Intervista

Ho incontrato Andrea Dusi, il 40enne che vuole correre da solo alle prossime elezioni

Abolizione della Partita Iva se fatturi fino a 80 mila euro, filosofia e coding alle elementari e 1,5 milioni di nuovi posti di lavoro nel turismo. Senza far sconti alla Silicon Valley

Aldo V. Pecora 

Direttore @ Ninja Marketing

Una nuova formazione politica vuole presentarsi alle prossime elezioni politiche. Di loro abbiamo raccontato qualcosa, ma sappiamo ancora poco. Di certo sappiamo che non sono politici di professione ma imprenditori, consulenti per il pubblico e il privato, investitori, manager di grandi aziende, startupper ed esperti di tecnologie e digitale, chiamati a raccolta da Andrea Dusi, 40 anni, ideatore dei cofanetti Emozione3, che lo scorso anno ha venduto la sua azienda a SmartBox, per una cifra che si aggirerebbe intorno ai 20 milioni di euro.

L'imprenditore veronese, che in queste settimane sta viaggiando su e giù per l'Italia («su treni regionali, perché voglio capire "di nascosto" i problemi degli italiani», specifica) per presentare "10 Volte Meglio", non chiama la sua nuova creatura politica partito né movimento. Piuttosto «un gruppo di persone, che fanno».

Non si collocano né a destra, né a sinistra, né con Grillo e intendono correre da soli, promettendo «un cambiamento radicale» e un impegno in politica «a tempo determinato». A partire dal fondatore, che mette in discussione anche la sua eventuale premiership.
Pur essendo molti di loro dei cervelli di ritorno dalla Silicon Valley, dichiarano da subito di non volerne portare qui i modelli e, anzi, vogliono che paghino regolarmente le tasse. «Prendiamo Amazon - dice Dusi - che spesso vende prodotti sui quali ci rimette e invece guadagna solo con i servizi cloud, ma grazie a questo quante aziende hanno chiuso? Se l’Europa non è in grado di alzare la voce su queste cose, dove finiremo? Facebook ha ancora oggi il diritto di voto in capo a una sola persona. Prendiamo poi i motori di ricerca, in Europa c’è solo Google. Abbiamo in mano a poche persone e aziende le nostre vite. E c’è un tema molto importante che è quello della gestione dei nostri dati. Lo Stato deve intervenire».

L'ho incontrato in un bar della Stazione Termini, a Roma. (Il mio cappuccino l'ha offerto lui, che invece ha preso un tè. Uno scontrino di 4,80 euro, in totale).

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Andrea, perché hai scelto di fare politica?
«Oggi politica è sporcarsi le mani. In Grecia eri obbligato se venivi estratto a sorte a fare il politico per un anno. Noi abbiamo creato una lista civica nazionale, non di professionisti della politica ma di professionisti che vogliono mettersi a disposizione del Paese facendo politica in prima persona. In 10 volte meglio c’è tanta impresa, tanto business, soprattutto, c’è futuro. Direi una visione di futuro. Nei partiti politici esistenti non c’è una visione di futuro. E il futuro parte da quello che insegneremo ai bambini, e in come lo insegneremo. Dalla prima elementare, ad esempio, vogliamo portare bilinguismo, rafforzamento della matematica, coding, Arduino e filosofia».

Coding e filosofia a partire dalle elementari

La filosofia a partire dalle elementari? Dobbiamo educare le macchine a collaborare con noi?
«Sì, perché probabilmente anche la programmazione domani sarà fatta da altre macchine, dall’intelligenza artificiale. La nostra visione di mondo mette l’uomo al centro, non è il modello americano della Silicon Valley, o di Londra o di Berlino. Gli esperimenti già fatti, anche di linguaggio sull’intelligenza artificiale, sono preoccupanti. Il tema di fondo è chi insegna alle macchine. L’intelligenza artificiale impara da qualcosa. Da chi vogliamo che l’intelligenza artificiale sia guidata? Ed è la domanda che io faccio anche sulla scelta della classe politica. Peraltro, oltre al danno la beffa, perché in Silicon Valley, Singapore, Dubai, Cina, abbiamo esportato i migliori cervelli italiani che lì stanno facendo intelligenza artificiale».

Cosa c’entrano l’intelligenza artificiale e la filosofia con la guida politica di un Paese?
«Negli ultimi 12 mesi ho incontrato oltre 6 mila studenti universitari per parlare di tecnologie e di futuro, non solo in Italia ma anche in Africa, Est Europa, Sud America, e solo gli italiani sono quelli che dicono “abbiamo paura di doverci accontentare”. Come si fa a stare in silenzio? Io ho avuto fortuna nella mia vita professionale, me la sono meritata questa fortuna con l’exit di Emozione 3...»

A proposito dell’exit, non abbiamo mai capito davvero a quanti milioni hai venduto la tua azienda, puoi divulgarne l’importo?
«Nel 2019 potrò divulgarlo, ma vorrei ultimare il concetto».

Prego
«C’è l’urgenza di un profondo cambiamento, di un cambiamento radicale. L’ho capito un anno fa, mentre un giorno mi trovavo in aeroporto per partire in vacanza con mia figlia. Avevo fatto un po’ di soldi, avrei potuto godermi la vita e magari reinvestirli nella creazione di qualche altro business, e invece ho capito che avrei dovuto fare qualcosa per lei e il suo futuro. In quel momento è iniziata a nascere l’idea di fondare 10 volte meglio, cosa che poi ho fatto chiamando amici a destra, sinistra, persone che avessero voglia come me di mettere a disposizione competenze».

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Cos'è 10 Volte Meglio

Ecco, 10 Volte Meglio. A prescindere da un nome non proprio efficace… cosa siete, un partito, un movimento?
«Il nome 10 Volte Meglio piace o non piace, non ci sono vie di mezzo. Siamo un gruppo di persone che fanno e, soprattutto, che nella loro vita hanno sempre dimostrato di saper fare. Tra di noi ci sono consulenti che hanno lavorato per anni con la Pubblica amministrazione, che sanno come funziona (e soprattutto non funziona) la macchina pubblica, imprenditori, manager, professionisti… Certamente non siamo famosi come i nomi che vedete ogni giorno in televisione o sui giornali, ma siamo persone conosciute e stimate nei rispettivi ambienti di lavoro, che si mettono a disposizione dell’Italia, per un periodo di tempo determinato».

Volete essere come dei temporary manager, quindi?
«Forse, ma a differenza di un manager noi abbiamo anche molta passione, perché sentiamo come nostro il Paese».

Manager, imprenditori e professionisti ragionano sempre dai numeri. Dicci qualcosa sull’Italia, vista da voi...
«Dal 2007 al 2016, dati Caritas, il numero di italiani dai 18 ai 44 anni che sono in una condizione di povertà assoluta sono passati da uno su cento a uno su dieci. E poi rischiamo di prendere seriamente grandi treni che arrivano, dall’intelligenza artificiale, all’Internet of Things, al trasporto delle persone e delle cose, e poi ancora energia, ambiente, turismo. Diventeremo gli schiavi – uso una parola importante - degli indiani e dei cinesi. Nel 2050 dagli attuali 60 milioni passeremo a circa 37 milioni di italiani e l’età media sarà 54 anni. E i nostri politici stanno ancora a parlare del Pil che è migliorato o peggiorato di mezzo punto...»

Diego Piacentini

Diego Piacentini

Il Team di Piacentini? "Un'operazione di cosmesi di Renzi"

Quando diventerai Presidente del Consiglio, cosa farai?
«Riforma della Pubblica amministrazione. E le riforme si fanno sempre con mai contro. Nel 1870 in Giappone l’imperatore aveva il problema della casta dei Samurai, iniziò con lo scontro frontale, poi capì che lo scontro non serviva a niente e servisse più l’incontro. Bene, dalle sette famiglie di Samurai di allora ne scaturisono aziende che oggi sonola Sony, la Panasonic, eccetera, e noi qui siamo a parlare di Team per la trasformazione digitale, ovvero un’operazione di cosmesi del buon Renzi...»

Ci stai dando un titolo: Dusi contro Piacentini...
«Hanno preso un americano, non un italiano, perché un americano che vive in America e dichiara di voler tornare in America è un americano non è un italiano. L’innovazione passa per osmosi, non calata dall’alto. Mi chiedo a cosa serva un team con una trentina di tecnici, sicuramente bravissimi, per fare innovazione top down, perché sarà inefficace. Noi nella Pubblica amministrazione, dove il 20% dei dipendenti è front office e l’80% è back office, vogliamo portare almeno 5 mila nuovi addetti tra data scientist, programmatori, software engineer. E li vogliamo mettere in mezzo agli altri, formando team misti. E dove per osmosi si innescherà davvero l’innovazione nella macchina amministrativa del Paese».

Rinominare l'Istruzione in Ministero dell'Educazione

Ok, immaginiamo che la tua lista vinca le prossime elezioni politiche. Cosa faresti nel tuo primo giorno da Presidente del Consiglio?
«Non è detto che sarò io il Primo Ministro, io ad oggi sono rappresentante politico di 10 Volte Meglio, non è detto che sia io quello più adatto a ricoprire quel ruolo. Ciò detto, nel primo Consiglio dei Ministri intanto dovremo capire e revisionare quello che c’è. E poi inizieremo a mettere a terra le poche grandi innovazioni intorno alle quali abbiamo costruito il nostro programma, ovvero Istruzione, che cambieremo strutturalmente, partendo dal nome in Ministero dell’Educazione. La scuola deve insegnare il merito, e in base al merito degli studenti si calcolerà anche il ranking delle migliori università, che faranno a gara per avere gli studenti migliori e non il cugino di, il figlio di, l’amante di».

1,4 nuovi posti di lavoro nel turismo (liberalizzando)

Secondo punto?
«Il turismo, che oggi rappresenta tra diretto e indiretto il 10,5% del Pil. Noi abbiamo un piano in cinque anni che può fare +80% sul Pil, soprattutto creando nuovi posti di lavoro».

Quanti posti di lavoro?
«Secondo le nostre proiezioni, nel solo settore turistico, potremo arrivare ad almeno 1,4 milioni di nuovi occupati. Devi però cambiare radicalmente l’approccio. Sono stato recentemente a un incontro sul Turismo: l’italiano era in doppio petto, quello sloveno in maniche di camicia, quello spagnolo che ha 51 sedi in giro per il mondo era senza cravatta. La forma è sostanza, soprattutto quando si parla di turismo. Da troppo tempo siamo in panchina come Italia. Vero, con oltre 50 milioni di turisti siamo secondo posto al mondo per turismo, ma guardiamo i dati dei mesi non estivi, perché è lì che si vedono le maggiori opportunità di crescita.
Da noi non, ad esempio non si parla di turismo culturale… Sul turismo la prima cosa da fare è liberalizzare. Soprattutto al Sud, bisogna dire al privato “vuoi tu, privato, prenderti il Teatro di Siracusa, aprirci un bar, offrire nuove esperienze, eccetera?” In base a un rating capiremo se quel patrimonio può essere mantenuto a reddito e creare anche nuove opportunità...»

Quindi dovremo aspettarci bar nei Musei e una discoteca al Colosseo?
«Chiaro che no, devi mettere delle condizioni. Ma intanto ciò che è certo è che mentre facciamo questa intervista il Teatro di Siracusa è chiuso e c’è un’erba alta così».

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Abolizione della Partita Iva per chi fattura meno di 80 mila euro l'anno

Quindi, primi due pilastri Istruzione e Turismo. E poi?
«Sviluppo economico. Niente Partita Iva se fatturi meno di 80 mila euro: non devi aprire la partita Iva, risparmi costi d’apertura, commercialista, eccetera. Ci sono dei settori dove l’Italia deve essere leader. Vogliamo creare 10 Free Tax Area, dove chi fa impresa e viene lì e lavorerà su AI, IoT, robotica, droni, nuove forme di trasporto e logistica riesca ad avere costo del lavoro uguale stipendio lordo, cioè nessun costo aggiuntivo, e oltre a questo detassazione completa per 10 anni. La miopia non fa vedere che l’arrivo di queste aziende potrebbe spostare in 5 anni da 350 mila posti di lavoro in questi settori a oltre 1 milione».

Ok, posti di lavoro, detassazione, eliminazione dell'Iva, eccetera. E poi dove li prendi i soldi per governare l'Italia?
«Quando tu crei un’industria in un settore, che attualmente non esiste, stai creando anche ricchezza. E poi c’è l’indotto. Ci sono dei settori che sono strategici per la sopravvivenza. L’AI ha una portata che è superiore di cento, mille volte più forte della scrittura».

A.A.A. Candidati (e firme) cercansi

Ci dicono che state avendo qualche difficoltà a raccogliere le firme...
«Abbiamo bisogno anche di candidati, e di aiuto per partecipare alle prossime elezioni. Sul nostro sito potete trovare tutte le tappe e gli appuntamenti con i banchetti dove poter firmare».

In cosa sei diverso dagli altri. Da Renzi, da Grillo, da Salvini?
«Sono persone che non vivono più in un mondo reale. L’invito è di guardare non solo alle parole, certamente bellissime, che sentiremo nei prossimi mesi. Addirittura tutti in questo periodo parlano anche di blockchain, ma nessuno dice cosa vorrà farci con questa nei primi cento giorni. Io lo dico, per prima cosa noi vogliamo portare su blockchain il registro delle imprese».

Non mi hai detto, però, in cosa siete diversi da loro...
«Non facciamo promesse impossibili e destinate a morire subito dopo la campagna elettorale. Portiamo solo quattro temi, molto verticali, perché tutti da qui a marzo arriveranno con promesse e idee straordinarie e bellissime. Io chiedo di valutare il curriculum di ogni nostro candidato. Perché è famoso Zuckerberg? Non è che quando ha inventato Facebook non esistessero altri social network, ma lui è bravo in execution ed in Silicon Valley è famoso per questo. Noi siamo persone brave in execution. Ma ripeto, leggete e valutate liberamente cosa fa e ha fatto nella sua vita ciascuno dei nostri candidati».

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Alzare la voce con i colossi della digital economy

Vuoi portare in Italia il modello della Silicon Valley?
«Sono assolutamente critico nei confronti della Silicon Valley. Non dobbiamo copiarla, sarebbe la cosa più sbagliata. Prendiamo Amazon, che spesso vende prodotti sui quali ci rimette e invece guadagna solo con i servizi cloud, ma grazie a questo quante aziende hanno chiuso? Se l’Europa non è in grado di alzare la voce su queste cose, dove finiremo? Facebook ha ancora oggi il diritto di voto in capo a una sola persona. Prendiamo poi i motori di ricerca, in Europa c’è solo Google. Abbiamo in mano a poche persone e aziende le nostre vite. E c’è un tema molto importante che è quello della gestione dei nostri dati. Lo Stato deve intervenire».

Sono aziende private...
«Non vedo dove sia il problema. A cavallo degli anni 30 AT&T era in una situazione di dominio simile a quella che abbiamo oggi. Avevano fatto ogni tipo di brevetto.. Prima hanno scorporato dall’azienda la Bell, e poi hanno nazionalizzato i brevetti. Enche da noi, va detto, qualcosa si è provata a fare: Monti, ad esempio, da commissario europeo, ebbe il coraggio di tassare la Microsoft».

Quindi vorresti nazionalizzare Google e Facebook?
«Le tasse si pagano in Italia, devono pagarle qui. Non c’è alternativa. Amazon in alcuni settori fa dumping, perché vende merce a un prezzo inferiore al costo. C’è un problema di legge, anche, ma bisogna avere coraggio. La politica una volta era almeno paritetica alle forze industriali ed economiche, oggi soggiace. Oggi abbiamo una politica che non ha visto Monte Paschi, Anton Veneta, Banca Popolare di Vicenza. Ci vogliamo ancora continuare a fidare di loro?
Ripeto, noi non siamo pro Silicon Valley, tutt’altro. Ma siamo consapevoli che sta arrivando un’ondata tecnologica e dobbiamo essere pronti a fare la nostra parte».

@aldopecora

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