 aziende, dopo le celebri 5 sorelle, che secondo Nasdaq 100 si faranno spazio nel mondo delle IT Company. Vediamo quali sono! 

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Nasdaq 100 classifica ogni anno le 100 aziende non finanziarie, quindi con un core business che si distacca da quello di finanza e investimenti, da tenere d’occhio durante l’anno. Ovviamente in testa si trovano le cinque celebri sorelle: Facebook, Google, Amazon, Apple e Netflix, ma tra le altre 95 sono state evidenziate quelle che per innovazione tecnologica e campi di applicazione sono degne di nota.

In particolare: Baidu, motore di ricerca cinese che ha registrato una crescita ed una penetrazione esponenziale del mercato negli ultimi anni, Verisk Analytics e Check Point Software Technologies, nomi di spicco per quanto riguarda raccolta e analisi dati e cybersecurity, infine Nvidia, Autodesk e Intuitive Surgical, vere perle per quella che è l’innovazione tecnologica applicata. Ma guardiamole da vicino.

Baidu

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Fa la sua prima comparsa nel 2000 da un’idea di Robin Li che decide di affidargli anche un nome tutto cinese il cui significato è “centinaia di volte” e da lì la cresta dell’onda lo accompagna fino ad oggi con una penetrazione di mercato che si aggira tra il 70 e l’80 percento.

Baidu ha retto anche alla recente concorrenza Google e anzi ha aperto le frontiere ad altri Paesi come Egitto ed Indonesia.

I suoi punti di forza sono racchiusi sicuramente nella sua impronta cinese, ma negli anni ha ampliato i suoi servizi come per esempio spazi pubblicitari online, come dei Google Adwords, la possibilità di utilizzo su multi piattaforma, un suo social network ed una sua barra dedicata al traduttore simultaneo.
Fin dalla sua nascita per Robin era importante fornire un prodotto che fosse semplice e credibile, che incontrasse al meglio i gusti e i desideri della clientela grazie ad una profonda conoscenza degli aspetti più salienti della cultura cinese e delle abitudini del suo popolo.

Come anticipato, Baidu oggi, è una vera e propria piattaforma i cui servizi sono: Baidu PostBar, la prima barra di ricerca al mondo per utilizzo e precisione in lingua cinese, Baidu Knows, il primo mezzo di conoscenza condivisa in lingua cinese, Baidu Encyclopedia, Baidu Union, la rete di siti e partner dedicata alla pubblicità insight, ai quali si aggiungono Maps, Music, News Search, Image e Video Search.

In Cina insomma, Google c’è con questi numeri, anche per motivi ed equilibri politici, ma non si vede.

Verisk Analytics e Check Point Software Technologies

Raccolta ed analisi dati e la conseguente cybersecurity sono alcuni dei temi più cari per i brand vista la presenza sempre più rilevante dell’utilizzo del web e dei servizi in cloud.

Ecco quindi che tra le aziende rilevanti per Nasdaq 100 non potevano mancare due esponenti di questa categoria in particolare Verisk Analytics e Check Point Software Technologies.

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Verisk Analytics si occupa, appunto, di analisi dati per settori, però, molto specifici quali finanza, energia, mondo assicurativo e altri mercati di nicchia.
Una volta presa la commessa, Verisk Analytics si occupa di analizzare il mercato, rielaborare le informazioni e i dati raccolti ed, infine, produrre informazioni di andamento, rischio ed investimento; fornendo quindi al committente dati utili ad orientare la loro organizzazione e le loro decisioni produttive con un approccio totalmente custom.

Check Point Software Technologies, dall’altro lato, si occupa della protezione di server e aziende dai cosiddetti cyberattacs con tecnologie di protezione dati all’avanguardia e in grado di fornire una vera sicurezza a chi le sceglie. Si pensi che Check Point Software Technologies si è guadagnata un riconoscimento internazionale per i suoi 30 anni di servizio e di risultato, vincendo nell’anno 2018-2019 il premio Cloud Awards con CloudGuard Dome9 come sistema di sicurezza più efficace ed innovativo a livello mondiale.
CloudGuard Dome9 permette infatti alle organizzazioni che lo hanno in possesso di controllare in modo costante la loro posizione di rischio andando a correggere, anche in autonomia, eventuali errori o buchi ed incrementando le barriere su quelli che possono essere i campi della perdita di dati o della sicurezza pubblica.

Nvidia, Autodesk e Intuitive Surgical

Passiamo ora alla tecnologia applicata e alle aziende più rilevanti in materia di innovazione tecnologica seppur in campi così diversi tra loro: Nvidia, al servizio delle interfacce utente come videogiochi o schermi interattivi, Autodesk, in ambito di progettazione e architettura come il famosissimo Autocad, Intuitive Surgical, in cui il campo è quello medicale e dei robot chirurgici.

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Nvidia, la prima nel nostro elenco, è uno dei brand che ha rivoluzionato il mondo del videogioco, ambito per il quale è decisamente riconosciuta, per poi passare, però, a campi come quello della robotica, delle auto in autoguida ed intelligenza artificiale. Anche per lei un riconoscimento importante: nel 2019 è stata nominata da Fast Company come la numero 1 nel campo dell’innovazione AI.
Oltre ad essere punta di diamante nella tecnologia AI e Virtual Reality ha guadagnato diversi titoli anche per la sua ricaduta sociale ed ambientale con iniziative green e a favore del welfare aziendale, secondo Glassdoor, infatti è il posto migliore in cui lavorare per le opportunità date ai propri dipendenti, millennials compresi.

Autodesk, mamma del celebrissimo Autocad, oggi è, secondo Forbes, tra le 15 aziende più innovative al mondo. Autodesk è sempre stato il brand di fiducia per architetti, designer, animatori grazie ai suoi programmi pensati per “la creazione di cose”, 3D compreso.
Autodesk si pone come obiettivo quello di diventare partner dei suoi clienti, supportandoli nello sviluppo di nuove soluzioni in grado di ottimizzare la produzione e ridurre gli sprechi, grazie anche all’applicazione della tecnologia dell’automazione e stampa 3D. Si parla anche di Additive Manufacturing, la possibilità cioè di produrre pezzi a sé stanti senza l’obbligo di strutture o di assemblaggi successivi, migliorando quindi la performance del pezzo stesso oltre che la riduzione di sprechi.
Autodesk, infine, come si legge nella sua vision aziendale, è un brand in cui l’importanza dell’ambiente in cui è ospitata è messa al primo posto, non solo per una visione green di impatto della struttura aziendale, ma anche per il supporto dato al e dal proprio personale in caso di catastrofi o disastri ambientali.

Intuitive Surgical, ultima ma non per importanza, è l’azienda leader nel settore della robotica chirurgica, per tutte quelle soluzioni, cioè, che combinano braccio robotico e software per il miglioramento degli interventi chirurgici, in precisione ed invadenza dell’intervento.
Fondata nel 1995 ed in continua espansione, è l’azienda che ha dato vita al celebre Da Vinci Robot, il più evoluto sistema di chirurgia mini invasiva con particolare applicazione a ginecologia e urologia, e che conta circa 5000 esemplari al mondo oltre che il suo Founder tra i 14 CEO più influenti d’America.

Il Da Vinci è l’esempio più riconoscibile dell’azienda in quanto, composto da un braccio meccanico in sala operatoria e una consolle esterna che permette di controllare a distanza il corpo centrale, dimostra come sia possibile, attraverso tecnologia e software, rendere il chirurgo più efficiente avendo a disposizione una strumentazione all’avanguardia, ma in cui il genio umano rimane fondamentale.

Unica pecca? Tutti i loro CEO sono stati eletti tra i più influenti d’America, secondo Forbes, peccato che siano tutti uomini. Ma questa è un’altra storia.

pinterest

Cosa sapere su Pinterest100 e i trend da seguire per il 2020 sul social

  • Ogni anno Pinterest presenta la sua ricerca sui trend più ispirazionali sul social
  • Un’idea è considerata “di tendenza” se accompagnata da un volume di ricerca significativo e una crescita costante per almeno sei mesi
  • Consumo sostenibile, viaggi (anche spaziali) e anni ’90 tra i trend a cui ispirarsi nel 2020

“Fai del 2020 il tuo anno più ispirato di sempre” con questa frase Pinterest ha presentato la sua ricerca annuale Pinterest100, che riporta i 100 trend più ispirazionali che emergono dalla piattaforma.

Ma qual è la definizione di trend per Pinterest? Un’idea è considerata “di tendenza” se accompagnata da un volume di ricerca significativo e una crescita costante per almeno sei mesi. Per questo report, sono state analizzate le ricerche realizzate tra agosto 2018 e luglio 2019 e confrontate con quelle effettuate tra agosto 2017 e luglio 2018.

L’obiettivo di questa ricerca quindi è stato quello di ispirare gli utenti a provare cose nuove attraverso idee e consigli provenienti da tutto il mondo.

Se vuoi fare un viaggio straordinario ma sei troppo indeciso sulla meta da scegliere, se cerchi un nuovo corso post-lavoro per ritrovare il tuo benessere spirituale, se uno dei tuoi obiettivi per il 2020 è diventare più eco-sostenibile o semplicemente cerchi ispirazione per rinnovare il tuo look, questa è davvero la guida definitiva. 

Vediamo insieme quali sono i dati più interessanti per ogni tema affrontato nel report Pinterest100.

Pinterest100

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Meno etichette, più libertà di espressione

Il tema con maggior impatto sociale analizzato nel report è quello della libertà di espressione individuale. Sono in aumento infatti i Brand che, nel promuovere prodotti e servizi, si stanno muovendo oltre le etichette di genere, i pregiudizi e gli stereotipi imposti dalla società.

Gli utenti cercano alternative più neutre dal punto di vista del genere, soprattutto la Generazione Z: ad esempio, il 59% della Gen Z si aspetta di trovare opzioni neutre al posto di quelle di genere nei moduli da compilare, rispetto al 40% dei Boomer. In risposta a questa tendenza, quindi, sempre più aziende in tutto il mondo stanno lanciando prodotti inclusivi.

Alcune statistiche:

  • +365% nella ricerca di un taglio di capelli unisex: riusciremo finalmente nel 2020 a sbarazzarci del tutto dell’associazione donna = capelli lunghi e uomo = capelli corti?
  • +301% nella ricerca di nomi neutri: sempre più genitori scelgono nomi che funzionano sia in caso di femminuccia che in caso di maschietto;
  • +51% nella ricerca di abiti da sposa androgini: sembra che gli abiti da sposa da principessa non siano più il must-have di un matrimonio.

Pinterest100

Casa è dove si trova il tuo cuore… ma non solo

Se un tempo il concetto di casa era molto semplice, grazie alle nuove tecnologie si è complicato parecchio. Non è più solo il posto dove ritrovare pace e serenità, ma è diventato anche il luogo dove lavorare, allenarsi, coltivare un piccolo orto e molto di più.

Molte delle attività che solitamente si pianificavano fuori casa, oggi si trasferiscono all’interno delle proprie quattro mura. Questo significa ovviamente una grande opportunità di crescita per settori come l’arredamento e i servizi per la casa, i dispositivi di smart home e servizi di delivery.

Alcune statistiche:

  • +368% nella ricerca di design per l’home theater: perché andare al cinema quando si può trasformare il salotto di casa in una vera e propria sala cinematografica?
  • +411% nella ricerca di strumenti per l’homebrewing: non sappiamo se i due dati siano collegati ma effettivamente una buona birra fatta in casa è quello che ci vuole per godersi un film in compagnia;
  • +223% nella ricerca di microgreens per interni: ovvero l’evoluzione della piantina di basilico sul balcone.

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Attenzione al consumo consapevole

È innegabile che il modo in cui viviamo, anche nel quotidiano, sta cambiando spingendoci verso abitudini più rispettose dell’ambiente. C’è uno spostamento verso un consumo più consapevole, che per molti significa ridurre gli sprechi, comprare meno cose inutili ma soprattutto più sostenibili. 

Risulta inoltre che i consumatori si aspettano che i Brand facciano la loro parte: uno studio Nielsen infatti riporta che l’81% delle persone concorda fermamente sul fatto che le aziende dovrebbero contribuire a migliorare l’ambiente.

Alcune statistiche:

  • +2.276% nella ricerca di negozi di articoli usati: non solo abiti di seconda mano ma anche arredamento per la casa, giocattoli, tecnologia e molto altro;
  • +5.961% nella ricerca di idee per la creazione di manifesti di protesta: tutti vogliono partecipare attivamente alle manifestazioni contro i cambiamenti climatici, ma solo con il cartello giusto;
  • +39% nella ricerca di opere artistiche derivanti dalla spazzatura trovata nell’oceano: perché si può trarre ispirazione artistica anche dall’inquinamento oceanico.

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Anche viaggiare diventa eco-friendly

Come molti settori, anche quello del turismo si sta muovendo verso un percorso eco-sostenibile. Alcuni viaggiatori decidono di considerare nella scelta del prossimo viaggio anche il loro impatto ambientale, prediligendo mezzi di trasporto più “sani” o addirittura rimanendo vicino casa invece di raggiungere mete lontane.

Ed è così che gli svedesi abbiano addirittura coniato due nuove parole per abitudini di viaggio eco-compatibili: Flyskam ovvero “vergogna volante” e Tagkryt cioè “vantarsi del treno”.

Alcune statistiche:

  • +107% nella ricerca di viaggi in treno: sembra che l’esempio di Greta Thunberg stia dando i suoi frutti e le persone scelgano di muoversi in treno piuttosto che in aereo;
  • +48% nella ricerca di prodotti da viaggio ecologici: ovvero elementi essenziali per una vacanza ad impatto ambientale zero;
  • +47% nella ricerca di mete ecologiche: per visitare le città dove vivere in modalità eco-friendly è l’imperativo e portare alcune idee a casa.

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L’animale domestico è sempre più parte della famiglia

Sappiamo già che le persone trattano i loro animali domestici come veri e propri membri della famiglia, e in alcuni casi addirittura meglio, ma negli ultimi anni stiamo raggiungendo un livello mai visto prima.

Basta sapere che secondo una ricerca effettuata nel Regno Unito, oltre il 50% degli intervistati, di età compresa tra i 19 e i 38 anni, ha dichiarato che preferirebbe tagliare le spese per se stesso piuttosto che togliere fondi al benessere del proprio animale domestico.

Alcune statistiche:

  • +512% nella ricerca di parchi giochi all’aperto per gatti: perché i nostri amici felini hanno bisogno di arrampicarsi liberamente su un albero e giudicarti silenziosamente dall’alto:
  • +167% nella ricerca di ricette di torte per cani: siete d’accordo che anche il vostro cane meriti una bella torta per il suo compleanno, no?
  • +150% nella ricerca di casette e giochi per capre: sì avete letto bene, non aggiungiamo nessun commento a questo dato.

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La priorità è ritrovare l’equilibrio psico-fisico

Nella maggior parte dei casi la parola “benessere” viene associata a lussuose SPA o vacanze rilassanti, ma avete mai provato a intendere il concetto di “benessere” in un contesto più quotidiano?

Le persone sono alla ricerca piccoli trucchi per contrastare ansia, stress e burnout, oltre che per sviluppare una sorta di routine di benessere personale che si possa adattare alla vita di tutti i giorni.

Alcune statistiche:

  • +314% nella ricerca di forme di disintossicazione dai social media: sembra proprio che ci sia bisogno di qualcuno che ci insegni come prendere una pausa dai like e dedicare un po’ di tempo a noi stessi;
  • +444% nella ricerca di attività di terapia artistica: perché poche cose nella vita rilassano più che dare sfogo alla propria creatività;
  • +380% nella ricerca dei benefici del muschio di mare: studi confermano che sia l’ingrediente essenziale da aggiungere al vostro prossimo frullato per alleviare lo stress.

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Il mondo diventa sempre più piccolo

Chi ha detto che per viaggiare dall’altra parte del mondo serva per forza un passaporto? Grazie a Internet e ai Social Media possiamo vedere in tempo reale cosa succede a migliaia di chilometri di distanza, entrare in contatto con culture totalmente diverse dalla nostra e conoscere storie di persone che non incontreremo mai.

Ma non solo: siamo in grado di replicare usi e costumi totalmente estranei anche nel nostro quotidiano, per soddisfare la nostra curiosità e sperimentare esperienze ogni giorno diverse.

Alcune statistiche:

  • +2.080% nella ricerca di salotti indiani: sembra che, soprattutto in USA e Regno Unito, le sculture di grandi dimensioni, l’ottone lucido e i colori vivaci siano particolarmente di moda;
  • +311% nella ricerca di ricette dell’Africa Occidentale: in Francia e in Germania, invece, apprezzano particolarmente stufati, zuppe e porridge dai sapori piccanti;
  • +781% nella ricerca di paesaggi Australiani: a chi non piacerebbe riprodurre un tipo giardino australiano con erbe resistenti alla siccità e felci di zampa di canguro nel proprio cortile?

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Siamo pronti per il turismo spaziale?

È passato mezzo secolo dal primo atterraggio sulla luna e stiamo continuando a lavorare per avverare finalmente un desiderio condiviso da molti, ovvero il turismo spaziale. 

Ma nel mentre, gli utenti continuano a sognare ad occhi aperti e gli argomenti educativi STEM (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica) si stanno insinuando tra i preferiti di adulti e bambini.

Alcune statistiche:

  • +247% nella ricerca di feste a tema astrologico: le stelle sono le nuove alleate perfette per organizzare una festa spaziale, adatta a tutte le età;
  • +102% nella ricerca di costellazioni artigianali: ovvero istruzioni per realizzare insieme ai propri bambini costellazioni home-made, per giocare divertendosi ma anche imparando;
  • +267% nella ricerca di tatuaggi spaziali: perché la creatività si esprime anche attraverso la propria pelle.

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Il grande ritorno degli anni ‘90

Guardandoci attorno ogni giorno, la domanda sorge quasi spontanea: “Siamo nel 2020 oppure nel 1990?”. Molti Millennials stanno vivendo un ritorno nostalgico a un’era spensierata, e le aziende non si fanno trovare impreparate: dalle passerelle di alta moda ai dispositivi retrò, sono diversi i Brand che hanno deciso di cavalcare questo trend. 

Parallelamente anche la Generazione Z sta scoprendo per la prima volta la cultura degli anni ’90, contribuendo a dare una spinta a questa tendenza. L’ossessione per gli anni ’90 quindi continuerà a crescere anche nel 2020, approfittatene!

Alcune statistiche:

  • +227% nella ricerca di cartoni animati anni ‘90: siamo tutti d’accordo che i cartoni di quell’epoca sono i migliori di sempre, giusto?
  • +930% nella ricerca di forcine per capelli: perché non esiste accessorio che identifichi meglio le acconciature anni ‘90;
  • +322% nella ricerca di feste a tema hip-hop: sembra che gli hip-hop party saranno le feste più cool del 2020, prendetene nota.

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Impossibile resistere al richiamo della natura

Abbiamo parlato prima di benessere, e sicuramente entrare in contatto con la natura è uno degli antidoti migliori contro stress, ansia e sedentarietà.

Ma non per tutti una passeggiata all’aria aperta è sufficiente: c’è chi preferisce sfidare la propria resistenza praticando sport estremi, chi vuole migliorare le proprie abilità di sopravvivenza e chi, invece, preferisce limitarsi alla cura delle sue le piante d’appartamento. 

Alcune statistiche:

  • +2.795% nella ricerca di consigli per il campeggio: come accendere un fuoco, come produrre il pane in lattina e tutto quello che serve per sopravvivere nella natura selvaggia;
  • +274% nella ricerca di suggerimenti per la pesca sul lago: non siamo in un classico film americano, sembra che questo sport sia davvero emozionante per molte persone;
  • +194% nella ricerca di moda da escursionismo: perché avere il giusto equipaggiamento per ogni occasione è fondamentale.

Tutti questi dati racconti da Pinterest possono sicuramente aiutare i Marketer a lanciare campagne di comunicazione basate su insight reali, sviluppare nuovi prodotti o migliorare i propri servizi. 

Ma siamo sicuri che saranno utili anche a voi per aggiornare la vostra wish-list personale!

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Cybercrime: una minaccia presente e futura per le aziende, ma non solo

 

  • I cyber-attacchi nelle aziende preoccupano il 39% degli intervistati a livello globale

  • In Italia il costo medio annuo per azienda delle violazioni della sicurezza informatica ha raggiunto gli 8 milioni di dollari

  • Nel 2019 il cybercrime è cresciuto del 17% a livello mondiale rispetto alle cifre del 2018

  • Nuove tecnologie e collaborazione potrebbero essere la chiave per superare le sfide del futuro

a cura di Thomas Ducato, giornalista di Impactscool

Sempre più pericolosi e impattanti sul piano economico: i rischi informatici, per la prima volta, sono percepiti dalle aziende come la minaccia numero uno. A dirlo è il report Allianz Risk Barometer 2020, che ha analizzato le risposte di 2.700 esperti fra cui amministratori delegati, risk manager, broker ed esperti assicurativi in oltre 100 Paesi. I dati non lasciano spazio a interpretazioni: i cyber-attacchi preoccupano il 39% degli intervistati a livello globale, con un incremento considerevole rispetto al passato. Sette anni fa, infatti, i rischi informatici erano al 15esimo posto della classifica con il 6% delle risposte.

Una crescita esponenziale dovuta a minacce sempre più sofisticate, maggiori competenze degli “attaccanti”, grande velocità delle reti, possibile perdita di reputazione e danni economici considerevoli, spesso legati a richieste di estorsione elevatissime. Un dato su tutti: in Italia, secondo il nono studio annuale di Accenture Security, il costo medio annuo per azienda delle violazioni della sicurezza informatica ha raggiunto gli 8 milioni di dollari, 13 milioni per azienda a livello globale. E stando ai dati diffusi da un altro Report, presentato in occasione dell’edizione 2020 del World economic forum a Davos, si stima che entro la fine del 2021 i danni economici relativi all’attività di cyber criminali potrebbe aggirarsi attorno ai 6.000 miliardi di dollari nel mondo.

Abbiamo parlato di rischi informatici, presenti e futuri, con Silvio Ranise, responsabile della ricerca sulla Cybersecurity della Fondazione Bruno Kessler di Trento e con Enrico Benzoni, Marketing Director di DFLabs – Cyber Incidents Under Control e Cybersecurity community Manager.

 

Sempre più attacchi

“Nel 2019 il cybercrime è cresciuto del 17% a livello mondiale rispetto alle cifre del 2018”. A fornire questi dati, in occasione della Giornata europea per la protezione dei dati personali, è stato qualche settimana fa il presidente del Garante per la privacy Antonello Soro. I numeri confermano la necessità di un’attenzione crescente in questo settore. Ma quali sono le cause di questo aumento di attacchi?
“All’interno delle aziende – spiega Ranise – c’è stata una transizione verso servizi e processi digitali. Un caso eclatante è quello delle banche (dell’ultima settimana la notizia che Unicredit ha previsto la chiusura di 450 filiali in Italia entro il 2023 ndr), ma anche la pubblica amministrazione sta andando in questa direzione. La dematerializzazione ha portato online molti più dati sensibili e informazioni e, di conseguenza, più valore da poter rubare. Come confermano i dati si sta creando una maggiore consapevolezza all’interno delle aziende e questo deriva da più fattori: aumento di crimini informatici e legislazioni dedicate (come il GDPR ndr) che hanno spinto in molti a informarsi e attrezzarsi per intensificare i sistemi di difesa. Purtroppo, però, troppo spesso la “messa in sicurezza” avviene solo dopo che il danno è già avvenuto”.

 

La difesa più efficace sta nella prevenzione

Prevenire è meglio che curare, recita un vecchio detto, e il discorso sembra valere anche in tema di sicurezza informatica. Affrontare le minacce una volta che si presentano sembra non essere più una soluzione percorribile, in particolare alla luce dei gravi danni economici che un attacco può rappresentare. “Quello che manca spesso nei board è proprio una cultura del rischio informatico. – racconta Benzoni -. Inoltre, il tempo rappresenta un fattore di costo importante per gli sviluppatori e il dilemma è sempre tra velocità e qualità: troppo spesso i software vengono scritti male, offrendo agli attaccanti vulnerabilità. Il GDPR e altre normative vanno proprio nella direzione di obbligare le organizzazioni a realizzare software che tengano già conto di questi fattori, limitando gli attacchi all’origine.

Ma ci sono anche degli accorgimenti: alcune aziende, prima che un fornitore rilasci loro un’app, scrivono nei contratti che questa debba subire un penetration test. Se non lo passa si rende obbligatorio un secondo test, a carico dello stesso fornitore. Tutte le aziende dovrebbero inserire questa best practice nei contratti”.

 

Ci sono gli esperti?

Secondo un ulteriore rapporto diffuso lo scorso anno dall’organizzazione non profit Isc, nel mondo ci sarebbero 2,93 milioni di richieste di esperti di sicurezza che non trovano soddisfazione. Questo, secondo Ranise, potrebbe essere un altro degli elementi che determina l’apprensione delle aziende verso le minacce informatiche. “Non sempre ci sono le competenze per comprendere le implicazioni legate alla sicurezza – ha spiegato -. Ancora in troppe aziende sicurezza corrisponde all’installazione di antivirus: forse anche per questo quelli informatici vengono percepiti come rischi difficili da fronteggiare”.

Non proprio dello stesso avviso Benzoni, che sottolinea un altro aspetto: “Le figure dedicate ormai ci sono in moltissimi contesti aziendali, il tema è un altro: la sicurezza informatica ha milioni di aspetti differenti e diventa difficile andare a dedicare tempo a tutte le attività. Anche a patto che io sappia fare tutto ho un tempo limitato. Per questo stiamo andando verso la creazione di sistemi di semplificazione, che permettano di monitorare e intervenire su tutte le tecnologie da un’unica piattaforma, automatizzando alcuni processi”.

 

Nuove competenze, ma anche tecnologia

Le difficoltà, dunque, sono legate anche al cambio di paradigma della professione stessa. “La figura del security manager – ha proseguito Benzoni – si sta diffondendo sempre di più ma è bene specificare che non è solo “tecnologia”, ma anche “processi e tecniche di difesa”. Prima le aziende cercavano dei “tecnici puri” e non a caso spesso figure come il CISO (Chief information security officer, traducibile in italiano come capo degli uffici della sicurezza informatica ndr) sono, sul piano organizzativo, sotto al Direttore informatico. Oggi, però, servono molte più competenze procedurali e di business: ne sono un esempio strumenti come il SOAR (acronimo di Security Orchestration, Automation and Response ndr), che consente alle tecnologie di sicurezza presenti in un determinato ambiente di lavorare insieme, in maniera armonizzata e automatizzata. Questo approccio aiuterà sempre di più gli analisti a focalizzare l’attenzione sulle attività di valore”.

Sotto questo aspetto il mondo della ricerca, e in particolare di quella sull’intelligenza artificiale, potrebbe offrire un supporto importante alla lotta contro queste minacce: “La ricerca scientifica – spiega Ranise – si sta concentrando in modo particolare proprio sull’automatizzazione di alcuni processi di sicurezza. Si punta molto sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale, e in particolare il machine learning, per individuare le minacce: la tecnologia è in grado di monitorare in tempo reale tutta una serie di parametri che l’uomo, senza questo aiuto, non potrebbe controllare. Con la diffusione dell’IoT (Internet of Things) ci saranno sempre di più i dispositivi connessi e la superficie di attacco sarà sempre più ampia: automatizzare i sistemi di controllo e identificazione dei pericoli sembra essere l’unica soluzione”.

E in futuro, assicurano gli esperti, l’intelligenza artificiale potrebbe fare di più: non solo scovare le minacce ma anche suggerire le contromisure da mettere in campo, consentendo anche a figure prive di competenze specifiche di far fronte all’attacco.

 

Attenzione agli smartphone

Le minacce informatiche stanno riguardando sempre più spesso anche i dispositivi mobili, scrigni che custodiscono dati e informazioni sensibili degli utenti. Gli esperti hanno registrato una serie di nuovi attacchi rivolti ai gestori e ai software degli smartphone negli ultimi mesi, spesso specifici per un sistema operativo, un operatore o un’app. Già a inizio 2019 un  report di Kaspersky Lab dedicato all’evoluzione dei malware per dispositivi mobili certificava un incremento degli attacchi, raddoppiati tra 2017 e 2018, e la crescita non sembra destinata a rallentare: proprio nelle ultime settimane si stanno diffondendo campagne di phishing per iniettare malware nei dispositivi con la scusa del Coronavirus. Gli attaccanti, infatti, stanno diffondendo falsi avvisi sanitari sull’epidemia e sui sintomi per ingannare gli utenti e spingerli scaricare file infetti.

 

Con il 5G la sicurezza informatica diventa “personale”

A proposito di futuro, la diffusione di reti ultraveloci come il 5G potrebbe rappresentare un ulteriore fattore di criticità, portando gli impatti della sicurezza informatica su un livello differente. “Credo che il 5G potrebbe portare rappresentare un momento di svolta – conclude Ranise. – È una tecnologia abilitante per molte innovazioni e, come si diceva prima, una maggiore quantità di dispositivi connessi potrebbe corrispondere a maggiori possibilità di attacco. Inoltre, pensando ad esempio alle applicazioni del 5G per le auto a guida autonoma o in contesti legati alla medicina, la sicurezza passerebbe da informatica a fisica e personale”.
Un aspetto su cui riflettere e che renderebbe i pericoli legati ai cyberattacchi ancora più minacciosi per individui e imprese.

 

Fare rete: il primo passo per sconfiggere la minaccia

I rischi informatici riguardano tutti e la collaborazione sembra essere l’unica via per affrontare con successo le minacce. Un fronte comune che non deve riguardare solo il mondo delle aziende: anche la sfera della formazione deve essere coinvolta.

A conferma di questo sono arrivati anche i risultati del lavoro svolto dal think-tank internazionale DQ Institutem, che ha lanciato il primo indice di sicurezza online dei più piccoli, frutto di un’indagine che ha coinvolto 145.426 bambini e adolescenti in 30 paesi negli ultimi tre anni. I numeri sono preoccupanti e testimoniano come attraverso il web i ragazzi subiscano non solo atti di bullismo ma siano vittime di vere e proprie minacce.

“Fare sistema – ha aggiunto Benzoni – è fondamentale. È, prima di tutto, una necessità dei responsabili cybersecurity a livello aziendale: prima c’era l’abitudine di tenere segreto all’interno dell’azienda tutti i problemi, ora ci si è resi conto che dallo scambio e dal confronto nascono opportunità e soluzioni a problemi comuni. Allo stesso tempo è importante fare sistema con chi si occupa di formazione, a tutti i livelli: dalle scuole fino all’alta formazione.

Bisogna preparare le persone e le aziende a comprendere un futuro in cui gli attacchi hanno obbiettivi e porte di acesso multipli.

10 competenze social media manager

10 competenze che un Social Media Manager dovrebbe assolutamente avere

  • Quella del Social Media Manager è una professione ancora in crescita, conosciuta da tutti ma spesso sottovalutata.
  • Per diventare un professionista del settore sono necessarie alcune skill fondamentali, che vanno dalla capacità organizzativa alla pazienza


Forse da bambino, scrutando il mare all’orizzonte, avrai anche tu pronunciato tra te e te la frase: “Da grande sarò un pirata”. Complici i film e i libri d’avventura, tutti abbiamo sognato un futuro galattico, a sfrecciare tra i pianeti dell’Universo, o a piroettare negli abissi degli oceani. Crescendo abbiamo dovuto cambiare i nostri desideri di bambini e diventare più concreti, adattarci ai tempi, e a volte creare una nuova immagine fantastica di noi stessi.

Le aspettative mutano, i bisogni cambiano, lo scenario di quando eravamo dei ragazzi è stato stravolto dagli avvenimenti, sia personali che sociali. La tecnologia ha rivoluzionato ogni cosa e ha portato con sé la nascita di nuovi lavori, professioni che nemmeno la nostra mente di piccoli sognatori avrebbe potuto concepire. Uno di questi è il Social Media Manager.

Tutti ormai sanno chi sia, molti vorrebbero diventarlo, ma pochi conoscono davvero le competenze che questo lavoro richiede.

Social Media Manager crescita profgessionale

Chi è il Social Media Manager

Una figura mitologica del mondo dei social media, nata dall’esigenza dei brand, sia grandi che piccoli, di potersi raccontare sulle varie piattaforme, per tenere sott’occhio i dati generati e le risposte degli utenti. Una persona che ha diverse competenze, emblema della parola multitasking.

Un lavoro che non è possibile improvvisare sottovalutandone l’impegno o limitando tutto alla crescita dei like (magari a pagamento).

No, il Social Media Manager – quello vero e capace – deve avere diverse skill, deve conoscere lo strumento con cui ha a che fare e deve aggiornarsi, sempre. Quello che a prima vista può sembrare un lavoro facile, come ogni professione richiede impegno e costanza.

Social Media Manager strumenti da utilizzare

Le 10 skill del Social Media Manager ideale

Abbiamo già detto che il Social Media Manager è una persona multitasking. Lui / lei sa che la sua giornata sarà probabilmente lunga e tortuosa. Deve creare un piano editoriale per ogni cliente, deve raccontare la natura di un’azienda, la sua mission. Oltre a confrontarsi con il cliente, deve dialogare con il pubblico attraverso post mirati, utilizzando sia le parole che le immagini (o i video). Opera con diversi social a seconda delle esigenze dell’azienda. Non solo genera contenuti, ma li analizza, studia gli utenti, i loro feedback, cerca di capire chi sono, cosa vogliono e come si sentono rispetto al marchio in questione.

Dietro i like, dietro le reaction, ci sono delle persone, e dietro i post creati c’è una donna o un uomo che ogni giorno deve mediare tra azienda e utenti, tutto questo tramite un social media.

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1. Deve essere super organizzato

Un Social Media Manager viaggia leggero, ha tutto sul suo smartphone e sul laptop. Ha un’agendina con tutti i  contatti, è sempre munito di carta e penna e lo si riconosce da lontano perché ha la mente che frulla idee in continuazione.

Organizzato nei minimi dettagli, crea contenuti sui social, risponde ai commenti, pianifica riunioni con il proprio team e con i clienti, analizza i dati dei follower.

Il tempo è fondamentale, progetta in anticipo le campagne, i post, e studia nuovi approcci basandosi sulle risposte ai contenuti che ha generato. Sembra aver sempre la testa fra le nuvole, ma in realtà si sta ricaricando per una nuova sfida.

Social Media Manager organizzazione

2. Deve essere creativo

Non solo numeri, ma soprattutto immagini e parole. La creatività è la linfa vitale della conoscenza, ed essere creativi  significa essere aperti alle novità, abbattere mattone dopo mattone, il muro dell’apatia, per non arrendersi mai. E infatti il Social Media Manager non si lascia sconfiggere dalle reazioni negative, ma cerca di dare il massimo in ogni situazione, creando la soluzione perfetta a ogni esigenza.

Come aumentare la propria creatività? Esercitandola ogni giorno, leggendo libri, guardando film, serie tv, documentari, disegnando, ascoltando le persone, abbandonandosi al mondo, tendendo l’orecchio a tutti i punti di vista, senza essere rigidi sui propri pensieri e sul modo di vedere se stessi e gli altri.

Questo serve anche a essere aggiornati su trend e meme, conoscere in anticipo cosa potrebbe creare hype, entrare in connessione con il pubblico.

Ecco perché è utile abbracciare il cambiamento senza averne paura, staccare la spina appena è possibile, facendo le cose che più ci fanno stare bene, che sia una partita a Playstation o una gita in montagna.

3. Deve essere curioso e aggiornarsi (sempre)

In questo lavoro bisogna avere una spiccata propensione alla curiosità, ma soprattutto aver voglia di non accontentarsi di ciò che si conosce, ma voler imparare sempre più cose, giorno dopo giorno.

Il mondo del web cambia in continuazione: nuovi algoritmi, nuove procedure, nuovi clienti e nuove esigenze. Noi non siamo gli stessi di qualche anno fa, e nemmeno chi ci ascolta.

Bisogna stare attenti ai desideri degli utenti, alla società che si evolve, ai consumatori che cambiano. Abbiamo visto che il focus, con annesse aspettative, si sta spostando sempre più verso la Generazione Z, e questo implica un dover necessariamente rinnovarsi, sia per i brand che per i Social Media Manager che sono dietro ai canali social.

Ecco perché corsi e formazione continua sono linfa vitale per il buon Social Media Manager, un’occasione non solo per approfondire il proprio lavoro, ma anche per confrontarsi su casi specifici con colleghi e docenti.

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Social Media Manager aggiornamento professionale

4. Deve saper scrivere bene

In un mondo di immagini, le parole sono ancora importanti? Ovviamente sì. Il bravo Social Media Manager sa che per comunicare col pubblico deve esprimersi in modo chiaro, conciso e semplice, perché l’equivoco è sempre dietro l’angolo.

Partendo dal presupposto che la soglia dell’attenzione di noi lettori si è notevolmente abbassata, arrivare alle persone, in un mondo di rumori, è sempre più difficile.

Scrivere sui social, comunicare in pochi caratteri ciò che è il cuore di un’azienda, è una sfida. Bisogna andare dritto al sodo, senza essere troppo invasivi. Il tono è importante, come il messaggio. Possiamo raccontare la storia più romantica che ci sia, ma se sbagliamo i modi, si trasformerà in un incubo.

Gli strumenti per chi vuole fare della scrittura la propria attitudine, sono tanti. Ci sono diversi manuale di copywriting, sia in italiano che in inglese, libri sulla scrittura creativa e professionale, ma non dimentichiamo mai i classici, i romanzi e tutta la letteratura che più ci ispira, che sia un fumetto o l’ultimo volume di Palahniuk.

Social Media manager copywriting

5. Deve saper usare i programmi di grafica (o almeno provarci)

Il Social Media Manager non è un grafico, ma può utilizzare dei programmi e dei tool per creare grafiche apposite per accompagnare le didascalie dei post. Ci sono numerosi strumenti per chi vuole specializzarsi, tutto dipende dalla strada che si vuole percorrere e dalle competenze richieste.

Ogni social ha un proprio linguaggio e, con il brand, si sceglie il modo di comunicare, che sia incentrato più sulle parole o intento a catturare l’attenzione del cliente attraverso immagini, grafiche, foto.

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6. Deve avere buon occhio per l’estetica

Collegato con la precedente skill c’è questa competenza. Conoscere le basi della fotografia, i filtri da utilizzare, il foto ritocco, aiuta tantissimo in questo tipo di lavoro, specialmente se si lavora molto con le immagini.

Avere una buona macchina fotografica e tutti gli strumenti per preparare la location, una sorta di piccola scenografia per i prodotti da presentare, è sicuramente un’arma vincente nelle mani del Social Media Manager.

Il gusto estetico, più in generale, sarà fondamentale per proporre un’immagine coordinata del brand sui diversi social, per progettare layout per specifici account o semplicemente per creare belle stories.

7. Deve saper analizzare i dati

Il professionista non è solo un creativo, ma anche un analista. I contenuti generano delle reazioni, traffico sulle pagine, e tutto ciò che passa su una pagina social resta e lo si evince dagli insight. Che sia un profilo Facebook o Instagram, ogni cosa è registrata e pronta a essere spulciata fino al midollo.

La capacità di utilizzare l’analisi per dimostrare il ROI e creare report significativi sui social media è un’abilità chiave per un Social Media Manager. Con la crescente importanza del Social Listening, è importante sviluppare la capacità di analisi dei dati sia quantitativi che qualitativi, al fine di comprendere il quadro completo e le prestazioni dei social.

Comunicare le opinioni agli stakeholder, fare report sulle prestazioni social è il primo passo, ma analizzare significa guardare i dati ed essere in grado di identificare le tendenze, sviluppare raccomandazioni e comunicare un piano d’azione.

LEGGI ANCHE: Come il Social Listening può aiutare i tuoi dipendenti a capire meglio i clienti

Social Media Manager analisi dati

8. Deve essere flessibile

Essere flessibili non solo nella gestione del lavoro, ma anche nell’organizzarlo. Le strategie social devono essere dinamiche e flessibili come le piattaforme su cui si basano.

È importante sperimentare diverse tattiche o persino rivoluzionare completamente la strategia, adattarsi alle nuove tendenze, incorporare i cambiamenti del business o riprendersi dai risultati scadenti. Imparare dai dati, ascoltare feedback, sia dei propri clienti che degli utenti, e tenere sotto controllo le tendenze social rende un Social Media Manager agile e flessibile.

Con dati e analisi, possiamo conoscere quale tipo di post sui social è utile e quale invece può essere eliminato poiché non produce risultati. La psicologia comportamentale spiega perché le persone sono attratte da determinati post o perché ne condividono altri. Conoscere ciò consente d’individuare le tendenze e provare nuove strategie più produttive.

LEGGI ANCHE: Come migliorare la produttività con le app se sei un Social Media Manager

9. Deve essere disponibile

La giornata di un Social Media Manager sembra essere interminabile. Non dura 24 ore, ma di più. Preparare il calendario editoriale, modificare i contenuti, anche all’ultimo minuto quando ci sono particolari esigenze, cancellare qualcosa, aggiungere altro. Rispondere in chat, rispondere ai commenti, condividere le stories dei follower, destreggiarsi con le reaction, ma soprattutto ascoltare, chiarire dubbi, aiutare.

Agli utenti può sfuggire un link, una descrizione, e il Social Media Manager corre in soccorso per indirizzarli verso la retta via.

Social Media Manager Skill

10. Deve essere (tanto) paziente

Sì, lo sappiamo, come la disponibilità, anche la pazienza è più un dono che una competenza, ma si tratta comunque di una qualità da non sottovalutare in un Social Media Manager, una inclinazione personale che può essere allenata.

A volte gli utenti dimenticano che dietro a un sistema oliato e organizzato esistono delle persone, che come tutti noi, hanno una vita, con gioie e dolori.

Cerchiamo tanto il lato umano nelle cose che spesso lasciamo a casa il nostro. Siamo delusi da un brand perché si è affidato all’influencer di turno per promuovere il proprio prodotto, e non ci risparmiamo a mostrare il nostro dissenso sulla pagina social. A pagarne le conseguenze è il povero Social Media Manager che deve placare una guerra cibernetica a colpi di clic.

Il regalo perfetto per lui o lei? Un corso di yoga (o un lanciafiamme).

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Oltre la morte: il caso della bambina ricreata in VR solleva nuovi dubbi verso l’onnipotenza del digitale

Nayeon è morta all’età di sette anni nel 2016 per un mare incurabile. Viveva in Corea del Sud, e aveva una mamma, un papà, dei fratelli e delle sorelle, che oggi vivono la loro vita serbandone il ricordo.

Nell’epoca pre-digitale, la sua storia – purtroppo comune a molte famiglie – sarebbe finita qui. Ma siamo nell’epoca digitale, quella della Realtà Aumentata e delle possibilità infinite che la tecnologia ci offre: e Nayeon, in un pomeriggio del 2020, è tornata a vivere almeno per qualche ora, proprio grazie a un software AR.

A rivederla e palare con lei direttamente è stata Jang, la madre, protagonista di un documentario dal titolo I met you, prodotto dalla Munhwa Broadcasting, che ha reso possibile l’esperimento. Da dietro il monitor, a seguire l’incontro con l’avatar, tutta la famiglia di Nayeon, che ha potuto rivivere per qualche attimo la sensazione di rivedere e riascoltare la propria piccola, sfortunata congiunta.

La notizia è della settimana scorsa e se ne è parlato molto in tutto il mondo, al di là dell’emozione che l’iniziativa ha suscitato, per le potenzialità sviluppate dalla tecnologia AR. Addirittura “riportare in vita” una persona morta: incredibile.

Eppure, dopo l’entusiasmo iniziale, rimane una generale sensazione di disorientamento. Da cosa è causata?

LEGGI ANCHE: Oltre Facebook, c’è anche chi ha pensato a un social network per i defunti

Vita e morte ai tempi del digital

Se dovessimo dire una delle cose che più sono mutate nell’epoca digitale, è il valore del Tempo.

Viviamo vite interconnesse, completamente dissociate dai cicli di vita cui la Natura ci ha abituato. Rispondiamo alle email di notte e raccontiamo ogni frammento della nostra esistenza a qualsiasi ora, potenzialmente senza fermarci mai neanche per dormire.

Mano a mano che gli ecosistemi digitali si sono moltiplicati, si sono moltiplicate le nostre esistenze.

Oggi ognuno di noi vive più spazi talvolta spezzettando la propria identità, declinando il proprio essere in forme e contesti che esulano dal concetto di Tempo: ognuno di questi ambienti, infatti, è tecnicamente infinito a livello spaziale, e appunto, a livello temporale. Sono pensati per non finire mai, e accogliere chiunque.

I primi a porsi il problema della durata dell’individuo nel mondo dei social network furono i giornalisti della BBC, che denunciarono come Facebook nel giro di qualche decennio sarebbe diventato “Il più grande cimitero al mondo”.

Un mancato ricambio degli oltre 2 miliardi di utenti che lo abitano non sarà automatico, a maggior ragione considerando la disaffezione dei più giovani verso questa piattaforma. Pian piano, saranno di più i morti che i vivi all’interno di esso.

Non è un caso che la piattaforma di Zuckerberg sia stata la prima ad approntare delle soluzioni per quei profili riconducibili a persone decedute: bacheche “in memory of”, gestite dai parenti, che diventano santuari digitali più efficaci di qualsiasi lapide o memoriale.

La vita in dati nel Tempo del digitale

Questa mole di dati rilasciati in Rete o immagazzinati nei nostri device, oltre a essere il più grande back-up probabilmente che l’uomo abbia avuto a disposizione, presenta un’altra faccia della medaglia: oggi ognuno di noi è “replicabile”, almeno a livello digitale. Ogni persona potrebbe, anche in un futuro non troppo lontano, “vivere e rivivere” sotto forma di avatar, tornando in un certo senso dall’aldilà.

È lecito ed etico? Cosa significa il poter riproporre qualcuno che non più in questo mondo, sotto una forma virtuale? Ma soprattutto, che risvolti potrebbe avere tutto questo?

Siamo nel campo delle ipotesi, anche forse delle interpretazioni di un mondo che a livello di valori sta scoprendo molti cavilli, in principio non previsti. Un po’ come la Gig Economy, con lo sfruttamento nascosto (volontariamente o in modo imprevisto) dietro modelli apparentemente snelli e vantaggiosi.

Il digitale è così: apre delle porte che si credeva impossibili da aprire e che, una volta spalancate, non sempre sono in grado di richiudersi ermeticamente lasciando spifferi difficili da sigillare.

Cambiare la logica del Tempo: sembra troppo anche per la scienza.

Einstein, quando ragiona sulla Relatività, lo fa sedendo a tavoli scientifici, senza però entrare nel campo dell’intimità dell’animo: la morte, quella veniva considerata appalto di altre dimensioni, da guardare con rispetto, tanto che ebbe a dire : “La nostra morte non è una fine se possiamo vivere nei nostri figli e nella giovane generazione. Perché essi sono noi: i nostri corpi non sono che le foglie appassite sull’albero della vita.

Anche il medico che combatte contro la malattia gioca una partita dove le regole sono condivise: il Tempo, fautore dell’invecchiamento cellulare e portatore di patologie, viene combattuto con una logica di dilatazione, non di arresto. Un dottore che ti cura cerca di darti più tempo, non di fermarlo. Non a caso, si è romanzato su quel dottore che sognava di riportare in vita i morti.

Il digitale no: lì, il Tempo è indifferente. Non c’è momento in cui la dimensione digitale si fermi e, dopo che saremo morti, i nostri profili social, i contenuti che avremo creato, tutto ciò che online ci riguarda potrebbe rimanere lì, a continuare ad esistere, per certi versi continuando a farci vivere.

L’esperimento di I met you della “rinascita virtuale” di Nayeon ci pone interrogativi diversi: è possibile, grazie a una tecnologia, andare anche oltre all’accettazione di un decesso, trovando un surrogato per farvi fronte? Domande che, sotto altri piani, si poneva Her (2013), il film di Spike Jonze in cui un bravissimo Joaquin Phoenix si innamorava di un sistema operativo.

LEGGI ANCHE: 10 cose da sapere su Her, tra fantascienza e psicologia

La rielaborazione del lutto nell’era della realtà virtuale

Che conseguenze può avere il ritrovare un feticcio virtuale di una persona cara? Cosa può cambiare nel concetto di vita e morte, di prima e dopo, di percepito del reale e del virtuale?

Non abbiamo la risposta a questo quesito, anche se, come per tutto ciò che riguarda l’intelligenza artificiale, è possibile che siano queste le vere domande che ci si debba porre a proposito di un’evoluzione tecnologica che sta toccando sfere apparentemente irraggiungibili fino a qualche anno fa.

Una cosa però la possiamo già prevedere: se è vero che l’Esperienza è un valore sempre più tangibile, e se questa deve configurarsi come concreta e contrassegnata da un’empatia che sia indiscutibile secondo canoni umani (e non virtuali), questa nuova evoluzione tecnologica allora agirà prima di tutto sui criteri con cui definiamo e giudichiamo ciò che viviamo.

È possibile che come avvenuto con il concetto di Tempo, dilatatosi oltre misura e per certi versi cambiato, e di Spazio, completamente annullato grazie al digitale – si pensi al senso di immediatezza che offre un acquisto su Amazon, o anche al fenomeno dello Smart Working come tentativo di annullare gli spazi e le distanze-, anche il concetto di Esperienza muti verso una logica più “digitale”, contrassegnata quindi da una sostituibilità del valore di reale e non reale.

Le fake news, con i loro universi paralleli e le loro narrazioni, vere per chi ci crede anche a discapito del reale, potrebbero non essere che l’inizio: in futuro, si potrebbe depotenziare anche lo stesso concetto di morte, in virtù di un generale senso di onnipotenza dato dal fatto che grazie al digitale si può anche simulare la “resurrezione dei morti”.

Forse è catastrofico come pensiero: vedendo il video teaser di I met you, è inquietante osservare una madre che per affrontare il dolore immane di una perdita come quella di una figlia sceglie di interagire con una proiezione frutto di un calcolo matematico, commuovendosi e toccandola come se di fronte avesse un’estensione della persona stessa.

Siamo davanti a un qualcosa di diverso dai semplici contenuti mediati come fotografie e video, che possono evidentemente far rivivere emozioni molto forti: qui in gioco c’è la capacità di comprendere dove finisca il reale e cominci il non reale.

Safer Internet Day: TikTok si impegna per sensibilizzare la community sul tema della sicurezza in rete

  • TikTok si impegna in occasione del Safer Internet Day dell’11 febbraio.
  • È già online il quiz “TikTok Interland” con cui vuole sensibilizzare la community sui temi della sicurezza
  • La community si è dimostrata attiva già in occasione della Giornata Nazionale contro il Bullismo e il Cyberbullismo del 7 febbraio

Da ieri, in occasione del Safer Internet Day, che si celebra oggi, è on line su TikTok l’Interland Quiz.

Il social si impegna a livello globale in occasione del Safer Internet Day che ricorre in oltre 140 paesi, proponendo un quiz sul tema della sicurezza in rete per sensibilizzare la community.

TikTok, la piattaforma per i video brevi da dispositivi mobili, riconferma il suo impegno per sconfiggere tutte le forme di odio e vessazione, attraverso la creatività.

Il quiz

Il contenuto, che sarà online per una settimana a partire da oggi, sul tema della sicurezza in rete punta a sensibilizzare la community, riflettere sui temi della sicurezza online e su come rendere insieme Internet un luogo migliore.

Il quiz assume la forma simbolica di un castello in cui ogni domanda rappresenta una barriera da superare per entrare all’interno della fortezza, simbolo di un luogo protetto, sicuro e in cui esercitare al meglio il proprio talento.

La community di TikTok si è già mostrata molto attenta ai temi importanti che affliggono la società moderna e in occasione della Giornata Nazionale contro il Bullismo e il Cyberbullismo del 7 febbraio ha espresso la propria creatività per dire “NO” a qualunque tipo di violenza o vessazione. Tra gli utenti, anche lo Chef Bruno Barbieri, che ha pubblicato un video dedicato al #NoBullismo.

@bruno.barbieri#nobullismo #miparteuneuronetiktok♬ suono originale – bruno.barbieri

Creatività e sicurezza

La mission di TikTok è ispirare la creatività e portare allegria nei momenti della vita di ogni giorno, creando un ambiente sicuro e confortevole in cui gli utenti possano sempre sentirsi a proprio agio. Per questo la piattaforma aggiorna con costanza le Linee Guida della Community, evidenziando con chiarezza le azioni consentite e i contenuti dannosi alla community stessa o al grande pubblico.

Inoltre, il Centro Sicurezza di TikTok, disponibile sul sito e sull’App, offre strumenti e risorse per fornire ulteriore e continuo supporto agli utenti.

cFrasi che un buon leader dovrebbe dire

La crescita aziendale parte da una leadership in grado di seguire nuovi modelli (lo dice una ricerca)

  • Migliorare l’indice di “densità digitale” è il primo passo per generare tassi di crescita più alti
  • Esistono alcune caratteristiche specifiche per creare nuovi modelli di leadership, come ricorda la ricerca di Accenture

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Ottimizzare l’uso delle competenze e delle tecnologie digitali potrebbe generare, secondo un nuovo studio condotto da Accenture, 2 trilioni di dollari di produzione economica globale in più entro il 2020. Lo studio, presentato in occasione del World Economic Forum di Davos, rivela inoltre l’ampio ruolo del digitale nell’economia, indicando che più di un quinto del prodotto interno lordo mondiale (PIL) è attribuibile all’ambito digitale sotto forma di competenze, capitali, beni o servizi.

Siamo pronti, quindi, per accogliere nuovi modelli di leadership in grado di guidare le aziende verso una crescita responsabile, consapevole e tecnologicamente avanzata.

Mark Knickrehm, Group Chief Executive di Accenture Strategy, afferma:

Per garantirsi una crescita più rapida nell’incertezza delle prospettive economiche globali, aziende e istituzioni si stanno rivolgendo al digitale, ma la dimensione dell’economia digitale non è di per sé garanzia di crescita. Le organizzazioni hanno bisogno di un’azione decisa che reindirizzi talento e tecnologie digitali verso la creazione di nuovi modelli di business, piuttosto che di efficienze. Questo richiede non solo maggiori investimenti digitali, ma anche una più ampia trasformazione organizzativa e culturale per ottenere il massimo dei ritorni.

Infatti, secondo lo studio, per generare tassi di crescita più alti, le aziende dovranno migliorare l’indice di “densità digitale”. 

Questo indice serve per misurare il grado di penetrazione del digitale nelle imprese e nell’economia di un paese includendo:

  • competenze e tecnologie digitali;
  • la facilità di accesso ai finanziamenti;
  • il livello di apertura del contesto normativo di un Paese.

Per ottenere tutto ciò occorre, quindi, introdurre nelle aziende nuovi modelli di leadership responsabile che possa competere nell’epoca dello “stakeholder capitalism” con lo scopo primario di migliorare l’impatto sociale, ambientale ed economico del business.

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nuovi modelli di leadership

Il leader del futuro

Ciò che emerge è che le aziende con elevanti livelli di innovazione e di fiducia degli stakeholder sono quelle che hanno maggiori performance finanziarie, ottenendo utili mediamente del 3,1% più elevati di quelli delle aziende concorrenti.

In particolare:

Le organizzazioni hanno non solo l’opportunità, ma anche l’obbligo di mettere al primo posto l’impatto sociale e ambientale delle proprie attività. Processo che inizia dalla ridefinizione del concetto stesso di responsabilità e che punta a creare valore sia per l’azienda che per l’intera società.

Secondo Adrian Monck, A.D del WEF, il cambiamento climatico, la disuguaglianza e la fragilità economica stanno minacciando seriamente il benessere dell’uomo.

Per questo motivo è necessario introdurre un nuovo modello di leadership. Modello che deve considerare le esigenze di tutti gli stakeholder, attraverso una fattiva collaborazione di tutti gli attori in gioco con piena condivisione dei valori.

Le caratteristiche di un leader oggi

Secondo la ricerca Seeking New Leadership (Verso una nuovo modello di leadership) realizzato su un campione di 20 mila persone, il leader del futuro deve:

  1. valorizzare al meglio le persone. Coinvolgere le persone attraverso empatia e umiltà, condivisione di valori, apertura e rispetto delle idee altrui, stimolare creatività e passione.
  2. Conoscere e saper utilizzare le nuove tecnologie. Attraverso l’utilizzo consapevole e coerente delle nuove tecnologie, creare valore aggiunto, nuove idee e soluzioni.
  3. Formarsi e informarsi costantemente. Creare ed esplorare percorsi di formazione e apprendimento continuo, per lo scambio di conoscenza e competenze con deduzione e comprensione.
  4. Avere una Mission. Attraverso obiettivi comuni promuovere e ottenere una mission di crescita sostenibile, condivisa con l’organizzazione di riferimento e con tutti gli stakeholder coinvolti.
  5. Promuovere l’inclusione. Promuovere una costante e inclusiva crescita degli stakeholder, creando un ambiente inclusivo e collaborativo dove tutti possono esprimere le loro opinioni.

È quindi necessario creare un nuovi modelli di leadership che comprenda le caratteristiche sopra individuate.

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nuovi modelli di leadership

Impatto sociale e ambientale dei leader

Lo studio rivela che il mercato, oggi, richiede all’aziende di occuparsi con impegno e dedizione alle questioni ambientali, sociali ed economiche per poter proseguire in un processo di crescita verso il successo.

Il 61% dei leader emergenti intervistati afferma, infatti, che tutti i modelli di business devono necessariamente essere perseguiti se e solo se sono indirizzati al miglioramento della società, dei profitti e della redditività.

Gli stessi riconoscono, altresì, l’importanza esponenziale dell’utilizzo delle nuove tecnologie. Utilizzo etico e consapevole, al fine di perseguire gli obiettivi di cui sopra.

Lo affermano il 73% degli stakeholder e il 79% dei leader aziendali.

L’Italia, ad esempio, dovrebbe indirizzare il 60% del suo impegno supplementare nello sviluppo digitale verso una migliore applicazione di tecnologie e un 40% nella spinta allo sviluppo dei cosiddetti “acceleratori” o fattori abilitanti (come infrastrutture, contesto regolatorio, pubblica amministrazione, mercati). Il Brasile, dovrebbe indirizzare il 70% sulle tecnologie, mentre un maggiore impegno nell’ambito delle competenze digitali darebbe meno risultati in termini di ritorno economico. Negli Stati Uniti, invece, servirebbe solo il 10% in più di digitalizzazione della tecnologia, mentre si avrebbe un maggiore ritorno incrementando le competenze digitali e i fattori abilitanti.

I nuovi modelli di leadership saranno quindi un connubio tra visione, consapevolezza, tecnologia e attenzione verso ambiente e sociale.

Il segreto di Pinterest per sorpassare Snapchat: shopping ads, ricerca visiva e video

  • Il 2019 ha registrato un dato importante: Pinterest supera Snapchat e si aggiudica il  terzo posto dietro Instagram e Facebook
  • Soprattutto grazie ai nuovi aggiornamenti, il social si è conquistato un posto sempre più appetibile per brand ed inserzionisti

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Il 2019 si è chiuso con un dato importantissimo nel mondo dei social media. Secondo l’ultimo rapporto di eMarketer, Pinterest avrebbe superato Snapchat diventando la terza più grande piattaforma social negli Stati Uniti.

Snapchat nonostante i continui sforzi tecnologici ha iniziato a perdere il suo appeal soprattutto nei confronti degli utenti più giovani.

Il numero degli utenti di Pinterest è salito a 82,4 milioni nel 2019, in aumento del 9,1% rispetto all’anno precedente, battendo gli 80,2 milioni di Snapchat con un aumento del 5,9%, secondo le stime del rapporto.

Pinterest si è aggiudicato così il terzo posto dietro Instagram e Facebook che anche lo scorso anno ha regnato come il social network più popolare negli Stati Uniti. Un rapporto che ha fatto schizzare le azioni di Pinterest fino al +12% il giorno dopo della pubblicazione del rapporto.

Una piattaforma dal fascino universale, capace di attirare l’attenzione di differenti fasce d’età di utenti.

Tuttavia il rapporto non include i numeri dell’app cinese TikTok, che nell’ultimo anno soprattutto negli Stati Uniti ha goduto di una crescita esplosiva. Secondo una stima fornita da CNBC lo scorso dicembre, TikTok è arrivata a circa 625 milioni di utenti su base globale, anche se non sono ancora del tutto chiari i numeri dell’app negli Stati Uniti.

Il lavoro di eMarketer mette in evidenza come le future previsioni continueranno a vedere Pinterest davanti a Snapchat anche nei prossimi anni. La grande forza di Pinterest degli ultimi anni è stata quella di posizionarsi come il più grande e performante social network di ricerca visiva.

Il segreto del successo

La crescita di introiti e utenti di Pinterest, non solo negli Stati Uniti ma in tutto il mondo, partono da un’idea della piattaforma che negli anni è sempre rimasta la stessa. Mentre Facebook si trasforma in un’infrastruttura sempre più sociale moltiplicando a dismisura le sue funzioni, YouTube diventa una vera piattaforma di streaming, Pinterest continua a essere coerente con lo scopo per cui era nato.

Fa una sola cosa, ovvero consentire agli utenti di avere una potentissima piattaforma di ricerca visiva, fenomenale soprattutto nei settori moda, design, food e makeup.

Il social network, soprattutto nell’ultimo anno, è stato protagonista, con diversi aggiornamenti che l’hanno reso sempre più interessante per gli utenti e sempre più appetibile per brand ed inserzionisti.

Le novità più significative di Pinterest dell’ultimo anno

Nuove funzionalità per promuovere i prodotti

Pinterest ha fatto passi da gigante soprattutto nel 2019 per posizionarsi sempre più come una piattaforma di social commerce. Risale infatti ai primi mesi del 2019 l’annuncio di nuovi cataloghi di prodotti e dei consigli personalizzati per lo shopping.

Al di sotto di ogni Pin infatti oltre all’opzione “Più simile a questo” è comparsa anche l’opzione “Più dal [Brand]”, all’interno del quale sono visibili prodotti simili della stessa azienda.

Una funzione utilissima per i brand, che possono così mantenere l’attenzione degli utenti all’interno della propria proposta commerciale.

Inoltre per consentire agli utenti di trovare prodotti simili a quelli a cui sono già interessati, Pinterest aveva annunciato l’inserimento dei consigli di shopping personalizzati, con la possibilità di acquistarli direttamente.

Con questi aggiornamenti Pinterest ha aumentato a dismisura le sue potenzialità commerciali, rendendolo molto più appetibile per le aziende, soprattutto considerando che ben il 90% delle persone che utilizzano la piattaforma affermano di utilizzarla per pianificare e trovare ispirazioni per i propri acquisti.

Miglioramento di Lens per trovare ancora più ispirazioni

Ricerca visiva e shopping rappresentano per Pinterest una combinazione sempre più vincente. Tra gli aggiornamenti più importanti dello scorso anno vi è sicuramente l’aggiornamento e il potenziamento di Pinterest Lens.

Un nuovo design per rendere ancora più semplice scattare foto nel mondo reale e caricarle nei propri board, oltre alla possibilità di trovare oggetti di design o di moda sbirciati qua e là in negozi o camminando per strada, che Pinterest Lens è in grado di riconoscere e di trovare qualcosa di simile.

Dopo questo aggiornamento quando utilizziamo Pinterest Lens all’interno di un Pin sulla moda o sull’arredamento di interni per scoprire un prodotto specifico, vediamo comparire dei Pin prodotto acquistabili, ovvero dei Pin con il prezzo attuale del prodotto e un link diretto alla procedura di pagamento finale sul sito del rivenditore.

Lancio di una suite video

Secondo Pinterest le ricerche di video ispirazionali sono aumentate del 31% all’interno della piattaforma e sempre più brand puntano sui video come mezzo di intrattenimento, comunicazione e pubblicità.

Per questo ha deciso di supportare le aziende per soddisfare questa domanda introducendo nuove funzionalità video che includono:

  • Un video tab che permette alle aziende di presentare tutti i propri video in un unico luogo;
  • Un aggiornamento dell’uploader che permette di caricare i video direttamente su Pinterest;
  • Lifetime analytics con informazioni dei video e statistiche nel tempo;
  • Pianificazione dei pin per programmare in anticipo la pubblicazione dei video;

Il debutto mondiale dei cataloghi e degli Shopping Ads

Altro aggiornamento molto interessante per i brand è stato nel 2019 l’introduzione dei cataloghi. Grazie a questo strumento le aziende hanno l’opportunità di caricare su Pinterest il loro catalogo completo trasformando automaticamente i loro prodotti in Pin prodotto acquistabili.

I rivenditori possono poi facilmente creare annunci pubblicitari a partire da un catalogo di prodotti già esistente, trasformando così il loro feed di prodotti in annunci interessanti e altamente fruibili.

I prossimi aggiornamenti in arrivo anche in Italia

Poche settimane fa Pinterest ha inoltre annunciato il lancio (per ora solo negli Stati Uniti) il lancio di Pinterest Trends, uno strumento che consente ai brand di comprendere meglio l’andamento dei contenuti su Pinterest, dando statistiche negli ultimi 12 mesi dei termini più cercati.

Uno strumento in prospettiva utilissimo per ricerche di mercato e per accedere a dati utilissimi sul comportamento degli utenti permettendo alle aziende di capire meglio quali sono le aree in cui investire di più e allocare il maggior budget delle campagne.

Individuare gusti, preferenze e interessi grazie a dati che vengono messi per la prima volta a disposizione dei brand per comprendere meglio le tendenze emergenti, perfezionare le query di ricerca e trovare keyword fondamentali da utilizzare nelle campagne media.

Pinterest si trasforma sempre più in un hub dalle potenzialità infinite per i marchi a metà tra Google e Amazon in grado di interpretare al meglio gusti ma soprattutto interessi degli utenti.