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Social Network e revenge porn: qual è il punto della situazione?

Il triste fenomeno della condivisione in pubblico di immagini esplicite senza il consenso della vittima: cosa si sta facendo per combatterlo?

Francesco Pannullo 

Social Media Manager @Giffoni Innovation Hub

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Non solo lotta alle fake news. È di qualche giorno fa la notizia che racconta che a Menlo Park abbiano deciso di affilare ulteriormente le armi contro una delle più vigliacche e squallide pratiche "in auge" nel mondo del web: stiamo parlando del Revenge Porn.

Balzato prepotentemente nei mesi scorsi nei fatti di cronaca italiani (ricordate il caso di Tiziana Cantone?), consiste molto semplicemente nel divulgare al pubblico ludibrio del web, foto o video che vedono impegnato il proprio ex-partner in un atto sessuale, senza ovviamente il consenso di quest'ultimo. L'obiettivo? Umiliare la vittima "rea" di averlo tradito o\e lasciato, in modo tale da infliggerli così una severa punizione dandolo in pasto al popolo del web, che come ben sappiamo, sa essere molto, molto spietato.

LEGGI ANCHE: Condividere, per distruggere: il caso Tiziana Cantone e il ruolo dei social media

Revenge Porn

Ma andiamo per ordine partendo da Facebook: proprio pochi giorni dopo una marcia di sensibilizzazione sul tema tenutasi negli USA, è stato annuncia tramite il proprio CEO Mark Zuckerberg, che apostrofando la pratica del revenge porn "wrong and hurtful" (sbagliata e dannosa) accoglie il lancio di nuove potenti contromisure che saranno presenti sulla sua piattaforma, proprio mirate a sconfiggere il fenomeno che risulta essere una vera e propria piaga in tutto il mondo.

Ma come funzionerà questo sistema di controllo made in Big F? Lo spiega nel dettaglio Antigone Davis, Head of Global Safety di Facebook, che illustra tutto il procedimento passo dopo passo sul suo blog: l'istituzione di un team specifico dedicato al controllo, la collaborazione con circa 150 associazioni di settore (specializzate in cyberbullismo e violenze domestiche) e molta più attenzione, saranno le armi a messe a disposizione delle vittime.

Revenge PornEntusiasmanti anche le dichiarazioni di Laura Bononcini, Head of Public Policy di Facebook Italia:

“Una bellissima evoluzione tecnologica che consente non solo di segnalare, ma anche di attribuire un’impronta digitale alle immagini, prevenendo la diffusione. Sono temi che ci toccano da vicino, basta pensare al caso di Tiziana Cantone. Quella volta, la rimozione del contenuto da parte di Facebook non era riuscito a fermarne la condivisione. In questo modo, l’intervento sarà più efficace”.

Tutto sembra essere molto interessante e incoraggiante e può risultare un'ottima base di partenza nella lotta al Revenge Porn, però sappiamo bene che riuscire ad eradicare atti del genere e la conseguente diffusione di materiale sul web, ad oggi, risulta quasi impossibile. Basta poco per rendere virale un video: un mondo sempre più connesso, la molteplice offerta di piattaforme Social e di Instant Messaging, una poco specifica legislazione italiana in merito e una scarsa "coscienza digitale" dell'utenza rende il tutto molto più difficile.

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