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Internetday: di che si è parlato e il rapporto AGI-Censis in 5 punti

Gli italiani e la Rete: presentato questa mattina durante l’Internetday alla Camera dei Deputati il 4° rapporto Agi-Censis

La maggior parte degli utenti di Internet non si fida della gestione dei dati da parte dei social network (69,6%) e dei motori di ricerca (60,5%). E’ quanto emerge dal rapporto L’insostenibile leggerezza dell’essere digitale di AGI - Agenzia Italia e dal Censis, presentato questa mattina nel corso dell’Internet Day 2018. Sono intervenuti alla Camera dei Deputati anche il Presidente della Camera Roberto Fico, i Ministri Luigi Di Maio e Giulia Bongiorno, i Sottosegretari Vito Crimi e Salvatore Giuliano, il Commissario Straordinario per l’Agenda Digitale Diego Piacentini, i Presidenti delle Authority Angelo Cardani e Antonello Soro, il Presidente di Confindustria Digitale Elio Catania, il Segretario Generale del Censis Giorgio De Rita, del Presidente dell’Internet Society Italiana Stefano Trumpy, del Direttore Generale della Fondazione Cotec Claudio Roveda, dei Deputati Antonio Palmieri (FI) e Anna Ascani (PD), del Direttore Public Policy di Google Italia, Francia, Grecia e Malta Giorgia Abeltino, dell’Head of Public Policy di Facebook Italia, Grecia, Cipro e Malta Laura Bononcini, del Managing Director di Foodora Italy Gianluca Cocco, del Country Manager Italia di Arbnb Matteo Frigerio, del General Manager di Deliveroo Italy Matteo Sarzana, del General Manager di Uber Italia Carlo Tursi, del Presidente del CNR Massimo Inguscio, del Direttore del Laboratorio Nazionale di Cybersecurity Paolo Prinetto, del Condirettore di Agi Marco Pratellesi e del Direttore di AGI Riccardo Luna.

internetday

I temi sul tavolo

Nel corso della mattina si sono succeduti  panel e interviste dedicate agli aspetti più rilevanti della cultura digitale. Si è parlato di: “Le sfide del Governo nel campo dell’innovazione”,Parole, informazioni e disinformazione: quali garanzie?”, “Il copyright nell’era digitale”, “L’agenda della legislatura: priorità e punti di contatto fra i partiti”, “GDPR e ePrivacy, la nuova era dei dati personali”, “Fare impresa nell’era del techlash”, “Il digitale come traino della ripresa economica”, “Innovazione e sharing economy: un settore da cambiare o da salvare?”, “Dalla rete all’intelligenza artificiale”, “Guerre di rete, le nuove armi della cybersecurity”, “La scuola digitale: cosa resta da fare”, “La trasformazione digitale della PA”.

La ricerca #1. La fiducia

Secondo quanto risulta dall'analisi, maggiore è invece la fiducia che viene accordata ai soggetti pubblici, alle banche (72,5%) e ai siti di ecommerce (62%). Dal rapporto emerge anche che tre utenti su quattro (73,4%), usano Internet per mandare messaggi con WhatsApp e Messenger facendone un uso continuo nel corso della giornata, notevole anche lo scambio di email e la presenza sui social network. Agli italiani piace essere connessi principalmente per comunicare tanto che un giovane su due usa lo smartphone anche quando è a tavola. Chi usa Internet lo fa a qualsiasi ora, di prima mattina (63%) e soprattutto la sera tardi (77,7%) o a letto. Da rilevare che i comportamenti ‘scorretti’, coperti dall’anonimato, infastidiscono i fruitori della Rete e tre su quattro si dichiarano favorevoli all’identificazione (con un documento) al momento dell’iscrizione a un social network.

La ricerca #2. Lo scandalo

Quasi il 70% di quelli che navigano su Internet non si fida della gestione dei propri dati da parte dei social network. Quelli che dichiarano che i loro comportamenti su Facebook non sono stati minimamente condizionati dallo scandalo Cambridge Analytica sono meno della meta’, ovvero il 47,7% del totale. Solo una quota assolutamente residuale (2,7%) ha cancellato il proprio profilo. Il 12,8% e’ invece intervenuto modificando i propri comportamenti (riduzione dell’attivita’ per evitare il tracciamento), cercando di assumere informazioni puntuali sull’uso dei dati (21,6%) e variando le condizioni della privacy (14,0%). Non scalda i cuori invece il nuovo regolamento europeo per chi acquisisce e gestisce i dati personali (GDPR): il 40,6% degli intervistati non lo ritiene fondamentale perche’ “anche prima era possibile effettuare scelte precise in materia di privacy”. Un ulteriore 31,6% dichiara di non conoscerlo e di non essere comunque interessato alla cosa.

La ricerca #3. I messaggi

La maggior parte di chi naviga lo fa per mandare messaggi. L’utilizzo intenso della rete, infatti, vede al primo posto i servizi di messaggistica istantanea: il 73,4% degli utenti internet ne dichiara un uso “continuativo” durante il corso della giornata. Seguono lo scambio di e.mail (64,8%), la presenza sui social network (61%) e l’utilizzo dei motori di ricerca (53,8%). WhatsApp e Facebook, spiega il rapporto, sono i principali riferimenti per la messaggistica e i social network, ma i dati mostrano che spesso gli utenti utilizzano piu’ di una piattaforma. E’ interessante notare che l’introduzione di un canone di pagamento/tariffa per questi servizi determinerebbe l’abbandono di 2/3 circa degli utenti. Per contro, un uso palesemente scorretto dei dati conferiti scoraggerebbe nella prosecuzione del rapporto il 53,5% degli utenti. Anche in assenza di particolari criticita’ la fedelta’ degli utenti alle piattaforme attuali non e’ assoluta: nuove piattaforme con nuove proposte verrebbero valutate con interesse dal 21,2% degli utenti internet, evidenzia il rapporto.

La ricerca #4. Gli eccessi

La gran parte degli utenti Internet si collega alla rete anche la sera tardi (77,7%) e di primo mattino (63,0%). Il 61,7% utilizza i dispositivi anche a letto (tra i giovani si arriva al 79,7%). Il 34,1% usa lo smartphone anche quando e’ seduto a tavola (ma tra i giovani il dato sale fino al 49,7%). La maggior parte degli utenti e’ ben consapevole dei lunghi periodi nei quali risulta attivo in rete. Quasi un quarto degli utenti (22,7%) ha spesso la sensazione che Internet gli induca una sorta di dipendenza. L’11,7% vive con ansia l’eventuale impossibilita’ di connettersi. L’11,2% litiga con i propri familiari per ragioni collegate all’utilizzo della rete. Ma se il 60,7% degli utenti dichiara di aver riflettuto sull’uso eccessivo di Internet, solo il 28,6% e’ intervenuto concretamente con dei correttivi o delle regole di autolimitazione.

La ricerca #5. La sicurezza

La diffusione delle fake news, i finti account, le false identità, i comportamenti scorretti protetti dall’anonimato infastidiscono la maggior parte degli utenti internet. Prova ne sia che il 76,8% si esprime favorevolmente in merito all’introduzione dell’obbligo di fornire un documento di identita’ all’atto di iscriversi ad un social network. In tema di sicurezza c’e’ da notare che e’ “notevole il numero di utenti internet colpiti nel tempo da attacchi informatici, soprattutto virus (41,9% del campione), ma anche phishing (22,2%) e clonazioni (17,9%). Naturalmente sono diffusi i comportamenti difensivi e di autotutela (antivirus e precauzioni d’uso di diversa natura).

Zero cautele minimali. Si rileva comunque un 15-20% di fruitori che non adotta neppure le cautele minimali. Gli italiani sentono poco l’ansia da attacchi informatici (solo il 12,5% degli utenti, che addirittura autolimitano per paura l’accesso a servizi di loro interesse). Per il restante 87,5%, i rischi della rete non sono tali da incidere sui comportamenti di utilizzo. Al massimo ci si lamenta dei costi da sostenere per alzare il livello di protezione (25,2%) o del fatto di dover mantenere un certo livello di vigilanza (46,4%). Guardando all’universo degli internauti la quota di coloro che cercano attivamente di mettersi in sicurezza non è bassa e varia dal 55% all’85% in base al tipo di accortezza adottata. Questo significa pero’ che esiste almeno un quarto degli utenti che non si difende efficacemente e almeno un 15% di utenza che non adotta neppure le cautele minimali. (AGI)

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