Venerdì ed è subito Week in Social. Il momento più atteso della settimana è arrivato e ci pensiamo noi a placare la vostra sete di aggiornamenti sui social media. Anche questa settimana è stata ricca di novità e aggiornamenti, quindi mettetevi comodi, preparatevi un drink rigenerante e scoprite insieme a noi cos’è accaduto nei sette giorni appena trascorsi.
Facebook
Virtual reality e live streaming
Iniziamo dalle novità di Facebook. Pochi mesi fa da Menlo Park era stato annunciato il lancio di Spaces, l’app ancora in versione beta per Oculus Rift che permette di incontrare i propri amici attraverso un avatar personalizzato in stile cartoon.
Bene, ora su Spaces sarà possibile effettuare live streaming e condividerli sulla propria pagina Facebook: posizionando una videocamera virtuale, si potranno rendere accessibili questi contenuti anche a persone al di fuori dell’ambiente VR. Chi guarderà i live streaming potrà commentare e inviare reaction, come già possibile adesso con le classiche dirette Facebook. Inoltre, i commenti saranno “afferrabili”: il protagonista delle dirette potrà prenderne uno e spostarlo dove preferisce, come se fosse un semplice cartello.
Il nuovo Feed Esplora
All’inizio di quest’anno Facebook aveva testato l’introduzione di un nuovo news feed che permetteva di scoprire notizie rilevanti pubblicate sul social network, oltre alla visualizzazione dei contenuti dei propri amici o delle pagine già seguite. La nuova feature era stata resa disponibile in regime di test nell’app di Facebook, attraverso una call-to-action proposta sotto forma di icona a forma di razzo, che a detta di molti confondeva gli utenti, i quali non riuscivano a comprendere subito l’utilità e la reason why di questa funzione.
Ora il feed è invece raggiungibile dal menu esplora dell’app, dove è presente una call-to-action dedicata: “Esplora Feed”, appunto. Attraverso questo link, è possibile avere accesso ad un news feed complementare, dove è possibile visualizzare articoli, video e foto popolari, personalizzati per ogni utente in base agli interessi individuati.
Arriva Amazon Spark, il social network per lo shopping
Anche Amazon inizia a fare i primi passi nel mondo dei social network lanciando Spark: una nuova sezione della sua app che si ispira molto a Pinterest e Instagram, dove gli utenti possono visualizzare e pubblicare foto e video dei prodotti che amano, commentarli e apprezzarli attraverso gli “smiles”.
Un modo ancora più semplice per trovare ispirazioni, storie e idee per lo shopping, basate sui prodotti che più amiamo.
Spark è attualmente disponibile solo per iOS e per i clienti Amazon Prime in USA. Una bella novità che evidenzia come Amazon si stia indirizzando verso un approccio più social e che potrebbe in futuro permettere di includere nelle loro strategie influencer per la promozione dei prodotti.
A questo proposito, Luca La Mesa, top teacher di Ninja Academy, ha dichiarato:
“La novità è sicuramente molto interessante. Grandi realtà come Google hanno al momento fallito nel lancio di propri social network ma Amazon ha delle caratteristiche uniche che potrebbero permettergli di ritagliarsi uno spazio interessante. Nel 2016 è stata in grado di abituarci ad ottenere quasi ogni prodotto a casa in 24 ore con un solo click grazie al lancio di Amazon Prime. Per riuscirci ha perso 7.2 miliardi di dollari solo come costo delle spedizioni. Quante altre realtà possono permettersi un simile sforzo finanziario pur di cambiare le abitudini dei consumatori? Ad oggi esistono più di 3.600.000 post su Instagram con hashtag #Amazon e se ci abitueranno a pubblicare anche dentro la loro piattaforma sicuramente saranno in grado di convertire i contenuti in acquisti, e questo è il grande sogno ed obiettivo di tutti = la conversione! In bocca al lupo ad Amazon e speriamo che queste novità siano sempre utili e vantaggiose per noi utenti”.
Snapchat introduce i multi-snap e la possibilità di cambiare colore agli oggetti
Questa settimana arrivano anche due nuove feature per Snapchat: la prima corrisponde ai multi-snap recording,la possibilità di registrare continuativamente più Snap (fino ad un massimo di 6) da 10 secondi ognuno. Per attivare questa funzione, bisognerà solo tenere premuto il tasto centrale, oltre i classici 10 secondi di durata di una storia.
Gli eventuali filtri saranno applicati a tutta la registrazione, anche se non si potrà modificare l’ordine cronologico di ripresa.
La seconda novità è invece il tint brush,un nuovo strumento pennello, che permette di modificare il colore di qualsiasi elemento presente nelle immagini, attraverso una tecnologia di riconoscimento dell’oggetto simile al funzionamento di Photoshop. Per utilizzare questa novità, basta selezionare l’apposito icona nel menù verticale a destra dello schermo dello smartphone e scegliere il colore che si vuole dare all’oggetto selezionato.
Ancora una volta Snapchat compie un passo in avanti (anzi due) per migliorare sempre di più la user experience degli utenti.
Anche su questa notizia, Luca La Mesa ha voluto dirci la sua:
“Snapchat sta cercando di aumentare la frequenza di pubblicazione dei suoi aggiornamenti per provare ad arginare e dare una scossa ai risultati negativi che sta ottenendo. In molti riconoscono alla società una grande capacità di innovare ma allo stesso tempo non è stata in grado di difendere le sue intuizioni e si è vista velocemente superare da concorrenti in grado di implementare le stesse idee su una base utenti molto maggiore e più fidelizzata. Snapchat avrebbe bisogno di trovare nuovamente una caratteristica unica ed inimitabile per definire un nuovo territorio che invogli gli utenti a passare sempre più tempo sulla sua piattaforma. Vedremo se oltre queste novità ne arriverà presto una ancora più distintiva”.
Bene, dal mondo dei social media per questa settimana è tutto. Ora godetevi il weekend: Week in Social vi aspetta venerdì prossimo!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/07/01-facebook-spaces-still-shot.jpg540960Emanuele Loiaconohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngEmanuele Loiacono2017-07-21 11:15:492017-07-21 12:08:47Week in Social: novità da Facebook, Amazon e Snapchat
Fare un’ordinazione nei fast food a breve potrà riservare qualche sorpresa: aspettando il cameriere, potreste essere colti da stupore quando vi renderete conto che no, non ci sarà nessun essere umano a prendere il vostro ordine, nessuno che vi chiederà: “tutto a posto, il servizio è stato di vostro gradimento? Buona giornata!”.
In sostituzione, infatti, del ragazzo che in cucina si occupa di realizzare i panini e prendere le ordinazioni, ci sarà un robot, per la precisione BurgerBot, la macchina realizzata da Momentum Machine in grado di produrre 400 hamburger all’ora (con il ben servito a qualunque essere umano pensasse di essere in questo un campione in velocità).
Momentum Machine
Il BurgerBot rappresenta una vera e propria rivoluzione nel campo dell’automazione in cucina, aprendo la strada a quello che sarà probabilmente il nuovo concept del futuro: il fast food automatico.
La macchina, infatti, è in grado di essere totalmente indipendente, realizzando panini adeguatamente farciti (affetta, griglia, taglia, riempie) e imbustati, pronti per essere serviti ai clienti. Ogni panino, inoltre, sarà sempre esattamente in linea con le richieste (“non avevo chiesto la maionese!”) e altamente personalizzato in base ai propri gusti, perché non saranno contemplati errori da parte delle macchine.
Il primo fast food al mondo con solo robot in cucina
Momentum Machine, una startup americana, è riuscita ad ottenere finanziamenti per 18 milioni di dollari – tra gli investitori figura anche Google Ventures – nel 2012, per realizzare il prototipo e aprire il primo locale al mondo senza nessuna professionalità “umana” nelle sue cucine.
Sarà inaugurato a San Francisco a breve, anche se la data esatta ancora non è stata confermata.
Il co-fondatore di Momentum Machines, Alexandros Vardakostas, aveva già spiegato alla stampa nel 2012:
“La nostra tecnologia non è fatta per rendere più efficienti i dipendenti ma per ovviare a loro.”
Dal punto di vista dei proprietari delle catene di fast food, l’introduzione di BurgerBot significherebbe la possibilità concreta di ridurre i costi relativi al lavoro e a tutta la burocrazia connessa ai dipendenti; dall’altro lato, un effetto non secondario – probabilmente – potrebbe essere quello di aumentare la perdita di posti a causa della sostituzione del lavoro da parte dell’AI e dei robot.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/07/momentum-machines-real-burger.jpg10002000Gloria Espositohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngGloria Esposito2017-07-21 10:00:542017-07-23 10:30:17400 panini all’ora nei fast food? Con un robot, addio al lavoro umano
Per questo articolo non sono stati maltrattati né lettori né spettatori della serie tv. Ma se non sei in pari con la programmazione può nuocere a te, contiene tanti, ma tanti SPOILER!
L’hanno ribattezzata “la serie dei record” e a tutti gli effetti Game of Thrones si è trasformata in una serie di culto. Tratta (i lettori più ortodossi preferiranno la dicitura “liberamente ispirata a”) della celeberrima saga fantasy A song of Ice and Fire, giunta alla sua ottava stagione Game of Thrones si è trasformata in un fenomeno di massa, non più circoscritta agli amanti del fantasy. I suoi protagonisti sono ormai delle vere potenze dello star system internazionale e i brand non si sono certo fatti scappare l’opportunità di avere uno dei volti del Trono di Spade come loro testimonial.
Se vi siete persi queste campagne, ne abbiamo raccolte per voi alcuni imperdibili esempi.
SodaStream – “Who are the Homoschlepiens?”
I gasatori d’acqua domestici più famosi del mondo hanno dimostrato amore per i personaggi della saga fantasy già da tempo: in questo ultimo spot SodaStream ha toccato l’apice offrendo agli spettatori un crossover tra uno dei (fu) personaggi più amati della serie targata HBO – Kristian Nairn aka Hodor – e la paziente neuroscienziata, eterna fidanzata del Dottor Sheldon Cooper di Big Bang Theory, Mayim Bialik aka Amy Farrah Fowler.
I personaggi interpretati in “Who are the Homoschlepiens?” non si discostano molto da quelli portati sul piccolo schermo: lei è sempre una scienziata che intraprende un safari alla scoperta delle strane abitudini di una tribù, del quale Nairn fa parte, di uomini che usano le bottiglie di plastica per trasportare le bevande e ne parla compiaciuta ad una classe di bambini, totalmente increduli del fatto che esistano persone che usino bottiglie di plastica.
SodaStream – “Shame or Glory”
Cersei, l’ami, la odi, la detesti al punto di preferirle Sansa, ma che tu sia lettore o spettatore quando sei arrivato alla “Walk of Shame”, non puoi essere rimasto indifferente. La leonessa di Lannister viene rasata, spogliata, cade, si rialza e tutto questo scandito dal campanaccio di Septa Unella che la accompagna al grido di “Vergogna!”.
SodaStream non se l’è fatto dire due volte e – basandosi sul suo insight principale, quello del green e del minor spreco di plastica – ha deciso di accompagnare un insolito acquirente di acqua in bottiglia riproponendo il cammino dell’espiazione, dal supermercato a…
SodaStream – HeavyBubbles™
…A lui! Il piccolo Hafþór Júlíus “Thor” Björnsson (sì piccolo, non ha ancora trent’anni!) testimonial già – sempre per SodaStream – di “Heavy Bubbles™”, nel quale evidenzia in modo sarcastico i benefici del trasportare bottiglie di plastica, che diventano dei veri e propri bilancieri.
Gregor Cleagane, “La Montagna” di Game of Thrones, è stato scelto come testimonial anche da Caterpillar, che in questo adv non vuole sottolineare solo la sua forza, ma quella delle sue macchine, che in fondo però hanno un’anima buona e lavorano solo a favore della comunità.
Iceland Mountain Vodka – “A day with Hafthor”
Nessuno è uscito indenne da questa scena. Che tu sia lettore o spettatore, la morte di Oberyn Martell rimarrà un brutto segno indelebile nel tuo cuore di amante del fantasy, sia per la sua snervante e petulante procrastinazione, che per come la Montagna ha ripreso il sopravvento su di lui e lo ha ucciso.
Iceland Mountain Vodka ha scelto di cavalcare quel turpe momento sdrammatizzandolo e presentandoci un lato sempre più divertente di questo gigantone simpatico.
KFC – “Lunchtime is coming”
Nel remoto caso in cui il vostro cuore non abbia avuto un fremito davanti alla scena precedente, sono sicura che almeno una lacrima per la fine del buon Hodor vi sia scappata.
Incurante dello spoiler, KFC ha fatto parlare di sé qualche anno fa per “Lunchtime is coming” (che riprende il celeberrimo motto di casa Stark Winter is Coming) lo spot dove Kristian Nairn, invece dei non morti viene inseguito da centinaia di persone affamate. Ma poi si ricorda di essere da KFC e che tutto può essere risolto con un bel pollo fritto!
Apple TV – “Kiss me”
Anche Apple ha scelto di affidarsi ad un crossover: Nicolaj Coster-Waldau, il biondo e prestante Jamie Lannister, insieme ad Alison Brie, la morigerata, viziata ragazza borghese Trudy Campbell di Mad Men (altra serie amata da noi Ninja).
I due devono provare una scena romantica, Nikolaj-Jamie fa ricorso a tutta la sua esperienza di seduttore ma è lei, la Apple TV, la TV del futuro, la vera protagonista.
Bank of Scotland – “Decision well made (Parents)”
Jeor Mormont, conosciuto anche come Vecchio Orso o James Cosmo, è il 997 Lord Comandante dei Guardiani della Notte, che meglio di un confratello giurato per sostenere le decisioni importanti che ti suggerisce la Banca di Scozia?
BBC Winter Olimpics – Trailer – BBC Sport
Il canale tematico firmato BBC ci ha già abituati a spot di un certo spessore, a storytelling elaborati ed emozionanti come per le Olimpiadi di Rio.
Per le Olimpiadi invernali 2014 ha optato per uno scenario ispirato alla patria del Popolo Libero, le lande ghiacciate che si trovano oltre la Barriera raccontate da una voce d’eccezione: Charles Dance aka Tywin Lannister, il dorato capostipite di Castel Granito.
International Rescue Commitee – “Rescue has no boundaries”
Una Lena Headey che, abbandonati i panni della leonessa alcolica, ricorda in maniera quasi mistica il furore della regina Gorgo di 300 e si fa portavoce insieme a tanti compagni della serie HBO (tra cui Ramsey, Davos, Sansa, Sam, Arya, Daario) per raccogliere fondi destinati ai rifugiati nella campagna #RealmToTheRescue.
Infinity Q60 e Jimmy Choo MAN Fragrance
Ed eccoci arrivati a lui, quello che non sa mai niente. Sarà, ma Kit Harrington con il suo Jon Snow ha conquistato il cuore di buona parte del fanbase e con il suo sguardo malinconico e il broncio perenne è diventato testimonial di Jimmy Choo e Infinity Q60.
Scotts Porridge – “Ice Swim”
E se fino ad ora abbiamo visto spot interpretati dagli attori della saga, con questa adv dal sapore così vintage risaliamo invece a prima che l’avventura scritta da George R. R. Martin prendesse vita on screen.
Lui è “The Hound”, il mastino di casa Clegane che, prima di diventare un eroe agrodolce dal passato triste, era “solo” uno scozzese prestante amante del porridge e dei bagni ghiacciati d’inverno.
Samsung Galaxy Note
Nessun chiaro riferimento alla sacerdotessa rossa di Asshai delle Ombre in questo spot di Samsung Galaxy Note, se non un outfit total red per la bellissima (e in questo caso dolcissima) Carice Van Houten, la temibile Melisandre di Game of Thrones.
Intanto, la coppia Kit Harington ed Emilia Clarke, cioè Jon e Daenerys, è stata scelta per gli spot di Dolce & Gabbana per il profumo The one e The only one.
Bud Light e il Super Bowl
Come dimenticare, poi, l’ultima performance legata alla saga, in occasione del Super Bowl?
Una lattina molto speciale
Mountain Dew, poi, ha lanciato un’edizione limitata molto particolare, #ACanHasNoName, a tema Game of Thrones con grafiche stampate in inchiostrotermosensibile. Solo al freddo (ciò in frigo, o durante il Lungo Inverno) la lattina rivela la lista di Arya.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/07/Wyndham-Wyzard-2.png400800Roberta Leonehttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngRoberta Leone2017-07-20 17:19:302019-04-15 15:29:06Tutte le volte che Game of Thrones è stato utilizzato in pubblicità
Disney costruirà il primo hotel a tema Star Wars all’interno del Disney World di Orlando. Lo ha dichiarato Bob Chapek,Presidente della divisione Parks and Resorts, recentemente al D23 Expo 2017, l’evento annuale organizzato dal Official Club Disney.
“Una volta lasciata la Terra, scoprirete un’astronave viva con personaggi, storie e avventure che si manifesteranno attorno a voi. Sarà un viaggio unico per ogni persona che parteciperà” ha affermato Chapek.
Sembrerà di stare in una navicella spaziale dell’universo di Guerre Stellari. Gli ospiti potranno vivere un’esperienza immersiva e interattiva: ogni visitatore avrà una storyline personalizzata da seguire.
Al momento i dettagli sono pochi.
Più che un hotel, un’esperienza immersiva Disney
E voi come ve lo immaginate l’hotel totalmente ispirato alla saga di Star Wars? Ecco i primi rendering del progetto:
Credit: Disney
L’hotel aprirà nel 2019 in Florida. La notizia è comparsa qualche giorno fa e ha già entusiasmato milioni di fan. Ad animare il resort ci saranno camerieri in costume, robot e personale ispirato ai personaggi del colossal degli anni ‘70. Fuori dalle finestre si potrà visualizzare solo lo spazio. Si mormora anche la possibilità di intraprendere “missioni segrete”.
Durante il soggiorno, gli ospiti diventeranno dei veri e propri cittadini della galassia, indosseranno costumi a tema e potranno girare tra stanze spaziali, corridoi e aree pubbliche mescolandosi fra i personaggi dei film.
Credit: Disney
Nel frattempo, Disney sta realizzando due nuove aree tematiche di Star Wars a Orlando e in California. L’hotel sarà realizzato in Florida in uno dei due “Galaxy Edge” degli Stati Uniti. Nei parchi saranno realizzate due giostre: una dedicata al volo spaziale sul Millennium Falcon e l’altra a Star Destroyer.
Mark Hamill alias Luke Skywalker davanti al rendering del prossimo Galaxy Edge
Il progetto dell’hotel si integra nella strategia dell’azienda in riferimento al nuovo concept di vacanza a 360 gradi, che ha l’obiettivo di offrire un’avventura completa, facendo vivere agli ospiti una storia Disney attraverso un’experience immersiva.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/07/Disney-primo-star-wars-hotel-a-orlando-cover.jpg10801920Giuseppe Tempestinihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngGiuseppe Tempestini2017-07-20 15:00:202017-07-23 10:31:51Disney realizzerà il primo Star Wars hotel a Orlando
Il Digital Marketing non può fare a meno di contemplare la presenza di follower, fan, lettori e iscritti. Sono loro a rappresentare il mercatoed è proprio su di loro che occorre lavorare per strategie mirate e targetizzate.
Cosa si intende dunque per Buyer Persona e come si possono ottenere risultati migliori? Capire e studiare le abitudini di consumo ed i touchpoint, online e offline, per rappresentare al meglio le diverse tipologie di clienti è un compito scrupoloso ma necessario.
Nel corso della diretta abbiamo appreso come sviluppare un piano editoriale sulla base delle buyer personas, come valutare gli influencer adatti alla strategia e come integrare la customer journey.
Come ci ha spiegato Alberto Maestri, il piano editoriale è, almeno inizialmente, sempre nella testa delle persone, piuttosto che esplicitato con strumenti, ma non si può fare poi a meno di pianificare i contenuti in maniera più strutturale, specialmente quando si coinvolgono gli influencer.
Giovanna Montera ci ha raccontato, invece, che per aumentare il coinvolgimento occorre una strategia di influencer marketing per entrare in contatto con gli influencer della rete e lavorare su i touchpoint con il pubblico.
Come guardare la Free Masterclass On Demand
Se ti sei perso la diretta, non preoccuparti! Ninja Academy dà la possibilità a tutti i ninja di poter (ri)vedere la Free Masterclass: video e slide saranno sempre disponibili sulla piattaforma.
Pensi che l’argomento sia molto interessante ma vuoi saperne di più?
Dai un’occhiata al Master Online in Digital Marketing: docenti ed esperti del Digital Marketing daranno un contributo fondamentale al tuo percorso professionale.
Knowledge for Change! BE NINJA.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/07/Depositphotos_125301300_s-2015.jpg333500Eleonora Tricaricohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngEleonora Tricarico2017-07-20 12:30:062017-07-21 09:44:24Una lezione gratis su Buyer Personas & Digital Marketing
Amazon ha appena lanciato il suo social network. Si chiama Spark e consente ai membri di mostrare e acquistare prodotti sulle sue piattaforme.
Si tratta della prima mossa strategica del gigante dell’eCommerce strutturata attraverso un canale social media proprietario.
Spark, che è attualmente disponibile solo per i membri di Amazon Prime negli Stati Uniti, invita gli utenti a condividere foto e video, proprio come sulle piattaforme social più popolari come Instagram e Pinterest.
Spark, il social di Amazon a metà strada tra Instagram, Pinterest e app eCommerce
Per ora il social network di Amazon è disponibile solo per iOS e gli utenti possono taggare i prodotti disponibili su Amazon nei loro post, in modo che chiunque possa facilmente trovarli e acquistarli sulla piattaforma, semplicemente con un clic nel feed.
Si può reagire ai post con un sorriso, proprio come su Facebook.
“Abbiamo creato Spark per consentire ai clienti di scoprire e raccogliere storie e idee della community“, ha dichiarato una portavoce di Amazon.
Visitando Spark per la prima volta, si è invitati a selezionare almeno cinque interessi che si vogliono seguire. Viene così creato un feed di contenuti pertinenti forniti da altri utenti, dai quali è possibile comprare semplicemente cliccando sui link e sulle foto con l’icona della busta della spesa.
Amazon ha anche invitato editori, influencer e blogger a pubblicare su Spark. I loro post sono identificati con un hashtag sponsorizzato.
I clienti di Amazon sui social hanno definito il servizio come un mix tra Instagram e Pinterest con un pericoloso tocco di eCommerce che potrebbe velocemente svuotare le nostre carte di credito!
Come iniziare a utilizzare Spark
Tutto quello che ti serve per utilizzare Spark è uno smartphone, un account Amazon e l’applicazione iOS.
Si tratta di un modo piacevole per scoprire prodotti da acquistare seguendo i suggerimenti prodotti da una serie di parole chiave.
All’inizio sarà Spark a chiederci quali sono i nostri interessi e inizierà a mostrarci un feed composto da prodotti che rispecchiano queste impostazioni.
Nell’app di Amazon, aprendo il menu basterà scorrere verso destra per trovare l’icona di Spark nel feed di notizie del menu e fare clic sulla scheda per iniziare.
E tu, non vedi l’ora di provarci?
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/07/AmazonSparkHeader-1200x480.jpg384960Daria D'Acquistohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngDaria D'Acquisto2017-07-20 11:24:582017-07-21 09:43:29Amazon lancia Spark, il social network dedicato allo shopping
Vent’anni fa Sergey Brin e Larry Page registravano il marchio Google.
Dieci, invece, gli anni passati da quando Steve Jobs presentava al mondo lo smartphone, che avrebbe cambiato il nostro modo di utilizzare i dispositivi mobili.
Le tecnologie degli ultimi due decenni hanno capovolto il mondo: il nostro modo di comunicare, di lavorare, di vivere.
Digital Planet: la situazione attuale
Le tecnologie si diffondono sempre di più. Ci sono più connessioni che persone sul nostro pianeta e le famiglie più povere hanno maggiore probabilità di accesso a telefoni cellulari che servizi igienici o acqua pulita.
I flussi di dati digitali sono sempre più diffusi e continuano a diffondersi, rappresentando più di un terzo del PIL mondiale nel 2014. Mentre sempre più persone traggono vantaggio dall’accesso all’informazione e dai nuovi modi di comunicare, crescono anche le probabilità di sprofondare in un caos globale con la diffusione di cyberattack che si estendono a macchia d’olio, con un impatto sempre più grande.
I player in testa alla classifica digitale, esercitano un ruolo abbastanza dominante sul mercato e sull’economia internazionale. In base alla quotazione del 18 luglio 2017, Apple, Alphabet, Amazon e Facebook, sono le cinque compagnie più preziose al mondo. La più preziosa compagnia non americana, e settima nella classifica mondiale, è il gigante cinese di eCommerce Alibaba.
Le tecnologie stanno cambiando il futuro del lavoro: l’automazione, i dati e l’intelligenza artificiale applicata alle tecnologie digitali potrebbero interessare il 50% dell’economia mondiale. C’è molto entusiasmo – ma anche preoccupazione – per come si evolverà la nuova era di industrializzazione. Ad oggi più di 1 milione di posti di lavoro e 14,6 bilioni di dollari in stipendi sono automatizzati dalla tecnologia.
I mercati digitali sono irregolari. Che cosa significa? La politica, le norme e i livelli di sviluppo economico svolgono un ruolo importante nella formazione dell’industria e dell’ecosistema digitale. Con la popolazione internet più grande al mondo (721 milioni), la Cina possiede un mercato digitale parallelo poiché i giganti occidentali non sono presenti. L’india invece ha 462 milioni di utenti internet e un governo che supporta il mercato digitale ma, nonostante il grande potenziale, è un business estremamente frammentato e sviluppato in lingue diverse e su molteplici infrastrutture. L’Unione Europea, con 412 milioni di utenti, è ancora in fase di creazione di un mercato digitale unico. L’accesso al digitale è poco uniforme a livello mondiale e questo rappresenta un ostacolo all’evoluzione di un pianeta digitale.
Il commercio digitale è ancora in forte competizione con il denaro contante. Nei paesi in via di sviluppo meno dell’1% delle transazione sono digitali. In Europa – anche se Olanda, Francia, Svezia e Svizzera sono tra i paesi meno contante-dipendenti – il 75% dei pagamenti avviene in contanti.
Pianeta digitale 2017: la mappatura dei paesi
Nel 2015, l’Harvard Business Review ha introdotto il Digital Evolution Indexcon lo scopo di tracciare l’evoluzione di un “pianeta digitale” e più precisamente per capire come le interazioni fisiche – comunicazione, scambi politici e sociali – vengano gradualmente rimpiazzate da quelle digitali.
Il Digital Evolution Index analizza lo stato attuale e la velocità dell’evoluzione digitale di 60 paesi, prendendo in considerazione quattro fattori principali: condizione delle infrastrutture (sociali, dei trasporti e transazionali), domanda digitale da parte dei consumatori, istituzioni legali e politiche, innovazione al cambiamento.
Il seguente grafico è una mappa del pianeta digitale che categorizza i Paesi presi in analisi in quattro zone: Stand out, Stall Out, Break out, Watch Out.
I Paesi nell’area Stand Out si evidenziano per essere tecnologicamente molto avanzati con uno sviluppo altrettanto frenetico: sono i leader nell’innovazione. Sostenere uno sviluppo tecnologico allo stesso passo, però, può risultare molto impegnativo. Quindi per continuare ad essere leader, questi Paesi devono tenere i motori dell’innovazione sempre in marcia e generare nuova domanda, altrimenti rischierebbero di entrare in una fase di stallo.
I Paesi Stall Out godono invece di uno stato di avanzamento digitale, ma hanno rallentato il passo dell’evoluzione tecnologica. I cinque Paesi in cima alla lista del Digital Evolution Index – Norvegia, Svezia, Svizzera, Danimarca e Finlandia – si collocano in questa zona di “stallo”, con difficoltà a mantenere la crescita. Per tenere il passo, questi Paesi dovrebbero reinventarsi tecnologicamente ed eliminare qualsiasi impedimento all’innovazione.
I Paesi Break Out sono Paesi che si presentano attualmente in uno stato di digitalizzazione molto precario ma che si stanno evolvendo molto velocemente. La rapidità con la quale si evolvono e le potenzialità di crescita, li rende molto appetibili per gli investitori. La loro crescita è spesso rallentata dalla carenza di infrastrutture e della qualità delle istituzioni. Con il miglioramento di queste condizioni, i Paesi Break Out tra cui Cina, Malesia, Russia, Bolivia e Kenia, potrebbero sicuramente diventare i paesi Stand Out del futuro.
Infine, abbiamo i Paesi Watch Out, caratterizzati da un livello di digitalizzazione molto basso e da uno sviluppo tecnologico molto lento dovuto alla scarsità delle infrastrutture, limiti istituzionali e accesso ad internet molto limitato, con una conseguente grossolana domanda da parte dei consumatori.
Conclusioni
Due delle economie mondiali più importanti, Stati Uniti e Germania, seguiti dal Giappone, si collocano a cavallo tra le Stand Out e Stall Out – cioè a rischio di stallo – il che li rende poco competitivi nel pianeta digitale. La regione che gode di una condizione molto più entusiasmante e attiva è ovviamente l’Asia, con la Cina e la Malesia in pole-position.
In Africa, mentre le due più forti economie – Nigeria e Sudafrica – si collocano tra la zona Break out e Watch Out, con grande sorpresa un sempre più digital-savvy Kenya, si sta evolvendo molto velocemente, costruendo un’ecosistema molto prospero, come nel caso anche delle sudamericane Colombia e Bolivia.
Come migliorare lo stato dell’economia digitale globale?
Gli innovatori digitali soprattutto, dovrebbero riconoscere la necessità di una public policy essenziale e alla base del successo dell’economia digitale. È importante focalizzarsi su fattori come innovazione e istituzioni, che contribuiscono in maniera rapida ad uno sviluppo dell’economia digitale.
Inoltre i Paesi più piccoli con istituzioni più forti alle spalle – come le tradizionali trading hub Hong Kong, UK e Singapore – potrebbero essere un esempio per i Paesi più grandi, proclamandosi early-adopters di uno smart ecosistema digitale che funzioni, e che possa essere di esempio per il resto del mondo.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/07/Depositphotos_12286955_s-2015.jpg347500Ilaria Capriglionehttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngIlaria Capriglione2017-07-20 10:46:002017-07-20 12:04:44Digital Planet: 60 paesi in corsa verso un'economia digitale
Una campagna di affissione nella metro di Romaannullata. Questa la notizia, intorno all’ultima idea comunicativa di Klaus Davi sulla legalità, prodotta grazie alla collaborazione di Pasquale Diaferia e Patrizia Pfenninger, accompagnata dalla stringata motivazione della sospensione: “opportunità politica”.
Abbiamo chiesto proprio a Pasquale Diaferia cosa ci fosse di così inopportuno nei poster che avrebbero dovuto essere affissi nella metropolitana di Roma, quale messaggio avrebbe dovuto comunicare la campagna e quali sono state le prime reazioni a quello che sembra dover diventare un caso culturale, sociale e politico, più che una semplice vicenda legata all’advertising.
Credits Committente: Klaus Davi Direzione creativa: Pasquale Diaferia, Patrizia Pfenninger
Com’è nata l’idea creativa e qual è il messaggio che volevate veicolare?
Questo è un pezzo di un’operazione molto più ampia che viene da una mia antichissima passione per l’advertising civile. Io ho cominciato nel ’96 a fare campagne che avevano impatto e che magari usavano o i media gratuiti o la partecipazione dei media a questi temi.
Quell’anno abbiamo cominciato con la campagna per la diffusione della LIS in Italia. Era “Orgoglio Sordo”, una organizzazione di giovani sordi. Il problema allora era la diffusione della lingua internazionale dei segni e noi abbiamo pensato ad una affissione a Roma e a Milano, che ha generato come reazione immediata una enorme rassegna stampa, una grande attenzione sul tema e finalmente il crollo di posizioni di vantaggio che venivano mantenute dall’ente nazionale.
Sono quindi operazioni che faccio da tempo, con partner diversi, che a volte lavorano su temi di grande impatto sociale, altre su temi legati alla legalità come in questo caso, in altri ancora – come nel caso della campagna con Christopher Lambert sull’AIDS – su temi di cui dovrebbero occuparsi direttamente lo Stato e le istituzioni.
In questo caso, con la campagna sulla “Legalità al capolinea”, si tratta dello stesso problema. Nasce tutto da Klaus Davi, che ha questo suo “problema personale” nei confronti della ‘ndrangheta e da anni si occupa da giornalista e da comunicatore del fenomeno e del fatto che i magistrati lavorano in totale solitudine. Su questo tema sono state fatte una serie di attività sia giornalistiche che di comunicazione, come ad esempio le affissioni con la faccia di un noto ‘ndranghetista a Reggio Calabria, cinque o sei mesi fa – cosa che ha ovviamente provocato un’ondata di nervosismo -; anche a Milano sei o sette mesi fa è stata fatta un’altra campagna di affissioni in cui si citava il fatto che a Milano ci sono forti presidi della ‘ndrangheta dal punto di vista finanziario.
Qualche mese fa Klaus ha lanciato una chiamata a tutto il mondo creativo, chiedendo una mano a combattere la ‘ndrangheta. Quello che è successo è che nessuno degli italiani ha risposto, eccetto me. Ho parlato con Klaus spiegandogli che conoscevo il tema, che me ne ero già occupato attivamente e che non più tardi di tre anni fa avevo utilizzato un brand per parlare di Peppino Impastato, per riportare l’attenzione sulla sua figura dopo dieci anni in cui non se ne parlava più.
In quest’ultimo caso, in mezzo ad una serie di polemiche, che poi si sono risolte al meglio, dato che la famiglia di Peppino Impastato non solo ha riconosciuto l’opera meritoria che abbiamo fatto attraverso la campagna, ma ha anche invitato me e Michelangelo Collitorti, l’art director della campagna, a Cinisi a un convegno su “Peppino Impastato immagina la realtà”, perché in quattro mesi non si era mai parlato così tanto della sua figura, era finito a Sanremo, la Rai ha passato tre volte I Cento Passi.
Detto questo, Klaus mi racconta che in Calabria c’è un grosso processo in corso, nel quale il magistrato è stato praticamente lasciato da solo, relativo al fatto che uno ‘ndranghetista molto conosciuto aveva stretto un accordo con un senatore della Repubblica italiana. Klaus mi ha proposto di fare qualcosa per riaccendere gli animi e riportare l’attenzione dei giornali su questo importante evento giudiziario.
Come sempre in queste operazioni, mi sono messo al lavoro con la mia Art Director, Patrizia Pfenninger, che è anche un’artista. Lei ha fatto, ad esempio, la famosa scultura di Idea, realizzata con 100 fogli da 100 euro, per “Le idee si pagano”.
Con Patrizia abbiamo rappresentato proprio quello di cui si stava discutendo nel processo, cioè il bacio Stato-mafia. Abbiamo preso le foto di questi due personaggi e abbiamo messo insieme un bacio simbolico, ma forte di altri riferimenti come il bacio andreottiano, o la tradizionale abitudine del bacio mafioso.
Questa immagine è stata diffusa solo sui social, ha avuto il successo che doveva avere, è stata ripresa dai giornali, con alcune polemiche dovute al fatto che vi era una rappresentazione di qualcosa che non era avvenuto fisicamente, alle quali abbiamo risposto che si trattava di una interpretazione artistica e di comunicazione di un fenomeno molto importante e soprattutto era un simbolo di sostegno a un magistrato che sta portando avanti un processo durissimo.
La cosa è andata bene e a quel punto Klaus ci ha proposto di riprovarci, riportando l’iniziativa che era già stata fatta a Milano per segnalare la forte presenza della ‘ndrangheta nella città, anche a Roma.
Dato che un centro media aveva generosamente donato una campagna di affissioni esclusivamente in metro, abbiamo deciso di presentare la campagna in una forma molto provocatoria, riprendendo uno dei classici simboli di questo luogo. Abbiamo quindi sostituito alla M di metro la Ndi ‘ndrangheta, mentre il copy “Legalità al capolinea” richiama l’attenzione sul giro di affari sul quale la ‘ndrangheta ha le mani a Roma.
L’altro colpo di bacchetta magica è stato quello di mettere sulla mappa i nomi di noti ‘ndranghetisti che sono già stati condannati a tutti i livelli e che hanno già scontato la loro pena e che in questo momento risiedono a Roma, ma senza dati identificativi eccetto un nome e un cognome, in un gioco provocatorio che vuole portare lo scandalo visivo della presenza della malavita organizzata.
Stiamo parlando di attività o chiaramente al di fuori della legge o che infrangono la legge, perché entrano creando cartelli o taroccando i bandi di concorsi pubblici, e di miliardi di euro che finiscono nelle loro mani e vengono sottratti allo Stato.
Parliamo, insomma, di un tema socialmente sensibile, che Patrizia ha trasformato in un pezzo di comunicazione molto semplice e molto popolare, per questo l’uso di un simbolo come la carte della metro e di elementi così basici in termini di grafica.
Non si tratta di una campagna di tendenza, ma di una campagna di denuncia che deve “scuotere le coscienze”. Non c’è, quindi, un aspetto estetico gratificante, tranquillizzante, consolatorio. È una campagna un po’ cattiva, come un graffio, che usando i segni forti dell’affissione deve mettere in grado di leggere il copy, quindi con un corpo molto grande, che anche un pensionato con gli occhiali può leggere o che un bambino che sa leggere poco può mettersi ad osservare.
Dalle notizie trovate sul web non siamo riusciti a capire le motivazioni dell’annullamento della campagna. Qual è la tua spiegazione?
La campagna è slittata di dieci giorni, perché abbiamo avuto qualche problema con gli spazi, essendo messi a disposizione gratuitamente.
Invece, alla fine abbiamo ricevuto una chiamata in cui ci spiegavano che avevano ricevuto una comunicazione ufficiale, nella quale la dirigenza dell’ATAC – che non ha competenza in merito agli spazi pubblicitari – chiedeva la sospensione della campagna per “opportunità politica”.
Chiaramente la cosa, non solo ci ha molto stupito, ma ci ha spiazzato. All’affermazione “Ma la politica tace” del copy della campagna ci saremmo attesi una risposta dalla Presidente della Commissione Antimafia, o dal Ministro dell’Interno, non da un dirigente dell’ATAC, che non dovrebbe avere nulla a che vedere con questi argomenti.
A questo punto Klaus si è mobilitato e sia esponenti della maggioranza governativa che dell’opposizione si sono lanciati in tweet, denunciando la stranezza della vicenda. Ma quello che è particolarmente significativo è che un sottosegretario di Stato, Dorina Bianchi, peraltro di una funzione importante come il turismo, che risponde al Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, cioè a Franceschini, ha fatto un tweet importante, osservando che è preoccupante la sospensione di una campagna da parte dell’ATAC.
Questa non è una campagna politica, ma una campagna di denuncia sociale, di un fenomeno acclarato, dato che noi non abbiamo detto nulla di diverso rispetto a quello che si legge nei dossier dei giudici, nulla che non stia nei dossier delle Questure, abbiamo fatto dei nomi presi da liste ed elenchi a disposizione della politica tanto quanto dei privati cittadini. Quindi, ci teniamo a svuotare questo episodio di significati politici per focalizzarci sul nocciolo della questione.
Parlare di ‘ndrangheta a Reggio Calabria o a Milano non è un problema, parlarne a Roma legando il problema ad una questione di economia deviata è un problema. Qui, quindi, il problema non è politico, ma di società.
Noi non abbiamo chiamato in causa ATAC, infatti il nome della società non si legge da nessuna parte. Stiamo solo usando un simbolo della metro per una campagna in metro.
Ci saremmo aspettati una reazione completamente diversa, per la quale un dirigente dell’ATAC ci proponesse magari di estendere una campagna così importante anche agli autobus e non solo alla metro. Invece abbiamo ottenuto una censura preventiva.
Ti era mai capitato, in altre occasioni, che venisse sospesa una campagna?
No, anzi, a Reggio Calabria ci sono stati articoli di giornali a favore del grande coraggio nel pubblicare dei post con la faccia del boss. Anche a Milano, tutti hanno detto “che bella iniziativa”.
A Roma, una sospensione incomprensibile da parte dell’amministrazione dell’ATAC, o con un clamoroso autogol, o con un clamoroso dubbio sul motivo che ha spinto a fermare una campagna che denuncia la presenza della ‘ndrangheta nella capitale. Questa è la parte che lascio ai giornalisti, ai politici, ai magistrati.
Questo è un mestiere che faccio da oltre trent’anni, abbiamo fatto campagne sociali anche per committenti statali – come la campagna per mucca pazza del 2001, quella per il Ministero del Lavoro sulla sicurezza -, non facciamo solo campagne provocatorie che denunciano l’assenza dello Stato. Sono sempre stato stimato e rispettato, pur con i miei detrattori, ma su questo tema non mi era capitato di avere la censura preventiva.
In questo caso la campagna non è affatto uscita, non c’è stato l’intervento della magistratura per sospendere la campagna. Un pessimo segnale.
Questo genere di comunicazione è ancora troppo esplicito per l’Italia?
Cos’è esplicito? C’è un annuncio con un copy pensato per essere semplice e popolare. Quando abbiamo letto la motivazione “opportunità politica”, abbiamo pensato ad una ingenuità.
Si riconferma ulteriormente la necessità, l’utilità, l’urgenza di comunicare su questi temi, proprio per superare le censure, le chiusure, gli interessi, proprio perché l’attività dei magistrati, che sono blindati nei loro uffici e non possono parlare con i giornalisti, hanno bisogno però di un supporto civile – per questo parliamo di advertising civile – di un supporto da parte della comunicazione commerciale, che è altrettanto forte, potente e visibile.
Forse non c’è la cultura, forse perché c’è un’altra cultura profondamente legata a queste attività.
Questo mi ricorda quello che successe con il Prof. Aiuti. All’epoca era Ministro della Salute Rosy Bindi, che oggi è Presidente della Commissione Antimafia. Ad agosto uscì un’intervista ad Aiuti in cui si denunciava che l’epidemia di AIDS stava crescendo e che il ministero non si era attivato con adeguate campagne di comunicazione e sensibilizzazione all’uso del preservativo, e in cui Aiuti chiedeva un aiuto alla comunità dei creativi italiani. Anche in quell’occasione io risposi alla richiesta e si fece questo famoso spot con Christopher Lambert, che andò in onda solo perché Enrico Mentana, all’epoca direttore del TG5, decise di metterlo in onda durante il tg come un suo personale contributo alla campagna contro l’AIDS e solo allora si convinsero sia Rai che Mediaset a passarlo anche negli spazi istituzionali.
In quel caso era stato il ministero a mettere il veto su uno spot in cui si vedeva Christopher Lambert a cui 40 donne dello spettacolo italiano davano un preservativo, dicendo “ricordati di usarlo sempre, perché con l’AIDS sono le donne che rischiano di più”.
A distanza di tutti questi anni, vedo ancora un pericoloso parallelismo, in un Paese in cui qualcuno lancia un grido di allarme ai comunicatori, nessuno risponde, si fa una campagna e questa campagna viene messa in un angolo.
Questo annullamento può provocare un effetto virale opposto sul web? Porterete comunque avanti la diffusione della campagna su altri canali?
Io sono un sostenitore della cultura digitale a livello globale, anche se in Italia abbiamo ancora qualche squilibrio, perché la raccolta pubblicitaria della televisione è ancora maggiore rispetto a quella digitale. Noi abbiamo il digital divide, soprattutto da Firenze in giù, proprio nei territori di maggiore interesse della ‘ndrangheta.
In questo caso una campagna di affissione in metro su Roma, in un luogo frequentato da milioni di persone ogni giorno, sarebbe stata molto più potente di qualsiasi campagna virale sul web.
Io credo nel potere del digitale, la campagna con il bacio Stato-mafia è stata fatta andare solo su web, ma c’è il problema che il resto del Paese, almeno in Italia, non è così digitalizzato e una campagna pop, di ampia diffusione, che punta a raggiungere quegli strati della popolazione che sono più raccolti su se stessi, era fondamentale.
Io credo che ci abbiano voluto fermare proprio in questo, per il fatto che parlare sl web ti permette di raggiungere molte persone, che probabilmente sono già in una fascia più alta, possedendo uno smartphone, un computer, una connessione a internet, e che probabilmente fanno già dei lavori più moderni, invece con una campagna di affissione è possibile raggiungere tutti, dal fruttivendolo a cui probabilmente impongono il prezzo della frutta e della verdura, all’operaio, all’impiegato, alla badante, all’infermiere, cioè tutte quelle classi sociali che magari non sono così digitalizzate.
Lì c’è la parte più arretrata del Paese, lì c’è la parte più addolorata del Paese, quella danneggiata proprio da queste attività criminose. E dovrebbe essere proprio la Presidenza del Consiglio, il Ministero dell’Interno, il Ministero della Giustizia a lanciare queste campagne, a supporto dei magistrati che lottano contro la criminalità organizzata.
Invece è un giornalista massmediologo come Klaus Davi a farsi carico del problema, e due creativi come Pasquale Diaferia e Patrizia Pfenninger che decidono di aiutarlo, perché nessun altro lo fa. Mi sarei aspettato che le associazioni di creativi sposassero questo tema.
C’è un gap tra la creatività, sia digitale che analogica, e la società, che è molto grave perché noi dovremmo vivere in un rapporto con la gente. Noi dovremmo parlare alla gente, dovremmo fare campagne che modifichino i comportamenti sociali degli individui e questo va fatto anche con il digitale, ma va fatto soprattutto con i media di massa, pervasivi come televisione e affissione, che hanno ancora una forza notevole in Italia.
Quello che va ribadito è che la legalità è ancora un valore, perché questo era il fulcro della campagna e per questo suona ancora più assurda la motivazione di “opportunità politica” che accompagnava l’annullamento.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/07/NDRANGHETA-DE-ROMA-e15002840741301.jpg540800Daria D'Acquistohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngDaria D'Acquisto2017-07-20 10:00:152017-07-21 09:43:07Legalità al capolinea: la campagna di Pasquale Diaferia e Klaus Davi viene bloccata a Roma
Solo poche settimane fa il nostro caro Mr. Zuckerberg ha annunciato che Facebook ha raggiunto il traguardo di 2 miliardi di utenti attivi al mese, raddoppiando in soli 5 anni il numero dei propri iscritti. Di questi, più di 30 milioni si trovano in Italia.
Se questi sono i numeri registrati nel 2017, possiamo immaginare quanto sarà numeroso il popolo dei social network entro il 2021? Ci ha provato eMarketer, che nel suo report “Worldwide Social Network Users: eMarketer’s Estimates and Forecast for 2016–2021” pubblicato nel mese di giugno, raccoglie le previsioni per i prossimi 5 anni rispetto all’utilizzo dei social media (in particolare Facebook e Twitter) da desktop e mobile.
Se nel 2017 circa un terzo della popolazione mondiale, ovvero 2.46 miliardi di persone accede ai propri canali social una volta al mese, vediamo come entro il 2021 il numero di utenti attivi aumenterà arrivando a 3.02 miliardi – pur rimanendo pressoché costante la percentuale di internet users (che passa dal 71% al 73,1%).
Anche per quanto riguarda l’utilizzo dei social network da mobile il trend è in crescita: grazie alla produzione di smartphone sempre più social-friendly e non troppo costosi, alla diffusione di reti wi-fi open e alla espansione delle connessioni 3G/4G, si passerà dall’81,8% di utenti registrati nel 2017 all’86,7% previsto per il 2021.
Quali saranno le sorti di Facebook e Twitter nei prossimi cinque anni?
La crescente competizione con altre piattaforme (quali ad esempio Snapchat e WeChat) ha costretto Facebook e Twitter a cambiare strategia e puntare tutto sul video content marketing: dalle Stories ai Live Streaming, queste nuove feature sono riuscite a consolidare e rinforzare la popolazione dei due canali social negli ultimi anni, soprattutto da mobile.
Secondo quanto previsto da eMarketer entro il 2021 il 91,7% degli utenti di Facebook accederà al proprio profilo via mobile, contro l’87,2% registrato nel 2017: questa crescita è agevolata anche dalla versione Lite dell’applicazione, utilizzata nei paesi con scarsa connessione a internet (come Medio Oriente ed Africa).
E Twitter? Nonostante questa piattaforma sia stata data per spacciata negli ultimi anni, tra il 2017 e il 2021 è prevista una crescita di circa 35 milioni di nuovi iscritti. Ciò nonostante questo aumento non è abbastanza per rimanere al passo con l’evoluzione delle piattaforme concorrenti, in quanto solo il 9,5% dei social media users avrà un account sul canale nel 2021.
L’Europa occidentale registra un totale di 207 milioni di utenti social attivi nel 2017, ovvero più del 63% del totale degli utilizzatori di internet, che nel 2021 sorpasseranno la soglia dei 225 milioni.
Nello specifico, l’Italia si posiziona quarta nella classifica con un totale di 25.5 milioni di persone che nel 2017 utilizzano attivamente i canali social. Cifra che è destinata ad aumentare nei prossimi 5 anni, fino a raggiungere una previsione di 29.8 milioni di utenti. Guadagna invece il primo posto nella classifica Europea dell’utilizzo tramite device mobile: ben il 95,5% degli utenti italiani accede ai suoi profili social tramite applicazione mobile.
Anche per quanto riguarda l’accesso a Facebook, l’Italia occupa il gradino più alto del podio: più del 97% degli italiani che utilizza i social network accede alla piattaforma almeno una volta al mese. Trend totalmente opposto per Twitter, social network quasi inutilizzato nel nostro Paese, con una percentuale che non supera il 10% degli utenti connessi a internet.
Sei d’accordo con queste previsioni o pensi che siano un po’ azzardate? Lascia un commento sulla nostra pagina Facebook o sul gruppo LinkedIn, oppure mandaci un cinguettio su Twitter!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/07/rsz_previsioni_2021.jpg400800Daniela Chiorbolihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngDaniela Chiorboli2017-07-20 09:30:592017-07-20 09:33:47Vivere sui social network: le previsioni per il 2021
Vi è mai capitato di essere ad una riunione, oppure ad un appuntamento di lavoro con un cliente nuovo e di non avere la più pallida idea di cosa dire? Rompere il ghiaccio, quando si è sotto pressione, può essere davvero complicato.
Ma niente paura, BusinessInsider ha pubblicato una short list di dieci modi per iniziare una conversazione. Ecco come dovete fare se siete ad una conferenza oppure ad un cocktail party e non sapete da che parte cominciare.
1. Dimostratevi interessati alla conversazione della persona che avete accanto
Le persone amano parlare, ed amano ancora di più trovare qualcuno disposto ad ascoltarle. Quando siete in difficoltà, questo è sicuramente un buon modo per fare conoscenza.
2. Niente domande si/no
Formula le tue domande in modo da avviare una conversazione, i quesiti a cui si può rispondere con un si oppure come un no portano la comunicazione ad un punto morto. Da evitare assolutamente!
3. Permetti alla persona con cui stai parlando di insegnarti qualcosa
Se l’argomento di conversazione ti è oscuro, non fingere, nella maggior parte dei casi la persona con cui stai parlando sarà più che felice di insegnarti qualcosa.
4. Condividi aneddoti
Condividere le proprie esperienze passate serve a creare un legame con le persone e può essere molto utile per rompere il ghiaccio prima di una conferenza nella quale sei tu il relatore.
5. Fa’ pratica con chiunque incontri
L’arte della conversazione va coltivata, fare pratica ti servirà ad essere più sicuro di te e a non restare senza parole alla prossima occasione.
6. Prendi spunto da ottimi oratori
Tutti noi abbiamo quell’amico che è in grado di incantare chiunque con le sue doti di oratore. Ascoltalo, fa tesoro dei suoi insegnamenti, delle domande che pone e non esitare a metterli in pratica alla prima occasione
7. Racconta qualcosa che ti è appena accaduto
Piccoli aneddoti senza importanza, come il pessimo caffè che hai bevuto al bar vicino oppure l’autobus che hai perso per qualche istante di ritardo, possono essere un ottimo spunto per iniziare la conversazione con chi hai appena conosciuto.
8. Sii onesto
Non c’è niente di male nel dire che non ti piace parlare di banalità e che vorresti parlare di “cose più grandi”. Molto probabilmente il tuo interlocutore si sentirà sollevato da questa affermazione. Per farlo, però, prepara alcune domande interessanti e “grandi”, che promuovano la confidenza tra di voi, come “Che cosa ti ha spaventato oggi?”, o “Sei felice del tuo attuale stile di vita?”.
9. Parla dei tuoi errori e delle tue brutte esperienze
Le persone che non sbagliano mai mettono in soggezione e non sono simpatiche a nessuno, racconta anche dei tuoi fallimenti.
10. Non sei solo!
Infine, il consiglio più importante di tutti, ricorda che anche le altre persone che ti circondano si sentono in soggezione come te la maggior parte delle volte. Non sei solo!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/07/10-modi-per-iniziare-una-conversazione_1.jpg683910Kumikohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngKumiko2017-07-19 17:30:062017-07-20 17:28:3910 modi per iniziare una conversazione
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