Work-life balance

4 esempi di grandi aziende che hanno già adottato l’orario flessibile (e reso più felici i lavoratori)

Giornata o settimana corta, ma anche smart working e lavoro da remoto. Ecco le soluzioni adottate già da alcune grandi corporate

Jessica Simonetti 

Copywriter & Social Media Manager

L'orario flessibile raccoglie sempre più adepti nel panorama delle grandi corporate: l'abbattimento del modello canonico di giornata lavorativa 9-18, così come la giornata libera infrasettimanale e le "settimane corte" potrebbero non essere più un'utopia.

D'altronde, in un mondo del lavoro sempre più dinamico e in cambiamento, una rivoluzione dei ritmi lavorativi rappresenta un benefit di grande valore e, per alcuni, un processo inevitabile per incrementare la produttività dei dipendenti e migliorare lo stato di salute delle imprese.

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1. Flessibilità e vantaggi competitivi, la strategia di PwC

Tra i progetti più interessanti portati avanti dalle aziende per incentivare il lavoro agile, sicuramente PwC merita un posto in prima linea.

Il colosso della revisione contabile ha lanciato, recentemente, il Flexible Talent Network, un programma di reclutamento che consente ai candidati di elencare le proprie competenze e le proprie preferenze in relazione all'orario di lavoro. Secondo quanto riportato dalla BBC, l'obiettivo di PwC è proprio quello di trovare persone lontane dal tradizionale modello 9-18, giudicando un professionista non in base alle sue ore di lavoro, ma alle sue competenze e alle sue capacità di raggiungere obiettivi.

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"Le persone pensano che per lavorare in una grande azienda debbano seguire schemi di lavoro tradizionali - ha dichiarato la responsabile HR Laura Hinton - vogliamo chiarire che non è così: per reclutare le persone migliori, riconosciamo che dobbiamo offrire una maggiore flessibilità, diverse opzioni di lavoro e un percorso di re-inclusione per coloro che desiderano riavviare la propria carriera".

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Per PwC, come per molte altre corporate, il lavoro flessibile è un vantaggio competitivo non indifferente, che porta benefici sia al lavoratore che ne usufruisce, sia all'intera organizzazione aziendale.

Il progetto ha visto la luce a seguito di un'indagine che ha rivelato che, su un campione di 2000 intervistati, il 46% metteva al primo posto, al momento di scegliere un’occupazione, la flessibilità di orario e la possibilità di trovare un buon equilibrio tra impegni lavorativi e vita privata.

"Probabilmente - ha continuato la Hinton - assisteremo a un aumento delle persone che cercano il lavoro flessibile durante la loro carriera e le organizzazioni che sostengono responsabilmente i loro dipendenti a fare questo finiranno per ottenere un vantaggio competitivo".

La flessibilità è, infatti, un requisito ricercatissimo dai dipendenti: secondo uno studio del 2017 di EY e Timewise,  l'87% dei lavoratori a tempo pieno nel Regno Unito lavorano in modo flessibile o preferirebbe farlo. Sulla base dello stesso studio, la proporzione sale al 92% per i millennial.

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2. Il lavoro agile per UpWork

L'iniziativa di PwC non è l'unica ad aver lasciato un'impronta significativa nel percorso verso l'abbattimento dell'orario lavorativo canonico. Ci sono diverse corporate che hanno sposato incondizionatamente l'idea di flessibilità al lavoro, trasformando quello che per molti è un sogno in un punto cardine della filosofia aziendale.

Parliamo, ad esempio, di UpWork, una dei più grandi marketplace per freelance al mondo. Qui la modalità di lavoro è super flessibile: anzitutto, ogni mercoledì c'è l'Hump Day, durante il quale ogni membro del team lavora da una postazione differente, purché dotata Wi-Fi.

Non solo il mercoledì: i dipendenti possono lavorare da casa quando necessario anche in altri giorni della settimana e gli orari di ufficio sono super flessibili.

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3. La settimana corta di Perpetual Guardian

Un altro caso celebre di lavoro agile è quello della Perpetual Guardian, che tra marzo e aprile ha introdotto la settimana lavorativa di quattro giorni, senza mettere mano agli stipendi dei lavoratori. I risultati trasmessi dall'azienda neozelandese sono sorprendenti: il 78% dei 240 dipendenti della società, che si occupa di testamenti, eredità e trust, ha dichiarato di aver gestito meglio l'equilibrio tra lavoro e vita privata,  una percentuale in crescita del 24% rispetto a prima dell’esperimento.

Il tasso di produttività è rimasto invariato, mentre il livello di stress è calato dal 45% al 38%.

4. La scelta del lavoro in remoto di CaseNEX

Anche la CaseNEX, società operante nel settore EdTech, ha scelto di sperimentare il lavoro flessibile, offrendo molta libertà ai dipendenti sull'organizzazione della giornata lavorativa e sul raggiungimento dei goals giornalieri. La CaseNEX  ha due uffici (entrambi in Pennsylvania), ma i membri del team lavorano in remoto da tutta la nazione.

Insomma, il paradigma 9-18 è sempre più vicino al tramonto: la concezione del lavoro come impiego temporale sta lasciando sempre più spazio a nuovi modelli organizzativi, dove la giornata lavorativa viene definita dal numero di obiettivi da raggiungere.

Su un campione di 2000 intervistati, il 46% metteva al primo posto, al momento di scegliere un’occupazione, la flessibilità di orario e la possibilità di trovare un buon equilibrio tra impegni lavorativi e vita privata

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