Una ricerca spiega come raggiungere i Millennial con i social media

Chi non ha mai sentito parlare dei Millennial? Per chi non li conoscesse, sono i nati tra il 1980 e il 2000 e costituiscono il 25% della popolazione mondiale. In altre parole, circa 1,8 miliardi di persone nel mondo sono considerate Millennial. A dirlo è il database internazionale del Census degli Stati Uniti.

Ma questi numeri che peso hanno dal punto di vista economico? Un sondaggio di Accenture ha evidenziato che i Millennial spendono circa 600 miliardi di dollari ogni anno e pare che questa cifra sia destinata a crescere, entro il 2020, di almeno 1,4 miliardi di dollari.

I Millennial sono acquirenti digitali

I Millennial sono la prima generazione davvero digitale. Secondo il rapporto di Pwc (PricewaterhouseCoopers) del 2016, i Millennial sono in linea anche quando si trovano in un negozio a comprare qualcosa.

L’indagine si è concentrata su 23.000 acquirenti online di tutto il mondo. Del 73% degli intervistati che hanno dichiarato di rimanere collegati anche quando comprano offline, il 42% erano Millennial.

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I Millennial e i social network

Content creator e social media editor devono conoscere non solo i luoghi online frequentati, attualmente, dal proprio pubblico, ma anche indagare sulle tendenze passate e riuscire ad immaginare quali saranno le piattaforme e i social network del futuro. Essere proattivi, anziché reattivi, potrebbe essere la strategia vincente!

Facebook

Un sondaggio di RBC Capital Markets sui social media ha evidenziato che, nel corso dell’ultimo anno, una media del 33% dei Millennials coinvolti nell’indagine ha aumentato il tempo trascorso su Facebook, mentre una media del 23,5% lo ha diminuito.

La stessa indagine prevede anche che, nel corso del prossimo anno, il 17% degli utenti passerà più tempo sul social network, mentre il 19% ne trascorrerà di meno. In media, il 63,5% degli intervistati Millennial prevede di utilizzare il social network per lo stesso tempo rispetto all’anno precedente.

Tutto questo, per i content creator, potrebbe significare maggiori possibilità che gli utenti s’imbattano in un brand o in un annuncio.

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Instagram

Per il tempo trascorso durante l’anno passato, i numeri di Instagram sono simili a quelli di Facebook. Infatti, in media, il 36,5% dei Millennial intervistati ne ha fatto un maggiore utilizzo rispetto all’anno precedente, il 40% ha trascorso lo stesso periodo di tempo sul social network e il 24% ha speso, invece, meno tempo su Instagram.

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Le grandi novità introdotte da Instagram negli ultimi mesi ed il testa a testa con i maggiori social network, come Facebook per l’appunto o Snapchat, ha reso la piattaforma delle immagini molto popolare tra i Millennials.

Twitter

Il sondaggio di RBC Capital Markets ha coperto anche Twitter. I risultati mostrano che, anche se un gran numero di Millennial ne ha aumentato l’utilizzo nel corso dell’ultimo anno, l’uso di Twitter tenderà a stabilizzarsi nel prossimo anno. In media, il 65% degli intervistati Millennial prevede di utilizzare Twitter per lo stesso tempo dell’anno passato, mentre solo il 15% dice di diminuirne l’utilizzo.

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Snapchat

Sulla base del sondaggio di RBC Capital Markets, Snapchat è una delle piattaforme social che ha aumentato maggiormente il suo utilizzo tra i Millennial. In media, il 45,5% degli intervistati ha ammesso di aver utilizzato il social network molto di più rispetto all’anno scorso.

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Tuttavia, è molto interessante notare che Snapchat di oggi è molto simile a quello di cinque anni fa. Infatti, negli ultimi anni, le novità aggiunte sono state minime: qualche nuovo filtro, la possibilità di modificare un po’ di più i tuoi scatti e le chat di gruppo.

Ma, in realtà, se per Facebook ci sono voluti circa 13 anni per rallentare lo sviluppo di nuove funzionalità, Snapchat sembra aver raggiunto lo stesso livello nella metà del tempo.

I Millennial preferiscono messaggi di vendita indiretti

Nonostante l’impegno degli inserzionisti, non è un segreto che il consumatore medio riesca a tollerare a stento gli annunci pubblicitari sulle piattaforme digitali. D’altro canto, gli utenti, oggi, sono talmente abituati ad essere circondati da banner ed annunci che hanno iniziato a considerarli un vero e proprio male necessario.

Secondo una recente indagine di LaunchLeap, il 70% dei Millennial intervistati non visualizza completamente gli annunci su YouTube ma resiste solo fino a quando non è possibile saltarli.

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Ma quanto denaro viene speso per gli annunci che la maggior parte dei Millennial ignora? La risposta è sorprendente: si prevede una spesa di quasi 2,6 miliardi di dollari per il 2017.

La relazione “US Internet & Interactive Entertainment: Convergence of Digital Media and Ecommerce” realizzata dall’USB Evidence Lab ha mostrato come i Millennials siano diventati un po’ più tolleranti, negli ultimi tre anni, nei confronti della pubblicità di Twitter.

Questo dato suggerisce che gli inserzionisti stanno lentamente scoprendo ciò che cattura l’attenzione degli utenti di Twitter e stanno sfruttando questa consapevolezza al meglio.

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Lo stesso sondaggio ha indicato anche che il numero dei Millennial che interagisce con gli annunci di Facebook è in aumento negli ultimi anni. Nonostante questo, la media di tutte le interazioni con gli annunci si attesta ancora attorno al 32 – 33%.

Ma quindi i professionisti dei social media sono destinati ad investire soldi in annunci pubblicitari digitali a cui nessuno presterà mai attenzione? Non necessariamente. In effetti, i Millennial non sono del tutto sfavorevoli ai messaggi di marketing. Basterà svilupparli e diffonderli nel modo giusto!

Il segreto per attecchire sul pubblico dei Millennial è il marketing indiretto. Si tratta del vecchio, quanto efficace, concetto di “vendere senza vendere” proponendo loro, più che annunci pubblicitari, consigli di valore. Tuttavia, esattamente come è stato per la TV e la radio, anche sui social media la pubblicità rischia di trasformarsi in un puro e semplice rumore di fondo per i Millennial.

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Comprenderne le esigenze, innovare le proprie campagne di marketing con informazioni sempre utili e creare contenuti che valgano il loro tempo e la loro attenzione per fidelizzarli al proprio brand sulla base di un genuino interesse, proveniente da entrambe le parti: ecco la ricetta per conquistare un segmento di pubblico online singolare ed esigente come quello dei Millennials.

Il nuovo layout di LinkedIn: un breve tutorial per non perdersi

Da qualche settimana LinkedIn ha cambiato completamente layout: una trasformazione radicale che ha migliorato il design ma che obbliga anche a cambiare le abitudini di fruizione che erano ormai sdoganate. Questo tutorial vuole provare ad accompagnarvi in questa nuova release, andando a identificare le principali novità.

Partiamo subito dalla Home Page: non possiamo fare a meno di notare che il colore non è più lo stesso. Quel blu, un po’ alla Facebook, persiste nel logo e nella versione mobile. Ebbene sì, un grigio scuro ha preso il posto del solito colore, dando un tocco più professionale alla nuova versione del social.

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Se ve lo state chiedendo, noi anticipiamo la risposta. La nuova Home Page di LinkedIn richiama molto quella dell’amico Mark che si apre subito con una panoramica del proprio profilo sulla sinistra.

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La timeline non cambia molto, così come rimangono ad ogni modo invariate le statistiche in merito alle visualizzazioni del post e alle visite del profilo, prima collocate nel riquadro dedicato alla nuova condivisione dei contenuti.

Qui un piccolo cambiamento: non chiamateli post. Da questo momento in poi, su LinkedIn si parla di articoli.

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Cosa cambia ancora?

Nella voce dedicata al profilo, con la precedente versione, si poteva accedere, nell’ordine: alla modifica del profilo, alla visualizzazione degli altri utenti che lo avevano visitato e all’upgrade.

Ora, l’elenco delle opzioni è molto più completo e permette (finalmente, si può dire?) di gestire le proprie pagine aziendali dalla voce, ribattezzata, “Tu” (o Me, nella versione inglese).

È necessario fare sempre attenzione alla propria foto: ricordate sempre di inserirne una che non possa appartenere alla categoria selfie/summerbeach/party/drunk (ma questa è un’altra storia) e di sceglierne una che si adatti alla sagoma rotonda con una grandezza di 1536×768 pixel.

E tra i vari cambiamenti che concernono il profilo, per tutti gli animi pigri, c’è una sorpresa:

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la possibilità di salvare in modo semplice e pulito il vostro profilo, come un vero e proprio cv.

Quindi: mouse puntato sui tre puntini ed ecco che la possibilità di salvare il profilo come PDF giunge in soccorso a tantissimi professionisti del futuro. Se pensate che, invece, il vostro profilo debba per forza essere visto da una persona in particolare (o più di una),  vi è anche la possibilità immediata di condividerlo.

Sempre i famosi tre puntini potreste vederli in un’altra occasione, cioè quando visitate il profilo di un vostro collegamento: cliccandoci sopra, avrete diverse opzioni, dalla rimozione del collegamento (prima molto macchinosa) al download del CV in formato .pdf. Ecco, un’altra dimostrazione della svolta di LinkedIn.

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Rete e dintorni

Anche l’esplorazione della propria rete di contatti è più immediata: abbandonato l’elenco a tendina, ora si ha una panoramica generale sui collegamenti, sulle richieste di collegamento in sospeso (e non chiamatele  “amicizie”) e sui suggerimenti relativi ai nuovi inviti.

Sebbene il layout si basi per lo più sul rafforzamento del concetto di rete, ad oggi, in realtà vi è la possibilità di avere un approccio parziale con un altro profilo: visitando quello di un collegamento non è infatti possibile avere la panoramica completa, così come un tempo.

La voce “Visualizza altre posizioni/altri gradi di formazione” che blocca il libero scorrimento dei curricula virtuali altrui, inibisce quella che è la conoscenza digitale dell’altra persona. Quest’opzione, da molti criticata, scoraggia la visione del profilo completo, portando ad abbondonare la sua visualizzazione a metà.

Un archivio è per sempre

Sì, ma c’è di più: pensate che la vostra rete sia fatta da persone interessanti e non vorreste mai e poi mai perderne un pezzo? Si sa, la bellezza dell’online è proprio questo: oggi ci sei, ma domani?

Ecco che LinekdIn offre la possibilità ai suoi utenti di esportare i dati e di richiederne l’archivio.

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Ecco come arrivare fino a qui: sulla barra superiore cliccare su Rete e poi sulla colonna a sinistra dove riporta la voce con il numero dei collegamenti e “Visualizza tutto”. Dopo averci cliccato sopra, andare su “Gestici i tuoi contatti importati” e poi “Esporta Contatti”. Ecco che apparirà la schermata che, da bravi ninja, vi abbiamo riportato.

Non potete sbagliare e noi vi consigliamo di non ignorare questo aspetto.

C’è posta per te

La posta in arrivo mantiene lo stesso schema, ma cambia nettamente il layout dedicato alle notifiche: accorpate per macrocategorie, si abbandona, finalmente, lo stato confusionale in cui si finiva con la vecchia versione. Vi è una maggiore enfasi ad ogni notizia e posizione lavorativa che si può sempre commentare, ma anche consigliare e sfruttare per complimentarsi con il fortunato lavoratore.

Si parla di posta e per cui, obbligatorio, un riferimento alla nuova messaggistica: scrivere messaggi non è stato mai così semplice. Il pulsante Messaggistica, in una barra a destra della schermata, permette di iniziare subito una conversazione con un uno – o più – collegamenti, ordinati secondo il criterio cronologico: dal più recente al più vecchio. Nell’era dei chatbot, non poteva mancare anche qui su LinkedIn.

Leggi anche: Ecco il nuovo look di LinkedIn: al centro il contenuto e le conversazioni

Ma quindi, dov’è la vera e propria novità?

Definita una vera e propria esperienza differente, rimane chiaramente una rivoluzione che al momento viviamo completamente nella versione desktop, ma come avrete notato, ogni modifica punta sempre di più a rafforzare le relazioni e le condivisioni:
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Anche la possibilità immediata di pubblicare su Twitter ne è la prova. Ma a che scopo?

Come detto più volte, il layout richiama spesso quello di Facebook e tante volte ci si è chiesto quanti iscritti su LinkedIn non lo scambiassero, in realtà, per un altro social basato sull’approccio trash/romantico piuttosto che per uno più professionale.

Le nuove funzioni però, sembrano dare un taglio netto a questa possibilità, facendo divenire il social sempre più una piattaforma di aggregazione professionale.

Sembra essere tutto un perpetuo arricchimento ma vengono poi meno funzioni importanti come il tagging e le ricerche salvate, non ci sarà più la possibilità che permetterà di salvare un post per rivederlo dopo.

LinkedIn diventa più immediato o solo cerca, dove può, di diventare originale? A proposito di ricerche, cambia anche la modalità di ricerca avanzata. Forse questo è uno dei pochissimi aspetti meno immediati di prima, ma ad ogni modo sempre ben fatto.

Forse non tutti sanno che..

Ancora, non era stata prevista dagli sviluppatori di LinkedIn ma ora è tornata la possibilità di inserire nella sezione “certificazioni” il numero di licenza relativo. Questo dettaglio aggiunge professionalità e noi siamo d’accordo.

Così come, scomparsa e ricomparsa, la possibilità di inviare e ricevere le notifiche delle letture per i messaggi. Se questo mondo vi sembra inesplorato, fate pure un giro qui per capire di cosa stiamo parlando.

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Spiegare con contezza e per filo e per segno il cambiamento sarebbe arduo. Vi lasciamo così, con questa infarinatura, con questa breve riflessione sul cambiamento in casa LinkedIn e con due consigli da veri e propri ninja:

  1. Tentate. Approcciate con i cambiamenti social. Loro non mordono, forse gli utenti sì.
  2. Non temete: chiedete che LinkedIn vi aiuta.
Facebook

Video su Facebook e diritti musicali: Zuckerberg cerca l’accordo

C’era un tempo in cui, per comunicare, le persone avevano bisogno di parlarsi e, addirittura, di incontrarsi. Poi, tante piccole evoluzioni hanno cambiato, progressivamente e inesorabilmente, il nostro modo di comunicare.

Tuttavia, la più grande rivoluzione in questo campo continua ad avere solo un nome: Facebook.

Facebook

La creatura di Mark Zuckerberg si conferma una fagocitante macchina macina soldi. Nel corso degli anni, il social network per eccellenza, è riuscito a prendere il nostro modo di esprimerci, stravolgerlo, renderlo quasi un gioco, di cui solo lui conosce e detta le regole.

Se, agli esordi, i nostri profili non erano che un agglomerato di “facce”virtuali e status sintetici, oggi Facebook è il nostro hub personale, in cui condividiamo momenti importanti – e più il momento è emozionante, unico e fugace, più sentiamo il bisogno di imprimerlo e dimostrarlo agli altri – dove, quotidianamente partecipiamo ad aste e compriamo spazi pubblicitari virtuali per dare respiro al nostro business e dove lasciamo che i brand influenzino le nostre scelte d’acquisto o, semplicemente, si facciano notare e ricordare, parlando come fossero umani, dandosi una personalità (che spesso, equivale a quella del reparto social di una qualche agenzia).

Facebook: il futuro della comunicazione in 3 parole

Il segreto del successo di Facebook – e del suo fondatore – è la capacità di mettersi all’ascolto di ciò che avviene nel mondo, fagocitare tutte le idee migliori (anche se sono di altri) e renderle geniali.
Per scoprire quale sia il futuro della comunicazione basta osservare in che direzione si sta muovendo Zuckerberg. E, ad oggi, sembra proprio che le tre parole chiave siano: comunicazione visuale, live streaming e intelligenza artificiale.

Facebook
Nicola Mendelsohn, Vice Presidente di Facebook, ha previsto che, nel giro di cinque anni, non esisteranno più post solo testuali, ma verranno totalmente sostituiti dai video:

“Il miglior modo per raccontare una storia ai tempi d’oggi è il video, fornisce molte informazioni in pochissimo tempo”. Dal lancio delle dirette streaming Facebook Live, le visualizzazioni dei video sulla piattaforma sono passate da 1 a 8 miliardi al giorno. Ma non è ancora abbastanza: sembra proprio che le dirette video diventeranno ancora più immersive, grazie all’introduzione dei Live 360°: filmati che si comporteranno esattamente come le foto 360° e saranno, quindi, fruibili in lungo e in largo.

Sempre più utenti sono come videomaker in erba e realizzano, ogni giorno, milioni di video amatoriali più o meno interessanti. Tuttavia, c’è ancora un grande limite da abbattere per fare in modo che questi video possano davvero definirsi dei contenuti di qualità, e quindi intriganti e monetizzabili in quanto tali: la possibilità di utilizzare una colonna sonora d’impatto.

Facebook è obbligato, per via dei diritti d’autore, ad analizzare ogni video alla ricerca dell’uso improprio di una traccia musicale coperta da copyright, e a rimuovere tutti quelli che presentino delle tracce note come sottofondo. Inutile dire che questa pratica irrita gli utenti e ne limita le possibilità di personalizzazione dei propri filmati e rappresenta un evidente ostacolo alla crescita della feature, attualmente, più proficua per il social network in termini di engagement.

Facebook alla conquista del mercato musicale

Per questo motivo, Facebook sta facendo push sulle etichette discografiche per poter raggiungere un accordo, che possa risultare strategico per entrambi, per le licenze. Da questa partnership potrebbero aprirsi scenari davvero interessanti: gli utenti potrebbero finalmente avere la possibilità di sfruttare le loro canzoni preferite per aggiungere pathos alle proprie clip, ma non si tratta solo di questo.

Facebook
Pensate se la musica potesse in qualche modo rientrare nel meccanismo delle inserzioni pubblicitarie di Facebook, e quindi potesse venir sviluppata una feature che suggerisca, di volta in volta, agli utenti quale canzone utilizzare come soundtrack del proprio video, in modo smart: sulla base dei gusti personale dell’utente (tornando al discorso dell’intelligenza artificiale) e del mood del video.

Per dar seguito ai propri intenti, Facebook ha appena assunto Tamara Hrivnak (precedentemente Head of Music Partnership di Youtube e Google Play), a capo del reparto Global Music Strategy & Business Development. Questo, un chiaro indicatore di quanto Zuckerberg sia intenzionato a fare sul serio:

“La musica può giocare un importante ruolo e rendere il mondo un posto più aperto e connesso”.

Rimane, però, una questione delicata a cui pensare: riuscire a trovare un metodo concreto per distinguere tra gli usi accidentalmente illeciti di una musica e la pirateria, dove i video vengono usati come place holder per dar modo agli utenti di cercare e ascoltare musica gratis (pratica assai comune su Youtube).

Facebook: l’arrivo dei Live Audio

Ancora in fase di test, i tanto attesi Facebook Live Audio, la cui introduzione è stata annunciata qualche mese fa. Un primo passo nel mondo della radiofonia – fino ad ora territorio alquanto inesplorato dal social – e alla democratizzazione del medium radio, che darà agli utenti la possibilità di trasmettere in diretta podcast, audiolibri, interviste e show radiofonici.

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Uno dei maggiori vantaggi che porterà questa novità è quello di non subire il limite della qualità del segnale per trasmettere in diretta: se per i video live è necessario che il posto in cui ci troviamo abbia una buona copertura di rete, i live audio possono essere trasmessi anche con una banda inferiore. Non è un valore da poco, considerando che spesso Facebook ha ricoperto un ruolo importante in contesti di emergenza (con la funzione Safety Check), pertanto la possibilità di chiarire immediatamente le proprie condizioni anche in zone poco servite, poiché soggette a situazioni ambientali critiche, diventa un prezioso aiuto. A tagliare il nastro rosso ci penserà la BBC, che aprirà le danze con una serie di contenuti esclusivi.

Rimaniamo in attesa di vedere quali sviluppi avrà l’espansione dell’egemonia di Facebook nella in questa nuova ala di business che è il settore musicale e radiofonico.
La rete più social del mondo diventa sempre più main stream. Facebook è ormai una sorta di media universale che unisce l’intrattenimento visivo della televisione, alla natura di aggregatore di notizie attendibili della stampa e all’immediatezza del messaggio radiofonico.

LEGGI ANCHE: Emoji: la lingua universale del futuro

Messenger introduce il TransferWise bot per inviare denaro all’estero

Le chat istantanee si stanno trasformando a vista d’occhio: ormai la classica funzione di mezzo di comunicazione lascia spazio ad altre feature innovative grazie all’introduzione dei cosiddetti chatbot.

LEGGI ANCHE: Chatbot: ecco perchè la tua azienda non potrà farne a meno del 2017

Ne è un chiaro esempio Messenger di Facebook che, dopo la recente introduzione dei gaming bot, ora dà la possibilità di trasferire denaro a livello internazionale grazie all’implementazione al suo interno di un bot sviluppato dall’azienda TransferWise.

TransferWise è una startup fondata a Londra nel 2011 che permette di trasferire denaro a livello internazionale a basso costo rispetto ai classici bonifici bancari. Ad oggi conta clienti in più di 50 paesi con transazioni mensili per oltre un miliardo di dollari.

Ora grazie a Facebook sarà possibile effettuare le transazioni direttamente tramite Messenger nei seguenti paesi: Stati Uniti, Canada, Australia, Gran Bretagna ed Europa.

Ma è davvero una novità?

In realtà già nel 2015 Facebook aveva introdotto un bot all’interno di Messenger che dava la possibilità di trasferire denaro negli Stati Uniti, ma solamente a livello nazionale. L’introduzione del TransferWise chatbot direttamente all’interno di Messenger risulta quindi una novità assoluta, destinata a rivoluzionare l’intero settore bancario.

A questo punto la domanda che ci poniamo è la seguente: Messenger avrà l’esclusiva?

A dire il vero il chatbot sviluppato da Transferwise è applicabile anche ad altre chat, non si esclude quindi la possibilità che venga implementato da qualche concorrente, in primis Telegram.

TransferWise

Infine, il direttore Scott Miller ha dichiarato la volontà di ampliare l’elenco dei paesi da e ai quali poter effettuare i trasferimenti e garantire una sostanziale espansione del business.

Trasferireste denaro attraverso Messenger, amici lettori? Ditecelo sulla nostra pagina Facebook e nel nostro gruppo LinkedIn!

Intouch Solutions e Healthware International annunciano una nuova joint venture globale

InTouch Solutions, agenzia di marketing integrato leader negli USA, e Healthware International, agenzia globale di comunicazione e servizi innovativi in area salute, hanno da poco lanciato una nuova joint venture, che risponderà alle esigenze dei clienti del settore salute, a livello globale.

Grazie a questa nuova alleanza, nasce un’offerta di servizi unica, indipendente e completamente integrata, per i clienti del settore Life Sciences.

Le due agenzie, presenti in tutto il mondo con otto uffici e circa 800 dipendenti, insieme offriranno un’ampia serie di servizi:

  • Creatività, Brand Strategy e Multichannel Marketing
  • Innovative Management
  • Marketing e Tecnologia
  • Digital Transformaton e Sviluppo di business solutions

Abbiamo fatto qualche domanda a Roberto Ascione, CEO di Healthware International.

RobertoAscione_CEO_HealthwareInternational

Potresti darci maggiori dettagli sull’alleanza tra Healthware International e Intouch Solutions?

L’alleanza tra le due agenzie è una joint venture con l’obiettivo di soddisfare in maniera più efficace le esigenze del mercato Life Science su scala globale.

La joint venture prende il nome di Intouch Solutions International™ e avrà sede a Londra. Ariel Salmang, Managing Director di Intouch Solutions London, farà da trait d’union tra i leadership team di Healthware e Intouch. Il brand sarà progressivamente attivato in tutti i Paesi dove già presente. Per l’Italia il brand sarà guidato da Fulvio Fortini, Managing Director Italy di Healthware International.

La creazione di quest’alleanza permette ai nostri clienti di avere pieno accesso alle risorse di entrambe le aziende e agli uffici presenti nel mondo (Kansas City, Chicago, New York, Londra, Dusseldorf, Milano, Roma, Salerno).

Quali sono i vantaggi di questa nuova alleanza per entrambe le agenzie?

È un’opportunità per entrambe le agenzie di accedere ai rispettivi patrimoni di conoscenze ed esperienze.

Alle competenze di marketing farmaceutico di Intouch nel mercato statunitense si affiancano, infatti, l’insieme delle esperienze internazionali proprie di Healthware.

Stiamo già collaborando per raggiungere insieme gli obiettivi futuri, condividendo cultura e visione strategica.

Intouch_Healthware Joint Venture

In che senso e per quale motivo la nuova joint venture è diversa dai “tradizionali network di agenzie”?

Non è la tipica partnership tra agenzie. Come ha affermato anche Faruk Capan, CEO di Intouch Solutions, noi riteniamo che quest’alleanza sia un’alternativa concreta e indipendente all’approccio dei tradizionali network globali di agenzie.

Stiamo assistendo a cambiamenti epocali che stanno toccando anche il settore della digital health, in cui lavoriamo da ormai venti anni. In questo scenario, l’alleanza tra le nostre agenzie rappresenta un modo per affrontare insieme le trasformazioni e le sfide del nostro mercato.

La joint venture unisce, infatti, due aziende culturalmente allineate e geograficamente complementari e, soprattutto, da sempre impegnate nell’innovazione dei servizi di marketing e comunicazione e nella trasformazione digitale della salute.

LEGGI ANCHE: Il Growth Hacking non riguarda solo le startup. Applicalo nel tuo lavoro

Digital Health Joint Venture

Quali sono i benefici di una collaborazione trasversale e a 360 gradi tra agenzie nel mondo dell’healthcare?

Una partnership trasversale in questo settore è importante per diverse ragioni che non riguardano soltanto gli obiettivi delle agenzie ma, soprattutto, le opportunità per i nostri clienti.

Uno degli obiettivi principali è migliorare sempre i risultati finali delle proprie attività. La collaborazione consente di guidare e supportare al meglio i nostri clienti nell’espansione delle strategie regionali (Stati Uniti ed Europa) a livello globale, e di fornire soluzioni global-to-local su misura, eliminando i silos funzionali e amministrativi.

Integrando i nostri punti di forza, riusciremo ad offrire ai clienti del settore Life Science servizi di consulenza di alto livello, guidandoli nella trasformazione dell’healthcare industry. Infine, uno dei più importanti benefici è che entrambe le agenzie proporranno un’offerta di servizi rafforzata e più ampia, migliorando di conseguenza gli output per i clienti.

Social ecommerce management

Social eCommerce: recupera la Free Masterclass On Demand

Lo scorso 22 Febbraio i docenti dell’ eCommerce LAB in aula sono stati i protagonisti di una lezione su tecniche e strategie per incrementare la vendita del nostro eCommerce tramite i Social Network.

Si tratta di contenuti fondamentali e integrati con tutto il resto del percorso formativo. Perché non ne approfitti anche tu? Puoi iscriverti e recuperare on demand la Free Masterclass sul Social eCommerce.

Annunci, target e vendite: come usare i social network per migliorare il tuo eCommerce

I social network possono davvero diventare un catalizzatore per l’aumento delle vendite nel nostro business?

Ne abbiamo parlato con Giovanni Cappellotto e Daniele Vietri  che nella loro lezione ci hanno mostrato alcune strategie e tecniche che ci consentiranno di essere sempre al top con la nostra attività, sfruttando tutta la potenza di Facebook o Twitter (ma non solo).

Come? Ad esempio seguendo “Le 10 cose da non fare se si vuole vendere sui social network” di Giovanni Cappellotto: gli annunci sbagliati, le targetizzazioni a casaccio e la scelta del linguaggio sbagliato possono risultare fatali per il tuo business.

Sei indeciso su quale canale scegliere per la tua attività? Non preoccuparti, nel corso della Masterclass Daniele Vietri ci ha spiegato la differenza che intercorre tra i vari strumenti e le varie piattaforme a nostra disposizione, e come scegliere quelle più adatte per il nostro business.

Come recuperare la Free Masterclass

Per seguire la Free Masterclass On Demand vai sul sito Ninja Academy e iscriviti alla Free Masterclass –  Social eCommerceDopodiché comparirà nella tua area utente e potrai accedere a tutti i contenuti della lezione e procedere con la tua crescita nel mondo dell’ecommerce.

Ricorda, inoltre, hai tempo fino all’1 marzo per iscriverti al eCommerce LAB (Milano, 17 e 18 Marzo) al prezzo in Early Booking di 649 euro, invece di 949 euro: affrettati, ultimi posti!

5 buoni motivi per scegliere la Marketing Automation

5 buoni motivi per scegliere la Marketing Automation

Marketing Automation, workflow e analisi dei database possono essere alleati importanti della tua strategia digitale, basta scegliere i tool giusti. Ma procediamo con ordine e cominciamo dal principio.

Cos’è la Marketing Automation e a cosa serve?

La Marketing Automation è un insieme di flussi, tecnologie e strumenti che consentono di automatizzare e di ottimizzare le operazioni di marketing.

Come ci spiega MailUp nell’ultimo ebook dedicato a “Teoria e pratica di Marketing Automation” e realizzato in collaborazione con Studio Cappello, nell’evoluzione costante del marketing, l’automazione consente di impostare e implementare campagne email e SMS in grado di attivarsi in automatico a seconda delle azioni e dei comportamenti dell’utente.

Grazie a messaggi automatici puntuali, immediati, personalizzati ed estremamente rilevanti per il destinatario, ogni email e ogni SMS avrà una maggiore efficacia con tassi apertura e di clic superiori e più frequenti rispetto alle comunicazioni non automatiche. Questo trend positivo, si traduce poi in un incremento di conversioni e ricavi per l’azienda.

Rispetto a una tradizionale campagna promozionale one-shot, il messaggio automatico viene creato e impostato una volta sola, e inviato ai contatti del database ogni qual volta le condizioni impostate vengano soddisfatte (un’iscrizione alla newsletter, un carrello abbandonato e così via).

Gli invii automatici velocizzano e semplificano le attività di marketing, funzionando sulla base di regole predefinite e preimpostate, ma sei tu stesso a poter stabilire le combinazioni tra le condizioni, sulla base dei dati presenti nel database, della tipologia di business e delle esigenze aziendali.

Il risultato è un risparmio di tempo e risorse e una maggiore efficacia di ogni campagna.

marketing automation teoria e pratica

5 motivi per scegliere la Marketing Automation per il tuo business

Ora che abbiamo capito meglio in cosa consiste la Marketing Automation, possiamo analizzare i cinque motivi per i quali scegliere di investire nell’automazione può migliorare il tuo business.

  1. Aumenta la produttività: l’automazione comporta un incremento del 14,5% nella produttività commerciale e una riduzione del 12,2% delle spese di marketing.
  1. Maggiori lead e conversioni: l’80% di chi utilizza processi automatizzati dichiara una crescita nel numero di lead, e il 77% nel numero di conversioni.
  1. Più della metà delle aziende che utilizzano la Marketing Automation (59%) è in grado di intercettare prospect rilevanti grazie a contenuti automatici.
  2. Efficienza e ottimizzazione delle risorse: per il 73% dei marketer l’automation è cruciale per diventare più efficienti e risparmiare tempo.
  1. Tassi di conversione più alti e qualificati: le aziende che utilizzano la Marketing Automation hanno un tasso di conversione di lead qualificati più alto del 53% rispetto a chi non la utilizza.

Vuoi saperne di più su “Teoria e pratica di Marketing Automation”? Scarica l’ebook realizzato da MailUp in collaborazione con Studio Cappello.

teoria e pratica della marketing automation mailup ebook

Il Growth Hacking non riguarda solo le startup. Applicalo nel tuo lavoro

Non si tratta di una materia illegale, di pratiche segrete o della nuova stagione di Mr Robot. Il termine Growth Hacking è stato coniato da Sean Ellis, Marketer che è stato in grado di incrementare la crescita di aziende come Dropbox ed Eventbrite. Alla ricerca di un sostituto per la sua posizione, non trovò candidati adatti per il ruolo speciale che si era ritagliato.

Impossibile, direte. L’errore era nell’annuncio: il Growth Hacker non è né un Marketer tradizionale, né un Social Media o Online Marketing Manager.

Growth Hacking, una questione di cultura

Il Growth Hacking è una vera e propria mentalità, non si tratta solamente della capacità di utilizzare tool e metriche particolari. Mentalità che perlopiù viene associata alle startup perché caratterizzate dall’essere dinamiche e in continua evoluzione, ma anche dall’avere processi interni molto più rapidi rispetto alle aziende classiche.

L’introduzione di un nuovo prodotto in un’azienda classica passa infatti da molteplici reparti, ognuno più o meno indipendente dall’altro. Dalla progettazione alla vendita, dal marketing alla logistica: a ognuno il suo ruolo.

Al contrario, seguendo le tecniche del Growth Hacking, questa catena non avverrebbe più a reparti stagni, ma esisterebbe un unico team più ristretto e pluri-funzionale, che renda più fluidi i processi, minimizzando interruzioni e la perdita di informazioni.

Il Growth Hacking si è rivelato sempre più importante anche per le aziende, considerato che gli esperimenti, l’analisi e l’interpretazione dei dati a lungo termine possono incrementare il ROI.

Di fatto, Airbnb, Uber, Hotmail, Facebook e Dropbox hanno seguito e applicato la crescita secondo le strategie del Growth Hacking.

Dropbox, per esempio, ha utilizzato un metodo di referral tutt’altro che rivoluzionario, ma che è comunque diventato virale: l’assegnazione ai propri utenti di ulteriori 16 GB di spazio online, a condizione però di scaricare l’app e invitare amici a usare la piattaforma. Risultato: in 2 anni gli utenti sono passati da 4 a 100 milioni.

Esempio di Growth Hacking applicato da Dropbox

Via: dropbox.it

Come iniziare in materia di Growth Hacking?

1. Facendo passi piccoli ma decisi, ovvero ponendosi dei micro-goals.

Volendo fare un esempio, l’obiettivo “aumento del traffico sul sito” verrà suddiviso in micro-obiettivi che permetteranno di misurare e analizzare al meglio i dati, estrapolandone dei dati specifici. In base ai dati rilevati la strategia verrà modificata o eventualmente ampliata.

2. Non perdere di vista la concorrenza.

“Impara l’arte e mettila da parte” in questo caso non è sinonimo di “copia e incolla”, prevede piuttosto di imparare dalle scelte dei competitors, trarne degli insegnamenti e sviluppare poi una strategia personale. Per monitorare i competitor esistono svariati strumenti online, tra i quali Similar Web e MOAT.

3. Stare al passo con i tempi.

Rafi Chowdhury, esperto di Growth Hacking e startup formula due suggerimenti:

  • rimanere sempre aggiornati sui trend del momento
  • accogliere i nuovi trend a braccia aperte

Come diventare Growth Hacker

A.A.A. cercasi Growth Hacker

La richiesta di Growth Hacker è in continua crescita, ma trattandosi di una nuova professione, attualmente vi è un numero più basso di professionisti qualificati rispetto alla domanda. Essendo un campo molto vasto che richiede varie skills, non solo analitiche e di coding, ma anche creative, risulterà necessario approfondire la materia.

Scopri le tecniche e gli strumenti per ampliare il business ed ottimizzare le campagne nel Corso Online in Growth Hacking & Performance Marketing di Ninja Academy (formula Online + LAB): a 25 ore di didattica online puoi abbinare 16 ore di aula pratica a Milano

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Nokia 3310: le caratteristiche tecniche dell’operazione Nostalgia

L’edizione di quest’anno del Mobile World Congress è all’insegna della nostalgia: nonostante il lancio di molti nuovi prodotti interessanti, l’attenzione dei media è tutta per il ritorno del leggendario Nokia 3310.

E parlando di nostalgia, HMD si lancia in un’operazione di marketing rischiosa quanto interessante, proponendo nuovamente sul mercato dopo ben 17 anni un telefonino simbolo di solidità, robustezza e durata. E proprio queste caratteristiche sono alla base anche della nuova versione del cellulare, che si rivela ben più performante del suo predecessore.

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“The icon is back”: questa la tagline con cui si presenta il nuovo Nokia 3310, che arriverà nei negozi con un prezzo davvero accessibile: appena 49 euro, per avere in tasca uno status symbol.

Nokia 3310 revival: le caratteristiche del nuovo telefono-icona

260 ore in standby e 4 ore e 30 minuti in talktime: questa era la durata della batteria di Nokia 3310 nel 2000, quando il cellulare spopolava ed era il fido compagno di giovani e adulti. Un device che metteva d’accordo tutti, grazie soprattutto alle performance della batteria e ad un design che per l’epoca era il più ergonomico rispetto alla concorrenza: nessuna antenna esterna, forme arrotondate e dimensioni ridotte per entrare comodamente nelle tasche di tutti.

Il nuovo Nokia 3310 garantisce oggi una durata in standby fino a un mese,  e rispetto al predecessore offre fino a quattro colori per le finiture tra i quali scegliere.

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Update colorato per Snake

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Quante ore passate a giocare con Snake: ognuno aveva la sua tecnica preferita per riuscire a battere gli amici e migliorare il proprio record. HMD non ha dimenticato tutti gli appassionati di questo gioco e lo ha inserito tra le caratteristiche più importanti del nuovo Nokia 3310.

Dimenticate le schermate grigie e piatte: Snake ora è colorato, pur mantenendo il fascino originale di un videogioco arcade.

Caratteristiche tecniche nel dettaglio

Il telefono ha uno schermo leggermente più grande rispetto al suo omonimo e, se davvero ve lo state chiedendo, no, non è monocromatico ma colorato. Ha anche una fotocamera sul retro da 2 megapixel munita di flash. Ha la cover posteriore rimovibile ed ha una versione aggiornata del software S30 dell’originale. Il nuovo Nokia 3310 si ricarica con cavo micro USB e ha un ingresso per le cuffie.

Quella di HMD potrebbe essere solo un’operazione di marketing, ma la realtà è che ancora oggi i cellulari più venduti in tutto il mondo sono quelli di fascia bassa. Secondo Ben Wood, esperto di marketing mobile:

Una fetta della popolazione  vuole solo un telefono cellulare molto semplice: dal muratore che ha bisogno solo di fare telefonate e inviare sms e gli importa che il telefono non si rompa, a quelli a cui interessa avere un telefono di riserva da usare per le emergenze.

Nostalgia a parte, per la modica cifra di 49 euro, quanti di voi non cederanno al desiderio di acquistare nuovamente un Nokia 3310 come cellulare di riserva da portare con sè per ogni emergenza?

visual identity e content marketing meritocracy

L’importanza del racconto visivo nella tua strategia di Content Marketing. Partecipa gratis al Ninja Talk

Oggi vi presentiamo un nuovo Ninja Talk, l’appuntamento gratuito che potrete seguire online targato Ninja Academy, parte della collana ideata per i professionisti del Digital & Social Media Marketing.

Il 29 marzo 2017 dalle ore 13 alle ore 14, Alessandro Treves, Visual Director di Meritocracy, terrà il free webinar di 1 ora: Visual Identity e Content Marketing – L’importanza del racconto visivo”.

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L’importanza dei contenuti visivi

Durante il Ninja Talk esploreremo in che modo scegliere e definire la strategia di comunicazione visiva e di contenuto più adeguata alla propria natura d’impresa, per imparare a costruire l’immagine giusta con la quale presentarsi sul mercato, valorizzando natura ed unicità del brand e dell’azienda.

Grazie all’esperienza e ai consigli del Visual Director di Meritocracy scopriremo l’importanza del point of view, ossia la vicinanza che si vuole dare al fruitore dei contenuti, all’interno della comunicazione visiva.

Capiremo in che modo le aziende oggi possano scegliere la giusta comunicazione per il giusto canale: sui social, ad esempio, la comunicazione crea engagement e serve a creare una conversazione, a raccontare storie coinvolgenti e non solamente a vendere il proprio prodotto.

Comprenderemo il metodo utilizzato da Meritocracy per creare racconti visuali dell’azienda intesa nella sua vera natura di semplice ufficio, magazzino, produzione e persone che vi lavorano, per trasmettere la faccia migliore di ogni business, quello che riesce a comunicare in modo efficace l’essenza dell’azienda stessa, la sua cultura e la sua visione del futuro.

Dopo aver seguito il Ninja Talk, saprai:

  1. Analizzare i diversi toni di voce con cui si può presentare un’azienda
  2. Valutare il loro impatto
  3. Comprendere l’impatto del racconto visuale dell’azienda intesa per la sua vera natura

Ricapitoliamo:

Visual Identity & Content Marketing

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Alessandro Treves, Visual Director di Meritocracy
Mercoledì 29 marzo 2017, dalle ore 13 alle ore 14

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